Alfonso Maruccia

Google filtra per copyright

Mountain View ottiene il brevetto per una interfaccia utente variabile nella presentazione di documenti in relazione a particolari localizzazioni. In arrivo tanti Google Book Search nazionali?

Roma - Dopo più di cinque anni di attesa dalla richiesta iniziale, nei giorni scorsi Il Patent Office statunitense ha concesso a Google il brevetto numero 7.664.751 inerente una "interfaccia utente variabile basata sui privilegi di accesso ai documenti". Il brevetto descrive in sostanza un sistema di filtri su cui basare fruizioni di contenuti differenti da paese a paese, in armonia con le norme sul copyright locali.

Il brevetto prevede che gli utenti possano "trovarsi davanti a diverse interfacce di visualizzazione di un documento basate su fattori relativi ai diritti di visione posseduti per il documento e le informazioni specifiche dell'utente". In particolare viene descritto il caso in cui i "fattori relativi ai diritti di visione" succitati includano la posizione geografica dell'utente, e la formattazione di porzioni di documento in accordo ai diritti corrispondenti.

Google ha sostanzialmente ottenuto dall'USPTO la licenza di customizzare le UI dei propri servizi, e in particolare di Google Ricerca Libri che è dedicato solo ed esclusivamente ai "documenti" citati nel brevetto, fornendo versioni diverse da paese a paese non tanto negli elementi dell'interfaccia quanto nelle porzioni di documento (libri, riviste e quant'altro) visualizzate su schermo.
"Per esempio - continua la spiegazione del brevetto - i lettori negli Stati Uniti possono avere diritto a un accesso "parziale al documento mentre i lettori in Canada possono avere diritto all'accesso completo al documento." Il provider di contenuti, vale a dire Google stessa, deve fare i conti con diverse concessioni di distribuzione da parte dei proprietari del copyright e per questo "può scegliere" di abilitare la fruizione parziale dove non ha ottenuto il diritto alla pubblicazione completa.

Non si tratta dunque di volontà censoria ma solo di una azione difensiva (a cui Google riconduce molte delle sue iniziative di brevetto) contro i problemi legali da affrontare oggi e domani, problemi di cui la lunga storia di battaglie a mezzo avvocati tra Book Search e gli editori negli USA, in Francia e altrove è già piena. Il regime del diritto d'autore continua a essere frammentario e discordante da un paese all'altro, e in attesa che si arrivi a una sintesi universalmente valida (magari attraverso il famigerato ACTA?) Google si prepara a differenziare l'esperienza utente nel pieno rispetto delle legislazioni locali.

Alfonso Maruccia
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5 Commenti alla Notizia Google filtra per copyright
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  • Attenzione, qualunque cosa dica Google, il brevetto registrato riguarda *tutto* il contenuto web, indifferentemente dal copyright, specialmente quello dei libri.

    Infatti il brevetto

    http://patft.uspto.gov/netacgi/nph-Parser?Sect1=PT...

    prima descrive il metodo brevettato e poi lo specifica per i libri:

    "6. The method of claim 4, where the document represents a book or magazine."

    Quindi possono legalmente filtrare qualsiasi cosa in base al posizionamento geografico di un utente.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Kleiza
    > Attenzione, qualunque cosa dica Google, il
    > brevetto registrato riguarda *tutto* il contenuto
    > web

    io direi che riguarda qualsiasi presentazione di contenuti

    >
    > Quindi possono legalmente filtrare qualsiasi cosa
    > in base al posizionamento geografico di un
    > utente.

    il legalmente non c'entra proprio una fava
    possono tecnologicamente

    ma in tutto questo.. ma che razza di brevetto è? è l'applicazione di criteri di filtro in base a privilegi che c'è in praticamente in ogni software e applicazione web, solo che come ha scritto pippo75 modificano i privilegi in base al paese
  • - Scritto da: p4bl0
    > - Scritto da: Kleiza
    > > Attenzione, qualunque cosa dica Google, il
    > > brevetto registrato riguarda *tutto* il
    > contenuto
    > > web
    >
    > io direi che riguarda qualsiasi presentazione di
    > contenuti

    Be', sì, perché non è limitato al web, ma può essere esteso anche in altri campi.

    > il legalmente non c'entra proprio una fava
    > possono tecnologicamente

    Tante cose si possono fare tecnicamente, ma non legalmente.

    Non che avere un brevetto renda legale tutto, ma tanto per iniziare mette una protezione tra Google e chi vuole guardare da fuori ciò che viene fatto con i dati.

    > ma in tutto questo.. ma che razza di brevetto è?
    > è l'applicazione di criteri di filtro in base a
    > privilegi che c'è in praticamente in ogni
    > software e applicazione web, solo che come ha
    > scritto pippo75 modificano i privilegi in base al
    > paese

    IMO è il collegamento tra il sistema di ricerca e profiling di Google e questo filtro a renderlo innovativo.
    non+autenticato
  • se ho capito bene il brevetto è questo

    switch (paese)
       {
       case 1: privilegi = 0;
         break;
       case 2: privilegi = 1;
         break;
       case 3: privilegi = 2;
         break;
    ..........
       }

    poi in base al valore di "privilegi" impedisci quello che vuoi.
  • Esattamente.

    Poi la gente si concentra sul copyright, ma in verità non è quello il vero problema.

    Conoscnedo il profiling attuato da Google, i proxy per i dissidenti iraniani e cinesi non servirebbero più a niente.

    Il collegamento tra ricerca e questo strumento è qualcosa di inimmaginabile dal punto di vista del controllo dell'informazione.
    non+autenticato