Google vs. Vividown, the day after

di Guido Scorza - Google dovrebbe imporre a chi carica i video di chiedere il consenso alle persone raffigurate? La disciplina a tutela della privacy pu˛ soffocare la neutralitÓ degli intermediari?

Roma - La notizia è ormai nota. Il Tribunale di Milano ha condannato a sei mesi di reclusione tre dirigenti di Big G per violazione della disciplina italiana in materia di privacy. La decisione dei giudici milanesi ha rapidamente fatto il giro del mondo perché, a prescindere da come la si pensi, è la prima volta che in uno dei centinaia di Paesi coperti dai propri servizi, Big G - o comunque un suo dipendente - viene condannato in relazione ad un contenuto pubblicato da un utente. Intendiamoci, il fatto che non sia capitato in nessuna altra parte al mondo, non significa che non sarebbe dovuto accadere neppure in Italia ma, è fuor di dubbio, che esiste come hanno puntualmente annotato gli osservatori internazionali un "caso Italia" rispetto a queste tematiche.
Che poi ci sia di che andarne fieri o, piuttosto, di che preoccuparsi, è un altro discorso...

Ma veniamo alla decisione della quale, peraltro, non si conoscono ancora le motivazione ed in relazione alla quale è, pertanto, necessario essere cauti e scrivere usando il condizionale.

Quali che siano le motivazioni c'è, tuttavia, un primo dato significativo ed imprescindibile: i giudici del Tribunale di Milano hanno ritenuto che i trattamenti dei dati personali effettuati in relazione al servizio Google video su server collocati all'estero e sotto la responsabilità di Google Inc. e dunque di un soggetto di diritto straniero, ricadano nell'ambito di applicazione della disciplina italiana sulla privacy.
L'art. 5 del Codice Privacy, tuttavia, nel delimitare il proprio ambito di applicazione, stabilisce che esso "disciplina il trattamento di dati personali, anche detenuti all'estero, effettuato da chiunque è stabilito nel territorio dello Stato o in un luogo comunque soggetto alla sovranità dello Stato" e "si applica anche al trattamento di dati personali effettuato da chiunque è stabilito nel territorio di un Paese non appartenente all'Unione europea e impiega, per il trattamento, strumenti situati nel territorio dello Stato anche diversi da quelli elettronici, salvo che essi siano utilizzati solo ai fini di transito nel territorio dell'Unione europea".
Le motivazioni della Sentenza chiariranno quale sia stato l'iter logico-argomentativo seguito dai Giudici per superare l'apparente incompatibilità tra la norma appena richiamata e la decisione di ritenere applicabile a Google Inc., esercente il servizio Google Video, la disciplina italiana. Frattanto, tuttavia, non si può fare a meno di rilevare che, benché non abbia mai affrontato - almeno a mia memoria - la specifica questione relativa ai dati contenuti nei video pubblicati su Google Video, il Garante per la privacy ha, in diverse occasioni, rilevato come la disciplina italiana in materia di privacy non possa ritenersi applicabile a Google Inc. in relazione a tutta una serie di servizi erogati dall'estero e senza l'utilizzo di "strumenti situati" nel nostro Paese. A prescindere dal caso di specie, credo che la questione dei rapporti tra le decisioni del Garante per la privacy e quelle dell'Autorità giudiziaria, sia un tema da affrontare con estrema attenzione, almeno in una prospettiva de iure condendo, perché eventuali divergenze interpretative rischiano di minare la certezza del diritto e, con essa, la libertà di impresa.
Ma andiamo avanti e guardiamo al merito della decisione o, almeno, a ciò che del merito - in attesa di conoscerne le motivazioni - è possibile ipotizzare dal contenuto del dispositivo.

La responsabilità dei dirigenti di Google sembrerebbe essere stata individuata - almeno stando a quanto riferito dalla stampa - nella circostanza che Google avrebbe omesso di richiedere, così come necessario trattandosi di dati sensibili, l'autorizzazione al Garante per la privacy prima di procedere all'upload del video del bambino disabile e di fornire all'uploader una puntuale informativa.
Se questa fosse effettivamente la motivazione della Decisione ci sarebbe di che restare perplessi.

╚ ovvio, infatti, che valutare la natura "sensibile" dei dati contenuti in un video che un utente invia a Google Inc. perché sia pubblicato al fine, eventualmente, di richiedere la speciale autorizzazione al Garante, è attività che richiede un'analisi manuale dei singoli contenuti oggetto di upload. Un'analisi effettuata, per di più, da soggetti in grado di discernere puntualmente i dati "solo personali" da quelli "sensibili", eventualmente alla stregua delle analoghe - ma non identiche - discipline in materia di privacy in vigore in tutti i Paesi in cui BigG opera.
Si tratta di un'attività evidentemente incompatibile con quella di qualsiasi gestore di piattaforma user generated content e che, personalmente, trovo incompatibile altresì con la disciplina dettata dal legislatore europeo in materia di commercio elettronico a proposito dell'assenza di un obbligo generale di sorveglianza da parte dell'intermediario.

Esigere da Google (così come da qualsiasi altro soggetto in analoga posizione) che effettui un monitoraggio "manuale" - dubito che esistano e che mai esisteranno filtri capaci di distinguere il dato sensibile da quello personale! - dei contenuti al fine, eventualmente, di prevenire la diffusione di dati sensibili in assenza della necessaria autorizzazione dell'interessato e del Garante (autorizzazione che, peraltro, andrebbe, semmai, richiesta ad opera dell'utente che procede all'upload del contenuto) significa infatti, se non mi inganno, finire indirettamente con il porre in capo al fornitore di servizi UGC un obbligo di sorveglianza in contrasto con quanto previsto dalla disciplina in materia di commercio elettronico.

Quanto all'informativa che Google non avrebbe dato - se la ricostruzione dei magistrati fosse corretta - all'utente che ha caricato il video incriminato, in relazione all'esigenza di preoccuparsi di acquisire il preventivo consenso dell'involontario e sfortunato protagonista del video, francamente, credo che al riguardo sia necessario da parte di tutti maggior realismo e minor formalismo. Il video di cui si discute è stato messo online da un ragazzino che - a causa dell'evidente fallimento del sistema educativo familiare e scolastico - non si è neppure reso conto della circostanza che insultare un suo compagno di scuola più sfortunato è un gesto di cui vergognarsi e non, certamente, di cui andar tanto fieri al punto da pubblicizzarlo.

Si può davvero sostenere che se Google avesse aggiunto qualche riga nelle proprie condizioni generali ed avesse ricordato al ragazzino in questione che prima di caricare un video contenente dati sensibili (come si fa a spiegare ad un ragazzino un concetto tanto complesso persino per gli addetti ai lavori!) era necessario chiedere il consenso dell'interessato ed acquisire l'autorizzazione del Garante, il ragazzino in questione avrebbe letto e compreso questa avvertenza e proceduto di conseguenza?

Attendiamo, naturalmente, di conoscere le motivazioni della Sentenza prima di pronunciare, a nostra volta, sentenze che potrebbero risultare affrettate. Ma i dubbi, allo stato, sussistono e sono tanti ed inquietanti.
A prescindere dai tecnicismi giuridici - che pure, naturalmente, sono i soli che contano in Tribunale - il fatto che si fa più fatica ad accettare è che per la giustizia italiana sembra essere più responsabile chi ha posto a disposizione degli utenti una piattaforma per la diffusione di un video contenente un episodio che non avrebbe mai dovuto verificarsi piuttosto che chi non ha vigilato - ammesso che ciò fosse possibile - affinché tale episodio non si verificasse.

Ho già scritto - consapevole di utilizzare una figura retorica come l'iperbole - che, per quel che sin qui è dato comprendere, il Tribunale di Milano ha sostanzialmente ritenuto di imputare alle ferrovie la violazione della privacy di un soggetto terzo posta in essere da alcuni viaggiatori. L'iperbole delle ferrovie, tra l'altro, consente di sfatare uno dei più "antipatici" principi che appaiono sottesi alla decisione del Tribunale di Milano: è giusto che Google sia ritenuto responsabile dei contenuti immessi in Rete dagli utenti perché, attraverso tali contenuti, sebbene in maniera indiretta, trae profitto. ╚ un'equazione che, come mostra appunto l'iperbole delle ferrovie, non può esser condivisa: tutti gli intermediari della comunicazione traggono profitto - in un modo o nell'altro - dai contenuti intermediati ma, ciononostante, il legislatore europeo non ha mai pensato di ricollegare il principio dell'assenza di un obbligo generale di sorveglianza o, piuttosto, quello di non responsabilità dell'intermediario alla circostanza che quest'ultimo non guadagni dai contenuti veicolati.

Avere dei dubbi sulla bontà della decisione del Tribunale di Milano, peraltro - appare opportuno chiarirlo a scanso di equivoci - non significa non avere a cuore la privacy o ritenere che i diritti della persona debbano cedere il passo a quelli dell'impresa. Più semplicemente, significa ritenere che, data una violazione commessa attraverso le risorse telematiche, sia necessario individuare e chiamare a risponderne l'autore - come peraltro già accaduto nella vicenda di cui si discute - senza, necessariamente spingersi poi alla ricerca di ulteriori colpevoli e responsabili, finendo con l'individuarli nei soliti intermediari.

A colpi di sentenze e provvedimenti cautelari - condivisibili o meno che siano sotto il profilo strettamente giuridico - negli ultimi mesi, il nostro Paese, ha, di fatto, avviato una preoccupante operazione di "disapplicazione" della disciplina europea della materia, disciplina che, vale la pena ricordarlo, è stata voluta a presidio della libertà di informazione e dell'utilizzo della Rete come straordinario strumento di concreta attuazione di tale libertà. Ridiscutere questo principio - forti del fatto che ci si trova dinanzi a fatti eclatanti o emotivamente toccanti (The Pirate Bay, Bakeca, Mediaset c. YouTube) rischia di minare alla base l'impostazione della disciplina europea della materia e trasformare rapidamente la Rete che conosciamo in una grande TV nella quale i contenuti - proprio come accadeva un tempo - sono prodotti solo ed esclusivamente da parte di soggetti nei quali gli intermediari possano riporre piena fiducia.
Se questo accadesse credo, francamente, che avremmo perso tutti e non avrebbe vinto nessuno.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
www.guidoscorza.it
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229 Commenti alla Notizia Google vs. Vividown, the day after
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  • Premetto che c'è chi dice che il video incriminato sia stato rimosso subito e chi invece asserisce che sia rimasto in rete per due mesi, però, generalmente parlando, vi garantisco che coloro che dovrebbero vigilare sulla sicurezza dei siti sono dei fantasmi (anzi, addirittura la maggior parte dei siti si affiderebbe a un sistema automatico!) e non prendono provvedimenti (NONOSTANTE RIPETUTE SEGNALAZIONI) salvo che il caso finisca in TV o sui giornali.

    Non pretendo che si debba effettuare un monitoraggio continuo delle attività effettuate quotidianamente da milioni di utenti, cosa umanamente impossibile, ma nemmeno lavarsene le mani e latitare nel momento del bisogno, sta bene quindi paghino se poi vengono accusati di complicità nei reati perpetrati da terzi.

    Il loro motto spesso e volentieri è: "Se non ti sta bene, cambia sito: la rete è vasta" e allora, volendola mettere su questo piano, se la rete poi viene "irretita" e imbavagliata a causa di questi troll da loro protetti e che è sconveniente bannare perché indubbiamente fanno numero e portano più visitatori (= soldi), allora poi non si lamentassero se il loro sito viene sequestrato/censurato e loro condannati: questo è il risultato della degenerazione cui ci sta portando l'eccessiva libertà di parola, in nome della quale anche gli insulti e le minacce vengono fatti circolare indisturbati.
    non+autenticato
  • > Il loro motto spesso e volentieri è: "Se non ti
    > sta bene, cambia sito: la rete è vasta" e allora,
    > volendola mettere su questo piano, se la rete poi
    > viene "irretita" e imbavagliata a causa di questi
    > troll da loro protetti e che è sconveniente
    > bannare perché indubbiamente fanno numero e
    > portano più visitatori (= soldi), allora poi non
    > si lamentassero se il loro sito viene
    > sequestrato/censurato e loro condannati: questo è
    > il risultato della degenerazione cui ci sta
    > portando l'eccessiva libertà di parola, in nome
    > della quale anche gli insulti e le minacce
    > vengono fatti circolare
    > indisturbati.
    Ma la censura NON è una risposta!
    Se facciamo un esempio reale ci rendiamo conto dell'assurdità dell'idea...
    Il fatto: ci sono dei preti pedofili (ci sono imbecilli in rete)
    Soluzione: mettiamo la cintura di castità a TUTTI i preti (censuriamo TUTTA la rete)
    Ti sembra sensato?
    Se sei un politico barra si, se sei in possesso di un cervello funzionante ti lascio indovinare la rispostaOcchiolino
    non+autenticato
  • http://www.beppegrillo.it/2010/02/travaglio_oscura...

    Travaglio oscurato per copyright

    La scorsa settimana è scomparso da YouTube il video: "I bertoladri" di Marco Travaglio tratto dalla sua trasmissione Passaparola. Il filmato è riapparso dopo un paio di giorni in seguito alle azioni del mio staff. Il motivo riportato da YouTube per la cancellazione del video era: "Questo video non è più disponibile a causa di un reclamo di violazione di copyright da parte di Mediaset".
    Travaglio è stato intervistato a casa sua a inquadratura fissa. Né lui, né la sua abitazione sono (per ora) di proprietà di Mediaset. Il copyright sulle parole e sui cittadini non è ancora stato introdotto per legge. In futuro, forse, per comparire su Internet bisognerà chiedere il permesso a Ghedini.
    YouTube è stata costretta a rimuovere il filmato. La violazione di copyright da parte di terzi riconosciuti rende automatica l'operazione. Chi ha subito la cancellazione può fare reclamo assumendosi le responsabilità della eventuale violazione. Di solito il filmato, se lecito, viene ripubblicato in poche ore. In questo caso non è successo. Sono stati necessari giorni, email e telefonate. Infine, una imbarazzatissima YouTube, ha ricaricato il video e inviato il seguente messaggio al blog:
    "Per ordine del giudice della causa civile promossa dinnanzi al Tribunale civile di Roma da RTI contro YouTube, ci è stato ordinato di consentire al Consulente incaricato dal giudice di effettuare verifiche sul corretto funzionamento del sistema di Content ID. La rimozione del video in questione è avvenuta nel corso di queste verifiche ad insaputa di YouTube. Non appena abbiamo avuto notizia ci siamo attivati per risolvere l'inconveniente contattando il Consulente. Va ricordato che YouTube è un hosting Service Provider e nel caso di segnalazioni relative al copyright ha l'obbligo di rimuovere i contenuti segnalati."
    Riepilogo:
    - è in corso una causa tra RTI del gruppo Mediaset e YouTube
    - il tribunale di Roma incarica un perito di controllare come funziona la gestione dei video su YouTube
    - il perito su milioni di video controlla quello di Travaglio che riguarda Bertolaso e lo disabilita senza informare YouTube
    - il video non viene ripristinato dopo l'operazione di controllo
    - il video viene oscurato dichiarando il falso: "violazione del copyright".
    Quante violazioni della legge sono avvenute per un solo video? Lo chiederò ai miei legali.
    Di questa vicenda l'aspetto più grave non riguarda il mio blog, ma la rimozione di centinaia di filmati di blogger, magari perfettamente legittimi, con la scusa del copyright.

    non+autenticato
  • Dire che la sentenza del Tribunale di Milano sia molto preoccupante è sottostimare la reale portata del provvedimento. Certo occorrerà attendere le motivazioni del dispositivo di condanna. Tuttavia mi chiedo che tipo di educazione ha ricevuto quella ragazzina che ha prima ripreso e poi caricato il video? Io porterei in tribunale i suoi genitori per chiedere loro conto di che tipo di valori si siano preoccupati di trasmettere. Google non c'entra nulla, paga solo il prezzo perché genitori indegni di questo nome hanno abidcato al loro fondamentale ruolo.
    non+autenticato
  • Dire che la sentenza del Tribunale di Milano sia molto preoccupante è sottostimare la reale portata del provvedimento. Certo occorrerà attendere le motivazioni del dispositivo di condanna. Tuttavia mi chiedo che tipo di educazione ha ricevuto quella ragazzina che ha prima ripreso e poi caricato il video? Io porterei in tribunale i suoi genitori per chiedere loro conto di che tipo di valori si siano preoccupati di trasmettere. Google non c'entra nulla, paga solo il prezzo perché genitori indegni di questo nome hanno abidcato al loro fondamentale ruolo.
    non+autenticato
  • Vediamo un po' per estremizzare la cosa, se si trasferisse you tube su un satellite automatico in orbita geostazionaria che funziona senza intervento umano, si alimenta con batterie solari riceve gli uplosd e permette a chiunque il download attraverso internet e google lo regalasse al mondo, chi sarebbe l'editore? chi dovrebbe controllare? chi avrebbe l'autorizzazione per, eventualmente, spegnerlo?
    non+autenticato
  • Dal momento che il mondo non è ancora governato da Skynet e i satelliti geostazionari non si mandano in orbita da soli direi che l'editore sarebbe il proprietario del satellite e che dovrebbe seguire comunque le leggi dello stato in cui ha sede legale.
    non+autenticato
  • - Scritto da: paolinovaiv aivai
    > Dal momento che il mondo non è ancora governato
    > da Skynet e i satelliti geostazionari non si
    > mandano in orbita da soli direi che l'editore
    > sarebbe il proprietario del satellite e che
    > dovrebbe seguire comunque le leggi dello stato in
    > cui ha sede
    > legale.

    cosa non ti è chiaro in "google lo ha regalato al mondo (inteso come intera umanità)"
    Direi che in questo caso la responsabilità è inequivocabilmente soltanto di chi ha fatto l'upload, non ne convieni anche tu?
    non+autenticato
  • > > Dal momento che il mondo non è ancora governato
    > > da Skynet e i satelliti geostazionari non si
    > > mandano in orbita da soli direi che l'editore
    > > sarebbe il proprietario del satellite e che
    > > dovrebbe seguire comunque le leggi dello stato
    > in
    > > cui ha sede
    > > legale.
    >
    > cosa non ti è chiaro in "google lo ha regalato al
    > mondo (inteso come intera
    > umanità)"
    > Direi che in questo caso la responsabilità è
    > inequivocabilmente soltanto di chi ha fatto
    > l'upload, non ne convieni anche
    > tu?
    No, non ci arriva...A bocca aperta
    non+autenticato
  • Dai trolletto se sei a corto di argomenti ammettilo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: paolinovaiv aivai
    > Dai trolletto se sei a corto di argomenti
    > ammettilo.

    Dai trolletto se sei a corto di argomenti datti torto
    semmai, che però non vuol dir niente lo stesso
    meglio:
    dai trolletto se sei a corto di argomenti trotterella
    il che vuol dire che se non lo è galoppa tu
  • LOL dai per piacere torna a giocare a Farmville invece di sottoporre quesiti idioti.
    Rileggiti va'.
    non+autenticato
  • - Scritto da: paolinovaiv aivai
    > LOL dai per piacere torna a giocare a Farmville
    > invece di sottoporre quesiti
    > idioti.
    > Rileggiti va'.
    il quesito idiota serviva solo per paragonare il comportamento di you tube ad un sistema completamente automatico che è poi quello che succede in realtà visto che i filmati sono disponibili automaticamente dopo l'upload senza nessuna operazione di editing (editore) o selezione del materiale da parte del gestore del sito, vista l'impossibilità fisica di farlo.
    L'operazione di editing avviene al contrario solo in fase di rimozione su richiesta di chi ne ha diritto.
    non+autenticato
  • - Scritto da: pietro

    > L'operazione di editing avviene al contrario solo
    > in fase di rimozione su richiesta di chi ne ha
    > diritto.

    Che è quello che sembra più giusto, inoltre, il controllo pubblico permette che non si diffonda troppo un eventuale video da rimozione, mentre le tv prima diffondono e dopo il danno di massa eventualmente si può guardare la prossima puntata. Sono le tv ad essere carenti nell'acquisizione di legittimità di pubblicazione, prima occupano il massimo di capacità distributiva e poi se ne può discutere nei talk show.
  • In ogni caso ammesso che per assurdo esistesse l'entità politica "Mondo" essa ne sarebbe responsabile.
    non+autenticato
  • - Scritto da: paolinovaiv aivai
    > In ogni caso ammesso che per assurdo esistesse
    > l'entità politica "Mondo" essa ne sarebbe
    > responsabile.
    No in questo caso ogno abitante della terra sarebbe proprietario di un semiliardesimo del satellite ( o sette. ho perso il conto)
    non+autenticato
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