Alfonso Maruccia

Laser contro missile: 1-0

La Air Force statunitense mette a punto con successo un sistema anti-missilistico aereo basato su laser. I risultati sono positivi, ma ci sono dubbi sul possibile prosieguo del programma.

Roma - Si chiama Airborne Laser Testbed (ALTB) ed è l'ultimo grido in fatto di misure anti-missilistiche basate su laser messe a punto dalla Difesa statunitense. Gli ultimi test di ALTB sono stati un successo, il complesso sistema di laser ha correttamente tracciato ed eliminato la minaccia nei cieli sopra l'oceano Pacifico: e tuttavia già si parla di tecnologia vecchia dal futuro segnato.

Gli USA lavorano ad ALTB e a soluzioni similari sin dai tempi dell'iniziativa strategica passata alla storia come Guerre Stellari, voluta dal presidente Ronald Regan in piena guerra fredda come strumento di difesa dello spazio aereo nordamericano contro attacchi balistici con testate nucleari. Gli ultimi due test di ALTB sono stati condotti l'11 febbraio scorso, quando il complesso di laser montato a bordo di Boeing 747-400 modificato ha intercettato e neutralizzato due diversi missili in successione.

Nel test iniziale ALTB ha intercettato un "missile balistico a corto raggio" in simulazione di una minaccia esterna con un primo laser a bassa energia di classe kilowatt, stimando nel contempo l'interferenza dell'atmosfera. Una volta agganciato il bersaglio, dal muso del Boeing è partito un raggio COIL di classe megawatt che ha messo definitivamente fuori uso la finta minaccia rappresentata dal missile.
Il secondo missile, sempre "a corto raggio" ma dotato di combustibile solido, è stato lanciato da una base a terra a circa un'ora di distanza dal primo lancio e anche in questo caso ALTB ha centrato il bersaglio sebbene - dicono i portavoce della difesa - non lo abbia distrutto. I militari hanno sottolineato il successo dei nuovi test, ma il futuro della difesa anti-missilistica a mezzo laser è in forse a causa di problematiche di non poco conto.

Per poter intercettare con successo un missile, ALTB dovrebbe prima di tutto trovarsi a poche centinaia di chilometri del missile stesso, una condizione difficile da mettere in pratica a meno di non estremizzare situazioni geopolitiche già calde di per se come nel caso del "solito" Iran.

L'alimentazione (chimica) del complesso di laser, inoltre, non offre quelle caratteristiche di sicurezza che le armi elettroniche (nel frattempo evolutesi parecchio) possiedono. Superata la Guerra Fredda e le ambizioni di Guerre Stellari, per l'America di Obama i laser potrebbero non essere una soluzione valida su cui spendere il denaro dei contribuenti.

Alfonso Maruccia
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