Roma - Vi piace? Non vi piace? Esaltati? Delusi? Inviperiti con la prudente distribuzione italiana? Prenotati i biglietti per la proiezione di oggi, ora che anche l'arretrato Belpaese - smaltite le inevitabili "vacanze cinepanettoniche" - sarà invaso dagli azzurrini alieni dalle orecchie a punta?
Comunque la pensiate, a quanto pare ancora una volta Cameron è qui per lasciare il segno: nel mondo dell'umanamente visibile, come ha fatto più o meno ad ogni sua uscita sul grande schermo, e anche nel mercato globale dell'entertainment. Giacché, se ha aspettato 15 anni per disporre delle tecnologie in grado di far vedere cosa brulicava nel suo emisfero destro, di certo non l'ha fatto per tirar fuori dal cilindro una
geniata per pochi visionari alla
Terry Gilliam e mandare in bancarotta qualche venale produttore.
No, la Cameron Lightstorm Entertainment scende in campo
solo per vincere. E vincere, nel Paese che ha inventato il marketing, significa poter contare su un significativo numero di sale attrezzate per far apprezzare per bene al pubblico quel che il maitre gli ha cucinato e porsi nei confronti del mondo delle major e dei finanziatori non solo come un artista innovativo, ma come un vettore di business, ossia come l'ariete che
dovrebbe sfondare le porte dei nostri soggiorni per farci fare spazio alla nuova generazione di lettori, schermi e periferiche atte a tridimensionalizzare anche l'home video, che l'industria
vorrebbe quale nuova frontiera del mercato dell'entertainment.
Ma ora entriamo nel merito della questione più sbandierata. Quando sappiamo che ormai sono digitali non solo i voli dei vampiri di
Twilight/New Moon, ma anche il mare giapponese di
Flags of our Fathers o le strade con auto anni '30 di
Changeling di Eastwood, tanto per citare un regista molto classico nella forma, cos'ha questo
Avatar per essere considerato il film "più avanti" sul pianeta Terra? A spiegarlo a
Punto Informatico è
Pierfilippo Siena, Visual Effects Producer e Digital Post Production Supervisor di
Rebel Alliance, uno che la postproduzione digitale la fa per mestiere (dal serbo
Zone of the Dead all'ultimo, ancora inedito Zeffirelli).
Mario Gazzola: Cosa rappresenta Avatar nella storia del cinema? Non è il primo film che tenta di scuotere l'incredulità con l'ausilio della tecnologia...Pierfilippo Siena: Per rispondere adeguatamente, è necessario partire da una premessa: oggi in effetti tutto il cinema è digitale, dai supereroi dei fumetti, alle creature horror, ai cieli nuvolosi in un film di Nanni Moretti. E in ogni film si impiegano più o meno gli stessi applicativi: Maya, Photoshop, Renderman. Nondimeno, nella storia del cinema, sono apparsi alcuni film che hanno funto da momenti di rottura, che sono stati davvero in grado di innovare la Settima Arte segnando altrettante pietre miliari con cui il futuro avrebbe dovuto fare i conti per anni.
Ad esempio, quando Stanley Kubrick completò, dopo quattro anni di lavorazione, il suo
2001: Odissea nello spazio (
2001: A Space Odyssey, 1969), i veri astronauti dissero che volare nello spazio era un po' come avere visto il film, e qualcuno paragonò la sequenza dello Stargate all'uso dell'LSD. Negli anni '70 spettò a George Lucas con il primo capitolo della trilogia classica di
Star Wars, l'Episodio IV (
Star Wars Episode IV: A New Hope, 1977), il merito di avere rivoluzionato sia sul piano tecnologico che narrativo il modo di fare cinema.
Eppure, la volontà di portare il pubblico in sala a nuovi livelli di fruizione visiva, sensoriale ed empatica risale a molto tempo addietro: senza scomodare Georges Méliès o D.W. Griffith, già negli anni '50 lo sviluppo del cinema in 3D aveva permesso agli spettatori di provare emozioni uniche grazie all'utilizzo di occhialini speciali con una lente rossa ed una blu. Ma spetta al regista e produttore William Castle, con l'horror-thriller
Il mostro di sangue del 1959 (
The Tingler), il merito di avere tentato una sperimentazione innovativa con il preciso scopo di andare oltre la semplice proiezione sul grande schermo: l'ha fatto con il sistema chiamato
Percepto!. Nelle scene più terrorizzanti della pellicola, ma solo nelle grandi sale cinematografiche degli Stati Uniti, vennero applicati dei
buzzer, cioè dei dispositivi elettrici che davano una lieve scossa al malcapitato spettatore al culmine delle scene da brivido. L'acquisto di tali dispositivi comportò una spesa aggiuntiva di ben 250mila dollari sul budget del film. Ma l'intuizione era corretta al punto che con il più rozzo e dozzinale
Emergo si cercò di intraprendere la stessa strada calando uno scheletro gonfiabile fosforescente sulle persone al buio durante la proiezione del classico
La casa dei fantasmi sempre del 1959 (
House on Haunted Hill), sempre di William Castle. L'anno successivo, nel 1960, con
I 13 fantasmi (
13 Ghosts) ancora Castle si inventava l'
Illusion-O, un sistema basato su un paio di occhiali grazie ai quali gli spettatori potevano, indossandoli o no, scegliere se vedere o meno i fantasmi sullo schermo, nel caso fossero stati troppo terrorizzanti!
M.G.: Insomma, vuoi dire che il futuro ha comunque radici lontane... Abbiamo parlato di vista: ma ci sono altri sensi da mettere in gioco...P.S.: Già: solo negli anni '70 la sofisticazione della tecnologia audio permise di spostare l'attenzione dei cineasti dai sistemi artigianali sopra descritti all'utilizzo del sonoro per amplificare, letteralmente, l'impatto della barriera audio/video sulle platee mondiali. Nacque quindi il sistema
Sensurround, inaugurato con
Terremoto di Mark Robson del 1974 (
Earthquake) basato su enormi diffusori in legno che si attivavano nelle scene di maggiore portata spettacolare e, trasmettendo basse frequenze durante le scene del terremoto, facevano realmente tremare le poltrone delle platee, rendendo molto più suggestiva l'esperienza. Seguirono
La battaglia di Midway di Jack Smight, del 1976 (
Midway), un classico film bellico interpretato da un superbo cast di vecchie glorie hollywoodiane e quindi nel 1979
Battaglie nella galassia di Richard A. Colla, ovvero l'edizione per le sale dei primi tre episodi del serial televisivo
Battlestar Galactica, un clone di
Star Wars prodotto da Universal Pictures nel 1978.
M.G.: Video, audio... e gli altri sensi? Come era possibile coinvolgere lo spettatore in un'ordinaria sala cinematografica?P.S.: Non di sole sale ordinarie si tratta. Nei parchi a tema della Disney, ed a seguire in quelli appartenenti ad altre compagnie, si intratteneva con i
rides (i percorsi che si seguono a bordo di piccole navette o veicoli ancorati ai binari). L'idea di rendere l'esperienza sempre più realistica fece ricorso all'uso di apparati visivi, sonori, meccanici, comprendendo anche l'apporto della simulazione del clima con ambienti caldi, freddi, umidi, secchi, completi persino di sensazioni olfattive.
Altri esempi eccezionali sono
Captain EO, un cortometraggio musicale di fantascienza interpretato da Michael Jackson ed Anjelica Huston, diretto da Francis Ford Coppola e prodotto da George Lucas. Anche se
Captain EO fu annunciato per il 1985 e realizzato per la Walt Disney Production, il corto venne mostrato a DisneyWorld, in Florida, la prima volta nel 1986, al Magic Eye Theater. Fu poi proiettato fino al 1995 circa, nei parchi Disney di tutto il mondo, in esclusiva.
Captain EO rimane unico per come presentò le scene al pubblico: spesso le sale vennero modificate o addirittura costruite ex-novo per poter proiettare questo speciale film. A parte gli spettacolari effetti visivi speciali realizzati dalla Industrial Light & Magic, una divisione della Lucasfilm Ltd., comprendenti super-dettagliate miniature di astronavi, animazione stop-motion, 2D, tecniche di ripresa in motion-control con movimenti della macchina da presa controllati da computer, gli effetti speciali in teatro inclusero laser sparati sulla testa del pubblico, luci, fumogeni e campi stellari lungo i muri, oltre all'impianto sonoro ad alta fedeltà, di enorme impatto emozionale. Di durata pari a soli 17 minuti, costò tra i 17 e i 30 milioni di dollari,
Captain EO fu allora il film più costoso mai prodotto.
Ancora, nel 1992 avvenne il debutto di
Star Tours, l'attrazione ispirata a
Star Wars. La sua tipologia è quella dei classici simulatori che si trovano da molti anni nei parchi a tema o anche in alcuni luna park. A dispetto di una tecnologia che sembrerebbe ormai obsoleta,
Star Tours si può considerare come uno dei migliori simulatori al mondo, sia per la qualità delle scenografie dell'attrazione, sia per il livello di coinvolgimento che regala, poiché, una volta a bordo di una delle navette, di fronte viene proiettato un filmato prodotto sempre da Industrial Light & Magic che è sincronizzato con i movimenti di tutto il simulatore, facendoci accelerare alla velocità della luce, navigare dentro sciami di asteroidi, combattere contro i caccia stellari TIE e gli Star Destroyer dell'Impero, fino ad attaccare la gigantesca Morte Nera assieme ai caccia Ala-X dell'Alleanza ribelle.
Gli anni '90 e 2000 possono essere considerati più che storia recente, cronaca. Il sistema Dolby Digital 5.1, i concorrenti DTS e SDDS (Sony Dynamic Digital Sound), la certificazione di qualità THX, i passi da gigante compiuti dalla grafica 3D fanno ormai parte del quotidiano per coloro i quali lavorano nel mondo dello spettacolo ma anche per chi ne è un semplice fruitore.
Eppure sono molti anni che attendevamo un nuovo evento epocale e tale è stato il debutto di
Avatar di James Cameron, tornato alla regia ben 13 anni dopo il successo planetario di
Titanic del 1997.