Alfonso Maruccia

FreeAllMusic, per chi suona l'advertising

Un nuovo servizio web in attesa di debutto prova a sfruttare il discusso modello di contenuti in cambio di pubblicità. Con tanto di approvazione delle major. Nel mentre Vevo parte col botto

Roma - La musica online finanziata dall'advertising sembrava essersi estinta con la resa di SpiralFrog, il portale che avrebbe dovuto fare concorrenza al P2P libero e gratuito ed è invece finito gambe all'aria per eccesso di debiti. E invece il binomio musica e advertising torna prepotentemente di attualità grazie a FreeAllMusic.com, portale in fase di lancio che offrirà agli utenti la possibilità di scaricare brani MP3 dopo la visione obbligatoria di una réclame. Due delle quattro Grandi Sorelle sono già della partita, le altre sono attese al varco.

Diversamente da altri servizi simili, FreeAllMusic avrà la particolarità di permettere il download dei brani desiderati piuttosto che limitarne la fruizione al browser web: ogni mese gli utenti avranno diritto a scaricare un massimo di 20 brani (5 a settimana), e a ogni download sarà obbligatoria la visione di uno spot pubblicitario. La musica viene letteralmente data via gratis in formato libero, e ognuno potrà usare i suoi MP3 come preferisce.

A dimostrazione del fatto che non si tratta dell'ennesima autopromozione avventata senza basi legali sullo stile dell'oramai notorio Qtrax, FreeAllMusic può già vantare l'accordo (confermato dalle stesse società interessate) con Universal Music Group ed EMI, con la conseguente disponibilità del vasto catalogo di artisti in mano alle due etichette discografiche.
Se il modello di business scelto da FreeAllMusic è destinato a fallire ancora una volta solo il tempo potrà dirlo, ed è a questo punto interessante osservare cosa decideranno di fare Sony Music e Warner Music Group dopo l'avallo già concesso al servizio dalle altre due rappresentanti del blocco della musica commerciale internazionale. Il sito, neanche a dirlo, è attualmente irraggiungibile dal territorio telematico del Belpaese.

Pieno di promesse e belle speranze (delle major), è inoltre quel Vevo nato da una partnership tra Google e Universal e che col tempo dovrebbe prendersi in carico tutto il materiale musicale attualmente veicolato dai server di YouTube. Presentato a fine 2009 con squilli di trombe, tartine e presenzialismo di star e starlette del disco, Vevo sembra essere partito col piede giusto facendo registrare, in un solo mese di attività, oltre 35 milioni di visitatori unici secondo quanto sostiene comScore.

Alfonso Maruccia
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