Gabriele Niola

Videogame d'annata

Un viaggio sconnesso tra titoli che hanno fatto la storia. Per tentare di tirare le prime somme di 30 anni e più dalla nascita dell'era dei videogiochi

Videogame d'annataRoma - La letteratura sulla videoludica ha subito una drastica impennata negli ultimi anni per quantità e qualità degli scritti: ma se la maggior parte dei testi è orientato sul versante accademico e ruota intorno all'analisi del linguaggio dei videogiochi (come essi comunichino, quale sia il loro specifico e come le nuove generazioni portino avanti questo linguaggio in una direzione che si distanzia dagli omologhi audiovisivi), è da poco uscito un libro che invece vira su tutto un altro versante.

Vintage Games, adeguatamente sottotitolato La storia di Grand Theft Auto, Super Mario e dei più influenti videogiochi di tutti i tempi, è una curiosa variazione sul tema della storia della videoludica nel quale il racconto di come l'industria si sia sviluppata dagli albori ad oggi non procede in senso cronologico, né attraverso una rigida (quanto arbitraria) suddivisione in generi. Al contrario gli autori Bill Loguidice e Matt Baron hanno preferito scegliere 25 titoli emblematici del mezzo, spaziando tra moderni e antichi per parlare di qualcosa che va più in là anche del titolo stesso. Può sembrare una contraddizione in termini raccontare la modernità attraverso il culto del vintage, e invece è un modo interessante di approcciare il settore.

I Vintage Games sono quei giochi usciti qualche decennio fa che continuano ad influenzare i videogiochi moderni, e che per questo motivo non abbiamo dimenticato. Non liquidabile in senso stretto come un'enciclopedia dei videogiochi o un dizionario della videoludica, Vintage Games ha poco di vintage e molto di moderno. Per parlare dei platform di un certo tipo parte, come ovvio, dalla storia della saga di Super Mario Bros, spaziando subito però nei rivali come Sonic, nei concorrenti, negli esempi migliori e peggiori di quello che Mario ha originato, soffermandosi sulle ultime generazioni e le infinite espansioni del genere su diverse console.
È come se ogni videogioco facesse genere a sè, anche retroattivamente. Ad esempio per parlare dell'introduzione della visuale tridimensionale la scelta ricade su Tomb Raider, benché non si tratti del primo gioco del genere, o per gli sparatutto in soggettiva invece il capitolo è incentrato su Doom e non su Wolfenstein (anche se ovviamente poi il gioco è menzionato).

Utilizzare titoli di giochi cardinali come capitoli dona al libro un andamento non lineare, che consente una lettura episodica, consultativa. A questo punto interviene però il grande limite di Vintage Games, ovvero la totale mancanza di un'elaborazione intellettuale di ciò che si racconta. Come precisato all'inizio, non è intenzione degli autori parlare di linguaggi e di significati legati alla produzione videoludica: tuttavia, tracciando la storia dei videogiochi in più di un momento, gli autori arrivano a trattare anche quale sia stato il retaggio di un certo titolo, cosa cioè sia stato in grado di causare, a che fenomeni abbia dato vita e quali altri giochi siano nati grazie alla sua sola esistenza. Queste considerazioni per lo più girano intorno ad un vuoto teorico che in più di un caso genera frustrazione nel lettore.

Speculazioni teoriche a parte, però, il compendio di Baron e Loguidice è impressionante per serietà, esaustività e minuzia (450 pagine). Sebbene non completo (molti videogiochi a dir poco storici non sono citati) il libro è però coerente nella volontà di cominciare a tracciare un abbozzo di storia della videoludica, decidendo chi tenere dentro e chi fuori. Non sempre si concorderà con le scelte degli autori (praticamente nessuna citazione per i giochi di Fumito Ueda), ma è indubbio che queste siano state fatte con criterio, conoscenza e un'idea ben precisa di come si sia dipanata l'evoluzione dei generi, dei titoli e dei giochi. Un'opera da consultazione e non da meditazione.

L'edizione italiana è curata da Claudio Todeschini e Stefano Gaburri.

Gabriele Niola
Il blog di G.N.
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22 Commenti alla Notizia Videogame d'annata
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  • Casomai donkey kong e pole position, non dimentichiamoci i veri pionieri.
    Ad es. come stile di gioco ha innovato di piu' la williams tra l'80 (defender) e l'82 (joust) che l'intera industria videoludica dai tempi di doom.
    non+autenticato
  • Capisco le tue obiezioni ma l'idea dietro al libro è proprio di non mettere come titolo del capitolo il primo gioco di ogni categoria ma quello che è stato più importante. All'interno poi trovi citati tutti i debiti e tutti i primi e anche le motivazioni per le quali quel gioco che dà il titolo al capitolo sia considerato più importante.
    Scelte discutibili per carità ma che hanno l'audacia di cercare di tracciare un percorso.
  • Grande Gabriele! Ho notato con piacere il tuo disappunto per la mancanza dei giochi di Fumito Ueda.
    Ma temo che titoli come ICO e SOTC siano troppo autoriali, stanno al mondo dei videogiochi come film di Antonioni o Buñuel stanno al mondo del cinema.
    non+autenticato
  • Non saprei dire se la scelta è stata per l'eccessiva autorialità dei titoli, purtroppo non essendo nemmeno menzionati non si capisce. Si potrebbe intuire che non sono stati ritenuti fondamentali per l'evoluzione del loro genere. E forse in questo potrebbe esserci un po' di verità, nel senso che sono talmente originali e fanno così storia a sè da non poter essere imitati e quindi non inserirsi in un più grande flusso evolutivo.

    Certo che non vederli citati è da sentirsi male.
  • Credo che nessun RPG attuale sia arrivato a potersi paragonare (facendo le debite proporzioni con i tempi e le tecnologie a disposizione) con quello che è riuscito a ottenere un capolavoro come Chrono Trigger, che in una cartuccetta di SNES conteneva un epopea interminabile di storie e personaggi. Strano che non si parli di giochi di ruolo nell'articolo però...
  • Se consideriamo come sono conciati adesso i jrpg e la software house che fece quel gioco...
    Sgabbio
    26177
  • certo, certo... maggior ragione per considerare come, a suo tempo, CT fosse un capolavoro.
    E' ovvio che adesso il panorama è dominato dagli stralci di TES (di cui forse si vedrà un MMO), e dagli ultimi usciti come Dragon Age Origins e Divinity II, che però mi guardo dal giocare siccome non sarebbero all'altezza di Oblivion
  • - Scritto da: ephestione
    > certo, certo... maggior ragione per considerare
    > come, a suo tempo, CT fosse un
    > capolavoro.
    > E' ovvio che adesso il panorama è dominato dagli
    > stralci di TES (di cui forse si vedrà un MMO), e
    > dagli ultimi usciti come Dragon Age Origins e
    > Divinity II, che però mi guardo dal giocare
    > siccome non sarebbero all'altezza di
    > Oblivion

    Infatti DA Origins è anni luce avanti ad Oblivion.
    non+autenticato
  • - Scritto da: tDv
    > Infatti DA Origins è anni luce avanti ad Oblivion.

    guardo sempre i gameplay su youtube prima di iniziare un gioco... e dragon age mi ha dato una sola impressione: "Ma che 2 OO!!"
    In simpatia eh, ma vedere le 3 ore di gameplay introduttivo in cui non si fa nulla, e i combattimenti che mi sembrano (ma forse mi sbaglio) semplicemente una versione in grande di spellforce, non mi sono entusiasmatoSorride
  • - Scritto da: ephestione
    > - Scritto da: tDv
    > > Infatti DA Origins è anni luce avanti ad
    > Oblivion.
    >
    > guardo sempre i gameplay su youtube prima di
    > iniziare un gioco... e dragon age mi ha dato una
    > sola impressione: "Ma che 2
    > OO!!"
    > In simpatia eh, ma vedere le 3 ore di gameplay
    > introduttivo in cui non si fa nulla, e i
    > combattimenti che mi sembrano (ma forse mi
    > sbaglio) semplicemente una versione in grande di
    > spellforce, non mi sono entusiasmato
    >Sorride

    Anzitutto parlo della versione PC (che è sensibilmente diversa rispetto a quella per console).
    Se uno gioca a livello facile può tranquillamente non fare niente nei combattimenti e l'IA sconfigge i nemici per noi.
    A livello medio diventa un pelo più difficile ma tutto sommato i combattimenti rimangono facili.
    Ma dal livello difficile in poi i combattimenti diventano per forza di cosa molto tattici e bisogna usare tutti i componenti del party al meglio altrimenti anche negli scontri più semplici si viene disintegrati.
    Dialoghi molto molto belli (sensibilmente meglio di quelli di Oblivion).
    Gameplay differente ma più RPG di Oblivion (nei limiti di un videogame cmq) con storia, personaggi, sfumature e dialoghi nettamente più maturi ed intriganti.
    Di fatto il vero erede dei Baldur's Gate.
    Oblivion, per quanto mi sia piaciuto, l'ho trovato inferiore a Morrowind anche se l'espansione "Shivering Isles" è fatta molto bene e risulta migliore del gioco stesso.
    non+autenticato
  • io ho giocato a Morrowind, mi sono comprato una 360 quasi solo per giocare ad Oblivion (non mi andava di cambiare pc per 1 gioco!) e sto facendo Dragon Age
    mi sono piaciuti (o mi piacciono, nel caso di DAO) molto tutti e non farei un paragone, avendo stili ed impostazioni differenti: TES4 mi pare più vicino a Fable 2 (ovviamente è meglio TES4), mentre DAO mi sembra somigliare di più a Neverwinter Nights

    In ogni caso li consiglio tutti
  • diciamo che sono d'accordo con teOcchiolino
    Anche se sono poco preso da NWN, SF e quindi altri giochi come DAO (Data la loro impostazione)... immergermi in Morrowind è stata un'esperienza che mi ha "segnato".
    Ho letteralmente vissuto il gioco, e questo mi è capitato ancora meglio che rispetto a Oblivion, nonostante i dialoghi interamente parlati e la grafica "pompata" di quest'ultimo (giocata con una X800XT). Morrowind è stata davvero una "prima volta" di qualcosa che ancora non conoscevo e l'ho goduta appieno, ero a tutti gli effetti "dentro" la storia, e non la osservavo isometricamente, se mi sono spiegatoOcchiolino
  • Forse nell'articolo no, ma nel libro di giochi di ruolo si parla, eccome! Per quanto riguarda i JRPG c'è un intero capitolo dedicato a Final Fantasy (e non solo ovviamente, anche se quello fa da "traino" al genere), per gli RPG occidentali ce n'è uno tutto per Ultima e uno per Ultima Online.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Claudio Todeschini
    > Forse nell'articolo no, ma nel libro di giochi di
    > ruolo si parla, eccome! Per quanto riguarda i
    > JRPG c'è un intero capitolo dedicato a Final
    > Fantasy (e non solo ovviamente, anche se quello
    > fa da "traino" al genere), per gli RPG
    > occidentali ce n'è uno tutto per Ultima e uno per
    > Ultima
    > Online.

    appunto... è scandaloso che non si parli di chrono trigger. Final fantasy ha dalla sua la catena interminabile di "episodi", che poi episodi alla fine non sono siccome le uniche cose in comune sono gli spiriti elementali, ma un gioco epico e completo come CT ha lasciato un'impronta.
  • > appunto... è scandaloso che non si parli di
    > chrono trigger. Final fantasy ha dalla sua la
    > catena interminabile di "episodi", che poi
    > episodi alla fine non sono siccome le uniche cose
    > in comune sono gli spiriti elementali, ma un
    > gioco epico e completo come CT ha lasciato
    > un'impronta.

    Sei una brava... persona-rana-cosa..

    Mitico, quel gioco.
    non+autenticato
  • Ehi, che bella sorpresa trovare un articolo su Vintage anche da queste parti! A proposito dei titoli non citati, segnalo solo che si trovano online, sul sito http://www.vintagegames.it, altri capitoli extra (in HTML o in PDF, impaginati come il libro) che trattano altri titoli piuttosto importanti: Pong, Defender, Robotron, Rogue, Elite, e nei prossimi giorni se ne aggiungeranno altri. Giusto per completezzaSorride
    non+autenticato
  • scusa se uso questo post per chiederlo, ma Stefano Gaburri è quello che lavorava (lavora) al TGM?Sorride
    non+autenticato