Claudio Tamburrino

L'e-waste incombe sul Pianeta

Ad essere maggiormente minacciati per i rifiuti tecnologici sono i Paesi emergenti e in via di sviluppo. Il report delle Nazioni Unite

L'e-waste incombe sul PianetaRoma - I paesi in via di sviluppo rischiano di essere soffocati dai rifiuti dello sviluppo: vecchi computer e componenti elettronici scartati (con il loro bagaglio di composti chimici pericolosi) stanno formando montagne di spazzatura ingestibile e pericolosa in Cina, India e in alcune nazioni Africane e del Sud America.

A portare all'attenzione pubblica il problema è stato un rapporto delle Nazioni Unite: mancare di risolvere il problema oggi significa generare un'irreparabile danno ambientale e, conseguentemente, minacciare la salute pubblica.

Secondo le statistiche stilate nel documento, d'altronde, con il passare del tempo la situazione non può che peggiorare: per esempio entro il 2020 il numero dei vecchi PC scaricati in India rischia di aumentare del 500 per cento. E in paesi come il Senegal e l'Uganda il flusso di rifiuti di vecchi PC rischia di incrementare del 4-8 per cento. Globalmente il tasso di crescita si assesta sui 40 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici all'anno. Solo nel 2008 negli Stati Uniti sono stati venduti oltre 150 milioni di cellulari e cercapersone, una crescita notevole rispetto ai già 90 milioni del 2003. E in dieci anni i cellulari mandati in pensione aumenteranno di 7 volte in Cina e 18 in India.
Se le richieste di apparecchi tende ad aumentare, le tecniche di smaltimento e riciclaggio non vanno di pari passo. Tali paesi, infatti, sono in molti casi favorevoli ad accogliere i vecchi apparecchi occidentali, da cui è ancora possibile estrarre materiali e metalli di valore e che possono essere riutilizzati: secondo il rapporto nelle nuovi produzioni si riciclano il 3 per cento dell'argento e dell'oro, il 13 del palladio e il 15 per cento di cobalto. Ma anche per recuperare il recuperabile, a pagare è soprattutto l'ambiente: si utilizzano estensivamente inceneritori che inquinano molto. In procedimenti non sempre efficiente.

A rischiare maggiormente per le conseguenze più immediate è la Cina (che produce da sé 2,3 tonnellate l'anno dell'e-waste, seconda solo agli USA), seguono l'India, il Brasile e il Messico. Ma presto, visti i tassi di crescita, anche le nazioni occidentali non potranno più guardare altrove.

Come spesso accade nei documenti redatti dalle Nazioni Unite, il documento contiene alcune best practice che servono a sottolineare quanto e come si possa fare per migliorare la situazione: si parla ad esempio di Bangalore, in India, dove alcune iniziative locali permettono di gestire più efficacemente il problema. Dando al contempo una mano all'economia locale. E accanto a tale suggerimento il rapporto chiede che si stabiliscano regole serie e coordinate per uno smaltimento più efficiente.

Claudio Tamburrino
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9 Commenti alla Notizia L'e-waste incombe sul Pianeta
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  • Esistono processi di lavorazione meno inquinanti dell'incenerire tutto e poi separare le ceneri per recuperare metalli preziosi ecc....
    Sono processi brevettati da Italiani ma non possono essere usati in italia per questioni burocratiche di autorizzazioni provinciali non ignoranti in materia. Comunque anche superato questo ostacolo ti può capitare delle persone incopetenti che di sospendano il lavoro per dicerie della popolazione della zona.
    A questo punto come può essere risolto il problema dei rifiuti elettronici non certo con i consorzi o con regolamenti assurdi sulla gestione di questi rifiuti da parte delle autorità di controllo, che non certo per colpa loro non hanno avuto una adeguata istruzione in materia
    non+autenticato
  • e se il film della pixar fosse stato profetico?
    non+autenticato
  • Dopo aver letto l’interessante disquisizione sul tema dell’e-waste che incombe sul nostro Pianeta, desideriamo intervenire sull’argomento perché riteniamo che i pericoli non deriveranno solo dai rifiuti elettronici.

    Quotidianamente allertiamo i nostri clienti sulle conseguenze che l'uso di componenti a basso costo, di scarsa qualità e breve durata, avranno sull'ambiente quando ci si ritroverà ad avere miliardi di apparecchi da smaltire.

    Da tempo stiamo promuovendo ai nostri clienti componenti per apparecchi elettrici destinati alla cottura ed al mantenimento al caldo dei cibi, alla sterilizzazione chirurgica e odontoiatrica, alla cura del corpo (bagno-turco, lavaggio del viso, inalazione con acque termali, aromaterapia, ecc.), alla sanificazione degli ambienti, con bassi consumi = risparmio energetico, alti rendimenti e lunga garanzia = lunga durata vitale del prodotto.

    In questo modo verranno contenuti al massimo i problemi di smaltimento, aiutando l’ecologia del nostro Pianeta e superando la preoccupante filosofia dell’”usa e getta” purché costi poco a prescindere dalla durata e dal consumo energetico.

    In conclusione: costa meno un prodotto di alta qualità e di lunga durata rispetto ad un prodotto che costa poco ma che ogni anno va sostituito.
    non+autenticato
  • Tutto giusto e assolutamente condivisibile ma le aziende guadagnano sulla quantità del venduto e poco sulla sua qualità (in genere perchè non valorizzata rispetto al costo) tranne che in pochi settori di nicchia, quindi tutto continuerà come ora: grandi volumi di vendite, basso costo, bassa qualità ==> grandi volumi di scarti e rifiuti.
  • ... facciamo la verità.
    Finché non si cambia completamente il modello economico che regola la nostra civiltà, questa situazione non farà altro che peggiorare. Una politica del riciclaggio è totalmente in antitesi con la filosofia del produrre e sprecare sempre di più che vige al giorno d'oggi. E' il classico cane che si morde la coda, un circolo vizioso in cui tutti dipendono da tutti (e le banche ci guadagnano sempre) e se un anello cade, tutto il resto gli va dietro, mentre "riciclare" vuol dire che una azienda, una comunità, un ecosistema sono autosufficienti per la gran parte delle risorse.
    Insomma, invece di parlare tanto del PIL ci si dovrebbe iniziare ad interessare al SIN (Spreco Interno Netto).
  • > Insomma, invece di parlare tanto del PIL ci si
    > dovrebbe iniziare ad interessare al SIN (Spreco
    > Interno
    > Netto).

    Giustamente il PIL è una "buffonata".
    Il Pil aumenta anche con le guerre e relative distruzioni poichè aumentano gli introiti dell'industria delle armi e del loro indotto.
    In realtà non si dice che parte di questo Pil ha un fattore in negativo.
    Apputo anche spreco interno.
    E poi perchè continuare a produrre materiali nuovo senza possibilità di un upgrade dell'usato?
  • - Scritto da: ninjaverde
    > > Insomma, invece di parlare tanto del PIL ci si
    > > dovrebbe iniziare ad interessare al SIN (Spreco
    > > Interno
    > > Netto).
    >
    > Giustamente il PIL è una "buffonata".
    > Il Pil aumenta anche con le guerre e relative
    > distruzioni poichè aumentano gli introiti
    > dell'industria delle armi e del loro
    > indotto.
    > In realtà non si dice che parte di questo Pil ha
    > un fattore in
    > negativo.
    > Apputo anche spreco interno.
    > E poi perchè continuare a produrre materiali
    > nuovo senza possibilità di un upgrade
    > dell'usato?

    ... e c'è chi dice che siamo una civiltà evoluta.
  • E' tutta la naturale conseguenza del rendere obsoleto hardware più che utilizzabile (vedi P3-P4 e simili) per avere aperto un client di posta, un browser e (forse) un word processor.

    Si certo, il progresso e tutto quello che volete, però spesso si esagera.
    non+autenticato
  • Spesso tutti quei programmi sono in uno solo, come per esempio se apri Outlook che ti apre Word come editor di posta che ti apre Internet Explorer come browser e rendering delle pagine html...

    Ben vengano nuovi processori che consumano meno e quindi inquinano meno, ma purtroppo poi quello vecchio va smaltito e non è per niente riciclabile.
    non+autenticato