Claudio Tamburrino

Amazon, brevetto one-click nel carrello

Accolte le revisioni proposte. E' stato riconosciuto di fatto il brevetto d'oro sul modello di acquisto online a click singolo

Roma - Gli acquisti in un click, i brevetti con un po' più di fatica: Amazon ha ottenuto l'approvazione delle revisioni apportate al suo brevetto sugli acquisti online che è stato per anni, da quando era stata depositato nel 1997, al centro di una battaglia legale a suon di denunce e aggiustamenti.

Il brevetto 5.960.411, noto come 1-Click, riconosce ad Amazon l'esclusiva sulla tecnologia che permette di effettuare un acquisto online con un semplice, singolo click utilizzando dati già inseriti in precedenza e rendendo la pratica più appetibile per i consumatori meno propensi a sorbirsi richieste di informazioni in successione su più pagine.

Il caso appare di particolare rilevanza per il dibattito in materia di proprietà intellettuale, sia per la sua portata (nel testo inizialmente depositato copriva un'ampia fetta di tutto l'e-commerce), sia perché sembra rappresentare il riassunto di molte delle sfaccettature del diritto brevettuale: la materia coperta tocca sia il software che il metodo commerciale, entrambe zone grigie e in corso di revisione, tanto da rappresentare gli argomenti su cui si concentra il confronto sui brevetti in Europa.
Da quando è stato concesso ad Amazon il brevetto ha avuto vita travagliata: sia per la volontà del negozio online di usarlo in maniera offensiva, sia perché la sua portata sembrava riconoscere all'azienda un vantaggio troppo esteso che i concorrenti hanno tentato di scardinare.

L'ultima volta che era stato messo in discussione era dovuto ripassare sotto lo scrutinio dell'USPTO: era il 2006 quando l'attore e blogger Peter Calveley faceva formale richiesta all'Ufficio brevetti di rivedere la concessione, avendo provveduto (con una approfondita e minuziosa ricerca personale) a trovare prove che potevano testimoniare che il meccanismo di e-commerce implementato dal negozio online facesse già parte dello stato della tecnica e che quindi non avesse i requisiti per essere brevettato.

I quattro anni passati da allora sono stati anni di approfondite analisi, processi e nuovi emendamenti per il brevetto. Erano state, infatti, rigettate 21 rivendicazioni, per cui Amazon aveva fatto richiesta di depositare emendamenti in modo da risolvere le questioni sollevate durante il riesame.

Alla fine l'USPTO ha confermato le rivendicazioni 6-10 nella loro forma originale e quelle dalla 1 alla 5 e dalla 11 alla 26 in una forma emendata. Le modifiche, nello specifico, limitano ora la rivendicazione al caso in cui il sistema one-click sia applicato al sistema del carrello della spesa durante lo shopping online e non a tutti i sistemi di e-commerce.

Vista la diffusione online di questo strumento con questa forma, tuttavia, tale specificazione non dovrebbe inficiare di fatto lo scopo protettivo del brevetto.

Claudio Tamburrino
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7 Commenti alla Notizia Amazon, brevetto one-click nel carrello
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  • c'e' profumo di causa contro apple che ha anche lei ha funzione del 1-click-buy-addebito-istantaneo-senza-passare-dal-via..

    Meno male, va. Togliete quel 1-buy-click che lo odio!
    non+autenticato
  • Apple ha preso in licenza il sistema 1-click. Ricordo perfettamente la presentazione dello store e Jobs che diceva: "abbiamo preso in licenza il miglior sistema di commercio elettronico sulla piazza: 1-click di Amazon"
  • Tutti questi brevetti sull'acqua calda hanno come risultato quello di ostacolare il progresso e peggiorare la qualita' degli strumenti.

    Se il sistema e' efficace e' giusto che lo usino tutti, altro che brevetto.

    Come se la gente preferisse Amazon a pinkopallStore solo perche' si compra con 1 click.

    La gente sceglie amazon perche' costa meno, perche' e' affidabile, perche' e' assortito, perche' l'addebito avviene al momento della spedizione e non dell'ordine, perche' hanno un valido servizio di assistenza post vendita.

    Non certo per 1 click!
  • mi ricorda qualcosa...tipo quella certa azienda che ha brevettato un certo sistema per togliere il blocco tasti ad un certo smartphone...tutta fuffa!!!

    Oggi ci pensavo...è come se l'azienda che ha usato per prima tale sistema, brevettasse il sistema "premi insieme fn + un tasto funzione" per aumentare/diminuire il volume/luminosità dei portatili. Assolutamente FUFFA!
    non+autenticato
  • - Scritto da: claudio
    > mi ricorda qualcosa...tipo quella certa azienda
    > che ha brevettato un certo sistema per togliere
    > il blocco tasti ad un certo smartphone...tutta
    > fuffa!!!
    >
    > Oggi ci pensavo...è come se l'azienda che ha
    > usato per prima tale sistema, brevettasse il
    > sistema "premi insieme fn + un tasto funzione"
    > per aumentare/diminuire il volume/luminosità dei
    > portatili. Assolutamente
    > FUFFA!

    Vero, anche perché su Mac non occorre premere fn insieme al tasto funzione, è più semplice.
    ruppolo
    33147
  • - Scritto da: panda rossa
    > Tutti questi brevetti sull'acqua calda hanno come
    > risultato quello di ostacolare il progresso e
    > peggiorare la qualita' degli
    > strumenti.

    concordo pienamente, ha senso brevettare l'attuazione dell'idea non l'idea in se stessa.

    > La gente sceglie amazon perche' costa meno,
    > perche' e' affidabile, perche' e' assortito,
    > perche' l'addebito avviene al momento della
    > spedizione e non dell'ordine, perche' hanno un
    > valido servizio di assistenza post
    > vendita.
    >
    > Non certo per 1 click!

    ma 1 click potrebbe essere usato da amazon per far fuori il pincopallostorePerplesso
  • il problema è che non si ostacola solo il progresso, ma proprio la capacità di esprimere idee.
    Google ha brevettato l'"interfaccia semplice", amazon ha brevettato il sistema di aggiunta al carrello con un click, esistono brevetti per qualunque elemento di interfaccia, dal menu sulla sinistra, ai pulsanti che si accendono quando ci passi sopra il mouse, alle tendine a scomparsa, praticamente ogni elemento di navigazione possibile ed immaginabile ha un suo brevetto registrato.
    Finora nessuno di questi detentori da quanto sappia, a parte casi di squisito interesse commerciale come questo di amazon, ha deciso di far valere i propri "diritti" (se costituzionalmente possono essere definiti tali), ma se lo facessero, praticamente qualunque sito su internet riceverebbe un'ingiunzione a mettere offline alcune sue parti, o a pagare royalties.