Claudio Tamburrino

Google Books, tempi lunghi in tribunale

Il giudice chiede tempo: troppo il materiale da visionare, la sua decisione non seguirà a breve. Ci sono molti importanti parti in causa, e il rischio di scontentare qualcuno per la fretta è alto

Roma - Il giudice della corte distrettuale di New York, Denny Chin ha posticipato la sua decisione sul caso Google Books: ha bisogno di più tempo per esaminare il caso. "C'è troppo da assimilare" ha spiegato, il materiale fornito è davvero voluminoso e difficilmente gli permetterà di esprimersi subito.

La battaglia che va avanti da ormai cinque anni sul servizio di Google dovrà quindi attendere ancora per vedere una conclusione. Delusione da parte di Mountain View, che sperava di aver risolto la questione con l'accordo da 125 milioni di dollari raggiunto con gli editori (con la Authors Guild e la Association of American Publishers) nel 2008, e poi rivisitato nel novembre 2009, con modifiche sostanziali che puntavano a disinnescare le principali critiche.

L'accordo invece, che attende ancora l'approvazione del giudice, è stato ancora osteggiato dai concorrenti (tra cui Open Book Alliance di cui fanno parte fra gli altri Amazon e Microsoft), dai Governi francese e tedesco e messo in discussione dal Dipartimento di Giustizia USA.
Il Giudice ha così dovuto dare udienza a tutti coloro che ritenessero di aver interessi per intervenire, garantendo cinque minuti a testa per tutte le 28 parti (23 contro) coinvolte nel procedimento. Successivamente il Giudice Chin ascolterà anche il Dipartimento di Giustizia che ha premuto per non far approvare l'accordo.

Le critiche mosse all'accordo (in discussione anche in Europa) sono varie, e spaziano da problemi di proprietà intellettuale calpestata da Google, a questioni di antitrust a preoccupazioni di privacy.

OPA in particolare accusa Google di aver potuto raggiungere l'accordo perché non ha dato fin dall'inizio valore alla proprietà intellettuale altrui: guadagnando così un vantaggio competitivo rispetto, per esempio, al motore di ricerca Bing di Microsoft o al book store di Amazon, ottenendo in esclusiva una biblioteca da 12 milioni di libri che solleva evidentemente anche un problema di concentrazione di mercato. EFF e altre associazioni che si occupano di privacy e diritti in Ret, hanno inoltre espresso preoccupazione per il potere che otterrebbe Google, in grado di rintracciare tutti i libri letti dal singolo utente, fino alla singola pagina voltata.

Google da parte sua vuole risolvere la questione per continuare a seguire il suo ambizioso progetto di digitalizzare tutti i libri del mondo: "L'approvazione dell'accordo aprirà le porte virtuali alla più grande libreria della storia - ha detto Mountain View evocando la biblioteca d'Alessandria - bloccarlo significa invece tenere queste porte chiuse."

Claudio Tamburrino
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