massimo mantellini

Contrappunti/ Paura di navigare

di M. Mantellini - In attesa delle motivazioni della sentenza nel caso Vividown, piove biasimo sul Belpaese. Ma il male della Rete italiana Ŕ sistemico? O Ŕ tutta una questione di mancanza di prospettiva?

Roma - Non è facile tentare un riassunto critico della vicenda che ha portato alla sentenza di primo grado emessa nella scorsa settimana dal Tribunale di Milano, nella quale alcuni rappresentanti di Google sono stati condannati per violazione della privacy in relazione ad un video pubblicato nel 2006 su Google Video. Punto Informatico ha seguito con costanza e continui approfondimenti tutta la vicenda, e anche nei giorni scorsi vi ha fornito notizie ed approfondimenti tecnico-giuridici sulla sentenza. A me oggi interessa sottolineare alcuni aspetti di contorno che rendono ben conto del clima in cui è maturata di una simile decisione.

Che in Italia esista un clima di ampia prevenzione nei confronti delle cose della Rete lo sappiamo tutti da tempo. Gli autori materiali delle violenze oggetto dell'inchiesta sono stati a suo tempo individuati e puniti, i genitori del giovane vittima si sono poi sfilati dalla vicenda, rinunciando alla querela che li avrebbe portati al centro di un circo mediatico al quale, nell'interesse del loro figliolo, non hanno voluto partecipare. Ai protagonisti effettivi della ignobile vicenda si sono così rapidamente sostituiti soggetti marginali e francamente ingombranti: ViviDown, un associazione che si occupa "della ricerca scientifica e della tutela delle persone affette dalla sindrome di Down" è diventata uno dei soggetti mediatici centrali in una vicenda che interessa invece un giovane affetto da autismo; il Comune di Milano è stato, per qualche ragione, ammesso (insieme a ViviDown) ad essere parte civile nel processo contro Google anche se la vicenda si è svolta in una scuola steineriana di Torino ed i server di Google Video sono in California. Piccoli significativi misteri della giurisprudenza italica.

Il clima, dicevo. Mentre accese discussioni, perizie di parte ed indiscrezioni varie dissertano sulla rapidità di rimozione del video da parte di Google (Google sostiene che la rimozione è avvenuta entro due ore dalla segnalazione della Polizia, ViviDown, nella inedita veste della pubblica accusa, afferma che il filmato è stato lasciato quasi due mesi sui server, diventando uno dei più visti nella categoria "funny"), le immagini di quel filmato disgustoso hanno attraversato decine di volte siti web, quotidiani e telegiornali. ╚ accaduto più e più volte in questi anni e innumerevoli volte negli ultimi giorni. Piccoli effetti collaterali di una idea deteriore del diritto di cronaca che improvvisamente si disinteressa della vittima e del dolore dei genitori pur di raccogliere ascolti ed attenzione. Non un grammo della ampia indignazione verso Google ha raggiunto, mi pare, TG e quotidiani.
Se ci interessa capire l'ambiente in cui avvengono simili eventi, è interessante dar conto anche dei commenti alla sentenza, una sentenza della quale non si può, per ora, dire nulla di definitivo, visto che non se ne conoscono le motivazioni. Qualche considerazione è però possibile tentarla ugualmente. Google è uscita assolta in primo grado dalla accusa più consistente e pericolosa, quella di diffamazione. Una eventuale condanna avrebbe significato che la piattaforma è da ritenersi responsabile dei contenuti che ospita, esattamente come fosse un editore. Una eventuale decisione in tal senso avrebbe significato un cataclisma sulla comunicazione elettronica di questo povero paese, e bene è stato che non si sia proseguito in tale direzione.

La condanna di cui discutiamo riguarda invece la violazione della privacy e qui le cose si fanno complicate. Pur in assenza delle motivazioni, lo scenario che si apre è ugualmente preoccupante. Hanno ragione i media di tutto il mondo - che in questi giorni hanno dato molto spazio alla vicenda - a interrogarsi sulle conseguenze di una simile scelta per la libera circolazione dei contenuti in rete. E hanno torto invece gli editorialisti dei maggiori quotidiani italiani che, eccitati dalla sentenza, si sono rapidamente consegnati alla retorica spicciola della Rete anarchica contrapposta alla Internet delle norme. Menzione a parte merita il Senatore Gasparri, che ha rilasciato opportuna dichiarazione alle agenzie in cui parla di "sentenza esemplare": anche se immagino nemmeno lui sappia bene perché.

Le possibili ipotesi di giustificazione della condanna di Google sono sostanzialmente tre. La prima, quella meno pericolosa ma anche meno probabile, è che la condanna riguardi i Termini di Servizio di Google Video, dove a suo tempo Google affermava che si riservava "il diritto (ma non l'obbligo) di visualizzare in anteprima, rivedere, segnalare, filtrare, modificare, rifiutare o rimuovere tutto o parte del Contenuto di qualsiasi Servizio"; la seconda, quella sottolineata da Stefano Rodotà in una intervista, riguarda i tempi della avvenuta rimozione e cioè se Google abbia avuto un comportamento omissivo nei confronti del video. A tale riguardo L'Espresso ha pubblicato nei giorni scorsi le mail intercorse fra gli impiegati di Google e le autorità, dalle quali sembrerebbe evidente che la rimozione del video è avvenuta in tempi molto rapidi.

La terza, quella purtroppo più probabile, è che il magistrato abbia inteso addebitare a Google l'onere dell'analisi degli eventuali dati sensibili sul materiale che ospita. Ne ha scritto con lucidità Elvira Berlingieri su Apogeonline, ricordandoci che le norme sulla privacy in Italia impongono un consenso scritto nel caso in cui si trattino dati sensibili. In altre parole qualcuno avrebbe dovuto farsi carico di chiedere al ragazzo vittima dei maltrattamenti l'autorizzazione scritta alla riproduzione del video. A chi spetta questo onere? A Google? O va forse riferito a chi ha materialmente girato il video? Aspettiamo le motivazioni del giudice per capire se davvero la condanna discende da una simile speculazione, nel frattempo è piuttosto evidente il rischio concreto che una simile, ipotetica, logica di prevalenza della norma porta con sé.

Ed è altrettanto evidente anche l'effetto di trascinamento che una simile decisione avrebbe su tutte le piattaforme sociali in Rete. Alla luce di tutto questo paiono giustificate le preoccupazioni espresse a commento della sentenza da parte della stampa internazionale, anche al di là dell'ovvio sostegno ad una azienda statunitense da parte di ambasciatori, commentatori vari ed editorialisti del New York Times. Il quotidiano newyorkese in particolare, con una qualche avventatezza, ha ritento di individuare un legame fra questa decisione e uno scenario italiano nel quale il Premier controlla gran parte dei media.

Purtroppo il clima in Italia è questo e credo non sfugga a nessuno che congetture del genere fanno il paio con altre norme demenziali che il Governo italiano recentemente sostiene, non ultima quella della necessaria autorizzazione preventiva per caricare video sulle piattaforme web partorita dalla fervida mente del Ministro Romani.

Vedremo se la legge sulla privacy sarà davvero il piede di porco per ulteriori tentativi di riduzione delle libertà individuali. Aspettiamo le motivazioni del giudice per capire se dobbiamo davvero preoccuparci, e convenire con i più pessimisti che sostengono da tempo che è in atto un ampio disegno di controllo dei media e della capacità dei cittadini italiani di formare liberamente i propri punti di vista.

Massimo Mantellini
Manteblog

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262 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Paura di navigare
Ordina
  • Forse sono io che sto diventando vecchio, ma mi hanno insegnato che la liberta' di parola non e' la possibilita' di dire quello che mi pare senza alcuna conseguenza, e che tutti noi siamo responsabili delle nostre azioni. Questo vale per ogni liberta', non esiste liberta' senza responsabilita', altrimenti la liberta' si trasforma in anarchia o in legge del piu' forte.

    Allora, i provider non vogliono la responsabilita' per come i loro abbonati usano la rete. Google, ma vale per tutti gli altri, non vuole responsabilita' per quello che i suoi utenti mettono online. In pratica, io posso mettere su quello che mi pare in totale anonimato e senza responsabilita' di alcun tipo. Non mi sembra un'idea geniale.

    Per crearmi un account su google mi basta chiederlo, non chiedono niente, neanche un secondo account email di verifica. Poi mi permettono di mettere su quello che voglio, ma a questo punto in forma anonima.

    Il punto e', se Google non vuole responsabilita' per i contenuti postati dagli utenti, allora deve essere in grado di far accettare ai suoi utenti queste responsabilita', ma come e' possibile che questo accada se l'utente non puo' essere identificato, visto e considerato che loro fanno entrare chiunque senza alcun controllo ?

    Insomma, se una mattina trovo un video rubato di me che faccio la doccia a casa mia, chi e' responsabile per aver permesso che il video fosse alla portata di tutti mettendomi alla berlina ? Il provider no, lui da accesso alla rete, Google no perche' mette lo spazio. L'utente si, ma grazie ai primi due quello e' anonimo e quindi, di fatto, inesistente. E' colpa mia, a quanto pare, e secondo l'attuale idea predominante sulla condivisione dei contenuti, io dovrei controllare tutti i video presenti su YouTube alla ricerca di quelli che eventualmente mi ritraggono per poi sperare che in un paio d'ore Google li elimini.

    Lo stesso se io sono proprietario dei diritti su un video o su una canzone. Chiunque la puo' mettere online, condividerla come va di moda dire, e a quel punto sono io che sono responsabile di scoprirla e chiederne al rimozione. E se per caso volessi rivalermi su qualcuno, Google ovviamente mi dira' che l'ha messa online un tal d.duck@gmail.com che abita a Via degli Olmi a Paperopoli, perche' queste sono le uniche informazioni che chiede e sono ben lieti di condividerle con me.

    Mi sembra, sinceramente, che questo discorso faccia un po' acqua. E non credo di essere nella schiera di quelli che vogliono controllare la rete.

    Andrea
    non+autenticato
  • ehhh caro sei capitato nel posto sbagliato, questo forum e' al 99% pro-warez e pro-pirateria, io sono l'unica eccezione, se non mi bannano e' solo per far sembrare che ci sia pluralismo.
  • - Scritto da: Padovan
    > ehhh caro sei capitato nel posto sbagliato,
    > questo forum e' al 99% pro-warez e pro-pirateria,
    > io sono l'unica eccezione, se non mi bannano e'
    > solo per far sembrare che ci sia pluralismo.

    Non e' assolutamente vero : ti bannano ma torni con altri nick...
    krane
    22544
  • io gli ho anche scritto chiedendo di essere bannato ma non mi hanno risposto.
  • - Scritto da: Padovan
    > io gli ho anche scritto chiedendo di essere
    > bannato ma non mi hanno risposto.

    Dagli tempo e continua cosi', vedrai che sarai accontentato.
    krane
    22544
  • Quante falsità...

    Qui dei due casi, l'uno:
    A) Non hai un tubazzo da fare tutto il giorno se non venire qui a trollare.
    b) Non sei un troll e allora la cosa si fa triste e penosa.
    non+autenticato
  • Posso sempre appendere abusivamente un manifesto su un muro. Se l'attacchinaggio è illegale, il manifesto viene rimosso e se mi pizzicano mi fanno pure la multa.

    Semplice.

    Perché per google dovrebbe essere diverso?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Ciccio
    > Posso sempre appendere abusivamente un manifesto
    > su un muro. Se l'attacchinaggio è illegale, il
    > manifesto viene rimosso e se mi pizzicano mi
    > fanno pure la multa.

    Per attaccare legalmente dei manifesti serve una licenza ed una autorizzazione. A me basta e avanza che anche Google si prenda la briga di identificare chi posta, poi se il post e' illegale il responsabile e' chi l'ha messo su.

    > Perché per google dovrebbe essere diverso?

    No, e' proprio il contrario, deve essere uguale.

    Nei giornali di annunci, sai quelle cose tipo seconda mano, porta portese, tu devi essere identificato prima di poter postare un annuncio. Perche' per Google o Yahoo deve essere diverso ?

    Il problema e' tutto li, se consentono ad anonimi di postare allora la responsabilita' deve essere loro, altrimenti, nei limiti del possibile, devono garantire un'identita' a chi ha postato i contenuti. Non mi pare una pretesa fuori dal mondo, al contrario, e' quello che accade normalmente nella vita civile, ti chiedono un documento.

    Andrea
    non+autenticato
  • Ma mi spieghi come il personale di Google/YouTube può sapere se il video nel quale stai facendo la doccia sia stato caricato senza il tuo permesso ?
    Cos'è ti conoscono di persona ? Sanno chi sei ? Non penso.
    Cioè questi dovrebbero passare la loro vita a chidersi se ogni documeno audiovisivo o link non crei dei problemi ? Ovviamente no. La responsabilità è e rimane solo di chi ha caricato il materiale in questione. Perciò a te non rimane che chiedere che il video venga rimosso.

    "Mi sembra, sinceramente, che questo discorso faccia un po' acqua."
    Be visto che stavi facendo la doccia... Sorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: Eretico
    > Ma mi spieghi come il personale di Google/YouTube
    > può sapere se il video nel quale stai facendo la
    > doccia sia stato caricato senza il tuo permesso

    Perfetto, infatti non e' praticabile, ma a questo punto non e' nemmeno giusto che loro permettano a qualcuno di violare i miei diritti e poi non mi sappiano dire chi e' questo qualcuno che con il loro supporto li ha violati. Non ti pare ?

    > responsabilità è e rimane solo di chi ha caricato
    > il materiale in questione. Perciò a te non rimane
    > che chiedere che il video venga rimosso.

    A me va bene che la responsabilita' sia di chi ha fatto upload, ci mancherebbe, ma non mi sta bene che loro non lo sappiano. Il loro sistema e' usato per violare un mio diritto sacrosanto e loro non sanno in nessun modo dirmi chi e' stato, e non perche' non e' possibile tecnicamente, bada bene, perche' fare un controllo piu' adeguato su chi si registra al servizio e' possibile. Pero' tu poi li metteresti piu' su quei video cosi' divertenti su YouTube, se sapessi che c'e' un modo di risalire al tuo nome e cognome ?

    > Be visto che stavi facendo la doccia... Sorride

    UrcaSorride

    Andrea
    non+autenticato
  • - Scritto da: Andrea
    > - Scritto da: Eretico
    > > Ma mi spieghi come il personale di
    > Google/YouTube
    > > può sapere se il video nel quale stai facendo la
    > > doccia sia stato caricato senza il tuo permesso
    >
    > Perfetto, infatti non e' praticabile, ma a questo
    > punto non e' nemmeno giusto che loro permettano a
    > qualcuno di violare i miei diritti e poi non mi
    > sappiano dire chi e' questo qualcuno che con il
    > loro supporto li ha violati. Non ti pare
    > ?

    Non ci puoi fare nulla.

    > > responsabilità è e rimane solo di chi ha
    > caricato
    > > il materiale in questione. Perciò a te non
    > rimane
    > > che chiedere che il video venga rimosso.
    >
    > A me va bene che la responsabilita' sia di chi ha
    > fatto upload, ci mancherebbe, ma non mi sta bene
    > che loro non lo sappiano.

    Non possono saperlo.

    > Il loro sistema e'
    > usato per violare un mio diritto sacrosanto e
    > loro non sanno in nessun modo dirmi chi e' stato,
    > e non perche' non e' possibile tecnicamente, bada
    > bene, perche' fare un controllo piu' adeguato su
    > chi si registra al servizio e' possibile. Pero'
    > tu poi li metteresti piu' su quei video cosi'
    > divertenti su YouTube, se sapessi che c'e' un
    > modo di risalire al tuo nome e cognome ?

    E' questo il punto. Non c'è nessun modo di sapere se i tuoi dati corrispondano a quelli reali. Internet è nata per essere utilizzata in modo anonimo. E' intrinseco nel suo funzionamento di base. E' stata progettata per resistere ad attacchi nucleari e continuare a funzionare proprio grazie al sistema di gestione dei pacchetti. Un diverso sistema comporterebbe la paralisi immediata di tutto il sistema e perciò non è praticabile. Non c'è nulla da fare. Internet è anonima e lo deve rimanere per poter funzionare correttamente. Fatevene una ragione (voi e i vari legislatori italiani). Neppure in Cina riescono a risolvere la cosa e meno male aggiungo io. Per un semplice motivo. E' impossibile. Ripeto. L'unico modo per rimuovere un video scomodo o altro è contattare il fornitore del servizio. Leggi e leggine fatte senza capirne il funzionamento sono inutili, dannose e assolutamente innefficaci.
    non+autenticato
  • Nostalgia dei bei vecchi tempi in cui questi "crimini" avvenivano all'oscuro di tutti, di nascosto: nessuno doveva fare nulla per risolvere il problema e la società appariva molto più bella e pulita.
  • Prendere quegli animali che hanno fatto il video e massacrarli di botte, come hanno fatto loro, vero? Metterli in galera, facendoli sgobbare dalla mattina alla sera, no eh?

    Perché è Google al centro dell'attenzione e non quegli ID-oti che hanno picchiato il ragazzo down.

    Dovremmo ringraziare la stupidità di quei rintontiti e YouTube se queste cose vengono alla luce.

    Invece no. Tutti contro Google.
    Povero Paese nostro.
    non+autenticato
  • - Scritto da: MrMoleskine
    > Prendere quegli animali che hanno fatto il video
    > e massacrarli di botte, come hanno fatto loro,
    > vero? Metterli in galera, facendoli sgobbare
    > dalla mattina alla sera, no
    > eh?

    Se parli così non hai nemmeno visto il video?
    Mi pare sia apparso un po' ovunque anche in tv ormai.

    Spesso ci sfugge il fatto che la pena debba essere commisurata al reato, per cui escono degli abomini per cui uno che scarica 10 mp3 debba avere più carcere di un assassino (perché magari quest'ultimo è stato considerato "incapace di intendere e volere" nel momento del crimine).

    Comunque hanno già pensato a punire gli autori del crimine di cui parli, e pure chi ha inserito il video sul web è stato punito. Mancava solo Google all'appello.
    non+autenticato
  • ..
    > Comunque hanno già pensato a punire gli autori
    > del crimine di cui parli, e pure chi ha inserito
    > il video sul web è stato punito. Mancava solo
    > Google
    > all'appello.

    aurori che sono stati scoperti perchè esiste You tube alrtimenti...
    non+autenticato
  • ti sbagli.

    scoperti perche' hanno usato un IP casalingo, ma se fossero stati capaci di anonimizzarsi chi mai li beccava ?

    e perche' per risalire a loro servirebbe scomodare commissari di polpost, tecnici, e magistrati quando la cosa logica sarebbe che chi uploada un video si identifica e ne paga le conseguenze legali in caso di sgarro ?

    tu forse firmi contratti cartacei con documenti falsi ?
    perche' mai su internet dovremmo tutti essere anonimi ?
  • contenuto non disponibile
  • Perchè dici un sacco d'idiozie da luddista tecnologico ?
    Sgabbio
    26178
  • per il gusto di provocare.

    se non crei contraddizioni la gente non pensera' mai con la sua testa.

    la mia in fondo e' una crociata ideologica atta a portare la luce fra le tenebre di quelli che sono stati diseducati dai disvalori socialmente accettati.
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    Modificato dall' autore il 02 marzo 2010 16.08
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  • Ti sei spiegato perfettamente: in genere, questo comportamento viene chiamato "trollare"

    http://it.wikipedia.org/wiki/Troll_(Internet)#Moti...

    Troll autoproclamati e i loro difensori dichiarano che il trolleggiare è un modo astuto di migliorare la qualità della discussione, o un modo alternativo di vedere i rapporti di potere su grandi wiki pubbliche.

    Generare un cambiamento nell'opinione degli utenti: un troll può ostentare opinioni estreme per fare in modo che le sue vere opinioni, poi, sembrino moderate.

    Testare la robustezza di un sistema contro gli attacchi sociali o altre forme di cattivo comportamento: per esempio violare platealmente le regole e i termini di uso per vedere se gli amministratori prendono contromisure e quali.

    Combattere il conformismo: molti troll si difendono sostenendo che il gruppo in cui postano è diventato troppo chiuso e conformista, e cercano di rimediare con una "terapia d'urto" scioccando gli altri utenti.


    Ammiro la tua onestà intellettuale, visto che almeno lo ammetti.
    non+autenticato
  • macche' troll.

    io sono un propagandista, uno spin doctor, e' ben diverso.
  • Viva la sincerità.

    PLONK
  • capirai, in un paese ammorbato dalla propaganda fin dall'asilo
    uno che fa veramente anti-propaganda di fatto e' un portatore di
    verita' scomode ma illuminanti per alcuni.
  • Come si dice nell'articolo, trattandosi di dati sensibili occorreva il consenso scritto dell'interessato (art. 23 d. lgs. 196/2003).
    Inoltre, ai sensi dell'art. 26 "i dati idonei a rivelare lo stato di salute non possono essere diffusi". Che Google li abbia diffusi è un fatto (non contestato..).
    Infine pare che sia stato contestata la violazione anche dell'art. 17, poiché il trattamento, presentava rischi specifici; sarebbe stato necessario un'interpello al Garante.
    Conclusione: il reato ex art. 167 scatta quando si violano gli artt. 17, 23 e 26. C'è tutto.
    A nulla rileva la natura dell'intermediario: leggete la definizione di trattamento contenuta nell'art. 4: ricordo solo 3 definizioni: "registrazione, organizzazione, conservazione, diffusione".
    Google non ha svolto queste operazioni?
    Ci potranno non piacere le conclusioni, ma tant'è.. questa è la legge.
    Mi potrete dire che ci potrebbe stare una questione simile a quella del caso Schwibbert: una non conformità della legge italiana alla direttiva comunitaria sulla "irresponsabilità" degli intermediari.
    Giuridicamente sarà una bella sfida: da una parte una legge che riconosce il diritto degli intermediari e dall'altro quello che lo riconosce alla persona.
    Io ci penserei bene prima di schierarmi..

    Uno sforzo di onestà intellettuale: se foste stati voi ad essere ripresi nel video? Vostro figlio ? O i vostri genitori? Un fratello o un amico? Immedesimatevi, fate un bel respiro e pensate a quanto conta la dignità della persona.

    E non replicate cone esempi che fuoriescono dalla sfera di tutela di cui deve godere la Persona: se non si fosse trattato di quel video con quel contenuto, le cose sarebbero state molto, ma molto diverse.

    Per esser chiari se non ci fossero stati dati sensibili sarebbe stata tutta un'altra storia: niente consenso scritto (art. 23), niente rischi specifici (art. 17), niente divieto di diffusione (art. 26)...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Andrea Buti

    > Giuridicamente sarà una bella sfida: da una parte
    > una legge che riconosce il diritto degli
    > intermediari e dall'altro quello che lo riconosce
    > alla
    > persona.
    > Io ci penserei bene prima di schierarmi..

    Ok, ma stante questo cosa ce ne facciamo di youtube visto che abbiamo capito che è impossibile decidere a priori (e anche a posteriori) sul trattamento di dati sensibili?
    Quello che state dicendo è che, de facto, youtube non può legalmente esistere. E' impossibile che soddisfi queste caratteristiche, per cui va chiuso.

    > Uno sforzo di onestà intellettuale: se foste
    > stati voi ad essere ripresi nel video? Vostro
    > figlio ? O i vostri genitori? Un fratello o un
    > amico? Immedesimatevi, fate un bel respiro e
    > pensate a quanto conta la dignità della
    > persona.

    Questa non è onesta intellettuale, da quando in qua chi è colpito direttamente è quello che può esprimere il parere più sereno sulla questione?
    2678
  • >
    > Questa non è onesta intellettuale, da quando in
    > qua chi è colpito direttamente è quello che può
    > esprimere il parere più sereno sulla
    > questione?
    Ok, non mi sono spiegato: non cercavo l'oggettività, suggerivo solo - al contrario - il massimo della soggettività: vediamo anche l'altro lato. Mettiamoci nei panni dell'altro e vediamo se è davvero così facile..difenderli.. tutto qua: un 'ipotesi... E' sicuramente più facile giudicare quando non si è coinvolti, ma si perde qualcosa..
    Non mi sto schierando né pro né contro.
    non+autenticato
  • contenuto non disponibile
  • >
    > ripeto, se l'alternativa all'applicazione
    > diligente di quelle leggi è chiudere l'internet
    > dei contributi (e a quanto pare lo è), allora
    > tali leggi vanno cambiate a furor di popolo
    > esattamente com'è accaduto per moltissime altre
    > (quanti comma sono presenti nei
    > codici?).
    >
    Non ho detto questo, anzi. E' troppo generico parlare di "internet dei contributi": Io mi riferivo solo a quei contributi che ledono dati sensibili NON a tutti i contributi. Ci mancherebbe !

    > Aggiungo:
    > ho per caso visto la trasmissione della domenica
    > pomeriggio di canale 5, dedicata in parte
    > all'argomento (nella secnoda parte sono passati
    > alle solite raccoglisigaricolciuffo in cerca di
    > visibilità).
    > In un tripudio di populismo tutti a scagliarsi
    > contro
    > internet.
    > Ebbene è venuto fuori l'unico che difendeva
    > internet era il padre di un down che era fra gli
    > ospiti
    > principali.
    >
    >
    > edit:
    > se qualcuno mettesse le stesse immagini su
    > wikipedia, condannerebbero anche i dirigenti di
    > wiki,
    > giusto?

    Già: la legge è uguale per tutti (o dovrebbe...)

    > --------------------------------------------------
    > Modificato dall' autore il 02 marzo 2010 10.19
    > --------------------------------------------------
    non+autenticato
  • contenuto non disponibile
  • >
    > Sbagliato.
    > Se ci fosse un bit su un contributo per
    > determinare se è pubblicabile o meno avresti
    > ragione.
    > Visto che non c'è (e non c'è modo di dedurlo in
    > modo algoritmico), youtube e tutti i siti con
    > contenuti user generated chiudono in italia.
    > Fine.
    Nn ti seguo: se sono dati sensibili (salute, sesso, razza etc..: elenco art. 4 lett: d) NON è pubblicabile, ok?
    Se sono dati comuni (pallone, donne, hobby, tempo) si pubblica, ok?
    Nn è problema di algoritmo.., IMHO ma di persone - che dovrebbero filtrare - e costi.. Ma per la legge non deve essere un problema di chi è ripreso nel video, ma di chi - direttamente o indirettamente - di guadagna..
    >
    > > > se qualcuno mettesse le stesse immagini su
    > > > wikipedia, condannerebbero anche i dirigenti
    > di
    > > > wiki,
    > > > giusto?
    > >
    > > Già: la legge è uguale per tutti (o dovrebbe...)
    >
    > quindi avrai intuito la portata dell'applicazione
    > della legge
    > attuale.
    > E' evidente che o si fa un comma o si 'spegne'
    > internet in Italia (col resto del mondo che ride
    > come oggi noi ridiamo di altre
    > nazioni).
    Non sono per le scelte radicali: il mondo è troppo complesso per ridurre tutto ad "acceso" e "spento".. c'è pure il qbit.. Perché non parlarne serenamente, invece di mettere solo aut-aut?

    Occhiolino
    non+autenticato
  • contenuto non disponibile
  • - Scritto da: unaDuraLezione
    > - Scritto da: Andrea Buti
    >
    > > Nn ti seguo: se sono dati sensibili (salute,
    > > sesso, razza etc..: elenco art. 4 lett: d) NON è
    > > pubblicabile,
    > > ok?
    >
    > questa che citi è solo una delle migliaia di
    > leggi (valide in
    > Italia).
    > Gli omini di youtube dovrebbero conoscere:
    > -le leggi di ogni nazione in cui esiste internet
    > (visto che un sito internet si diffonde
    > automaticamente
    > ovunque).
    > -per ognuno dei milioni di video, mettere un
    > omino che valuti, per ognuna delle centinaia di
    > nazioni, se il video viola una delle milgiaia di
    > leggi.
    > Riassunto: milioni per centinaia per migliaia. =
    > centinaia di
    > miliardi.
    > anche così non basterebbe, perché per ogni nuova
    > legge (di una qualunque nazione), dovrebbero
    > rivedere tutti i
    > video.
    > Ah.. ovviamente colui che controlla deve
    > conoscere a menadito, anche lingua, dialetto e
    > scrittura raprresentati nei video.. sia mai che
    > sfugga.
    Esatto: ma se io vado a vendere una qualsiasi cosa in un paese straniero, non mi meraviglia dover imparare la lngua, le leggi, le usanze, l'amministrazione...
    > Ancora convinto che sia una questione di
    > personale?
    Di soldi e di organizzazione..
    > E in questa insensata moderazione, basta che
    > sfugga un video e il dirigente di google (che da
    > solo non può nemmeno vedere un milionesimo dei
    > video) va in
    > galera.
    > Questo non è sensato. Punto.
    Possibile. Non è detto che la legeg corrisponda al "nostro" senso comune.
    > Ripeto, perché lo stesso nno vale per Aruba, e
    > geocities e tutti coloro che forniscono spazio
    > web?
    > Io posso affittare spazio web su aruba e
    > pubblicare il video incriminato. E Aruba
    > guadagna (lo pago), geocities guadagna e modifica
    > pure il contenuto (metteva publicità nelle pagine
    > degli
    > utenti).
    > Perché loro non vanno in prigione e il sig.
    > youtube
    > sì?
    Non ti seguo..perchè per Aruba dovrebbe cambiare? E' la stessa cosa, come ho scritto in un altro commento. Se tengono la stesa condotta subiranno lo stesso trattamento. Attenzione che sia la stessa condotta: come c'è differenza tra housing e hosting a livello di servizi e costi ce n'é anche a livello legale. Se io mi "affitto" il server, lo amministro e gestisco, io e ci pubblco quello che mi pare (anche se illecito) il proprietario del server che c'entra? Non si condanna chi ha dato in locazione la casa in cui l'inquilino ha ucciso l'ex..
    non+autenticato
  • - Scritto da: Andrea Buti

    > Nn ti seguo: se sono dati sensibili (salute,
    > sesso, razza etc..: elenco art. 4 lett: d) NON è
    > pubblicabile,
    > ok?
    > Se sono dati comuni (pallone, donne, hobby,
    > tempo) si pubblica,
    > ok?

    Il problema sta proprio qui, secondo te è qualcosa di molto semplice secondo me è qualcosa di quasi impossibile.

    Io non ritengo facile che un operatore (presumibilmente non esperto) possa sapere riconoscere la casistica.

    Ma anche se fossero formati rimane il fatto che si assumono un rischio considerevole, infatti se sbagliano le conseguenze sono penali.
    2678
  • - Scritto da: Andrea Buti

    > Uno sforzo di onestà intellettuale: se foste
    > stati voi ad essere ripresi nel video? Vostro
    > figlio ? O i vostri genitori? Un fratello o un
    > amico? Immedesimatevi, fate un bel respiro e
    > pensate a quanto conta la dignità della
    > persona.

    Risposta facile: i genitori del bambino hanno ritirato la querela contro Google, dimostrando molta più maturità di quanto lei non vuole concedere.

    E ancora una volta anche lei confonde il ruolo di una piattaforma di distribuzione digitale e quelllo di chi ha realmente girato e pubblicato quel video. Da quello che leggo non ha ancora capito la differenza. Citare la legge non significa automaticamente capire le nuove tecnologie, e il suo post lo mostra molto bene.
    non+autenticato
  • ... non fate l'errore di considerare i giudici infallibili.
    Se no, non esisterebbero appello e cassazione.

    Ricordate i giudici sono uomini (come medici, etc.) , con i loro limiti e le loro velleità.

    L'obiezione nella intervista che l'intermediario non deve trarre profitto dai contenuti che veicola è palesemente ridicola e denota chiaramente che il giudicante ha travisato la realtà, internet e c.

    Almeno, con questa condanna, la Cassazione dirà una parola chiara e definitiva.
    non+autenticato
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