Mauro Vecchio

ACTA, approvato l'ultimatum alla UE

Plebiscito a Strasburgo, per obbligare le autoritÓ del Vecchio Continente ad aprire al dibattito pubblico le negoziazioni in corso sul trattato anti-contraffazione. 663 i voti favorevoli alla recente risoluzione comune

ACTA, approvato l'ultimatum alla UERoma - 663 voti favorevoli, 13 contrari, 16 astenuti. Sono i numeri di un vero e proprio plebiscito, che nella giornata di ieri ha accolto a Strasburgo la recente risoluzione comune portata avanti dalle più diverse coalizioni politiche del Parlamento d'Europa. La Commissione del Vecchio Continente dovrà così replicare alle richieste dei membri parlamentari, chiarire la sua posizione circa il livello di trasparenza del famigerato Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA).

Un livello che attualmente resta piuttosto scarso: i vari dettagli sul trattato anti-contraffazione sono emersi finora unicamente grazie ad incontrollate fughe di informazioni online. Questo sarebbe inaccettabile per la stragrande maggioranza del Parlamento Europeo, che ha invocato un'apertura al dibattito pubblico delle negoziazioni in vista di un accordo che dovrebbe estendere a livello globale la tutela della proprietà intellettuale.

I membri del Parlamento dovranno quindi essere continuamente informati sui vari round di negoziazione. All'Unione Europea, l'obbligo di prendere posizione, pena il ricorso degli stessi parlamentari presso la Corte di Giustizia del Vecchio Continente. Ad obbligare le autorità europee ad informare il Parlamento, le previsioni del Trattato di Lisbona, entrato in vigore il primo dicembre del 2009.
Dettagli già annunciati dal testo della risoluzione comune recentemente presentata da vari (e indignati) parlamentari come Christian Engstr÷m del Partito Pirata. Ma la versione approvata della stessa risoluzione ha alla fine aggiunto qualche considerazione in più. In primis, il Parlamento d'Europa ha criticato la decisione delle varie nazioni coinvolte in ACTA di non ricorrere ad organizzazioni internazionali come WIPO e WTO.

Secondo, le negoziazioni dovrebbero - sempre secondo la risoluzione comune approvata - coinvolgere anche paesi in via di sviluppo, in modo da considerare tutte le parti in causa. Infine, altre due richieste. La prima, che qualsiasi accordo sulle disconnessioni dei netizen vada precedentemente esaminato dalle autorità giudiziarie. Secondo, che la lotta alla contraffazione non diventi un pretesto per impedire la diffusione globale di certi prodotti (ad esempio, medicinali) perfettamente legittimi.

Mauro Vecchio
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