Claudio Tamburrino

Smanettoni, da 50 anni nei migliori cinema

Un progetto accademico ha indagato come vengono rappresentati da Hollywood hacker e cracker. Non si tratta solo dei soliti stereotipi

Roma - Come vengono visti gli smanettoni a Hollywood? Da lontano, certamente, viste le cantonate che spesso prendono gli sceneggiatori, ma ad un analisi più approfondita ha pensato Damian Gordon dell'Istituto di Tecnologia di Dublino. Con lo scopo primario di verificare se i film possano o meno essere utilizzati educativamente.

Dallo studio che ha portato avanti per un progetto del'International Journal of Internet Technology and Secured Transactions analizzando 50 film prodotti in mezzo secolo, è emerso che la maggior parte degli hacker rappresentati non sono teenager chiusi nelle loro stanze, ma professionisti, over 30 e che lavorano nell'IT.

In War Games Matthew Broderick è l'esempio dello stereotipo dell'hacker teenager che inavvertitamente porta il mondo sull'orlo della guerra nucleare introducendosi nella rete militare. Ma si tratta di un film del 1983, anni in cui gli hacker erano visti dai media come l'uomo nero e in cui avveniva la stretta legislativa su quel mondo raccontata da Bruce Sterling in Giro di Vite contro gli Hacker. Ma molti anni e film sono passati da allora.
Se, probabilmente, oggi nell'immaginario collettivo il primo stereotipo è ancora quello del teenager imbranato (come Rat di The Core) o il 30enne sovrappeso (come Warlock, interpretato di Kevin Smith nell'ultimo Die Hard), Hollywood ha mostrato, in realtà, nel 32 per cento dei caso professionisti IT e in un 40 per cento dei casi professionisti a tempo pieno o comunque impiegati in altri mestieri (studenti sono invece solamente il 20 per cento).

Anche senza bisogno di arrivare ad esagerazioni come il personaggio di Hugh Jackman in Codice Swordfish, in grado di penetrare nel computer della Difesa in pochi minuti (e nonostante distrazioni di varia natura), ma al contempo aitante e atletico, l'immagine fornita da Hollywood è per la maggior parte un ritratto benevolo: dei 60 tecnici portati sullo schermo in 50 film, 44 sono buoni (il 73 per cento dei casi, con invece il 17 per cento dei casi in cui si rappresentano dei cracker e il restante 10 per cento "ambigui") e spesso sulla via della redenzione o costretti a compiere determinate azioni sotto ricatto.

Da Gordon si traggono poi interessanti consigli per la visione sull'argomento: Hot Millions del 1969, il primo film che mostra all'opera un fantasioso tecnico informatico; Independence Day, su cui il ricercatore commenta: "un uomo che hackera un sistema alieno per infettarlo con un virus. Il sogno di Steve Jobs: il potere del Mac".

Claudio Tamburrino

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