Luca Annunziata

Altro che la BBC, qui c'è mamma Rai

I vertici del braccio online dell'emittente pubblica incontrano la Rete. E dipingono un quadro fatto di buone intenzioni, frustrate dalle proporzioni pachidermiche della azienda di stato. Ma qualche novità è all'orizzonte

Altro che la BBC, qui c'è mamma RaiRoma - Un sentiero per il paradiso (?) costellato di buone intenzioni. I vertici di Rai Net, a colloquio con gli emissari della Internet nostrana, mostrano un'apertura e un'inclinazione a comprendere le dinamiche e le metriche della Rete quasi inaspettati: si tratta di una notizia interessante, soprattutto se arriva da un'azienda che tutto sommato è e resta una delle principali fabbriche di contenuti italiane. Che ora guarda con attenzione a Internet, mescolando tecnologia, nuovi modelli di business e riflessioni sul futuro e sul ruolo da giocare nella partita della distribuzione digitale.

Innanzitutto, pare che a Rai Net abbiano compreso i termini del problema: c'è un archivio storico, ci sono contenuti attuali, ci sono prodotti da traghettare verso il pubblico online. Tutto questo va offerto alla maggior parte possibile dei potenziali fruitori del Belpaese, con tecnologie e strumenti adeguati e con un occhio di riguardo per le richieste e le esigenze di tutti: qualche frizione in materia di DRM e protezione dei flussi c'è e ci sarà, ma da parte dei vertici dell'azienda (presente anche l'AD Piero Gaffuri) pare esserci molta voglia di provare a comprendere fino in fondo le richieste che arrivano dal pubblico, e - fin dove possibile - assecondarle.

Prova sia di questa buona volontà, ricorda lo stesso Gaffuri, il rapporto poco conflittuale e molto sereno di Rai con YouTube: nessuno nomina mai direttamente la concorrenza e le sue scelte, ma Rai Net ci tiene a precisare di aver trascinato l'intero carrozzone dell'emittente pubblica verso un accordo con il videoportale di Google, consapevole di avere davanti una realtà ormai impostasi all'attenzione dei navigatori e con la quale occorreva trovare un punto di convergenza. La Rai, spiegano i dirigenti armati di diapositive e grafici alla bisogna, ha un'età media degli spettatori piuttosto alta: online questo valore può abbassarsi in modo significativo, e questo può tramutarsi in un vantaggio competitivo.
Così come Rai Net sa, e lo ripete a tutto il resto dell'azienda di cui fa parte, il mercato online è poi molto diverso da quello tradizionale. Il problema è, ed è lo spunto principale venuto fuori dalla conversazione, che i modelli di business impostati restano ancorati al vecchio paradigma frontale e unidirezionale: i diritti televisivi per gli eventi come le Olimpiadi prevedono ancora limitazioni geografiche e di formato pressoché invalicabili, limitazioni che se in TV possono risultare ininfluenti sul web costituiscono un macigno per la duttilità e la flessibilità dei servizi offerti. Per non parlare poi dei diritti sul materiale d'archivio, che nel caso Rai e delle sue Teche risale a decenni in cui Internet non esisteva neppure.

Il problema sembra insomma essere il seguente (ed è un problema che probabilmente è universale): da una parte c'è qualcuno che negozia i diritti TV per show, partite di calcio, eventi, e lo fa con le logiche antiche; dall'altra ci sono coloro, in questo caso Rai Net, deputati a fare sperimentazione e costruire nuovi modelli di business e nuovi meccanismi e strumenti di fruizione dei contenuti. Come da tradizione, per il momento nella migliore delle ipotesi tra questi due soggetti c'è un braccio di ferro in corso per trainare la trattativa verso le rispettive esigenze: nella peggiore delle ipotesi non si riesce neppure a trovare un compromesso.

Da parte sua, e sul piano pratico e tecnologico, Rai Net sta prendendo iniziativa per spingersi avanti nell'ammodernamento dell'offerta, e - viene detto tra le righe - cerca anche di andare incontro alle esigenze di quanti vivono situazioni di scarsa accessibilità tecnologica al sito (vedi alla voce Linux e Moonlight) tentando di battere strade diverse. Come detto, c'è e ci sarà ancora della frizione tra "il sistema" e "gli hacker", ma pare di capire che dall'altra parte della barricata ci sia una certa empatia per i sentimenti di chi guarda con perplessità all'attuale configurazione delle leggi su copyright e diritto d'autore, che impongono certi tipi di limitazioni tecniche e concettuali.

Rai resta un editore, un'emittente, con tutto ciò che questo comporta sul piano delle responsabilità e della difesa delle posizioni "conservatrici" dell'attuale assetto dei diritti sui contenuti: ma pare che dentro Rai Net abbiano compreso che la situazione attuale, con la tecnologia che spinge e moltiplica le possibilità, non sia destinata a permanere identica per sempre. Se oggi il sito fa lo stesso numero di spettatori in un mese di quanti ne fa una singola trasmissione in TV in 2 ore, tra 10 anni potrebbe non essere più così: vale la pena premunirsi oggi e iniziare a studiare il piano di migrazione verso i canali di distribuzione e l'offerta futura, visto che Oltremanica e Oltralpe già ci lavorano da tempo.

Ah sì, dulcis in fundo: a breve (tra 2-4 settimane) dovrebbe partire la catch-up TV di Rai, ovvero il palinsesto riproposto per 7 giorni online come si è già visto sul sito de La7. Sempre che ci si riesca a districare tra una liberatoria firmata all'ultimo minuto e un contratto che non prevede la messa online di un prodotto: come detto da qualcuno durante la tavola rotonda/chiacchierata, "Il maggior ostacolo alla web Tv non sono i contenuti ma gli uffici legali".

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