Mauro Vecchio

Australia, il provider non è responsabile

iiNet non avrebbe fatto altro che fornire connettività ai suoi utenti. Una corte federale ha dunque obbligato l'industria del cinema a risarcire l'ISP. Perché non può farsi carico delle violazioni dei netizen

Australia, il provider non è responsabileRoma - Il martello della giustizia ha fatto risuonare i suoi ultimi colpi, lasciando ora spazio soltanto alla possibilità di un ricorso in appello: "iiNet non è responsabile - ha stabilito la corte - Non se i suoi utenti sfruttano la fornitura di connettività come mezzo per violare il diritto d'autore. La legge non riconosce alcun obbligo di tutela del copyright da parte di un soggetto terzo".

È quanto recentemente deciso da un tribunale federale australiano, che ha dunque sottolineato come iiNet - terzo tra i provider più grandi del paese - non abbia fatto altro che rifornire i propri utenti di connettività. Nelle parole del giudice Dennis Cowdroy, l'ISP aussie non sarebbe affatto responsabile delle attività di file sharing illecito da parte dei suoi utenti.

Un provider dovrebbe quindi essere esentato dall'obbligo di monitorare le abitudini dei netizen, in questo caso sviluppatesi a mezzo BitTorrent. Di diverso avviso era stata l'Australian Federation Against Copyright Theft (AFACT), rappresentante sul territorio di case cinematografiche come Village Roadshow, Universal Pictures, Warner Bros Entertainment, Sony Pictures e Disney.
AFACT aveva trascinato in tribunale iiNet con almeno due capi d'accusa. Il primo: il fornitore di connettività avrebbe dovuto consegnare i dati dei propri utenti, colti a violare il copyright in spregio a quanto sottoscritto nel contratto con l'ISP. Ma queste accuse erano state ritirate verso la fine del 2009, lasciando in piedi il secondo capo, la responsabilità indiretta per le violazioni degli utenti.

Il giudice Cowdroy è ora giunto al verdetto, scagionando i responsabili di iiNet e obbligando AFACT a risarcirli con una cifra che si aggira attorno ai 4 milioni di dollari australiani (2,5 milioni di euro circa). Sentenza che ha soddisfatto pienamente il CEO Michael Malone, che ha successivamente sottolineato come sia stato sprecato tanto tempo dietro ad accuse per nulla costruttive.

Decisamente meno elettrizzati i vertici di AFACT, che hanno contestato alla corte federale australiana un'interpretazione personale di come avvengano a livello tecnico sia il downloading selvaggio degli utenti che la capacità di un provider di controllare le attività illecite che vengono condotte a mezzo della connettività che vende. Intanto, iiNet si gode la vittoria dopo il fischio finale della legge.

Mauro Vecchio
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