Mauro Vecchio

EMI non canta in playback

Avviata una causa legale contro Vimeo, il sito di video sharing. Accusato di aver permesso ai suoi utenti di caricare video musicali fatti in casa. Il problema sono le labbra che si muovo a tempo e violano il diritto d'autore

Roma - Fin dalla sua prima apparizione sul web, nel novembre del 2004, Vimeo si è presentato come un particolare luogo dove qualsiasi artista del video potesse condividere il proprio lavoro creativo, anche relativo a episodi intimi e significativi della propria esistenza. E il sito di video sharing con base a New York ha sempre cercato di evitare il contenzioso legale, le accuse dei detentori dei diritti, dal momento in cui offre uno spazio per la creazione di materiale originale, per il mash-up degli utenti. Ma EMI Group ha fatto sentire il suo sonoro e poco incoraggiante colpo di tosse.

L'etichetta britannica ha puntato così il dito contro Vimeo, avviando una causa legale per una presunta violazione del copyright da parte del sito di video sharing. Ma si tratta di una violazione particolare: secondo EMI, il sito statunitense offrirebbe contenuti video del tutto originali, ma non si sarebbe affatto preoccupato di ottenere le specifiche licenze per le tracce audio inserite. Ancora più nello specifico, la grande sorella britannica del disco ha messo alla gogna legale una pratica inventata e diffusa proprio da Vimeo, il lip dubbing.

Un video di tipo lip dub altro non è che un filmato girato e caricato dagli utenti, dove le loro labbra si muovono sincronizzate con il testo di un brano. Pare che a coniare il termine sia stato proprio Jakob Lodwick, fondatore di Vimeo nonché autore di un video dal titolo Lip Dubbing: Endless Dream, in cui lo si vede in giro per la città a muovere le labbra sul testo di una canzone ascoltata in cuffia. La pratica ha spopolato tra gli utenti, diffondendo quelli che sembrano veri e propri nuovi video musicali. Proprio su questo dettaglio è montata l'ira di EMI.
Vimeo è stato così accusato secondo i dettami del Digital Millennium Copyright Act (DMCA), spinto da EMI a eliminare i video incriminati oltre che a provvedere ad una serie di meccanismi di filtraggio di tutti quei contenuti che includono interi brani protetti dal diritto d'autore. L'etichetta sembra averci tuttavia tenuto a precisare una cosa: che questa non sarebbe una battaglia contro la creatività degli utenti, né contro la produzione di materiale originale. Il conto in sospeso EMI ce l'avrebbe solo con la pratica del lip dubbing, che sembra funzionare esattamente come una radio o un lettore CD.

A questo punto, una volta invocato il DMCA, rimane un interrogativo: Vimeo può essere ritenuto responsabile di ciò che è stato caricato dai suoi utenti? Qualche mese fa, un'altra piattaforma di condivisione video - Veoh - era stata messa sotto accusa da Universal Music Group per violazione del copyright, poi trasportata al riparo nelle calme acque del safe harbor, previsto dallo stesso DMCA per proteggere quei siti che si dimostrino meri ospiti (quindi non responsabili direttamente) dei contenuti caricati dagli utenti.

La barca di Vimeo potrebbe non avere così facile navigazione sulla rotta del porto sicuro del DMCA. EMI ha infatti portato avanti una tesi secondo cui l'intero staff del sito di video sharing sarebbe a conoscenza delle ripetute violazioni al diritto d'autore, e le avrebbe ignorate volontariamente. Anzi, ci sarebbe di più: sarebbe lo stesso staff di Vimeo ad aver caricato molti video in cui venivano riprodotte intere canzoni protette dal copyright. Nessuno di loro avrebbe detto agli utenti iscritti quanto sia sbagliato muovere le labbra su Rocket Man. Forse perché erano impegnati a canticchiare in giro per New York.



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