Gli eterni corsi e ricorsi dell'innovazione all'italiana

di G. Scorza - Dall'approvazione di un CAD che ricalca il vecchio, a sperimentazioni in ambito di digitalizzazione che vengono abbandonate a sé stesse. Quando si guarda al futuro con l'occhio del passato

Roma - In un comunicato stampa del ministero dell'Innovazione dello scorso 19 febbraio si legge: "Questa mattina il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD), proposto dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta. Questo decreto legislativo segna il passaggio dall'amministrazione novecentesca (fatta di carta e timbri) all'amministrazione del XXI secolo (digitalizzata e sburocratizzata)". In realtà, al di là dell'enfasi e delle comprensibili istanze autocelebrative, il Consiglio dei ministri ha, più semplicemente, approvato lo schema di un decreto legislativo contenente talune modifiche al Codice dell'Amministrazione Digitale varato meno di 5 anni fa ma rimasto sin qui largamente disapplicato, quasi che non fosse mai entrato in vigore.

Non mi sembra, quindi, ci sia troppo da festeggiare nel salutare la versione bis di uno strumento normativo la cui applicazione è risultata a dir poco fallimentare. Le modifiche al "vecchio" (se si può ritenere vecchia una legge sull'innovazione in un Paese nel quale l'informazione online, solo per fare un esempio, è attualmente disciplinata da una legge del 1948, scritta dai padri costituenti) Codice dell'Amministrazione Digitale, peraltro, sono sfortunatamente deludenti e non solo non appaiono in grado di rilanciare l'innovazione della PA e di garantire al nuovo codice sorte migliore del suo giovane antenato ma, anzi, appaiono destinate a vita ancor più breve e, comunque, a rimanere ancora a lungo poco più che macchie di inchiostro su un foglio di carta (e non uso a caso le espressioni inchiostro e carta!).
A prescindere, tuttavia, dal contenuto del provvedimento, che pure non convince, è il contesto nel quale vede la luce e la sua presentazione a lasciare perplessi.

Nel comunicato stampa del Ministero dell'Innovazione, infatti, si evidenziano gli ingenti risparmi che il Nuovo Codice dell'Amministrazione Digitale consentirà, una volta a regime - cosa che non accadrà, nella migliore delle ipotesi prima del 2012 - di ottenere alla PA, ai cittadini ed alle imprese attraverso la digitalizzazione delle comunicazioni e delle attività. Si produrranno, secondo i dati resi noti dal Ministero, 1 milione di fogli di carta in meno ogni anno per arrivare a 3 milioni nel 2012, si risparmieranno così circa 6 milioni di euro all'anno cui andranno ad aggiungersi 200 milioni di euro grazie alla posta elettronica certificata. Tutto ciò senza contare l'enorme risparmio - stimato in circa l'80% - dei tempi per l'evasione delle pratiche amministrative.
Ottimi propositi, non c'è dubbio, ma sfortunatamente sono assolutamente identici, per non dire sovrapponibili, a quelli che nel 2005 accompagnarono la presentazione dell'ormai "vecchio" Codice dell'Amministrazione Digitale. La Rete ha la memoria lunga e basta andare a ripescare il vecchio sito www.padigitale.it che l'allora ministro dell'Innovazione Lucio Stanca aveva dedicato al Codice dell'Amministrazione Digitale, per trovarne alcune inconfutabili conferme. Il "vecchio" sito, tuttavia, per qualche strana ragione, è stato ormai abbandonato ed il suo dominio ceduto ad una società privata che vende software per la pubblica amministrazione digitale... Per confrontare i propositi del vecchio ministro dell'Innovazione con quelli dell'attuale occorre, dunque, far appello alla memoria della Rete ed interrogare il motore di web.archive.org che tiene traccia dei siti che furono.

È così che si scopre che il Ministro Stanca nel presentare il suo "nuovo Codice dell'Amministrazione Digitale" scriveva "Sono 35 milioni i certificati prodotti annualmente dalle pubbliche amministrazioni con un costo per i cittadini di circa 13,50 euro per ciascun certificato. La PA digitale potrà praticamente azzerare il numero dei certificati necessari attraverso la trasmissione dei documenti tra amministrazioni e la condivisone dei database. I cittadini e le imprese potrebbero quindi risparmiare oltre 400 milioni di euro".
Ed aggiungeva poi "Si sono stimati in 31 milioni i messaggi di posta elettronica inviati tra pubbliche amministrazioni e nei contatti di queste con l'esterno e in 18 euro il risparmio ottenuto per messaggio rispetto alla gestione di un messaggio di posta fisico. Il Codice, riconoscendo piena validità giuridica alle comunicazioni per via telematica, pone le basi per un incremento di tale numero e soprattutto per una sostituzione quasi totale della vecchia trasmissione cartacea. Una stima prudente valuta in circa 360 milioni di euro i risparmi che ne potrebbero derivare già dal prossimo anno".

Potrei continuare ancora parecchio ma preferisco lasciare a ciascuno il piacere di sovrapporre le promesse del passato con quelle del presente e scoprire che, al di là dei numeri che non tornano perché ciascuno mette in mostra i propri, cambiano i tempi, cambiano i ministri, cambiano i codici ma la politica italiana dell'innovazione rimane sempre la stessa ovvero quella degli annunci e delle sperimentazioni.
Ma c'è di più.

Ho già detto che il dominio padigitale.it attraverso il quale era stato presentato il "vecchio" Codice dell'Amministrazione Digitale e che avrebbe, forse, potuto essere utilizzato anche per il nuovo, è frattanto entrato a far parte del portafoglio di una software house privata che, probabilmente, ha approfittato del fatto che al ministero lo abbiano lungamente lasciato - chissà perché - inutilizzato ed alla deriva per farne un prezioso strumento di marketing.
Perché disfarsi di un dominio attraverso il quale i cittadini si erano ormai abituati ad accedere alle norme ed alle informazioni in tema di innovazione?

Potrebbe essere abbastanza ma non è così.
Tra i fiori all'occhiello - nonostante gli indiscutibili e gravi limiti - della "vecchia" politica dell'innovazione vi era il sito "Norme In Rete", glorioso progetto di informatica giuridica - cogestito dal CNIPA e dal Ministero della Giustizia - attraverso il quale si era realizzato un motore di ricerca capace di interrogare centinaia di fonti pubbliche e di restituire al cittadino i link a leggi e provvedimenti in una versione quanto più possibile aggiornata. Se oggi si prova a raggiungere il sito (www.nir.it), ci si imbatte in un laconico avviso della Direzione Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati del Ministero della giustizia che informa che il portale Norme In Rete non è più disponibile.
Non più disponibile e non sostituito da qualcosa di più moderno.

Il punto è che, nello stesso sconfortante avviso, si imbattono anche tutti i cittadini, gli imprenditori e gli operatori del diritto degli altri Paesi europei che attraverso N-Lex, il portale europeo comune di accesso alla normativa nazionale, ricercano una legge italiana. Il portale, infatti, puntava - in assenza di altre risorse in un Paese nel quale l'accesso alle leggi continua ad essere affidato in via pressoché esclusiva ad editori privati - all'URL nir.it di Norme in rete. Il portale consente di accedere alla normativa di 23 diversi Paesi europei, spesso in più lingue e nella versione consolidata con le uniche due eccezioni di Italia e Portogallo.
Un bell'esempio di innovazione, non c'è dubbio.

D'altro canto, se si parla di accesso al patrimonio normativo nazionale la politica dell'innovazione italiana dà, probabilmente, il meglio di sé.
Sul suo sito, il Ministro per la Semplificazione Normativa Roberto Calderoli, nei giorni scorsi, ha presentato Normattiva che - a dispetto di quanto il nome potrebbe lasciare immaginare - non è né un nuovo vaccino anti-influenzale né uno di quegli yogurt dalle apparenti qualità miracolose di cui fanno la pubblicità in TV ma è, o almeno dovrebbe essere, il nuovo portale della normativa italiana attraverso il quale i cittadini dovrebbero finalmente avere accesso almeno alle leggi vigenti.
Nell'annuncio del Ministro - fedeli all'italica politica dell'innovazione dei proclami e delle promesse - si descrive così Normattiva: "Una vera, unica e certa banca dati pubblica che permetta di sapere quali siano le leggi effettivamente in vigore. L'incompletezza delle banche dati esistenti e la conseguente difficoltà nel recupero di una raccolta integrale in formato elettronico rendono di primaria importanza la realizzazione di questo complesso progetto volto a promuovere l'informatizzazione e la classificazione della normativa vigente al fine di facilitarne la ricerca e la consultazione da parte dei cittadini e a fornire strumenti utili all'attività di riordino normativo".

Ottimi propositi ma è sufficiente spingersi a leggere le note legali rese disponibili sul sito del nuovo portale della normativa italiana perché non si possa, ancora una volta, non trovarsi costretti a pensare alla famosa canzone "parole, parole, parole soltanto parole...". Scrivono, infatti, i legali del Ministero per la Semplificazione Normativa nell'informativa agli utenti del nuovo portale dell'informazione giuridica italiana: "I testi presenti nella banca dati Normattiva non hanno carattere di ufficialità. I Testi sono disponibili agli utenti al solo scopo informativo. La raccolta, per quanto vasta, è frutto di una selezione redazionale. La Presidenza del Consiglio dei Ministri e l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., non sono responsabili di eventuali errori o imprecisioni, nonché di danni conseguenti ad azioni o determinazioni assunte in base alla consultazione del portale".
Serve aggiungere altro?

Come si fa a pensare di realizzare, nel 2010, un portale della normativa italiana vigente e pretendere che i cittadini lo consultino per mero "scopo informativo" ed accettando l'idea che il database - nato nell'ambito di un progetto per la semplificazione normativa - non sia altro che il frutto di una "selezione redazionale" ovvero, più o meno, dello stesso processo attraverso il quale si dà vita ad una rivista o ad un giornale? Una banca dati normativa che abbia l'ambizione di permettere ai cittadini di accedere alle leggi vigenti deve, almeno, rispondere al criterio della esaustività: ovvero non deve esserci nessun dubbio che non vi è altra norma vigente non contemplata nel database.

E poi, cosa dovrebbe fare un cittadino per essere sicuro che una certa norma è in vigore? Recarsi al poligrafico e sfogliare qualche impolverata Gazzetta Ufficiale che dal 1° gennaio non è più neppure distribuita? Bussare alla porta di un editore privato a suon di migliaia di euro all'anno? O, magari, lanciare una ricerca su Google e confrontare il testo trovato in Normattiva con gli altri reperiti in Rete, affidandosi poi alla statistica per sapere quale legge vige nel proprio Paese?
Il punto è che nel 2010 un servizio come quello di Normattiva non dovrebbe essere considerato come un lusso o, piuttosto, una soluzione "sperimentale" ma dovrebbe rappresentare un servizio pubblico essenziale che soddisfa un diritto fondamentale del cittadino.

Ma c'è ancora di più o, forse, dovrei dire di meno.
Nella stesse note legali, infatti, il Ministero, tanto per esser sicuro che nessuno prenda sul serio il portale, scrive che "L'unico testo ufficiale e definitivo è quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Italiana a mezzo stampa".
Anche a prescindere dalla difficoltà di considerare innovativo anche solo di nome un progetto che nel 2010 suggerisce di verificare l'informazione digitale con quella stampata c'è un piccolo dettaglio probabilmente sfuggito al Ministro Calderoli: come è già stato acutamente rilevato la Gazzetta Ufficiale pubblica, sfortunatamente, solo il testo originario delle leggi e non anche quello consolidato - ovvero effettivamente in vigore - che avrebbe dovuto, invece, costituire il vero fattore innovativo del progetto del Ministro Calderoli.
A me sembrano gli eterni corsi e ricorsi storici dell'anakyclosis polibiana, la politica dell'innovazione del gambero: si va avanti tornando indietro, e si pensa al futuro guardando al passato.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
www.guidoscorza.it
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28 Commenti alla Notizia Gli eterni corsi e ricorsi dell'innovazione all'italiana
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  • Non ho letto tutti i commenti e mi scuso in anticipo ove qualcun altro avesse già esposto considerazioni simili alle mie.
    Io vorrei tanto sapere quanto si sta spendendo per Normattiva, sia in termini di investimento iniziale che in termini di spese per il caricamento di tutti i dati necessari a renderlo confrontabile con quanto contenuto da NIR: a tale cifra dovremmo confrontare quanto investito in NIR.
    Aggiungo, inoltre, che l'esperienza NIR aveva prodotto anche un prezioso tool per la normalizzazione dei testi giuridici: che fine fa? Sarà ripreso in Normattiva o no?
    Quindi dovrebbero motivarci il perchè di questa spesa aggiuntiva: cosa c'era nel NIR che non andasse e perchè (ammesso che ci siano stati motivi validi...) non si poteva seguire la strada dell'ottimizzazione del NIR anzichè quella del "buttiamo tutto a mare e rifacciamo tutto..."
    Propongo di porre tali domande, ripetute da ognuno di noi, al sito stesso, sezione "Contatti": vediamo se e come rispondono.

    Un grazie, infine, a Guido Scorza.
    non+autenticato
  • Un saluto a tutti, sono un Notaio e mi permetto di ripetere qui un commento gia' postato a margine di un articolo dell'Avv.Andrea Lisi, per segnalare un pericoloso baco di sicurezza nell'attuale formulazione del C.A.D., dissentendo tra l'altro da alcune opinioni espresse dall'Avv.Lisi in tale articolo.

    Nella specie segnalo che la attuale formulazione del comma 4 dell'art.23 C.A.D. oltre ad essere imprecisa, è incoerente con il nostro sistema giuridico basato (a differenza di quelli anglosassoni) sul principio di autenticità degli atti e soprattutto è una norma socialmente molto pericolosa.

    Riporto qui per una più agevole comprensione il testo:
    >art.23
    >4. Le copie su supporto informatico di qualsiasi tipologia di documenti analogici originali,
    >formati in origine su supporto cartaceo o su altro supporto non informatico, sostituiscono ad
    >ogni effetto di legge gli originali da cui sono tratte se la loro conformità all'originale è
    > assicurata da chi lo detiene mediante l'utilizzo della propria firma digitale
    > e nel rispetto delle regole tecniche di cui all'articolo 71.

    A prescindere dalla cattiva formulazione letterale "lo detiene" si riferisce non "al" ma "ai" documenti e pertanto andrebbe scritto per lo meno al plurale, segnalo come la norma sia un vero e proprio corpo estraneo nel nostro sistema giuridico, un gigantesco e macroscopico "baco" nella sicurezza della circolazione dei documenti e soprattutto una norma pericolosa.

    Innanzitutto nel nostro sistema giuridico la conformità all'originale della copia di un documento, deve essere attestata da un soggetto "terzo" imparziale, di natura pubblica, in sostanza un Pubblico Ufficiale.
    Che sia Magistrato, Cancelliere, Segretario Comunale o Notaio non fa differenza, ma deve esserci un Pubblico Ufficiale.

    Che senso ha infatti che lo stesso soggetto che "detiene" il documento sia garante verso i terzi della conformità delle copie? C'e' un conflitto di interessi che anche un bambino puo' vedere.
    Proprio il soggetto che potrebbe avere interesse ad alterare il documento.. garantisce dell'autenticità della copia ? Siamo seri e non prendiamoci in giro.

    Come è facile intuire e come si accennava sopra questa norma introduce un enorme "baco" di sicurezza nel nostro sistema.
    Chiunque, dal privato cittadino, al criminale fraudolento potrà creare copie false di documenti magari mai esistiti, distruggendo poi l'originale, tutto a norma di legge.
    Immaginate un contabile od un commercialista disonesto che mandi in conservazione sostitutiva la contabilità di una azienda, alterando i dati scomodi e quindi distruggendo gli originali.
    Immaginate un giudice al quale vengano prodotti in giudizio due copie.. difformi, del medesimo originale distrutto. Cosa dovrà fare ? A quale copia dovrà dare fede?

    Quanto a chi vorrebbe instaurare nel nostro sistema un ordinamento simile a quello esistente nei paesi anglosassoni, privo di fede pubblica e di atti rogati da Pubblici Ufficiali, segnalo l'interessante lettura di un articolo scritto non da Notai, ma dall'FBI americano, dove si segnala che le frodi, le contraffazioni di atti e documenti, sono una delle cause scatenanti della pesante crisi dei mutui americana.
    Qui il link:
    http://www.fbi.gov/hq/mortgage_fraud.htm

    Senza atti autentici le frodi ed i soprusi sono inevitabili.
    Inoltre il mondo e la realtà sono estremamente complessi: quasi sempre, chi "semplifica" non ha la minima idea di cosa stia facendo.
    (Segnalo qui il link ad un articolo molto interessante, anche questo scritto non da un Notaio ma da un professore di archivistica, che per professione quindi si occupa di conservare ed archiviare documenti http://www.lexitalia.it/articoli/penzodoria_codice... )

    Essendo questo un sito di informatica faccio un paragone informatico: la attuale formulazione del comma 4 dell'art.23 CAD, equivale a lasciare aperta una "porta" per l'accesso al proprio PC, senza alcuna password, di modo che chiunque possa accedere, sostituire o cancellare i documenti presenti.

    Questo baco va assolutamente risolto, ed a mio avviso l'unico modo e' quello di ripristinare il controllo del Pubblico Ufficiale, come da millenni nel nostro sistema giuridico avviene, nella formazione delle copie dei documenti.
    Altrimenti potremo dire addio al nostro sistema giuridico ed alla fede pubblica, o come dice il Professor Penzo Doria nell'articolo citato, dire con allegria "Siamo tutti pubblici ufficiali: cioe' nessuno a garanzia di nessuno".

    Ancora un saluto,

    Notaio Eugenio Stucchi
    www.notaipiniestucchi.it
  • Notaio,

    forse l'articolo aprira' pure il buco che Lei dice, visto che gli italiani (soprattutto quelli che hanno fatto le Sue stesse scuole...) sono bravissimi a trovare la strada per fregare il prossimo; e forse quindi l'articolo andra' formulato meglio.

    Ma la ratio dell'articolo e': hai un archivio di migliaia di fatture su carta che ti riempiono i corridoi? Puoi mettere tutto su un dvd, firmare digitalmente il contenuto, metterci la marca temporale, garantirne il backup e poi puoi cacciare via tutta la carta.

    Non mi risulta che i pubblici ufficiali autentichino le fatture.

    Quindi, ringraziandoLa per averci fatto notare che c'e' da migliorare (come sempre), miglioriamo! Non facciamo dello sfascismo sulla semplificazione amministrativa, perche' fatto cosi', da un notaio, puzza un po'.
    non+autenticato
  • Gentile sigor.. o signora (?) "spanna",

    non comprendo l'allusione un po' gratuita che Lei fa dicendo che "gli italiani (soprattutto quelli che hanno fatto le Sue stesse scuole...) sono bravissimi a trovare la strada per fregare il prossimo;".

    Non faccio affatto "sfascismo" sulla semplificazione. L'Italia e' stato il primo paese ad attribuire validità giuridica ai documenti elettronici e tutt'ora è forse il paese più avanzato in tale settore, anche se molte persone anche istruite o sedicenti "esperte" non lo sanno.
    I Notai italiani, sebbene nell'immaginario collettivo siano immaginati ancora con penna e calamaio, usano _quotidianamente_ la firma digitale da circa 10 anni. Il Consiglio Nazionale del Notariato è dal 2002 autorità di certificazione (primo fra gli ordini professionali), e ad oggi è l'unico ordine professionale ad aver attivato un sistema di conservazione sostitutiva a norma centralizzato presso la propria sede in Roma, senza gravare di un euro il bilancio dello stato. Tale sistema è il presupposto per la definitiva approvazione della normativa sull'atto pubblico interamente informatico, ormai alle porte da conservarsi appunto nei server del notariato.

    Nel complesso quindi per professione mi confronto da tempo con la _vera_ semplificazione. Nulla è semplice, e "semplificare" spesso vuol dire compiere un grandissimo sforzo, organizzativo, tecnico e mentale per riordinare e far funzionare la complessità.

    Quanto al C.A.D. mi limito costruttivamente a segnalare, come peraltro fanno altri (che non hanno fatto le "mie scuole") alcuni problemi di sicurezza, che reputo gravi.

    Un ultimo appunto sulle "fatture". E' vero i Notai non autenticano le fatture, non ce n'e' nessun bisogno. Ma se Lei deve produrre in giudizio un estratto da un libro contabile (informatico o cartaceo) avra' bisogno per ottenere il decreto ingiutivo dell'estratto autentico.

    Poi, lo sappiano, come diceva Napoleone, un tratto di penna del legislatore e intere biblioteche vanno al macero. Basta solo che al macero o allo "sfascio" non vada per un piccolo baco un sistema giuridico.

    Un saluto,

    Eugenio Stucchi
    www.notaipiniestucchi.it
  • Salve,
    su questo tema, vi invito a leggere il mio articolo pubblicato qui : http://www.aidainformazioni.it/pub/ceccarelli12201...

    Saluti
    Marco Ceccarelli

    www.riproduzione-sostitutiva.it
    non+autenticato
  • tra l'altro dovere pagare cifre non irrisorie a un notaio evita che i cazzari e i magliari stiano li' a rischiare con frodi e ladruncolate da due soldi.

    lo stesso si dovrebbe fare coi blogs : scrive solo chi sa scrivere bene in italiano ed e' disposto a pagare una tassa annuale.

    gli altri si arrangino e scrivano su newsgroups e forum.
  • - Scritto da: Pepito il breve
    > tra l'altro dovere pagare cifre non irrisorie a
    > un notaio evita che i cazzari e i magliari stiano
    > li' a rischiare con frodi e ladruncolate da due
    > soldi.

    > lo stesso si dovrebbe fare coi blogs : scrive
    > solo chi sa scrivere bene in italiano ed e'
    > disposto a pagare una tassa annuale.

    > gli altri si arrangino e scrivano su newsgroups e
    > forum.

    Che differenza c'e' tra blogs e forum che accetta solo commenti a postature aperte dal padrone del forum ?
    krane
    22534
  • Dove è possibile trovare il testo completo
    del nuovo codice dell'amministrazione digitale?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Picard
    > Dove è possibile trovare il testo completo
    > del nuovo codice dell'amministrazione digitale?

    sulla gazzetta ufficiale cartacea, ovviamente!

    </ironia>
    pippuz
    1251
  • Innovazione in Italia?
    Forse è meglio mettere un velo pietoso.
    Ve ne racconto una?
    Parlo di una mia conoscenza: progettista software ed un suo collaboratore commerciale.
    Creato alcuni anni fa un software per protezione dati.
    Con un clik si faceva scomparire una partizione o un dir dell'HD che veniva anche crittata.
    Ottimo software anche per le banche, quindi il commerciale contatta rappresentanti di software per le Banche. Sappiamo che le banche non accettano le credenziali di chiunque, quindi occorreva passare attreverso questi tizi.
    Per prima cosa richiedono un demo funzionante e relative dettagliate istrizioni per uso e funzionamento.
    Ovviamente il demo aveva funzioni limitate.
    Soddisfatti c'è l'incontro per avviare l'operazione commerciale.
    Quindi si passa alle percentuale (costi e guadagni) per commerciare il software.
    Richiesta di questi rappresentanti è dell'80%: ossia al creatore e al socio, toccava il 20% sul totale dell'introito (esclusa IVA).
    Va bene... allora per il 20% erano circa 100 mila lire al pezzo...
    "Ma poi per la pubblicita'?" Chedono i "super rappresentanti".
    "Va bene la facciamo noi entro la percentuale del 20%...
    I Super ci pensano su poi dicono:
    "Ma venderemo almeno 22.000 pezzi!"
    "E sì!" risponde il creatore del programma.
    "Ma allora vi arricchirete!" Commentano i "super".
    E così fu... che se ne andarono senza concludere l'affare.
    Il mio conoscente con il suo socio, poi, in un secondo tempo vendettero il lavoro ai cinesi per rientrare dalla spese ed ottenere un pò di guadagno dal lavoro svolto.
    Seppero poi che i "super rappresentanti" non furono (di nuovo) contenti del fatto che i cinesi usufruissero del programma (in effetti in Cina non vengono riconusciuti i diritti di Coprygth sulla copia singola, ma loro offrirono solo una cifra forfettaria per il prodotto).
    Insomma l'intenzione degli italiani era solo quella di copiare il programma dalla demo e soprattutto evitare che un nuovo "ricco" occupasse la loro casta.

    Morale della favola:
    Con queste premesse di base cosa volete che succeda?
    Come al solito le credenziali le hanno solo gli elementi di "questa razza" capaci solo di avidità e di innato parassitismo. E con queste premesse non è possibile vera innovazione, semmai faranno innovazione su nuovi metodi per il loro arricchimento personale e di casta (di censo).
  • - Scritto da: ninjaverde
    > Richiesta di questi rappresentanti è dell'80%:
    > ossia al creatore e al socio, toccava il 20% sul
    > totale dell'introito (esclusa
    > IVA).
    Purtroppo le percentuali sono queste, al produttore va dal 20 al 30% del prezzo di vendita e sono a suo carico tante attività, non ultima gli aggiornamenti che con la velocità di cambiamento di windows sono ormai uno stress continuo

    > "Ma poi per la pubblicita'?" Chedono i "super
    > rappresentanti".

    Sempre a carico di chi distribuisce , anche se poi si verifica che questi tendono a risparmiare e ne fanno poca. In alternativa aumentare il margine e caricarsi del costo delle iniziative.

    ma è sempre battaglia, si da sempre piu valore alla rete che distribuisce che a chi lo produce.

    > Insomma l'intenzione degli italiani era solo
    > quella di copiare il programma dalla demo e
    > soprattutto evitare che un nuovo "ricco"
    > occupasse la loro
    > casta.

    va beh ma questi so mercanti neanche meritano il titolo di Rappresentanti
    >
    > Morale della favola:
    > Con queste premesse di base cosa volete che
    > succeda?
    > Come al solito le credenziali le hanno solo gli
    > elementi di "questa razza" capaci solo di avidità
    > e di innato parassitismo. E con queste premesse
    > non è possibile vera innovazione, semmai faranno
    > innovazione su nuovi metodi per il loro
    > arricchimento personale e di casta (di
    > censo).

    Che l'italia sia in mano alle lobby lo stiamo scoprendo anche in questi giorni, se sei amico o hai amici lavori se no t'arrangi .

    Vincano i migliori rimane una utopia Sorride
  • La tua storia è solo una delle tante... normalmente, i "ricchi" cercano un pollo da spennare e -possibilmente- che lavori per loro. Non importa quanto, non importa l'impegno: al moderno capitalismo post comunista server solo un uomo da succhiare come una caramella e sputare subito dopo quando di succo e di dolce non ce n'è più.

    Si tratta di una inutile casta, che si arricchisce con conoscenze personali ed una cerchia più o meno grande "di amici degli amici". Li` non c'è spazio per nessuno... E se uno ha un'idea valida cercano di soffiargliela.

    Mah!
    non+autenticato
  • se veramente si vuole innovare bisogna ricorrere a metodi drastici, per esempio si vuole un'azienda senza carta, semplice non si comprano le stampanti, i sistemi e le persone si dovranno rapidamente adeguare alle nuove condizioni, si vuole che il corpo delle leggi sia disponibile tutto on line, si elimina la gazzetta ufficiale su carta e così via.
    La necessità poi aguzza l'ingegno.
    non+autenticato
  • peccato che l'ingegno che si aguzzera' non sara' mai quello di un dipendente PA: non gli danno la stampante e lui, semplicemente, non stampa.
    non+autenticato
  • non spetta al dipendente PA aguzzare l'ingegno sono i suoi capi che devono dargli gli strumenti adatti, Lui li deve solo usare.
    non+autenticato
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