Luca Annunziata

Google Buzz contro Chatroulette

di L. Annunziata - Ovvero vecchio contro nuovo. Per riscrivere le regole della privacy occorre comprendere il significato dei nuovi strumenti: e dei nuovi utenti che li utilizzano

Roma - Gli argomenti "social" più di moda in questo mese di febbraio sono due: l'avvento di Google Buzz, che altro non è che una rivisitazione di FriendFeed con qualche problema di privacy in più. E poi c'è il caso, invero un po' più di tendenza, di Chatroulette: videochat casuale con perfetti sconosciuti, acclamata dalla stampa "tradizionale" come l'ultima stramberia di Internet, ovvero un buon riempitivo delle pagine di alleggerimento che non vanno prese troppo sul serio. Tanto "è quella roba lì da teenager".

Ritornare sulla querelle privacy di Google Buzz è forse inutile e poco generoso: Mountain View ha ammesso di aver sottovalutato la complessità del sistema, di aver fatto le cose di fretta, di aver lanciato un servizio senza aver compreso fino in fondo le conseguenze del suo funzionamento. La colpa, se di colpa si può parlare, è stata così distribuita su più spalle e nessuno si farà male: anzi, secondo BigG nessuno si è fatto male. Va tutto bene, non è successo niente: e forse è vero, non è successo niente.

Un passo indietro: come vengono elaborati e sviluppati i servizi di Google. Per Buzz, come per Gmail, Chrome, ChromeOS, Reader, Docs e quasi tutti gli altri prodotti lanciati fino a oggi da BigG, l'idea nasce da un'esigenza di un singolo o di un piccolo gruppo, magari sviluppata in quel famoso 20 per cento di tempo che tutti i dipendenti hanno a disposizione nel corso della settimana per portare avanti progetti personali. Se e quando raggiungono un certo stadio di maturazione, "alpha" per intenderci, se sembrano utili per tutti i Googler allora vengono ulteriormente sviluppati e messi a disposizione dei dipendenti: in questo modo sono gli stessi utilizzatori a fare debug e identificare le feature da implementare.
Quello che succede di solito è che, a un certo punto, a Mountain View qualcuno decida che quel servizio è buono anche per il grande pubblico: ormai è arrivato a una versione "beta", è grossomodo stabile e relativamente scalabile, e viene somministrato al mondo intero che svolgerà ulteriormente il ruolo di debugger. La novità, nel caso di Buzz, è che pare che il passaggio intermedio della fase alpha sia stato brevissimo o pressoché nullo, e che quindi il progetto sia arrivato al pubblico poco maturo o comunque incompleto.

Forse, però, occorre fare anche una considerazione diversa su come sono andate le cose. Se anche Buzz fosse stato utilizzato per brevissimo tempo dai Googler, non sarebbero serviti che pochi minuti per identificare quello che è stato senza dubbio il tallone d'Achille percepito dal pubblico di Gmail: la condivisione automatica e trasparente della propria lista contatti, ivi compresi i più utilizzati, con l'universo mondo. Č improbabile che dentro il Googleplex non ci sia nessuno che scambi corrispondenza "piccante" o comunque sconveniente tramite il suo account di posta, e visto i criteri piuttosto selettivi adottati per la scelta del personale è auspicabile che un dipendente Google sia ferrato in materia di servizi Internet.

Probabilmente, ma è ovviamente un'ipotesi, semplicemente i Googler non hanno percepito il problema: la privacy, argomento che soprattutto in Europa tiene banco quando si parla di Internet, negli USA non è altrettanto scottante come questione, o quantomeno si è più sereni per quanto attiene la sua gestione e le eventuali correzioni in corsa che si rendano necessarie. E ormai passata alla storia la sfortunata vicenda di Facebook e del suo Beacon, il sistema draconiano di raccolta di attività personali in Rete già ricordato da Massimo Mantellini all'inizio di questa settimana proprio su queste pagine.

Si può sostenere che i Googler, in quanto dipendenti della più grande corporation Internet del mondo, siano forse gli antesignani di una nuova categoria di cittadini, quei netizen di cui spesso scriviamo, parliamo, dibattiamo: sono a tutti gli effetti gli architetti e i carpentieri di una nuova vita digitale che stiamo costruendo in questi anni, dove tutto (dalla lista della spesa al curriculum vitae, dagli album fotografici alle cartelle mediche) si sposta gradualmente dai nostri cassetti ai nostri hard disk, e poi nelle nuvole del cloud computing.

Per i Googler una certa dose di compromessi per quanto attiene la propria privacy è normale. Condividere le informazioni sulla propria vita personale con l'azienda di cui fanno parte è un'attività naturale: sentendosi parte di Google non avvertono quel senso di paura ancestrale che alcuni navigatori percepiscono di fronte alla mole di BigG e alla sua pervasività nella vita online e offline. Mentre noi comuni mortali ci confrontiamo con Mountain View quasi fossimo Davide contro Golia, i Googler semplicemente sono Golia: la loro percezione di quanto è personale e deve restarlo è differente dalla nostra.

D'altra parte, non si può non guardare con interesse a quanto succede sulle pagine di Chatroulette: un sito, lo si è scoperto proprio in questa settimana, creato da un 17enne russo per soddisfare le esigenze sue e dei suoi amici appassionati di videochat. E cosa c'è di meglio, una volta esaurita ogni curiosità in video e audio rispetto ai propri conoscenti, di iniziare a fare lo stesso con perfetti sconosciuti? La chiave di Chatroulette è proprio questa, ed effettivamente è un'idea affascinante: sembra incredibile che ci siano voluti 19 anni (dal 1991 al 2010) per mettere insieme gli strumenti necessari a creare questa esperienza, che annulla ogni teoria dei gradi di separazione e (in un certo senso) dà un vero senso al ruolo di Internet, mettendo in comunicazione potenzialmente ogni singolo utente con qualunque altro.

Con Chatroulette si è esposti al passaggio della varietà dell'universo umano: in Rete circolano le esilaranti immagini di un/una chatter travestita da gatto maculato, ma passando qualche ora con in background una finestra aperta sul sito si possono fare gli incontri più disparati, che vanno dagli esibizionisti impegnati a fare sesso davanti alla webcam, ai ragazzini in cerca di ragazze da importunare, aspiranti ballerini, aspiranti musicisti, burloni con in mostra scenografie (più o meno di buon gusto) con cadaveri e sangue in bella mostra. Niente che non si sia magari già visto, ma il punto è un altro: il pubblico di Chatroulette è eterogeneo per età, nazionalità, professione, e nessuno sembra preoccupato di mettersi alla prova o in mostra davanti a perfetti sconosciuti.

Č improbabile che tramite Chatroulette si possa risalire all'identità dei chatter, ma ciò non toglie che, nonostante le continue raccomandazioni di aziende e istituzioni e autorità ai più giovani (e a tutti gli altri) a non accettare chat dagli sconosciuti, migliaia di persone abbiano provato il servizio o si accingano a farlo. Non è questione di incoscienza, è semplicemente la reazione più naturale che l'umanità possa mostrare in una situazione del genere: è la normale e tradizionale tendenza a provare, esplorare, confrontarsi con la novità e l'ignoto, la stessa tendenza che tiene in piedi il progresso scientifico.

Il creatore di Chatroulette come detto è un 17enne: rappresenta cioè quella fetta di popolazione che viene comunemente definita dei "nativi digitali", coloro che sono venuti al mondo dopo la nascita del World Wide Web nel 1991 nei laboratori del CERN di Ginevra. Rappresenta, con la sua idea, il concetto che la sua generazione ha della Rete: un posto dove riprodurre una parte di sé, dove costruire un proprio alter ego senza curarsi troppo delle conseguenze che l'esposizione di informazioni che "noi vecchi" riteniamo sensibili potrebbe causare. In un certo qual senso, Google Buzz soffriva all'esordio proprio di questo "male": troppo aperto, troppo libero, troppo disinibito.

Autorevoli editorialisti di questo giornale hanno da sempre posto l'accento sull'importanza del controllo delle proprie informazioni che fluiscono in Rete, e nessuno nega che esista un problema legato a come e chi manipola queste informazioni: tuttavia, appare difficile negare che a qualcuno potrebbe anche star bene che tutto sia a disposizione di tutti. E che, in un contesto nel quale la vita di qualunque individuo sia specchiata e disponibile online al pari di tutte le altre, improvvisamente il bisogno di mantenere privati i fatti propri potrebbe decadere.

Google, visto che si parla di Google in questo caso, o chiunque altro finisca per avere in mano queste informazioni, non dovrà per forza trasformarsi in un malvagio demiurgo che tenterà di insidiare le nostre vite. Allo stesso modo in cui taluni di noi ripongono la speranza che la scienza possa condurre l'umanità a un destino migliore, salvando il pianeta dall'inquinamento, anche la tecnologia (che è parte della scienza) potrebbe giocare un ruolo determinante nel cambiare le regole della società.

E, perché no, potrebbe farlo in meglio: forse, con le dovute cautele, sarebbe una buona idea cominciare a fidarsi dei cambiamenti che Internet apporta alla cultura e alle abitudini di chi la utilizza. Se si crede che lo strumento abbia trasformato per sempre il genere umano, sarebbe coerente riporvi una certa dose di fiducia, per evitare di ritrovarsi improvvisamente nella retroguardia invece che all'avanguardia.

Luca Annunziata
34 Commenti alla Notizia Google Buzz contro Chatroulette
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  • E, perché no, potrebbe farlo in meglio: forse, con le dovute cautele, sarebbe una buona idea cominciare a fidarsi dei cambiamenti che Internet apporta alla cultura e alle abitudini di chi la utilizza. Se si crede che lo strumento abbia trasformato per sempre il genere umano, sarebbe coerente riporvi una certa dose di fiducia, per evitare di ritrovarsi improvvisamente nella retroguardia invece che all'avanguardia.

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    Amava il grande fratello !
  • - Scritto da: pikkolo
    > E, perché no, potrebbe farlo in meglio: forse,
    > con le dovute cautele, sarebbe una buona idea
    > cominciare a fidarsi dei cambiamenti che Internet
    > apporta alla cultura e alle abitudini di chi la
    > utilizza. Se si crede che lo strumento abbia
    > trasformato per sempre il genere umano, sarebbe
    > coerente riporvi una certa dose di fiducia, per
    > evitare di ritrovarsi improvvisamente nella
    > retroguardia invece che
    > all'avanguardia.
    >
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    >
    > Amava il grande fratello !



    Ciò suggerisce un antidoto di piccole donne
    Grande frà è un sistema centrale per guidare le masse
    Grande Gu è organismo vivente al servizio di molti
    conta e guarda cercando ogni modo per servire chiunque
    vende conti a curiosi e all'incanto si compra la fama
    il fastidio son quelli che bramano carpire segreti
    da individui che hanno convinto a lasciare pudori
    alle mode che fanno vantaggio tra i markettari
    Grande frà impone i suoi modi ché ha scelto il futuro
    Grand Gu si piega al bisogno di strumenti avanzati
    ma le piccole donne governano il mondo da sempre
    e ora Gu ha una grande faccenda da risolvere presto
    ha bisogno di stare al servigio di padroni diversi
    ciò gli impone di stare vicino a chi chiede a comando
    per non perderli tutti di colpo se non è pronto
    e cucirsi un costume adeguato per il nuovo teatro
    così tocca vestirsi a colori per calcare le scene
    per avere la stessa fortuna che arrideva Arlecchino
    variopinto mestiere perfetto nella nuova commedia


    Morale

    Se una parte ha nuove leve altre leve per l'equilibrio
  • non è demagogia, semmai positivismo

    certo, dopo Popper essere neopositivista è complicato: ma è una scelta, dettata forse anche dal fatto che a 30 anni si guarda la vita con ancora una certa speranza
  • Io prima di fare il giornalista, aprirei di piu gli occhi. Non esistono persone che stanno cercando di creare un regime di controllo sociale totalitario ? Non esistono sistemi economici basati sullo spionaggio e sulla corruzione ? Non esistono sistemi culturali aberranti come la televisione o i vari facebook, videogiochi mmorpg, che non servono ad altro se non a instupidire e rendere sempre piu disadattate le persone ?
  • ma tu dove vivi? sei in una realtà parallela transdimensionale come i Q?A bocca aperta

    se fai parte di questo universo, di questo pianeta, fai la tua parte e cerca di cambiare la situazione se non ti sembra adeguata

    da sempre la "comunità umana" è stata stretta tra spinte "totalitarie" e altre più libere, ma non è certo con il pessimismo cosmico che se l'è cavataOcchiolino
  • Far la propria parte, concordo. Scrivere articoli in cui si invitano le persone a fidarsi di un entità di finalità ignote come Google è una parte anche quella. In che direzione remiamo ? Io non remo in direzione di Google, ne di qualsiasi altro strumento di controllo
  • mi diresti dove scrivo di fidarsi di google?Sorride

    provavamo a volare un po' più alto in questo caso...
  • Traspare, chiaramente nella mia interpretazione. D' altronde le parole sono oggetti misteriosi, non sono fenomeni, sono simboli.

    Che so, Taser viene definito da chi lo vende " uno strumento per la sicurezza ! "

    Da chi muore quando viene colpito da quello strumento immagino venga definito in maniera un po meno entusiasta

    Io voglio far suonare la mia campana, e la mia campana dice che non c' è da fidarsi di chi si serve di strumenti NON LIBERI ( vedasi opinioni di Stallman ), e non c' è da fidarsi di chi vuole assumere posizioni di dominio o monopolio di fatto che siano
  • la cosa divertente è che, personalmente, sono molto più entusiasta di chatroulette piuttosto che di buzz (che è cosa già vista e che, problemi di somministrazione coatta a parte, fino a oggi non ha creato nessun problema a nessuno)

    ti rigiro la frittata: vedo che sei un utente registrato su PI, ma di Punto ti fidi?
    magari siamo dei delatori, magari siamo agenti della CIA...

    senza la fiducia nel prossimo non si va da nessuna parte
    che siano necessarie alcune regole, come va ripetendo da anni Stefano Rodotà, è indubbio: ma non è trasformandosi in neoluddisti o in integralisti che si trovano i compromessi necessari alla soluzione del problemaOcchiolino
  • A parte il fatto che non hanno vissuto lo stupore dei vari passaggi, dai fosfori verdi testuali agli ambienti semigrafici e grafici a colori, dalle ricerche testuali ai primi vagiti del WWW con il mitico Mosaic, perdendo forse la consapevolezza di certi cambiamenti, del prima e del dopo.

    Cito:
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    tuttavia, appare difficile negare che a qualcuno potrebbe anche star bene che tutto sia a disposizione di tutti. E che, in un contesto nel quale la vita di qualunque individuo sia specchiata e disponibile online al pari di tutte le altre, improvvisamente il bisogno di mantenere privati i fatti propri potrebbe decadere

    Google, visto che si parla di Google in questo caso, o chiunque altro finisca per avere in mano queste informazioni, non dovrà per forza trasformarsi in un malvagio demiurgo che tenterà di insidiare le nostre vite. Allo stesso modo in cui taluni di noi ripongono la speranza che la scienza possa condurre l'umanità a un destino migliore, salvando il pianeta dall'inquinamento, anche la tecnologia (che è parte della scienza) potrebbe giocare un ruolo determinante nel cambiare le regole della società.

    E, perché no, potrebbe farlo in meglio: forse, con le dovute cautele, sarebbe una buona idea cominciare a fidarsi dei cambiamenti che Internet apporta alla cultura e alle abitudini di chi la utilizza. Se si crede che lo strumento abbia trasformato per sempre il genere umano, sarebbe coerente riporvi una certa dose di fiducia, per evitare di ritrovarsi improvvisamente nella retroguardia invece che all'avanguardia

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    Sembra quasi che questi NATIVI abbiano qualcosa in piu'.... e invece secondo me hanno qualcosa in MENO (di cui qualcuno prima o poi si approfitterà): il punto NON è fidarsi o meno, il voler condividere con tutto il mondo le nostre informazioni (ma proprio tutte ?) ma essere CONSAPEVOLI di cosa si puo' andare incontro. Chi controlla le informazioni controlla la vita della gente - chi controlla le STRUTTURE (hw e sw) che le veicolano controlla le informazioni stesse, le possibilità di accedervi e di diffonderle. PUNTO, il resto son chiacchere.

    ORA DI CHI ci si dovrebeb fidare? Di un ente astratto un contenitore concettuale generico a cui diamo il nome di INTERNET ? O di chi la sua struttura SW w WH la gestisce e QUINDI la controlla?

    Non è il fatto che questi nativi abbiano fiducia in questi strumenti ma che NON si pongano nemmeno queste domande.... hanno PER FORZA qualcosa in meno e NON qualcosa in piu' e NON si tratta della fiducia ma della CONSAPEVOLEZZA. E NON è una cosa positiva.

    NON c'e' malvagità in cio' che fanno Google, FceBook e simili, c'e' solo una NECESSITA' dettata dalla loro NATURA di entità imprenditoriali che devono fare business e che NON fanno dei codici etici un pilastro fondamentale della loro attività. Se uno NON lo sa manca solo di informazione, se uno LO SA e tuttavia continua ad agire come se NON lo sapesse manca di coscienza.

    POssiamo fidarci dei cambiamenti che Internet apporta alla cultura e alle abitudini di chi la utilizza? SI certo ma la fiducia separata dalla consapevolezza (quindi la fiducia cieca, incondizionata ed illimitata) conduce solo alla ROVINA.

    E' vero in qualsiasi campo (me ne sono accorto recentemente avendo messo il dito di un piede nelal politica istituzionale)... perché NON dovrebbe essere vero anche per lo strumento INTERNET ?
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    Modificato dall' autore il 22 febbraio 2010 11.36
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  • fidati dell'umanità

    magari non ti deludeSorride
  • - Scritto da: Luca Annunziata
    > fidati dell'umanità
    >
    > magari non ti deludeSorride

    Certo ma non mi fido di quella parte di umanità che sta dietro agli apparati che fanno funzionare internet e vi pubblicano serviziArrabbiato

    Vabbè intanto hai controllato se quà ci sei? A bocca apertaA bocca apertaA bocca aperta
    http://pleaserobme.com/

    Hai visto mai..... Occhiolino
  • casa mia non è vuotaSorride

    btw, credo che basti un po' di consapevolezza per superare certe limitazioni...Occhiolino
  • Ma perchè Annunziata inneggi tanto ad un azienda che ha una posizione dominante, i cui finanziamenti sono ignoti, e che mira ad essere l unica padrona di uno strumento libero e senza padroni qual' è Internet ? Fascismo ?
  • chi ha inneggiato a chi?A bocca aperta
  • >Google, visto che si parla di Google in questo caso, o chiunque altro finisca per avere in mano queste informazioni, non dovrà per forza trasformarsi in un malvagio demiurgo che tenterà di insidiare le nostre vite.<

    ...Finchè le informazioni saranno nelle mani di uomini prima o poi qualcuno ne farà un uso scorretto con effetti irreversibili.
    Quando poi tali informazioni saranno nella disponibilità di macchine dotate di autocoscienza, nn so se le tre leggi della robotica le osserveranno.
    Può sembrare un commento pessimistico, ma credo che rifletta uno scenario + che probabile.
    Quindi difendiamo la nostra privacy. A raccontare i fatti nostri faremo sempre in tempo quando gli uomini saranno diventati migliori.
    Saluti
    non+autenticato
  • Pessimo articolo, perche' come al solito viene infarcito arrogantemente
    con apologie di anarchia telematica e di visionarie idee libertarie e libertine sullo squallore del sesso online e delle "amicizie" online.

    Chi come l'autore di questo articoletto sguazza in questa realta' virtuale ovviamente vive piu' nel virtuale che nel reale, e facendo i maligni si potrebbe presumere lo faccia per ottimi motivi...
  • Un commento davvero illuminante, con dentro spunti per rifletterci su.

    Complimenti, davvero.
    non+autenticato
  • Quando vuoi ci vediamo e ti offro un caffè.A bocca aperta
  • Del resto, credo che ti abbia fatto salire le visite a Punto Informatico, con i suoi post (io, almeno, li sto trovando molto... interessanti)

    A modo suo, Pepito è un personaggio notevole
    non+autenticato
  • Il vero bastian contrario e' quello che tra un j'accuse e l'altro sparge anche nel letame qualche perla di saggezza per i pochi che hanno gli occhi buoni per trovarle.
  • Meglio una grappa !Sorride
  • ma pure un cordiale, un limoncello, uno zacapa xo, un centerbe, un armagnac
  • Come da oggetto: ottima analisi.
    non+autenticato
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