Giorgio Pontico

Google prepara Store View?

Vista panoramica all'interno dei negozi grazie a Street View. Uno spunto preso dai videogame ma che non dovrebbe vedere la luce tanto presto

Roma - Una delle caratteristiche più intriganti dei videogiochi in prima persona è offrire ai gamer la possibilità di interagire con le ambientazioni circostanti: grazie a Google i netizen dovrebbero essere in grado di fare qualcosa di simile attraverso Street View. Mountain View potrebbe invitarli a esplorare ambienti chiusi, magari incamerando messaggi pubblicitari, o sbirciando fra gli scaffali in vista di un acquisto presso uno store fisico riprodotto online.

Si tratta per ora solo di indiscrezioni, ma pare che BigG abbia spedito alcuni suoi emissari a scattare fotografie in diversi esercizi commerciali di una non meglio precisata città degli States. Stando a quanto rilevato da Search Engine Land un commerciante avrebbe ricevuto la visita alcune persone armate di videocamere e dell'intenzione di fotografare l'interno del negozio.

Alla richiesta di delucidazioni un portavoce di BigG si è limitato a confermare l'episodio spiegando che "Google sperimenta costantemente nuove possibili feature per le sue mappe". Tuttavia quest'ultima incursione non dovrebbe, almeno prossimamente, tradursi in qualcosa di concreto.

La funzione Street View di Google Maps, per quanto interessante, ha trovato diversi ostacoli nel corso del suo cammino: per garantire la tutela della privacy di chi più o meno accidentalmente veniva immortalato dalle Google Car BigG ha dovuto rimuovere grandi quantità di materiale e modificare le immagini ove possibile.

Giorgio Pontico
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35 Commenti alla Notizia Google prepara Store View?
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  • Scambio di battute interessante. Non aggiungo altro, se non una visione positiva rispetto a quanto Google sta facendo rispetto al mercato. La preoccupazione che "Google ammazza la concorrenza azzerando il prezzo dei servizi" mi sembra molto sciocca e miope. Intanto non mi pare che Google sottopaghi i suoi dipendenti, ne che si muova "contro" le leggi, cosa che invece qui da noi sappiamo fare molto bene! Credo piuttosto che stia davvero creando un nuovo mercato. E non scappo dal tema lanciato dall'amico fotografo di panoramiche VRML...sicuro che StreetView non rappresenti una maggiore possibilità per gente come te che sa fare questi lavori. Sicuro che non sia meglio pubblicare le panoramiche "all'interno" delle piattaforme Google che crearsi i propri portali di foto proprietari, costosi da mantenere e spesso mal fatti? Sicuro che il lavoro proprio grazie al boom di StreetView non possa aumentare in futuro. Se pensi di no...forse faresti bene a fare altro..
    Posso solo augurarmi che la teoria del Free come l'ha teorizzata molto bene Chris Anderson nel suo libro prosegua, e si estenda. Ne conosco tante di categorie che danno servizi inutili (ma obbligatori per legge) e si fanno pagare cifre stratosferiche. E in percentuale...chissà come mai! E io sono uno di quelli che appartiene alle categorie "con albo", tanto per essere onesto! Una volta come oggi gli schieramenti erano tra progressisti e conservatori, al di la dei colori politici. Io senza esitazione mi metto dalla parte dei progressisti, che ogni giorno si sforzano di creare nuove opportunità. Se non avessero inventato il trattore, saremmo ancora qui a dissodare i campi a mano. No grazie! Postilla. Ogni tanto qualcuno ci vuole fare credere che l'innovazione tecnologica "cancella" dei posti di lavoro...infatti di cacciatori di bufali del pleistocene non se ne vede più traccia! E pensare che erano così bravi....
  • ╚ facile immaginare dove vuole andare a parare Google: se io "visito" un negozio virtuale, non mi basta vedere la merce esposta: voglio anche vedere le specifiche ed i prezzi (e quindi Google proporrà ai negozianti di inserirli); il passo successivo sarà la possibilità di comprare direttamente la merce online (magari pagando con Google Orkut), e passare al negozio solo per ritirare la borsa già pronta (esempio: sei in ufficio, durante la pausa caffè "visiti" online il supermercato, scegli le merci che vuoi, paghi, e poi, mentre torni a casa, i commessi del supermercato ti preparano la borsa con quello che hai ordinato, e tu passi davanti al mercato per ritirarla "al volo")
    non+autenticato
  • Magari!
    harvey
    1481
  • ...sta "rovinando il mercato" dei fotografi VR, che fanno questo per lavoro, e per un tour virtuale sgobbano giorni e giorni e non possono farlo gratis, e questa mossa va palesemente in questa direzione. Perchè non mostrare in Maps (o in streetview) le DECINE DI MIGLIAIA di panorami VR di alta qualità di 360cities.net, già peraltro presenti proprio in un layer di Google Earth? Forse perchè sono fatte dalla comunità dei fotografi VR e non da Google stessa? Io personalmente le preferirei MOLTISSIMO rispetto alle immagini di Streetview o Panoramio.

    La verità è che Google si allarga in quanti più settori possibili e li "sdraia" con servizi gratuiti, così non rimane spazio per nessun altro.
    non+autenticato
  • Già adesso è possibile inserire le foto in Google Maps. Se le foto che hai scattato a 360░ sono in Creative Commons, penso inoltre che Google potrebbe inserirle tranquillamente. Se le foto sono invece in vendita, evidentemente Google ha deciso che a loro costa meno scattarsele da soli, piuttosto che usare quelle già fatte. Se il fotografo ha detto "non puoi usare le mie foto se non mi paghi", Google non le ha pagate (non è obbligatorio), e non le ha usate, ma ne ha fatte di sue.

    Se dici che non puoi lavorare gratis, lo capisco, ma se qualcun altro può farlo (o almeno, può permettersi di offrire un servizio così economico da essere praticamente gratuito, per l'utente), perchè te la prendi con lui? Perchè invece non cerchi di rendere più efficiente il tuo modo di lavorare, in modo da poter offrire anche tu le stesse condizioni, o condizioni migliori (tipo fotografie a risoluzione più alta, o più aggiornate, e senza watermark in modo da poterle riutilizzare anche in altri siti)? Se non sei capace di farlo, vuol dire che lavori male, ed è giusto che chi lavora meglio di te ti tolga il mercato.
    non+autenticato
  • Angros, che lavoro fai, tu?
    Se mi indichi di che settore ti occupi, e dove lavori (internet o città, ad esempio un negozio), dato che la mia azienda fa soldi a palate con i pomodori e le patane, vengo ad offrire i tuoi stessi IDENTICI servizi, però meglio dei tuoi, dato che ho + soldi e tempo da buttare, offrendoli GRATIS a tutti.
    E se tu migliori, io lo faccio meglio di te, sempre AGGRATIS.
    Se vendi scarpe ad esempio, io aprirò un negozio esattamente di fianco al tuo, e venderò le stesse scarpe al prezzo simbolico di 1 centesimo. Un bel paio di Hogan ad un centesimo. Tanto i soldi li faccio vendendo le pommarole e le patane.
    Se crei siti web, aprirò un sito offrendo i tuoi stessi servizi, regalando siti web in cambio di un cestino di formaggi.
    Tanto i soldi li faccio vendendo le pommarole e le patane, mentre tu non hai una fabbrica di pommarole, e patane.

    Poi quando, con le pezze al culo verrai per spararmi, io ti dirò esattamente questo:

    "Se dici che non puoi lavorare gratis, lo capisco, ma se qualcun altro può farlo (o almeno, può permettersi di offrire un servizio così economico da essere praticamente gratuito, per l'utente), perchè te la prendi con lui? Perchè invece non cerchi di rendere più efficiente il tuo modo di lavorare, in modo da poter offrire anche tu le stesse condizioni, o condizioni migliori (tipo fotografie a risoluzione più alta, o più aggiornate, e senza watermark in modo da poterle riutilizzare anche in altri siti)? Se non sei capace di farlo, vuol dire che lavori male, ed è giusto che chi lavora meglio di te ti tolga il mercato."
    non+autenticato
  • Potrebbe non essere così facile farmi concorrenza gratis: supponi che io lavori in ospedale, o in un carcere, o nella polizia (scusami, ma per principio preferisco non fornire dati personali qui, e comunque se ti dicessi che lavoro faccio dubito che mi crederesti); nei lavori che ho citato, chi beneficia del mio lavoro ottiene un servizio gratuitamente, quindi tu come fai a farmi concorrenza? Come fai ad offrire un servizio che costa meno del mio? L'unico prezzo più basso di zero è una cifra negativa, quindi dovresti essere tu a pagare i tuoi clienti per incoraggiarli a venire da te e non da me (e per inciso, se lo farai, io non ti accuserò di concorrenza sleale, ma mi metterò in coda insieme ai tuoi clienti)
    non+autenticato
  • > gratis: supponi che io lavori in ospedale, o in
    > un carcere, o nella polizia (

    > dubito che mi crederesti); nei lavori che ho
    > citato, chi beneficia del mio lavoro ottiene un
    > servizio gratuitamente,

    nessuno dei quali è gratuito, gli adulti pagano le tasse sai?
  • E' chiaro che ho fatto un esempio, non ti ho chiesto realmente di indicarmi il lavoro o dove vivi.
    Fare concorrenza ad un dipendente statale è ovviamente non possibile, tuttavia qui parliamo di Google e della sua concorrenza sleale quindi il paragone andrebbe fatto con aziende che vendono, producono, costruiscono dei prodotti o servizi.
    Anche un tassista, se offre il servizaio a pagamento, deve chiudere e NON può concorrere se altri taxi sono gratis, può anche offrire una spoglierello in macchina, ma il 99,9% dell'utenza sceglierà il taxi gratis.

    Per dipendenti di aziende normali che non siano statali, un esempio pure è possibile: posso sempre io, ipotetico produttore di pomodori miliardario, pagare 20 dipendenti e mandarli per sfizio a lavorare in un'azienda a caso, la quale licenzierà altre 20 persone. Tra i lgratis ed il pagare.. non c'è storia.

    Oppure io, miliardario, vado a lavorare per un'azienda alla metà dello stipendio o gratis.

    Che G sia sleale nei confronti delle altre aziende e di altri settori è innegabile. Migliaia di aziende sono fallite, decine di settori distrutti, ed ogni tanto qualcuno si incazza, se pensi ad esempio:

    -questione sul navigatore gratis che ha chiuso un mercato florido da anni, in pochi giorni. Tom tom e gli altri hanno finito il business. Rimandono solo i navigaori portatili, per qualche anno ancora, poi Tom tom fallirà o si dovrà lanciare anche lei nel settore avertising (tutti là evvai).

    -questione leagle su google books

    -questione su google news che ha fatto fallire molte "case giornalistiche"

    -Mozilla che per anni finanziata si è vista sbucare Chrome (c'era bisogno davvero di un'altro browser? no, lo hanno fatto per pura avidità)

    -Nexus One che ha pugnalato alle spalle HTC, Motorola e tutte le aziende che avevano investito in Android

    -Apple che pure è stata fregata, e Steve si è incazzato nei giorni scorsi

    e chissà quante altre cose, che non conosco nemmeno io.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mike
    > E' chiaro che ho fatto un esempio, non ti ho
    > chiesto realmente di indicarmi il lavoro o dove
    > vivi.
    >...............


    Ok, allora torniamo all'esempio che avevi fatto tu: supponiamo che tu venda pomodori, e guadagni bene, mentre io vendo scarpe (a, diciamo, 50 euro il paio); tu, un giorno, decidi di provare a fabbricare scarpe nel tuo tempo libero, e ti metti a regalarle (o a venderle al prezzo simbolico di 1-2 euro); ovviamente io non ne vendo più: cosa posso fare? Semplice: vengo da te, e me le faccio regalare (o le compro) tutte, poi le porto nel mio negozio, e le rimetto in vendita a 45 euro il paio (tanto le ho avute quasi gratis); tu non hai più scarpe (le hai regalate tutte a me), e la gente che vuole le scarpe, vedendo che tu le hai finite, le viene a comprare da me, a 45 euro (e io ci guadagno, perchè le ho avute quasi gratis).

    Tu non hai guadagnato nulla (ma tanto tu guadagni vendendo pomodori, quindi per te non è un problema, anzi, se hai deciso di regalare le scarpe lo sapevi già che non avresti guadagnato nulla); cosa farai? Se lasci perdere, io mi rimetto a vendere le mie scarpe a 50 euro il paio, e tutto torna come prima; se invece tu ti rimetti a produrre scarpe gratis, io le vengo di nuovo a prendere, e rifaccio il giochetto di prima.

    Quindi, se tu sconfini nel mio settore e ti metti a lavorare gratis o sottocosto, io non ne sono danneggiato, anzi, ci guadagno.

    Fino a questo punto ci sei?


    Ora, cerca di capire cosa cambia se invece che di scarpe ci mettiamo a parlare di beni digitali (software, foto, enciclopedia, navigatore...); pensa a qual'è la differenza fondamentale, e prova a spiegarla qui.

    Ti dico questo perchè mi sembra che tu (ma non solo tu, anche altri) non abbia chiare le basi dell'economia; mi interessa discutere di questo argomento.
    non+autenticato
  • Rapportando l'esempio online io la vedo ancora peggio.
    I beni digitali immateriali, non hanno mai fine.

    Inoltre non posso nemmeno spostarmi in un'altra città a vendere quello che vendo, perchè internet è come fosse una unica grande città, e chi è più visibile è chi si fa + pubblicità, cioè Google che ha il monopolio.

    Prima che Google comprasse/diffondesse gratis Analytics, molte aziende offrivano il servizio simile a pagamento, anche solo 30 euro l'anno, ma ciò contribuiva a pagare dipendenti, creare posti di lavoro e cmq dava libera possibilità alal concorrenza. Se io creo un servizio simile, lo offro a 2 euro anzichè 30, oppure 50 euro se offro qualcosa in più.

    Ma Google, che è famoso , ha soldi e fa pubblicità, offre un prodotto valido gratis, ed ecco che qui io devo solo chiudere.

    Pure se come hai scritto, prendessi il codice Analytics, come potrei rivenderlo? Google non potrà mai terminarlo, MAI smettere di fornirlo.
    Ed è quello che è accaduto a questo ed altri settori.

    Con i beni digitali, si è assolutamente peggio.
    non+autenticato
  • Bravissimo, hai colto il senso del mio discorso: la differenza tra l'esempio delle scarpe e Google è che le scarpe sono un bene disponibile in quantità finita, mentre i beni digitali sono disponibili in quantità illimitata.

    Ora però ti faccio un'altra domanda: da cosa dipende il prezzo delle scarpe? Se io mi metto a produrre scarpe, a che prezzo devo venderle? Cosa succede se le vendo ad un prezzo troppo alto? Cosa succede, invece, se le vendo ad un prezzo troppo basso?

    Per adesso rispondi a questo, poi analizziamo insieme la risposta, e poi riproviamo a fare lo stesso discorso sui beni digitali (ma per adesso, parliamo dei beni materiali, e di come se ne può stabilire il valore).

    Quindi, tornando all'esempio delle scarpe: io le vendo a 50 euro il paio (il prezzo che mi serve per coprire i miei costi di produzione e guadagnarci qualcosa), tu (che provi a produrle per hobby) ne hai prodotte mille paia, e decidi di venderle tu: abbiamo visto che se le vendi ad un centesimo, te le compro tutte io, e le rivendo a 45 euro; se invece tu decidi di venderle a 1000 euro il paio, cosa succederà?
    non+autenticato
  • Vendendole a 1000 euro il paio, se sono uguali a quelle di 45 euro non le acquisterà nessuno.
    Se quelle di 1000 euro sono invece ricorperte d'oro le compreranno i ricchissimi, uno 0,01% dei potenziali clienti, ed io guadagnerò molto su ogni paio. Tuttavia tale ultima possibilità di successo è minima e può farlo appunto chi può permettersi un fallimento senza intaccare il bilancio di tutta l'azienda.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mike
    > Vendendole a 1000 euro il paio, se sono uguali a
    > quelle di 45 euro non le acquisterà
    > nessuno.

    Perfetto: facciamo l'ipotesi che siano uguali.

    A questo punto, quindi, vedi che il prezzo non può essere scelto in modo arbitrario: se vendi ad un prezzo troppo basso, io (o qualcun altro) compro subito tutto quello che hai, facendone incetta, e lo rivendo ad un prezzo più alto; se vendi ad un prezzo troppo alto, nessuno compra le tue scarpe.

    Quindi esistono due fattori che stabiliscono quale è il prezzo a cui tu puoi vendere

    - Quale richiesta c'è per il prodotto? La gente quanto è disposta a spendere? Non spenderà oltre un certo prezzo, e se tu vendi al di sopra di tale prezzo non comprerà nessuno.
    Questo fattore è la domanda, e stabilisce il prezzo massimo a cui puoi arrivare


    - Ci sono altri che possono offrire il tuo stesso prodotto ad un prezzo più basso? E quanto ne possono offrire, prima di esaurirlo? Chi offre il prodotto ad un prezzo più basso, sarà il primo a vendere, ma anche il primo ad esaurire le scorte.
    Questo fattore si chiama offerta, e stabilisce il prezzo minimo che si può raggiungere.


    Tutto chiaro fino a qui?

    A questo punto, ti faccio altre due domande:
    -Se aumenta la domanda (c'è più gente che vuole le scarpe), il prezzo delle scarpe sale o scende?

    -Se aumenta l'offerta (c'è più gente che produce e vende scarpe), il prezzo delle scarpe sale o scende?

    Rispondi ancora a queste due domande, poi passiamo dai beni materiali ai beni digitali.
    non+autenticato