Alfonso Maruccia

Verizon, RIAA e le disconnessioni forzate

A un anno di distanza dalla dichiarazione d'intenti dell'industria musicale statunitense, almeno uno dei grandi provider nazionali ammette di aver usato la ghigliottina sulle disconnessioni

Roma - Sono pochi e parlano di buoni risultati senza fornire numeri precisi a supporto. Sono i provider statunitensi che hanno accettato la proposta di partnership messa in campo da RIAA per smetterla con le cause contro i singoli pirati e agire direttamente alla radice, vale a dire sulla connessione attraverso cui si perpetua l'infrazione del copyright sui contenuti. Ad ammettere di aver disconnesso i suoi stessi clienti è ad esempio Verizon, secondo la cui esperienza in genere non è necessario arrivare al taglio della connessione per mettere fine ai download non autorizzati.

"Abbiamo tagliato fuori alcune persone", conferma il portavoce di Verizon Online Bobbi Henson, che tiene a precisare come la sua società non interferisca con la banda delle connessioni "come fa Comcast" ma si riservi comunque il diritto di terminare il servizio per cui gli utenti hanno pagato. Con la conferma di Verizon si concretizza dunque lo spettro di una fusione tra interessi di provider e industria multimediale, con quest'ultima attivamente impegnata a rilasciare pareri alla Federal Communications Commission sulla necessità di lasciare ai due soggetti interessati (ISP e major appunto) il compito di risolvere il problema della condivisione illegale.

Il comportamento di Verizon va poi molto oltre quanto la stessa AT&T (il più importante ISP del paese) si disse disposta a fare tempo addietro: "niente disconnessioni" diceva il provider, mentre Verizon ammette i tagli anche se li limita a un numero ridotto (e non meglio specificato) di utenti. Grazie alla collaborazione con RIAA, inoltre, il numero di ordini giudiziari ricevuti è calato drasticamente, dice Henson.
Un altro importante risultato della partnership RIAA-Verizon, sempre secondo Henson, è il fatto che gli avvisi sono efficaci nel far desistere la maggior parte dei netizen beccati con le mani sui file (sbagliati): dallo scorso aprile, periodo in cui è cominciata la spedizione delle missive per conto dell'industria, Verizon ha scoperto che "non è necessario avvisare per una seconda volta molte delle persone" interessate.

I pirati semplicemente cessano i download, "o dicono a chiunque lo stia facendo di fermarsi" nel caso di genitori e familiari ignari delle abitudini piratesche di un membro della famiglia. La testimonianza di un utente rimasto anonimo conferma quanto Verizon va sostenendo sulle disconnessioni permettendo la pubblicazione di una mail tipo spedita dal provider, dicendo di aver immediatamente interrotto le pratiche di P2P e di voler considerare un abbonamento a Netflix (10 dollari al mese) per usufruire di tutti i contenuti (legali) che preferisce.

L'ultima rassicurazione di Verizon riguarda la privacy degli utenti: in nessun caso, dice la società, le informazioni personali verranno passate alle major o a chiunque altro se la richiesta non arriva da istituzioni legittimate a formularla come giudici e tribunali. Disconnessi sì, ma non consegnati e denudati davanti alle major.

Alfonso Maruccia
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