Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Progressi all'indietro

di Marco Calamari - Per camminare verso una Rete libera non si può essere troppo spensierati. Un percorso ad exempla: per convincere chi non si preoccupa che è il caso di preoccuparsi

Roma - La Rete è piena di gente strana: ultimamente molti conoscenti che si occupano della Rete o semplicemente la utilizzano mi sembrano aver perso completamente la strada. È vero che in tante situazioni della vita lo scopo può essere non l'arrivare alla meta ma il viaggio stesso, però chi "naviga" in Rete solitamente non sta viaggiando, ma semplicemente cercando un risultato.
In questo caso la strada migliore è sempre e solo quella breve e diretta, quella che ci avvicina alla meta senza farci correre rischi evitabili.

Questa gente strana invece vuole ottenere risultati percorrendo strade belle, dove si viaggia piacevolmente ma che, con svolte tortuose, alla fine non ci portano alla meta desiderata ma in direzione diametralmente opposta. Non è gente miope, ci vede benissimo: basterebbe che alzasse gli occhi e vedrebbe perfettamente il percorso della strada e la meta, talora disastrosa, verso cui conduce.

Non so se per voi è lo stesso, ma la mia meta è una Rete libera, poco costosa e in cui tutti possano cercare quello che desiderano, dove l'informazione e la cultura scorrono a fiumi e il più liberamente possibile, e dove leggi e regolamenti esistano solo dove positivamente e provatamente necessari, sempre ridotti al minimo indispensabile.
Cosa dire per spiegarlo a questa gente strana, che non è stupida e cattiva ma solo pigra e male orientata? Non saprei proprio come trattare una materia cosi complessa. In questi casi un buon docente (si dice lo facesse anche Gesù) procede per esempi ed induzione. Proviamo a fare cosi e raccontiamo...

...lo strano caso del lettore di ebook
Gli ebook sono una benedizione, permettono di leggere in condizioni altrimenti impossibili, di azzerare il costo marginale del diffondere e detenere cultura ed informazione, e di soddisfare i molti che ancora preferiscono un oggetto simile ad un libro e non ad un computer. Ti alleggeriscono nei viaggi, liberano la tua stanza e non ti impediscono di usare i libri di carta quando si vuole essere retrò.

Bene, da quello che si vede in giro pare che il 2010 sia davvero l'anno in cui per la prima volta si potranno davvero comprare ed usare reader ed ebook funzionali e comodi. L'hit è l'ormai famoso lettore di ebook Kindle, ed il collegato marketplace di ebook di Amazon.
Il lettori di PI e Cassandra ricorderanno un fatto esemplare successo pochi mesi or sono, che documentava in maniera cristallina il problema che non gli ebook in sé, ma gli ebook ed il reader di Amazon avevano, cioè la totale chiusura, il controllo remoto e la mancanza di libertà.
Il Kindle è senz'altro un gadget geek e comodo, che offre libertà e comodità di uso precedentemente sconosciute, e che quindi rappresenterebbe una tappa verso la mia (e forse vostra) Rete ideale, ma costringe a barattare la comodità degli ebook con la perdita della proprietà dell'informazione e della possibilità di far circolare la cultura.

La strada di comprare il reader ed i libri di Jeff Bezos sostiene infatti chi ci conduce verso una Rete chiusa, dove l'informazione non circola e costa cara, dove i navigatori diventano consumatori e la cultura come la conosciamo oggi non potrà più svilupparsi.

Non è affatto la meta che avevo in mente: questo mi porta alla facile conclusione che, magari a malincuore, non comprerò mai un Kindle né nessun oggetto che abbia queste caratteristiche perverse. Molto, molto, molto meglio farne a meno.
Cosa dire però all'occasionale conoscente che mi sciorina e magnifica l'oggetto, e risponde con un "che vuoi che sia" o peggio "ma chi se ne importa" alla dovuta esposizione di quanto sopra?
Bella domanda, ma sospendiamola un attimo e passiamo a...

...il noto caso di Facebook e del navigatore prigioniero
La popolarità può implicare la desiderabilità, non certo la convenienza o ragione. Tanti fumano ma il tabacco fa venire il cancro: malgrado ciò fumare una volta era popolarissimo e "normale", sconsigliarlo o peggio lamentarsene impopolare, ed i non fumatori erano spesso prevaricati.
Un tot di anni dopo la ragionevolezza è diventata legge ed anche in parte coscienza comune, ed i fumatori, molto meno numerosi di prima, restano liberi di danneggiare solo se stessi ma non gli altri.

Discutendo con i Facebook addicted, o peggio con chi è convinto della bontà e la inevitabilità di ciò che è popolare, si può facilmente constatare che nel caso delle comunità sociali siamo ancora fermi alla prima fase.
Gli effetti dell'uso e dell'abuso di una siffatta comunità sociale, proprietà privata e dominio assoluto di un ingegnoso, piccolo e ricchissimo Nerone come Mark Zuckerberg (creatore, fondatore e CEO di Facebook) sono noti a tanti e perfettamente evidenti a chi sia appena appena scafato dei meccanismi della Rete.
La perdita di parti essenziali del proprio Io digitale non preoccupa la maggior parte degli iscritti a Facebook, e viene giustificata su base utilitaristica da molti miei conoscenti, assai ben informati dagli affari della Rete ma che prendono sottogamba o volutamente non considerano il cancro digitale che la data retention e la profilazione pervasiva rappresentano per la libertà in Rete ed anche fuori.
Giustificano persino il pontificare ai limiti dell'assurdo di Zuckerberg sulla fine della vita privata come categoria umana desiderabile. Se la popolarità implicasse desiderabilità e ragione, il Terzo Reich dovrebbe essere considerato una strada da seguire.

Che dire? A me continua a tornare alla mente il dibattito tra Pinocchio e Lucignolo mentre il carro li sta portando nel luccicante Paese dei Balocchi: ricorderete certo che Lucignolo convince alla fine Pinocchio, ma anche, spero, le relative conseguenze.
Sui principi non si può transigere, ce lo insegnano la ragione e la storia, anche se questioni come il non poter rivendere un ebook come si può fare con un romanzo comprato sulla bancarella possono sembrare trascurabili.

Le innovazioni che ti obbligano a progredire accettando di tornare indietro su altri obiettivi più importanti sono specchietti per le allodole e trappole pericolose.

In Rete, più che nel mondo reale, la logica ed il ragionamento permettono di scegliere itinerari interessanti e sicuri: al contrario la rassegnazione, la trascuratezza o addirittura la disinformazione possono portare in posti molto brutti.
Non ascoltate i cattivi consiglieri, e non siate troppo spensierati: è meglio per tutti noi, perché in Rete come nel mondo non esiste una Fata Turchina che possa venire a salvarci.

Marco Calamari

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67 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Progressi all'indietro
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  • Mi pare veramente fuori luogo paragonare Facebook a fumare, visto che una ha fatto una marea di morti, l'altra no.

    Spesso sono più integralisti i contrari a facebook rispetto ai favorevoli. Ovviamente i contrari sfoggiano tutta la loro superiorità stile linari sfigati
    harvey
    1481
  • - Scritto da: harvey
    > [cut]
    < Ovviamente i
    > contrari sfoggiano tutta la loro superiorità
    > stile linari
    > sfigati

    No adesso mi devi spiegare cosa c'entra l'essere linaro, winnaro o maccaro in sto ragionamento ????

    JC
  • - Scritto da: IgaRyu
    > No adesso mi devi spiegare cosa c'entra l'essere
    > linaro, winnaro o maccaro in sto ragionamento
    > ????


    Ce l'hai presente il linaro sfigato?

    E' quello che crede che i linari siano superiori, gli altri solo dei coglioni. Cosi' ragiona l'antifacebookkiano
    harvey
    1481
  • Io non sono linaro e comunque considero chi usa Facebook fondamentalmente un fesso.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo codardo
    > Io non sono linaro e comunque considero chi usa
    > Facebook fondamentalmente un
    > fesso.


    Sarai un winnaro sfigato alloraA bocca aperta

    Giusto per completezza, perche' li consideri fessi?

    Giusto per capire se e' una motivazione piu' dettagliata del razzista che picchia il negro perche' i negri rubano o no
    harvey
    1481
  • - Scritto da: harvey
    > - Scritto da: Anonimo codardo
    > > Io non sono linaro e comunque considero chi usa
    > > Facebook fondamentalmente un
    > > fesso.
    >
    >
    > Sarai un winnaro sfigato alloraA bocca aperta
    >
    > Giusto per completezza, perche' li consideri
    > fessi?
    >
    > Giusto per capire se e' una motivazione piu'
    > dettagliata del razzista che picchia il negro
    > perche' i negri rubano o
    > no


    Abbiamo capito, te passi metà della tua giornata su FessBook e ti rode il culo se qualcuno pensa che tu sia fesso.

    Ora, forse chi usa fessBook non è tanto fesso quanto fesso è chi si preoccupa che qualcuno lo reputi un fesso.
  • - Scritto da: dont feed the troll/dovella
    > Abbiamo capito, te passi metà della tua giornata
    > su FessBook e ti rode il culo se qualcuno pensa
    > che tu sia
    > fesso.

    Veramente no.

    Ma tutta gente che parla male di FB dopo 2 minuti si capisce che e' un coglione che manco sa di cosa parlaA bocca aperta

    Speravo che qualcuno potesse portare delle motivazioni decenti, magari mi convincevo pure io....

    > Ora, forse chi usa fessBook non è tanto fesso
    > quanto fesso è chi si preoccupa che qualcuno lo
    > reputi un
    > fesso.

    Quindi uno di colore non si deve "preoccupare" se qualcuno gli da dello sporco negro ladro? Tanto mica lo e'....
    harvey
    1481
  • > Mi pare veramente fuori luogo paragonare Facebook
    > a fumare, visto che una ha fatto una marea di
    > morti, l'altra no.

    Ma non è quello il paragone!

    Il paragone è sulla mancanza di percezione del pericolo.

    La maggior parte dei facebookari non ha la percezione di quali possano essere le conseguenze che tutti i loro testi, tutte le loro immagini, insomma, tutto quello che caricano, diventino di proprietà di una azienda privata che li potrà conservare e riutilizzare per sempre.
    non+autenticato
  • - Scritto da: abc
    > Il paragone è sulla mancanza di percezione del
    > pericolo.

    Onestamente mi sa che la gente che non ha percezione del pericolo sono altri. Se attraversi distrattamente la strada puoi morire, se metti una foto si facebook al massimo la tua privacy può venire lesa. Sticazzi, che rischio devastanteA bocca aperta


    > La maggior parte dei facebookari non ha la
    > percezione di quali possano essere le conseguenze
    > che tutti i loro testi, tutte le loro immagini,
    > insomma, tutto quello che caricano, diventino di
    > proprietà di una azienda privata che li
    > potrà conservare e riutilizzare per
    > sempre.

    Insomma, ti possono rubare l'anima?

    Oppure potrebbero trarre profitti enormi grazie alla mia frase "ciao a tutti"!

    Secondo me il pericolo devastante della privacy e' troppo di moda. Soprattutto paragonato a tutti gli altri pericoli, e' troppo al centro dell'attenzione per i danni "POSSIBILI", tralasciando di parlare dei danni "REALI" che accadono.
    harvey
    1481
  • - Scritto da: harvey
    > Onestamente mi sa che la gente che non ha
    > percezione del pericolo sono altri. Se attraversi
    > distrattamente la strada puoi morire,

    quindi qualunque cosa non comporti il rischio di morte
    non è pericolosa e non dobbiamo occuparcene??

    > se metti
    > una foto si facebook al massimo la tua privacy
    > può venire lesa. Sticazzi, che rischio devastante
    >A bocca aperta
    molte delle nostre caratteristiche, abitudini e preferenze
    possono essere usate contro di noi, al cambiare delle
    circostanze... Per caso il tuo appartamento ha le pareti
    di vetro?

    > Oppure potrebbero trarre profitti enormi grazie
    > alla mia frase "ciao a
    > tutti"!

    quindi se non possono danneggiare te, sono innocui per chiunque?
    la discussione è sopra un modello di business che
    prospera *anche* sull'ignoranza degli utenti che regalano i propri
    dati, a volte senza saperlo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Polly Jean
    > quindi qualunque cosa non comporti il rischio di
    > morte
    > non è pericolosa e non dobbiamo occuparcene??

    Dare rilevanza ai pericoli vuol dire parlare 100 volte degli incidenti stradali e una della privacy. Ma purtroppo il rapporto e' proprio l'opposto

    > molte delle nostre caratteristiche, abitudini e
    > preferenze
    > possono essere usate contro di noi, al cambiare
    > delle

    Fai esempi concreti.

    > circostanze... Per caso il tuo appartamento ha le
    > pareti
    > di vetro?

    Che sono un pesce?

    > quindi se non possono danneggiare te, sono
    > innocui per
    > chiunque?

    Sono innocue per la maggiorparte della gente con un minimo di sale in zucca. Di sicuro non vai a dire che ti sei fatto l'amate su fb!

    Chi e' stato arrestato perche' si bullava di reati su fb dovrebbe aver la pena raddoppiata perche' pure cretino

    > la discussione è sopra un modello di business che
    > prospera *anche* sull'ignoranza degli utenti che
    > regalano i
    > propri
    > dati, a volte senza saperlo.

    Mi fai esempi concreti su questi business?

    Poi mi fai il paragone con tutti i modelli italici pseudo legali? Ti ricordo che Tanzi attualmente e' a giro, e la gente che ha perso risparmi di una vita si e' fidato di banche, non del primo ciarlatano in giro.

    Giusto per capire quanto e' tremendo questo mostro della privacy
    harvey
    1481
  • Marco,

    ho letto con interesse il tuo dibattito.
    Sono più che convinto di quanto da te descritto con passione sulla libertà di informazione e certamente la Internet ci ha permesso di scambiarci ogni tipo di commento.
    Questo portale ne è un esempio.
    A mio avviso però la internet è già libertà di informazione.
    Kindle e Facebook sono una scelta.
    Io non sono iscritto e non sento pressioni per farlo. Non mi sento prigioniero di Facebook, di Twitter o di qualsiasi social network.
    Quando un domani sarà a pagamento in molti ne usciranno, altri pagheranno io e te probabilmente ce ne saremo scordati.

    Kindle o simili? Io non capisco. La lettura e la cultura sono un materiale di consumo come lo è la musica, il cinema, insomma le arti in genere. Ma comunque lo sono come la qualità di una importante calzatura made in italy oppure un ottimo prosciutto crudo di parma.
    Io pago per il teatro e mi sembra giusto. Se domani scriverò un libro, non sarà unicamente per condividere le mie idee. Lo farò perchè sento in me un talento, e quel talento spero venga riconosciuto.
    E quindi pagato.
    Anche in questo caso la libertà di espressione non viene limitata.
    Hai pagine e pagine di blog, milioni di portali nei quali inserire un commento e far circolare un'idea.
    Amazon vende un prodotto. Libro o lettore che sia. Qualcosa che l'azienda stesso ha pagato all'editore ed al produtture del sistema, il giro è chiuso. E' il quanto costa che può essere metro di dibattito.

    Ad oggi nessuno ci ha ancora obbligato a presentare la registrazione di Facebook per fare un esame clinico oppure un kindle per presentare il nostro curriculum al noastro prossimo colloquio.
    Ad oggi la libertà di fare circolare l'informazione non si è bloccata.

    Faccio delle fotografie decenti, a volte ho un colpo di fortuna e creo una fotografia bellissima!
    Potrei condividerla. Come fanno certi.
    Oppure, come fanno molti, (che normalmente hanno la supereflex da mille euro da meno di 2 mesi)scatto, pubblico ma ci metto la firma elettronica, così nessuno potrà usarla.
    Questo è proteggere il talento.
    Tu domani potresti essere interessato alla mia foto, ma io se la vuoi te la vendo!
    Gira tutto qui.
    Tutto è money.

    ma tuttora tu ed io abbiamo avuto la fortuna di dibattere, leggere, navigare , incontrarci su Punto Informatico e dare la nostra opinione. stupida od intelligente che sia, senza giudizi e senza interessi.

    Questa è ancora libertà di azione.

    Buon weekend

    Luca
    non+autenticato
  • Mi è capitato di fare e creare prima per mia volontà che bisogno economico, ho sentito l'istinto di scrivere e trasformare le mie idee in righe di codice, credo che esista un bene comune e che non posso stare bene in un luogo dove la gente sta male.

    Credo siano da stimare le persone che oltre il proprio limitato giardino aiutino(o vengano aiutate)in maniera disinteressata, credo siano individui a cui il denaro può rappresentare un mezzo ma mai il fine.

    Dispiace sentire parlare di denaro relazionato alla cultura in ogni modo, che sia un libro, che sia una foto, che sia ciò che più si creda...

    Il denaro non misura/compra/vende ciò che ci rende uomini.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Luca Bovolenta
    [...]
    > A mio avviso però la internet è già libertà di
    > informazione.
    > Kindle e Facebook sono una scelta.

    luca,

    disporre di un'autostrada, pure se con tanti incroci, non significa di per sé essere liberi di andare dove si vuole (ad esmepio, si incontrano barriere di confine o posti di blocco dove vieni identificato e perquisito o caselli dove si deve pagare per poter passare) e come si vuole (ad esempio, su certi tratti è vietato circolare in bicicletta, su altri è vietato andare a piedi)...

    poter scegliere se passare o no per una strada (kindle o facebook) quando altre strade sono vietate o limitate o controllate o accessibili sono a taluni ma non a tutti, non significa proprio per nulla essere liberi

    > Io non sono iscritto e non sento pressioni per
    > farlo. Non mi sento prigioniero di Facebook, di
    > Twitter o di qualsiasi social
    > network.

    certo Luca, sei fra i tanti che non si preoccupano... e forse lo erano anche alcuni di quelli che, nel mondo, sono stati imprigionati per essersi affidati a certi servizi "sociali" di certe multinazionali (ad esempio, yahoo in cina...)

    > Quando un domani sarà a pagamento

    leggi il futuro? da dove deriva questa certezza?

    > in molti ne
    > usciranno, altri pagheranno io e te probabilmente
    > ce ne saremo
    > scordati.

    mi pare che la fai troppo semplice...ma d'altra parte è normale: sei tra chi non si preoccupa...

    > Kindle o simili? Io non capisco. La lettura e la
    > cultura sono un materiale di consumo come lo è la
    > musica, il cinema, insomma le arti in genere.

    la lettura, la cultura, le arti, il sapere, la conoscenza è così via sono BENI PUBBLICI COMUNI che l'umanità ha faticosamente conquistato in centinaia di milioni di anni

    nel tempo odierno del "digitale" questi beni sono immateriali e, per questa ragione, non più scarsi o limitati come potevano (in parte) esserlo prima, ma piuttosto indefinitamente riproducibili e quindi disponibili a tutti... a valore ZERO

    qualcuno, già da qualche centinaio di anni, cerca di appropriarsi di questi beni...

    questo qualcuno (che oggi chiamiamo neo-capitalismo-globale-finanziario) cerca di appropriari di questi beni comuni creandone una scarsità indotta artificiosamente (con dispositivi tecnici -DRM- e legali -copyright-) a cui si fanno seguire una altrettanto artificiosa valorizzazione con la conseguente trasformazione in merci (o "materiali di consumo", per usare le tue parole) e quindi l'introduzione della (sedicente) "proprietà intellettuale" (che altro non è che un furto di beni comuni pubblici a vantaggio di pochi e a danno della comunità) che è il punto di partenza di profitti vergognosi e rendite del tutto ingiustificate...

    continuo quindi a non stupirmi, Luca, se chi come te afferma che "La lettura e la cultura sono un materiale di consumo come [...]le arti in genere" stia tra quelli che non si preoccupano

    > Ma
    > comunque lo sono come la qualità di una
    > importante calzatura made in italy oppure un
    > ottimo prosciutto crudo di
    > parma.

    eh no... scarpe e prosciutto sono beni materiali mentre cultura, arti, conoscenza ecc. sono invece essenzialmente beni immateriali

    > Io pago per il teatro e mi sembra giusto.

    paghi per la messa in scena, per il sudore giornaliero degli attori, per le pulizie del la sala?... o paghi forse per il testo di shakespeare recitato in scena? o per gli studi, la critica, la formazione personale delle migliaia di persone che lo hanno letto nel tempo e hanno "restituito" agli altri (me e te compresi!) un qualcosa nato da quel testo durante la loro vita?

    > Se
    > domani scriverò un libro, non sarà unicamente per
    > condividere le mie idee. Lo farò perchè sento in
    > me un talento, e quel talento spero venga
    > riconosciuto.
    > E quindi pagato.

    luca, l'implicazione che fai è del tutto arbitraria, generica e infondata

    si prova riconoscenza per chi ti offre qualcosa, per chi ti dona qualcosa, per chi fa qualcosa per te in modo spontaneo...

    ciò per cui si paga è altro... per esempio, è il compenso che paga un "utilillaztore finale" a fronte di una "prestazione"... io non la chiamerei riconoscenza...

    > Anche in questo caso la libertà di espressione
    > non viene
    > limitata.

    ?

    > Hai pagine e pagine di blog, milioni di portali
    > nei quali inserire un commento e far circolare
    > un'idea.

    certo... solo che occorre stare ben attenti sia a quali sono le idee che si fanno circolare che su quali blog e portali le si va a scrivere (anche qui da noi, in iatalia,... prova a direle certe cose, soprattutto su certi social network...)

    insomma, come benissimo dice marco calamari, bigogna avere consapevolezza delle cose e preoccuparsi! eccome!

    > Amazon vende un prodotto. Libro o lettore che
    > sia.

    torniamo al punto di prima... lo dicono loro (e tu) che la cultura (pessimo termine generico che uso per brevità) è un prodotto...

    io (e non solo io, per fortuna) dico che è un bene pubblico comune, non un prodotto...

    > Qualcosa che l'azienda stesso ha pagato
    > all'editore ed al produtture del sistema, il giro
    > è chiuso.

    per niente, luca...

    se così fosse, allora io dovrei poter "acquistare" un'opera (in realtà mi "vendono" una limitatissima porzione dei diritti) da amazon, leggermela sul loro kindle e poi fartene tranquillamante una copia... peccato solo che, secondo amazon, questo farebbe di me un "ladro", un "delinquante" (quando invece, per quanto detto prima, è semmai l'esatto contrario)

    le cose non tornano... per cui: ci si dovrebbe preoccupare

    > E' il quanto costa che può essere metro
    > di
    > dibattito.
    >
    > Ad oggi nessuno ci ha ancora obbligato a
    > presentare la registrazione di Facebook per fare
    > un esame clinico

    ma in compenso qualcuno è obblicato a farsi la "patente" (sic!) europea del pc su piattaforma Microsoft per poter partecipare ad un concorso pubblico

    > oppure un kindle per presentare
    > il nostro curriculum al noastro prossimo
    > colloquio.

    il kindle forse non ancora, ma di sicuro qualcuno ci ha già chiesto di sperirlo (il curriculum) in formato "word"... non ci vedo tanta differenza...

    ma va bene, Luca... continua pure a non preoccupartene...

    (continua nel post successivo)
    non+autenticato
  • (continua...)

    - Scritto da: Luca Bovolenta
    [...]
    > Ad oggi la libertà di fare circolare
    > l'informazione non si è
    > bloccata.

    dici?
    non ci sono filtri? non ci sono tracciamento, profilazione, data-mining, controllo?

    ah bene...

    > Faccio delle fotografie decenti, a volte ho un
    > colpo di fortuna e creo una fotografia
    > bellissima!
    > Potrei condividerla. Come fanno certi.

    faresti bene

    > Oppure, come fanno molti, (che normalmente hanno
    > la supereflex da mille euro da meno di 2
    > mesi)scatto, pubblico ma ci metto la firma
    > elettronica, così nessuno potrà
    > usarla.
    > Questo è proteggere il talento.

    se la metti così allora chi ha i diritti su ciò che hai fotografato (ad esempio, le persone ritratte, gli enti locali che amministrano i luoghi fotografati ecc.) avrebbe "ragione" a farti pagare per quella foto...

    francamente Luca, scusami, ma quasto non è proteggere un bel nulla... è stupidità bella e buona...

    > Tu domani potresti essere interessato alla mia
    > foto, ma io se la vuoi te la
    > vendo!
    > Gira tutto qui.
    > Tutto è money.

    e siamo ancora al discorso di prima... NON E' TUTTO MONEY

    quasto è ciò che ci vogliono far pensare (magari imponendolo a chi non vuole farlo) coloro i quali ricavano profitti e rendite da uan tale "visione" economica...

    non gira tutto qui... non è tutto e solo soldi...

    accettare un punto di vista come il tuo è masochismo puro... significa mettercisi da soli a 90° senza neanche che ce lo vengano a chiedere...

    a me però (e credo/spero a tanti altri) di stare a 90° non fa tanto piacere... e me ne preoccupo...

    tu proprio no?

    > ma tuttora tu ed io abbiamo avuto la fortuna di
    > dibattere, leggere, navigare , incontrarci su
    > Punto Informatico

    ah beh... ma allora siamoproprio liberi! possiamo addirittura incontrarci su PI!!!

    > e dare la nostra opinione.
    > stupida od intelligente che sia, senza giudizi e
    > senza
    > interessi.

    scusa Luca... ma, detto da te che non vedi altro che soldi, questa cosa del "senza interessi" suona proprio male! mi pare un pò una contraddizione... che quanto meno riduce la credibilità delle tue affermazioni...

    che dici? mi devo preoccupare anche di questo? o dovrei fare come fai tu, che non ti preoccupi di nulla?

    > Questa è ancora libertà di azione.

    bontà tua

    saluti cari
    non+autenticato
  • direi che quoto tutto di CCC.
    In particolare vedo che tocca temi 'sensibili' come : (..)a cui si fanno seguire una altrettanto artificiosa valorizzazione con la conseguente trasformazione in merci (o "materiali di consumo", per usare le tue parole)
    sui quali anch'io mi batto..... per dirla alla Moretti "le parole sono importanti"..

    tra l'altro io non la chiamerei neanche "arte" -> fa pensare a roba di levatura stile michelangelo o "cultura" (o peggio 'produzione culturale') -> fa pensare a qualcosa di "oggettivamente robusto e pregnante" la prima [dei sassi diversamente allocati per molti potrebbero sembrare una cacata e non cultura. Come il GF10 x dire], e la seconda al mercato.
    Io chiamerei il tutto "realizzazione creativa" ..
    non+autenticato
  • Nulla da dire, valutazione impeccabile. Però credo che questa sia la preistoria dell'ebook. Presto i testi ora utilizzabili solo con in formato Kindle si diffonderanno e si potranno scaricare dal Mulo.
    Peraltro sicuramente la maggior parte di coloro che riceveranno l'ebook in regalo a Natale dopo averne magnificato le doti agli amici lo lasceranno appoggiato sullo scaffale, esattamente come fanno ora con i libri cartacei
    non+autenticato
  • - Scritto da: Marcus Toleman
    > Nulla da dire, valutazione impeccabile. Però
    > credo che questa sia la preistoria dell'ebook.
    > Presto i testi ora utilizzabili solo con in
    > formato Kindle si diffonderanno e si potranno
    > scaricare dal Mulo.

    Questo si chiama furto premeditato. Vogliamo basare il nostro futuro sul furto?

    > Peraltro sicuramente la maggior parte di coloro
    > che riceveranno l'ebook in regalo a Natale dopo
    > averne magnificato le doti agli amici lo
    > lasceranno appoggiato sullo scaffale, esattamente
    > come fanno ora con i libri
    > cartacei

    Non credo, perché mai dovrebbero farlo?
    ruppolo
    33147
  • > Questo si chiama furto premeditato. Vogliamo
    > basare il nostro futuro sul
    > furto?

    Preferisci basarlo sul pizzo da pagare alle major?
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros
    > > Questo si chiama furto premeditato. Vogliamo
    > > basare il nostro futuro sul
    > > furto?
    >
    > Preferisci basarlo sul pizzo da pagare alle major?
    Finché il soldo ce l'ho io, io decido a chi darlo.
    ruppolo
    33147
  • - Scritto da: angros
    > > Questo si chiama furto premeditato. Vogliamo
    > > basare il nostro futuro sul
    > > furto?
    >
    > Preferisci basarlo sul pizzo da pagare alle major?

    Che alternativa imbecille. Ci sono fior fiori di libri che puoi scaricare liberamente da Internet senza rubare. Praticamente quasi tutto lo scibile umano: mai sentito parlare del progetto Gutemberg?

    E ti faccio presente che "major" nel campo dell'editoria non ha semplicemente senso.


    Certa gente dovrebbe documentarsi prima di dare aria ai byte.


    Cordiali saluti
  • > Che alternativa imbecille. Ci sono fior fiori di
    > libri che puoi scaricare liberamente da Internet
    > senza rubare. Praticamente quasi tutto lo scibile
    > umano: mai sentito parlare del progetto
    > Gutemberg?

    C'è anche liberliber, che è in italiano.


    > E ti faccio presente che "major" nel campo
    > dell'editoria non ha semplicemente
    > senso.

    Era legato ad un discorso più generico sul diritto d' autore (ai libri rischia di accadere ciò che è già accaduto alla musica)

    >
    > Certa gente dovrebbe documentarsi prima di dare
    > aria ai
    > byte.

    Se non conoscevi liberliber (che in italia è l' equivalente del progetto Gutenberg) anche tu ti dovresti documentare.
    >
    >
    > Cordiali saluti
    Anche a te
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros
    [...]
    > Se non conoscevi liberliber (che in italia è l'
    > equivalente del progetto Gutenberg) anche tu ti
    > dovresti documentare.

    Il progetto Gutember è il primo, più grande e più importante, ed è quello che bisogna conoscere per primo. Ed era ovviamente solo un esempio.

    E poi chi ti dice che non lo conosco? solo che non mi interessa, c'è poco di valido da leggere in Italiano, comparato con quello che c'è in lingua originale.

    Cordiali saluti
  • - Scritto da: markoer
    > - Scritto da: angros
    [...]
    > E ti faccio presente che "major" nel campo
    > dell'editoria non ha semplicemente
    > senso.

    ah no?
    ti basta amazon?

    > Certa gente dovrebbe documentarsi prima di dare
    > aria ai
    > byte.

    d'accordissimo con te
    non+autenticato
  • - Scritto da: CCC
    > - Scritto da: markoer
    > > - Scritto da: angros
    > [...]
    > > E ti faccio presente che "major" nel campo
    > > dell'editoria non ha semplicemente
    > > senso.
    >
    > ah no?
    > ti basta amazon?

    Amazon non possiede i diritti di nessun libro, li vende e basta. Chiunque può fare la stessa cosa, infatti Barnes&Nobles sta facendo lo stesso col proprio reader, e Sony sta seguendo.

    Poche idee ma confuse?


    Cordiali saluti
  • - Scritto da: markoer
    > - Scritto da: CCC
    > > - Scritto da: markoer
    > > > - Scritto da: angros
    > > [...]
    > > > E ti faccio presente che "major" nel campo
    > > > dell'editoria non ha semplicemente
    > > > senso.
    > >
    > > ah no?
    > > ti basta amazon?
    >
    > Amazon non possiede i diritti di nessun libro, li
    > vende e basta.

    perché invece mondadori (www.mondadorishop.it), ad esempio, ha i diritti di tutte le opere (libri e tanto altro) che vende?

    ed in questo, è così tanto diversa da amazon?

    > Chiunque può fare la stessa cosa,

    bene... allora di cosa stiamo parlando?

    > Poche idee ma confuse?

    si mi sa che questo ti qualifica perfettamente

    saluti
    non+autenticato
  • - Scritto da: CCC
    [...]
    > perché invece mondadori (www.mondadorishop.it),
    > ad esempio, ha i diritti di tutte le opere (libri
    > e tanto altro) che vende?
    >
    > ed in questo, è così tanto diversa da amazon?

    Perché Mondadori è un editore, e Amazon una libreria?

    Mica difficile da capire.


    [...]
    > > Poche idee ma confuse?
    >
    > si mi sa che questo ti qualifica perfettamente

    LOL.

    Cordiali saluti
  • una Rete libera, poco costosa e in cui tutti possano cercare quello che desiderano, dove l'informazione e la cultura scorrono a fiumi e il più liberamente possibile, e dove leggi e regolamenti esistano solo dove positivamente e provatamente necessari, sempre ridotti al minimo indispensabile.

    CONDIVIDO PIENAMENTE
    non+autenticato
  • La gente se ne frega, ma quando uno vorrà comprarsi un ebook reader di un'altra marca perderà il diritto di leggere tutti i libri che ha noleggiato (perché l'acquisto è un'altra cosa) fino ad allora, e l'unica alternativa sarà di comprarsi un altro kindle.

    Saranno tutti ca**i suoi, gli starà solo bene, come gli sta bene a tutti quelli che hanno comprato musica da servizi online poi defunti e hanno perso tutto per via del DRM.
    Funz
    12992
  • - Scritto da: Funz
    > Saranno tutti ca**i suoi, gli starà solo bene,
    > come gli sta bene a tutti quelli che hanno
    > comprato musica da servizi online poi defunti e
    > hanno perso tutto per via del
    > DRM.

    È questo il punto: bisogna saper scegliere.
    Io, ad esempio, non ho perso la mia musica: proviene da iTunes Store.

    Così starò attento da chi inizierò ad acquistare libri. E se nessuno mi ispira fiducia, continuo col libro di carta, che poi taglio, scannerizzo e... ottengo ugualmente il risultato finale, anche se molto meno elegante.

    Ma vorrei spendere qualche parola sui maggiori rischi, ovvero sulla perdita dei contenuti. Perché alla fine è questo il nocciolo della questione.
    Prima di tutto non esiste la garanzia assoluta di non perdere un contenuto. Posso portare qualche esempio personale. Ho perso centinaia di fumetti, tra prestati e rovinati (tagliati con le forbici dal fratellino piccolo o slegati dall'umidità del bagno dove spesso si leggono). Ho perso centinaia di riviste perché non avevo posto dove metterle durante un trasloco o perché sono finite nell'acqua durante qualche allagamento di cantina. E naturalmente anche diversi libri sono andati persi.
    Se ci spostiamo su altri supporti, la musica non cambia: audio cassette stereo 7 di 30 anni tutte smagnetizzate. Chi ha poi preso le stereo 8, le ha buttate, visto che i lettori sono spariti.
    Tutti contenuti per i quali abbiamo pagato i diritti d'autore.
    Bene, quindi? Quindi è presto detto: si ricomprano. Che problema c'è?

    Hai visto, Calamari, che le informazioni e la cultura non sono persi? Si perderebbero se quella copia digitale che abbiamo perso fosse l'unica copia. Ma non è così, ce ne sono quante ne vuoi. Come quando rompi un bicchiere, ne compri un altro. Ovviamente a patto che costi poco, che non sia una cosa preziosa.

    Ricordo comunque la premessa: questo è il rischio maggiore, la "catastrofe". Se accettiamo tale evenienza, tutto il resto non ci fa un baffo.
    ruppolo
    33147
  • - Scritto da: ruppolo

    > Tutti contenuti per i quali abbiamo pagato i
    > diritti
    > d'autore.
    > Bene, quindi? Quindi è presto detto: si
    > ricomprano. Che problema
    > c'è?
    >

    Accidenti. Sony, BMG, Vivendi & Co dovrebbero farti un monumento: sei il poll... Ehm, il consumatore perfetto. Compri, compri e compri. Sei la ragione principale per cui ogni tentativo di far loro cambiare idea tramite il boicottaggio é destinato a fallire. Sei il soldatino delle major.

    > Hai visto, Calamari, che le informazioni e la
    > cultura non sono persi? Si perderebbero se quella
    > copia digitale che abbiamo perso fosse l'unica
    > copia. Ma non è così, ce ne sono quante ne vuoi.

    Seee, certo. Infatti è per questo che ci sono libri fuori stampa che non si trovano. É per questo che esistono serie TV di cui non esistono più tracce. Immagino che posso andare su Amazon e comprarmi tutta la prima serie di Doctor Who con William Hartnell. Oops, no. E non posso comprarmi il bootleg di un concerto dei Kansas.
    Posso comprare quello che qualcuno ha deciso che posso comprare.

    E il futuro é ancora peggio, con la gestione remota dei diritti: vogliamo far sparire un saggio che da fastidio a qualcuno? Fatto. Non ce l'hai più. Ti ridanno i soldi, ma intanto l'informazione è scomparsa.

    Almeno con la cara vecchia stampa se facevi abbastanza copie, qualcun altro poteva copiarle a sua volta e diffonderla. Adesso l'industria mediatica potrà diventare padrona assoluta della cultura, dell'informazione, in sostanza del modo in cui pensiamo e agiamo.

    Ma a te, fiero e valoroso soldato delle major, che marci verso il futuro con l'iPod in mano cantando le lodi di Amazon a squarciagola, questo va bene.
    non+autenticato
  • - Scritto da: ruppolo
    > - Scritto da: Funz
    > > Saranno tutti ca**i suoi, gli starà solo bene,
    > > come gli sta bene a tutti quelli che hanno
    > > comprato musica da servizi online poi defunti e
    > > hanno perso tutto per via del
    > > DRM.
    >...
    > Ma vorrei spendere qualche parola sui maggiori
    > rischi, ovvero sulla perdita dei contenuti.
    > Perché alla fine è questo il nocciolo della
    > questione.
    > Prima di tutto non esiste la garanzia assoluta di
    > non perdere un contenuto. Posso portare qualche
    > esempio personale. Ho perso centinaia di fumetti,
    > tra prestati e rovinati (tagliati con le forbici
    > dal fratellino piccolo o slegati dall'umidità del
    > bagno dove spesso si leggono). Ho perso centinaia
    > di riviste perché non avevo posto dove metterle
    > durante un trasloco o perché sono finite
    > nell'acqua durante qualche allagamento di
    > cantina. E naturalmente anche diversi libri sono
    > andati
    > persi.
    > Se ci spostiamo su altri supporti, la musica non
    > cambia: audio cassette stereo 7 di 30 anni tutte
    > smagnetizzate. Chi ha poi preso le stereo 8, le
    > ha buttate, visto che i lettori sono
    > spariti.
    > Tutti contenuti per i quali abbiamo pagato i
    > diritti
    > d'autore.
    > Bene, quindi? Quindi è presto detto: si
    > ricomprano. Che problema
    > c'è?

    L'esempio che hai fatto non è affatto pertinente.
    Un conto perdere qualcosa a causa di un contratempo/incidente, un conto perdere qualcosa a causa di questioni commerciali che per te dovrebbero essere completamente ininfluenti.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Funz
    > La gente se ne frega, ma quando uno vorrà
    > comprarsi un ebook reader di un'altra marca
    > perderà il diritto di leggere tutti i libri che
    > ha noleggiato (perché l'acquisto è un'altra cosa)
    > fino ad allora, e l'unica alternativa sarà di
    > comprarsi un altro kindle.

    Infatti! Però una domanda: ma Kindle non legge senza problemi i file privi di DRM? Se così fosse, per la migrazione sarebbe sufficiente rimuovere la protezione DRM, che in questo caso rientrerebbe nelle eccezioni all'aggiramento delle protezioni e al reverse-engineering a scopo di interoperabilità secondo la Direttiva 2009/24/EC (articoli 5 e 6).
    non+autenticato
  • > rientrerebbe nelle eccezioni all'aggiramento
    > delle protezioni

    Scusate, ovviamente volevo scrivere "eccezioni alla proibizione dell'aggiramento delle protezioni".
    non+autenticato
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