Roma - Si tratta di un nuovo giro di vite contro alcune presenze online, particolarmente sgradite alle autorità di Teheran. Il corpo armato della rivoluzione islamica pare essersi
intrufolato in circa 30 siti web, mettendo KO i loro server con l'accusa di aver collaborato con gli estesi meccanismi di spionaggio degli Stati Uniti.
A rivelarlo, la semi-ufficiale agenzia di stampa iraniana
Fars il cui articolo non si è rivelato particolarmente dettagliato. La lista dei siti messi sotto scacco dalle guardie rivoluzionarie è stata tuttavia pubblicata
su un sito da loro gestito. Si tratta, per la precisione, di 29 siti web, accusati di aver
tramato contro la sicurezza nazionale dietro una facciata umanitaria.
Uno dei siti attaccati -
hra-iran.org - risulta al momento ancora inaccessibile. Uno spazio online gestito da un gruppo di attivisti per i diritti umani che avevano precedentemente pubblicato un elenco di circa 400 esponenti dell'opposizione arrestati dalle autorità nel novembre dello scorso anno. Non sono comunque state portate prove evidenti della connessione tra il sito e alcuna entità governativa statunitense.
L'attacco ai vari siti ha fatto immediato seguito ad
un'altra operazione con cui le autorità iraniane hanno
arrestato circa 30 persone, apparentemente coinvolte in un network dedito ad operazioni di cyberwar nell'ex-Persia. Le infrastrutture sarebbero state finanziate dalla CIA con l'obiettivo di seminare i germi del dissenso nel paese, oltre che per spiare i vari scienziati al lavoro sul programma nucleare delle autorità di Teheran.
Mauro Vecchio