Gabriele Niola

WebTheatre/ Raccontare la realtà in rete

di Gabriele Niola - Reportage sulla vita notturna dei ragazzi italiani, storie vere messe in scena, storie finte rappresentate come un documentario. Per mostrare la realtà, in pillole web

Roma - Con grande entusiasmo il Corriere della Sera online ha lanciato qualche settimana fa I ragazzi del sabato sera, un unico grande reportage diretto da Roberto Burchielli diviso in capitoli che parla, mostra e descrive la vita notturna giovanile. In soldoni si tratta, anche se nessuno lo dice, della prima web serie italiana mandata in onda da un grande aggregatore di utenti come il media center di Corriere.it. Della web serie ha la scansione, l'idea di un video fruibile in rete, il tema (rappresentare gli stessi utenti) ma purtroppo non ha i tempi. Non è infatti ben chiaro come mai, ma ogni episodio di I ragazzi del sabato sera dura intorno ai 10 minuti, un tempo che ha poco senso su Internet e uccide un contenuto invece molto interessante.

I ragazzi del sabato seraLa serie infatti è stata prodotta con grande sforzo, presenta tanti personaggi diversi da diverse parti d'Italia e li unisce tematicamente (ogni puntata affronta un ambito della vita notturna), mettendo in risalto, attraverso il continuo passaggio da una persona all'altra, la diversità degli approcci ad uno stesso fenomeno e la similitudine degli intenti dei singoli partecipanti. I ragazzi del sabato sera parlano tutti dello svago allo stato puro, di "staccare la spina", "divertirsi" in maniera sfrenata e via dicendo, e come spesso capita per i migliori documentari ciò che viene detto non è necessariamente il senso che arriva allo spettatore, perché il modo in cui le immagini e le storie sono montate riesce a fare un discorso più importante. La forza di I ragazzi del sabato sera sta infatti nel modo cui sceglie di aggregare e saltare da una storia all'altra, levando importanza alle singole banali fuoriuscite ("A me quelli comunisti me fanno schifo, puzzano pure. Uno co' la boccia già me sa di più pulito", "Questo è il mio cagnolino, un chihuahua come quello della Paris...") per darla al macrofenomeno che aggrega tutti quanti.
Dispiace quindi che un prodotto simile, così raffinato, ricco, serio e ponderato venga mandato allo sbaraglio in tronconi esagerati che scoraggiano la visione online.

Ma se in Italia affrontiamo il realismo del racconto della gioventù in rete con il classico piglio del documentario televisivo o, che dir si voglia, del grande reportage, nel più maturo mercato anglosassone non c'è timore di "fingere", cioè di raccontare cose vere attraverso il filtro del racconto finto, una cosa che al cinema è la regola. Due esempi diversi rendono bene l'idea.
byCHANCEDa una parte c'è byCHANCE, web serie particolarissima arrivata al quinto episodio che racconta storie slegate (ogni storia dura due episodi) interpretate da attori e dirette da un regista ma tutte rigorosamente vere. Non si tratta solo di ricostruire a posteriori qualcosa che è accaduto ma di individuare un frammento di vita e raccontarlo con le tecniche cinematografiche.
Quello che fino ad ora ha raccontato byCHANCE sono stati momenti nella vita di persone, non eventi eclatanti né situazioni estreme ma brandelli di quotidianità che, nella loro semplicità, sono in grado di parlare di un mondo, di una persona e di un modo di vivere, e in questo modo avvincere lo spettatore. C'è un aspirante attore che non ha un posto dove vivere e rischia di perdere l'unica occasione della sua vita, un ragazzo padre che si ritrova il cellulare di una persona che conosce a malapena e un appassionato di scacchi messo di fronte alle sue contraddizioni. Nessuna storia si chiude, tutte sono sospese perché anche lì (come in I ragazzi del sabato sera) non è importante ciò che si dice o ciò che avviene, quanto l'aria che si respira. Non a caso una delle poche precisazioni che stanno sul canale della serie è che si tratta di storie di Boston. Come a dire che il contesto (molto presente in ogni storia e per nulla "benevolo") conta.

Oz GirlDall'altra parte poi c'è Oz Girl, serie australiana che documenta il passaggio di una ragazza di provincia nella grande città, Melbourne. La serie è decisamente più lunga (23 episodi) ed è al momento terminata, ma la sua particolarità è nel fingere realismo. Si tratta di un fintomentario, cioè qualcosa che si presenta come un documentario ma che in realtà non lo è ed è abilmente messo in piedi per sembrare tale. Lo scopo non è ingannare lo spettatore, la serie non fa mistero di essere finzionale, l'idea è di raccontare una storia inventata con tutti crismi dei racconti (svelamenti, misteri, svolta ecc. ecc.) utilizzando la cornice del documentario. Accade quindi che di puntata in puntata vediamo gli eventi contrappuntati dalle interviste alle persone che vi avrebbero preso parte, come se quegli attori fossero davvero i personaggi coinvolti.
Il senso di fare qualcosa di simile è tutto interno al genere. Alle volte si sceglie una commedia per raccontare una storia, alle volte quella stessa storia si preferisce raccontarla con i toni del dramma, in questo caso si è scelto il genere documentario anche se non c'è nulla di vero. A cosa possa essere utile questa scelta lo si vede, ad esempio, nell'episodio 9 Dragging sex into it, quando la protagonista durante un appuntamento con un ragazzo rifiuta di concedersi ed egli cerca di obbligarla a fare sesso. In quel caso per la prima volta le persone che hanno in mano la videocamera (quelli che dovrebbero essere i cameraman) decidono di intervenire per salvarla. Questo intervento è qualcosa che può accadere solo in questo genere, che rompe la finzione e fa intervenire un brandello di realismo, dando un tocco tutto particolare al racconto.

byCHANCE EPISODIO 1 - IN LIMBO


OZ GIRL EPISODIO 9 - DRAGGING SEX INTO IT


Gabriele Niola
Il blog di G.N.

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