Mauro Vecchio

Jamendo, crisi in Creative Commons

La comunità online creata per mettere a frutto la musica CC naviga in cattive acque. Non sono stati trovati ulteriori finanziamenti e ha bisogno di vendere o di fondersi

Roma - Jamendo starebbe fallendo. Ed è una rima poco divertente per Laurent Kratz, alla guida della comunità online legata alla distribuzione legale di musica in Creative Commons. È stato lo stesso CEO dell'azienda lussemburghese a confermare una precedente indiscrezione sfuggita su Twitter, con un cinguettio che accennava a fondi non trovati e al conseguente, disperato bisogno di Jamendo di vendere o di fondersi.

Il motivo di questo bisogno urgente è presto detto: il servizio musicale online non è praticamente riuscito a trovare una seconda infusione di investimenti, attesi per la cifra di circa 1,5 milioni di euro. Non è stato dunque trovato un accordo con i finanziatori di Mangrove Capital Partners, gli stessi che nel 2007 avevano sostenuto Jamendo con un primo ciclo di liquidità.

All'epoca Laurent Kratz non riusciva a frenare il suo entusiasmo, in particolare per un modello di business basato sulla distribuzione gratuita dei brani all'utente finale e una quantità sempre crescente di partnership e accordi di licenza. Ora, queste partnership sembrano venire a mancare, facendo vacillare un meccanismo che pure ha fatto molto per la monetizzazione della musica distribuita in Creative Commons.
Per qualcuno, le cattive acque in cui ora si trova a nuotare Jamendo sono dovute alle sue stesse scelte, essendosi posizionata in un segmento difficile per una startup. Dalla sua fondazione - nel 2000 - Jamendo è riuscita sì a raggranellare circa 200mila brani, ma comunque provenienti da artisti non di primo piano, dall'appetibilità piuttosto bassa per un pubblico mainstream. Kratz si è mostrato ottimista: uno sconosciuto acquirente si sarebbe presentato alla porta della comunità online della creatività musicale condivisa.

Mauro Vecchio
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19 Commenti alla Notizia Jamendo, crisi in Creative Commons
Ordina
  • Secondo me Jamendo di per sè ha alla base una buona idea ma sviluppata per il target sbagliato.
    Secondo me la musica CC dovrebbe rivolgersi maggiormente alla clientela business che acquista le licenza per produzioni commerciali. Io ho usato dei loro brani e ho avuto delle difficoltà, i contenuti sono organizzati in modo caotico e le licenze non sono proprio chiarissime.
    non+autenticato
  • La musica è un' arte? Per gli intenditori e gli appassionati, sì, ma questo non permette un "mercato" vero e proprio; l' arte è un mercato abbastanza limitato, e poi chi compra un' opera d' arte si aspetta di avere qualcosa di unico, che duri nel tempo, e la musica non rispetta queste condizioni (l' "esecuzione" del brano è unica, ma dura solo pochi minuti, e la registrazione si conserva nel tempo, ma è duplicabile all' infinito).

    Per poter vendere la musica, con il normale sistema della vendita dei brani, si è cercato di trasformarla in un "bene di consumo", quindi qualcosa da comprare e "consumare": ecco quindi le canzoni che passano di moda subito, e il sistema di vendita al dettaglio di canzoni "pronte per l' uso".

    La licenza Creative Commons non è fatta per questo; nasce come un adattamento delle licenze per il software libero (l' "antenato" della creative commons era la licenza GFDL, nata per la documentazione del software libero), ed il suo scopo originario era di permettere la modifica del materiale, pur mantenendolo sotto la stessa licenza (utilissimo, ad esempio, per i testi che dovevano essere tradotti in più lingue: chiunque può tradurli, ma la traduzione deve rispettare gli stessi termini del documento originale); successivamente la CC è stata estesa anche alle immagini ed alla musica.
    In questo contesto, quindi, la musica non è più un' arte, e nemmeno un bene di consumo, ma una "risorsa": il suo scopo non è più quello di essere prelevata ed ascoltata, ma di essere adattata ed usata per produrre qualcos' altro.

    Di musica in CC ce n' è parecchia, ma spesso è senza testo (così puoi metterci le parole che vuoi, nella lingua che vuoi), magari è in formato MIDI (così puoi modificare le singole note, o gli strumenti usati, mentre non potresti farlo con un MP3), e quando l' ascolti hai l' impressione di ascoltare la colonna sonora di un film (spesso la musica CC viene usata come sottofondo in filmati o in videogiochi)

    D' altra parte, un autore che non viene pagato e suona nel tempo libero perchè gli piace farlo, se decide di rilasciare il suo lavoro gratuitamente si aspetta che lo facciano anche gli altri, e perciò imposta il suo lavoro in questo senso: un' opera in Creative Commons deve servire per incoraggiare la realizzazione di altre opere in CC, ed è destinata a chi è in grado di farlo, non agli utenti finali (che possono comunque prelevarla, ma devono accontentarsi di quello che trovano).

    D' altra parte, anche per il software libero è stato così per molto tempo: i programmi liberi non erano facili da usare, perchè erano destinati a gente che potesse migliorarli o usarli per scriverne altri, e un utente che non riusciva nemmeno a capire come si usavano di sicuro non poteva fare nessuna delle due cose, quindi era inutile accontentarlo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros
    > La musica è un' arte? Per gli intenditori e gli
    > appassionati, sì, ma questo non permette un
    > "mercato" vero e proprio; l' arte è un mercato
    > abbastanza limitato, e poi chi compra un' opera
    > d' arte si aspetta di avere qualcosa di unico,
    > che duri nel tempo, e la musica non rispetta
    > queste condizioni (l' "esecuzione" del brano è
    > unica, ma dura solo pochi minuti, e la
    > registrazione si conserva nel tempo, ma è
    > duplicabile all'
    > infinito).

    Forse è per questo che un brano costa 79 centesimi e la Gioconda miliardi.

    > un'
    > opera in Creative Commons deve servire per
    > incoraggiare la realizzazione di altre opere in
    > CC, ed è destinata a chi è in grado di farlo, non
    > agli utenti finali

    Quindi è fine a se stessa.

    > D' altra parte, anche per il software libero è
    > stato così per molto tempo: i programmi liberi
    > non erano facili da usare, perchè erano destinati
    > a gente che potesse migliorarli o usarli per
    > scriverne altri, e un utente che non riusciva
    > nemmeno a capire come si usavano di sicuro non
    > poteva fare nessuna delle due cose, quindi era
    > inutile
    > accontentarlo.

    Quindi è fine a se stesso.

    Il ragionamento non fa un grinza, infatti il tipico linaro fa un utilizzo del computer fine a se stesso, l'opposto di un utente Mac.
    ruppolo
    33147
  • > Forse è per questo che un brano costa 79
    > centesimi e la Gioconda
    > miliardi.

    Quindi, ritieni che la musica "commerciale" non sia arte, ma che sia considerata un "bene di consumo"? Su questo, direi che siamo d' accordo.

    >
    > > un'
    > > opera in Creative Commons deve servire per
    > > incoraggiare la realizzazione di altre opere in
    > > CC, ed è destinata a chi è in grado di farlo,
    > non
    > > agli utenti finali
    >
    > Quindi è fine a se stessa.

    Direi il contrario: il fine è la realizzazione di altre opere, la "crescita" del patrimonio artistico/intellettuale.
    La musica in vendita su iTunes, invece, è fine a sè stessa: è previsto che tu possa ascoltarla, e basta. Non è previsto che serva a niente altro, anzi, è previsto che venga "consumata" e dimenticata.


    >
    > > D' altra parte, anche per il software libero è
    > > stato così per molto tempo: i programmi liberi
    > > non erano facili da usare, perchè erano
    > destinati
    > > a gente che potesse migliorarli o usarli per
    > > scriverne altri, e un utente che non riusciva
    > > nemmeno a capire come si usavano di sicuro non
    > > poteva fare nessuna delle due cose, quindi era
    > > inutile
    > > accontentarlo.
    >
    > Quindi è fine a se stesso.

    No: ogni programma ha il suo scopo, ed è previsto che possa svolgere quel compito, ma anche che possa adattato per compiti diversi.

    >
    > Il ragionamento non fa un grinza, infatti il
    > tipico linaro fa un utilizzo del computer fine a
    > se stesso, l'opposto di un utente
    > Mac.

    Il linaro usa un computer come un computer, mentre l' utente Mac lo usa come un televisore (infatti tu, che sei la quintessenza dell' utente mac, ti vanti sempre di non usare più il televisore). Se io voglio un computer, compro un computer; se voglio un televisore, compro il televisore.
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros

    > Il linaro usa un computer come un computer,
    > mentre l' utente Mac lo usa come un televisore
    > (infatti tu, che sei la quintessenza dell' utente
    > mac, ti vanti sempre di non usare più il
    > televisore). Se io voglio un computer, compro un
    > computer; se voglio un televisore, compro il
    > televisore.

    Il Computer è polivalente, puoi anche guardare le televisione volendo, ma puoi anche fare a meno di compiere un'azione simile.

    Comunque Ruppolo....non capisco questo attacco verso gli utilizzatori di linux...mah...

    Conosco gente che usa il mac è non ha la mente ottenebrata come TE.
    Sgabbio
    26178
  • Quando si è consulenti è dura non essere di parte...
    non+autenticato
  • - Scritto da: ruppolo
    > - Scritto da: angros
    > > La musica è un' arte? Per gli intenditori e gli
    > > appassionati, sì, ma questo non permette un
    > > "mercato" vero e proprio; l' arte è un mercato
    > > abbastanza limitato, e poi chi compra un' opera
    > > d' arte si aspetta di avere qualcosa di unico,
    > > che duri nel tempo, e la musica non rispetta
    > > queste condizioni (l' "esecuzione" del brano è
    > > unica, ma dura solo pochi minuti, e la
    > > registrazione si conserva nel tempo, ma è
    > > duplicabile all'
    > > infinito).
    >
    > Forse è per questo che un brano costa 79
    > centesimi e la Gioconda
    > miliardi.

    No. Io la Gioconda la ho gratis: http://it.wikipedia.org/wiki/Gioconda

    Naturalmente non è quella del Louvres... Ma è digitale come le canzoni che tu compri a 79 centesimi. Si può addirittura moltiplicare come quelle canzoni. Il suo costo è assolutamente zero, ma potrei venderla a miliardi, se volessi. Tuttavia questa, così come il brano, è un bene immateriale...
    non+autenticato
  • - Scritto da: ruppolo

    > Forse è per questo che un brano costa 79
    > centesimi
    e la Gioconda
    > miliardi.

    Su itunes ?
    Sgabbio
    26178
  • Purtroppo viviamo in un mondo dominato dal gregge, che và dove c'è la pubblicità ripetuta ed invasiva di giornali e media. Poi magari si scarica la musica (spesso di infimo livello) sul P2P violando magari i diritti dovuti...
    E le iniziative gratuite si scordano o non si conoscono nemmeno, poichè costoro non hanno $$ per la pubblicità... e i pochi che scaricano non contribuiscono poichè il contributo è un optional...
    Forse anche con C.C. occorre cambiare qualcosa, non sempre Creative C. va bene per tutto. Per altre cose invece funziona, poichè produce un ritorno finanziario.
  • tutti sempre a blaterare open source, common creatives e balle varie, poi alla fine chi vuole un po' di musica si va a scaricare la roba commerciale e sui siti come jamendo non ci va manco morto.
    non+autenticato
  • Purtroppo è la realtà...
    magari per i sw va un po' meglio, ci sono delle alternative free molto valide e non bisogna sbattersi col crack, ma per la musica non è così: tra scaricare il nostro disco e un disco degli Iron Maiden entrambi a costo zero, è normale che la gente si butti sul secondo.
    non+autenticato
  • > tra scaricare il nostro disco e un disco degli
    > Iron Maiden entrambi a costo zero, è normale che
    > la gente si butti sul
    > secondo.

    E'per questo che la pirateria deve essere combattuta, anche e soprattutto da chi regala per passione il proprio lavoro.

    Così la gente tra Iron maden a pagamento e il vostro disco gratuito, magari valuterà di prendere il vostro e avrete il successo che meritate.

    Chi scarica musiche e software pirata, e blatera di libertà non ha capito un emerito....
    frk
    344
  • C'è comunque una bella differenza tra il farsi pagare il giusto per il proprio lavoro e il volerci ricavare il massimo possibile.

    A quanto pare, in tanti settori, le industrie che producono e distribuiscono beni e/o servizi è da troppo tempo che mirano ad avere margini molto ampi di guadagno; e lo fanno a scapito di chi invece deve impiegare parecchie più risorse per alimentare il proprio potere di acquisto.
    non+autenticato
  • Il giusto... il giusto per me è diverso dal giusto per te.. che è diverso dal giusto per qualcun'altro...

    Con la storia del "giusto prezzo" non si va da nessuna parte.

    Capisco per i beni di prima necessità, dove il giusto è perlomeno che una persona possa comprarsi il pane senza morire di fame, se ha un minimo di lavoro.

    Ma per la musica degli Iron Maiden (era l'esempio di cui parlavamo) il giusto prezzo è quello a cui sono disposto a comprarla. La vendono a $100 a brano? Se la tengano. La vendono a 0.99$ a brano? Ci penso..

    Poi magari per qualcun'altro, che impazzisce per gli Iron Maiden, $100 è giusto, e per qualcun'altro non lo comprerebbe neanche a 0.01$...

    - Scritto da: user0
    > C'è comunque una bella differenza tra il farsi
    > pagare il giusto per il proprio lavoro e il
    > volerci ricavare il massimo
    > possibile.
    >
    > A quanto pare, in tanti settori, le industrie che
    > producono e distribuiscono beni e/o servizi è da
    > troppo tempo che mirano ad avere margini molto
    > ampi di guadagno; e lo fanno a scapito di chi
    > invece deve impiegare parecchie più risorse per
    > alimentare il proprio potere di
    > acquisto.
    frk
    344
  • - Scritto da: frk
    > Poi magari per qualcun'altro, che impazzisce per
    > gli Iron Maiden, $100 è giusto, e per
    > qualcun'altro non lo comprerebbe neanche a
    > 0.01$...

    Hai enunciato una tipica e basilare legge del marketing.

    Il problema essenziale però è che, quanto poi il pubblico sarà disposto a pagare quella cosa, è anch'esso un parametro alterabile.
    Il meccanismo non si ferma alla semplice produzione e messa sul mercato, c'è anche una miriade di altre azioni pubblicitarie atte a distorcere la percezione del valore reale di quella cosa.
    MTV, riviste di musica o cartastraccia per i giovani. E tutta la pubblicità più o meno diretta.
    Coadiuvati poi dalle ricerche e indagini di mercato... Che mirano anche a capire se le attività collaterali di alterazione della percezione del pubblico stanno funzionando.
    non+autenticato
  • Per vendere i diritti commerciali di musica distribuita con licenza cc non basta rendere i brani gratuiti per un'utenza privata, ma c'è bisogno di far passare la musica in radio, parlarne sui siti specializzati, promuovere concerti e presentazioni.
    Tutto questo presuppone investimenti e promozioni che utilizzino un linguaggio diverso, che non può essere quello delle attuali distribuzioni commerciali che puntano su mass media e grandi store commerciali. Ma allo stesso tempo c'è bisogno di utilizzare il rapporto con il pubblico per far emergere la buona musica, per renderla popolare e permettere la retribuzione del progetto e degli artisti che attraverso la musica lavorano.
    non+autenticato
  • - Scritto da: chobin
    > tutti sempre a blaterare open source, common
    > creatives e balle varie, poi alla fine

    Poi alla fine l'importante è non pagare un centesimo, avere tutto gratis.
    ruppolo
    33147
  • Nei tuoi sogni feticistici.
    Sgabbio
    26178
  • Qualche dato sui movimenti finanziari nudi e crudi legati alla vendita della musica proposta da jamendo esiste?
    Io personalmente trovo il parco di brani di magnatune di "qualità" migliore, mentre jamendo gioca molto sulla enorme quantità di musica che distribuisce, quindi non è chiaro se il fallimento sia correlato ad una reale mancanza di commerciabilità del servizio che offre, oppure a dei requisiti di costi tecnici (banda/manutenzione) che sono esorbitanti anche se la vendita dei brani è "adeguata".