Roma - "I canali P2P sono semplici strumenti a disposizione degli utenti di Internet per la trasmissione reciproca dei contenuti. Sulla base di ciò non può essere stabilita una violazione dei diritti d'autore, tutelati dalle leggi sulla proprietà intellettuale". È la
sintetica posizione di un giudice di Barcellona, che ha recentemente chiuso così un caso iniziato quasi un anno fa.
Precisamente a maggio, quando Jesus Guerra - responsabile del sito
elrincondejesus.com - aveva ricevuto una comunicazione da parte della
Sociedad General de Autores y Editores (SGAE), ovvero quella che potrebbe essere identificata come la SIAE spagnola. Il sito gestito da Jesus Guerra propone un corposo insieme di
link a contenuti accessibili sia a mezzo torrent che via eMule.
Per la SGAE, una presenza online più che fastidiosa, da combattere duramente in tribunale. L'obiettivo, nel corso della prima udienza di giugno, era ottenere dal giudice un'ingiunzione e quindi la chiusura del sito. Ma Guerra aveva protestato, sostenendo di essere responsabile di
un semplice insieme di link, come un qualsiasi (e legale) motore di ricerca.
In aggiunta, Guerra aveva dichiarato di non aver mai tratto profitto da
elrincondejesus.com, data la
totale assenza di pubblicità sul sito. E il giudice, a luglio, aveva dato ragione a Guerra, stabilendo che un insieme di link non costituisse una violazione diretta del copyright. Ma la SGAE non aveva rinunciato al caso, annunciando di voler ricorrere in appello.
La sentenza non è poi cambiata di molto. Secondo la visione del giudice di Barcellona, le attuali leggi iberiche sul copyright permettono la sopravvivenza di siti come
elrincondejesus.com. Si tratterebbe soltanto di link, quindi
non di una distribuzione diretta di contenuti in violazione della proprietà intellettuale. E per di più, Guerra non ha messo su il sito per scopo di lucro.
Non è la prima volta che un tribunale spagnolo si dimostra così flessibile sulla spinosa questione legale del file sharing selvaggio.
Già la scorsa estate, il sito di link a eventi sportivi
Rojadirecta aveva vinto il primo round contro i titolari dei diritti televisivi. Ma è proprio questa morbidezza della legge che ha fatto andare su tutte le furie l'industria dei contenuti, che non ha esitato a puntare il dito contro
autorità definite negligenti.
Mauro Vecchio