Alessandro Del Rosso

Linux Foundation addestra pinguini

L'organizzazione ha esteso il suo programma formativo, includendovi una serie di webinar gratuiti. Che spazieranno su vari argomenti: dalla programmazione al marketing

Roma - Poche settimane addietro Linux Foundation ha varato un servizio online con cui, tra le altre cose, vuol semplificare la ricerca di tecnici Linux da parte delle aziende. Il problema, sostengono alcuni, è che oggi le domande d'impiego - almeno in USA - superano le offerte. In tutta risposta la nota organizzazione americana ha annunciato nuovi corsi di formazione online, che presto comprenderanno diverse risorse gratuite, tra le quali una serie di webinar tenuti da alcuni dei più noti sviluppatori di Linux.

I webinar inizieranno a marzo, e per usufruirne è necessario registrarsi preventivamente: la form per la registrazione al primo evento, tenuto da Jon Corbet e dal titolo How to Contribute to the Linux Community, si trova qui.

Linux Foundation intende anche estendere il numero delle scuole e dei paesi che possono beneficiare dei suoi corsi gratuiti, corsi che coprono un grande numero di argomenti: dai più leggeri, come le modalità di contribuzione alla comunità, ai più tecnici e impegnativi, come la programmazione del kernel. Non mancano poi corsi prettamente rivolti al marketing e alle strategie di business relative al software open source, un argomento che, secondo l'executive director di Linux Foundation Jim Zemlin, sono particolarmente richiesti da IT manager, venditori di hardware e professionisti del settore.
Ma come anticipato, ciò che più sta a cuore alla Linux Foundation è espandere il numero di tecnici e di amministratori di sistema esperti in Linux: così da soddisfare la crescente domanda delle aziende e delle pubbliche amministrazioni.

Alessandro Del Rosso
15 Commenti alla Notizia Linux Foundation addestra pinguini
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  • ...l'interesse a preparare i seminari in italiano sia vicino
    all'interesse a prepararli in swahili...
    non+autenticato
  • > all'interesse a prepararli in swahili...

    Volevo rispondere al post qui sopra.Imbarazzato
    non+autenticato
  • Il mercato italiano dell'Open Source è molto in ritardo rispetto a quello americano, per molte ragioni.
    Certamente cresce continuamente l'esigenza di competenze specifiche, ma purtroppo al momento quelli che scarseggiano sono soprattutto i posti di lavoro.

    Ritengo che, una volta ripartita l'economia, ricerca di persone con competenze nel mondo dell'Open crescerà più di quella per i sistemi proprietari.

    Una cosa che tuttavia manca a queste ottime iniziative è l'internazionalizzazione; non molti sono attualmente in grado di seguire webinar in inglese (o più precisamente, in americano) con un'adeguata capacità di comprensione.

    Un investimento in questo senso, sia da parte delle organizzazioni promotrici di Linux e del SW open, sia delle aziende che vendono formazione, potrebbe dare un buon impulso ad una più rapida diffusione del know-how specifico.
  • Secondo me il problema italiano e' specchio della cultura generale nazionale. Portare acqua al proprio campicello recintato senza capire che se si mette acqua e campicello in comune la raccolta sara' migliore.
    E pensare che secondo me la realta' italiana sarebbe ideale per uno sviluppo "open source", tante piccole realta' che da sole sopravvivono ma insieme chissa'...

    Per il discorso sull'inglese/americano come non quotarti, io per primo credo di non essere in grado di seguirli senza problemi. E come me credo che ce ne siano molti.


    - Scritto da: andy61
    > Il mercato italiano dell'Open Source è molto in
    > ritardo rispetto a quello americano, per molte
    > ragioni.
    > Certamente cresce continuamente l'esigenza di
    > competenze specifiche, ma purtroppo al momento
    > quelli che scarseggiano sono soprattutto i posti
    > di
    > lavoro.
    >
    > Ritengo che, una volta ripartita l'economia,
    > ricerca di persone con competenze nel mondo
    > dell'Open crescerà più di quella per i sistemi
    > proprietari.
    >
    > Una cosa che tuttavia manca a queste ottime
    > iniziative è l'internazionalizzazione; non molti
    > sono attualmente in grado di seguire webinar in
    > inglese (o più precisamente, in americano) con
    > un'adeguata capacità di
    > comprensione.
    >
    > Un investimento in questo senso, sia da parte
    > delle organizzazioni promotrici di Linux e del SW
    > open, sia delle aziende che vendono formazione,
    > potrebbe dare un buon impulso ad una più rapida
    > diffusione del know-how
    > specifico.
  • ...l'interesse a preparare i seminari in italiano sia vicino
    all'interesse a prepararli in swahili...
    non+autenticato
  • E c'è anche da aggiungere che in molti paesi tecnologicamente avanzati non anglofoni la maggior parte delle persone che operano nel campo informatico (e non, vedi paesi scandinavi) sono perfettamente in grado di comprendere l'inglese (e dunque l'"americano").
    Il problema che in Italia questa percentuale di persone sia molto più bassa non è del tutto casuale, e può essere visto anche come un problema culturale, se non sicuramente come uno svantaggio competitivo... solo che molti (non mi riferisco a questi commenti) preferiscono prendersela con gli americani cattivoni che non hanno voglia di tradurre in italiano, in swahili ecc ecc...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Klut
    > Il problema che in Italia questa percentuale di
    > persone sia molto più bassa non è del tutto
    > casuale, e può essere visto anche come un
    > problema culturale, se non sicuramente come uno
    > svantaggio competitivo...

    Si`, ma noi abbiamo la migliori scuola di doppiaggio al mondo. Smetti di doppiare tutto, fai crescere un bambino con cartoni animati, serie tv e film in inglese+sub-ita e vedi come si risolve il problema. All'estero il 20% delle nazioni doppia e il restante 80% parla inglese come seconda lingua.
    Scusate lo sfogo, ma ho vissuto questo dramma sulla mia pelle. Sei mesi a Varsavia, dove anche la "Casalinga di Voghera" guarda "Bold and Beautiful" in lingua inglese senza alcun problema... e tu come un cretino....
  • > Si`, ma noi abbiamo la migliori scuola di
    > doppiaggio al mondo. Smetti di doppiare tutto,
    > fai crescere un bambino con cartoni animati,
    > serie tv e film in inglese+sub-ita e vedi come si
    > risolve il problema. All'estero il 20% delle
    > nazioni doppia e il restante 80% parla inglese
    > come seconda lingua.

    Già, questo è uno dei motivi principali perché siamo rimasti così indietro. Non dico eliminare da un giorno all'altro tutti i doppiatori (che rappresentano comunque un patrimonio), ma almeno iniziare a trasmettere gradualmente sempre più contenuti in lingua originale anche nelle reti principali.
    Incominciare dalle serie tv non sarebbe una cattiva idea, sia per via del target particolarmente giovane, sia perché ormai i doppiaggi italiani di molte serie tv rasentano il ridicolo, con traduzioni pessime, voci monotone e qualche decina di doppiatori a interpretare migliaia di personaggi...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Klut
    > E c'è anche da aggiungere che in molti paesi
    > tecnologicamente avanzati non anglofoni la
    > maggior parte delle persone che operano nel campo
    > informatico (e non, vedi paesi scandinavi) sono
    > perfettamente in grado di comprendere l'inglese
    > (e dunque
    > l'"americano").

    Si, come no! Ma tu lo sai che una mia amica che e' stata a Londra per 6 mesi in una casa alla pari, ha visto i suoi ospiti guardare i film americani con i sottotitoli in inglese?
    Io ho provato a seguire un po' di bbc, e ti garantisco che sono comunque riuscito a capirli, non al 100%, ma ce l'ho fatta. Ho provato la stessa cosa con una tv americana. Non ci ho capito una mazza. Si capiva solo quando prendevano respiro perche' erano costretti a rallentare ed a pronunziare meglio.
    Mi vien da ridere pensando ad i francesi...
    non+autenticato
  • Io sono stato in entrambi gli stati, e m'è capitato di sentir parlare sia attori sia giornalisti di entrambe le nazionalità.

    Il fatto che i giornalisti della BBC siano più comprensibili degli attori dei film americani è ovvio, perché i primi in quel momento stanno parlando proprio per farsi comprendere il più possibile, ed è quella la discriminante.

    Io mi sono sempre trovato abbastanza bene guardando i telegiornali sia inglesi che americani, e lo stesso vale per le conferenze o presentazioni.
    Ho avuto invece difficoltà a volte a capire film e telefilm particolarmente concitati, ma questo indipendentemente dalla nazionalità degli attori.

    Per quanto riguarda le persone qualunque invece mi sono paradossalmente trovato meglio in America che in Inghilterra...

    Tutto questo comunque non sposta di una virgola il discorso;)
    non+autenticato
  • - Scritto da: Klut
    > E c'è anche da aggiungere che in molti paesi
    > tecnologicamente avanzati non anglofoni la
    > maggior parte delle persone che operano nel campo
    > informatico (e non, vedi paesi scandinavi) sono
    > perfettamente in grado di comprendere l'inglese
    > (e dunque
    > l'"americano").

    Lungi dal difendere la scarsissima conoscenza delle lingue straniere da parte degli italiani devo però notare che i paesi non anglofoni da te citati sono tutti paesi di lingua germanica ( pure l'inglese lo è ).

    Per loro l'inglese è un po come per noi sono francese e spagnolo, questo vale per l'intero nord Europa esclusa la Finlandia, sono tutte lingue dello stesso ceppo, per l'appunto quello germanico.

    Qualche difficoltà la trovano Svedesi e Norvegesi che si trovano ad avere una grammatica sorprendentemente più semplice di quella inglese ed una serie di termini mutuati dalle antiche lingue scandinave. Le lingue scandinave vengono difatti classificate come lingue germaniche settentrionali, niente di grave per loro, basta poco impegno ad uno scandinavo per poter apprendere una lingua di fatto 'affine'.

    Questo come ho detto sopra non giustifica affatto la scarsità linguistica degli Italiani ( e degli Spagnoli ).

    Per noi in generale la difficoltà maggiore sta nella comprensione della pronuncia (fonìa).

    Sembra che le lingue latine moderne debbano parte della loro fonia alle lingue del mediterraneo orientale, influenza che addolcì di parecchio la pronuncia, ad esmpio cesare i romani lo pronunciavano similmente a kaesar o kaisar prima dell'epoca adriana, epoca in cui il latino abbandonò la caratteristica consonantica distanziandosi anche notevolmente dal resto d'Europa.

    In Italia si verifica lo strano fenomeno di usare termini anglofoni al posto di quelli (disponibili) locali senza con questo imparare la lingua straniera, si imbarbarisce la nostra nobile lingua e non se ne impara un'altra oramai affermatasi come lingua franca internazionale.

    Stiamo dunque perdendo tutto, la nostra lingua e la capacità di interagire efficacemente in ambito internazionale.
    non+autenticato
  • Bellissima iniziativa.
    Penso proprio ne farò tesoro.
    E grazie per la segnalazione. ^__^
  • > Bellissima iniziativa.
    > Penso proprio ne farò tesoro.
    > E grazie per la segnalazione. ^__^

    Concordo, peccato che poi in Italia manchi il lavoro...
    ...e peccato anche che ci siano 1000 commenti insulsi negli
    articoli sul nuovo "coso" delle apple e poco o ninete qui.
    non+autenticato
  • in pratica si tratta di ufficializzare la posizione di amministratore di sistema linux, perchè già oggi questi tizi esistono e sono una moltitudine, ma ovviamente non c'hanno il pezzo di carta che li qualifica come tali

    in ogni caso è una buona mossa, soprattutto per le aziende che hanno bisogno del pezzo di carta per sentirsi più tranquille ( poco importa poi se dietro quel pezzo di carta c'è tutto fumo )
    non+autenticato
  • LPIC -> http://en.wikipedia.org/wiki/LPIC

    Questo serve solamente a coinvolgere interessati per approfondire argomenti... Č un'ottima campagna pubblicitaria.
    non+autenticato