Mauro Vecchio

Pink Floyd, un muro per EMI

Una causa legale ha tirato in ballo un contratto firmato più di dieci anni fa. L'etichetta non avrebbe dovuto spacchettare i dischi della band e vendere singole canzoni su iTunes

Roma - Si tratta di un caso che ha fatto emergere alcune tematiche significative nell'attuale mercato della musica digitale. In particolare quella legata alla vendita di singoli brani su Internet, nell'ormai classico stile di iTunes.

E si tratta anche di una disputa legata alla sopravvivenza degli album presi nella loro integrità, da vedere come opere in una decina di brani e non come dieci brani da spacchettare e vendere singolarmente. Per preservare ad esempio opere rock come Tommy degli Who o The Wall dei Pink Floyd. E questo caso ha visto come protagonisti proprio Roger Waters e compagni.

I britannici Pink Floyd hanno infatti dato avvio ad una causa legale nei confronti della loro etichetta, EMI. Al centro del contenzioso, i meandri di un contratto firmato con l'etichetta ormai più di dieci anni fa. Contratto investito a metà del nuovo millennio da nuovi meccanismi di vendita della musica come quello di iTunes.
La posizione del gruppo britannico è stata piuttosto ferma, rappresentata in aula dal legale Robert Howe. Un particolare paragrafo del contratto con EMI aveva sottolineato come non fosse possibile per l'etichetta vendere tracce in porzioni singole, sia che si trattasse di un mercato per supporti fissi che di un contesto come quello online.

La possibilità di scaricare canzoni dei Pink Floyd in formato digitale ignorerebbe dunque l'esplicita volontà del gruppo di non stravolgere l'ordine configurato delle canzoni all'interno di un intero disco. Dal momento che David Gilmour e soci si sono contraddistinti - a detta di Howe - anche grazie a brani intimamente collegati gli uni con gli altri, come ad esempio nel loro capolavoro The Dark Side Of The Moon.

I legali di EMI hanno prontamente risposto alle accuse portate avanti dai Pink Floyd. Come spiegato da Elizabeth Jones, il particolare paragrafo del contratto si riferiva al mercato dei supporti fisici e non a quello online. "Nel 1999, quando c'è stata la firma, iTunes nemmeno esisteva", ha continuato Jones. Howe ha tuttavia ribadito che questa differenza non avrebbe senso, dal momento che i dischi fisici vengono venduti nella loro interezza.



Mauro Vecchio
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