Alfonso Maruccia

Col MIT, il chip si assembla da solo

Una nuova ricerca statunitense impiega polimeri eterogenei per auto-posizionare le molecole che compongono i circuiti integrati. Promessa una maggiore scalabilitÓ e facile integrazione nei processi industriali

Roma - Se già non bastassero la nanofotonica, il grafene e i nanotubi di carbonio, a contendersi il futuro dei microchip arrivano ora anche i transistor che si auto-assemblano del Massachusetts Institute of Technology. Ricercatori del celebre istituto hanno infatti disvelato il frutto del loro lavoro sui circuiti elettronici composti da polimeri, il cui funzionamento intrinseco (aiutato con il giusto design della "forma" guida) dovrebbe parecchio facilitare il processo di produzione e miniaturizzazione dei chip.

Gli scienziati del MIT hanno impiegato copolimeri, un particolare tipo di polimeri composti da molecole appartenenti a specie differenti e che tendono a "tirare" il polimero in due direzioni diverse. Sfruttando questa caratteristica, i ricercatori hanno fatto sì che le molecole andassero a sistemarsi nelle "fosse" precedentemente incise sul substrato prototipo, dando di fatto vita a un chip funzionale i cui componenti basilari sono in grado di assemblarsi per conto proprio.

A cosa tutto ciò possa servire è presto detto: il tradizionale processo litografico dello stampaggio dei circuiti tende a perdere di affidabilità con l'aumento del tasso di miniaturizzazione (e quindi con la diminuzione delle dimensioni dei transistor), mentre adottando un tipo di produzione polimerica - sostengono dal MIT - il processo produttivo dei microchip ne guadagnerebbe in scalabilità.
A riprova della validità della soluzione proposta dai ricercatori, il MIT non è il solo istituto impegnato a studiare i chip autoassemblanti, anche se il nuovo studio rappresenterebbe il primo caso di impiego di polimeri per lo scopo. Anche Intel e Micron lavorano sull'auto-assemblaggio utilizzando design e materiali differenti.

E come "bonus" su tutti gli altri vantaggi (scalabilità e riduzione dei costi in primis), i copolimeri del MIT potrebbero entrare facilmente nel processo produttivo non solo di microchip ma anche di dispositivi di storage a tecnologia magnetica come gli hard disk.

Alfonso Maruccia
Notizie collegate
  • TecnologiaIBM completa il suo kit di nanofotonicaBig Blue annuncia di aver raggiunto l'ennesimo avanzamento nella tecnologia necessaria a integrare le comunicazioni ottiche con i tradizionali chip al silicio. Tutto pronto in 10 anni
  • TecnologiaIl futuro dell'elettronica è ibridoRicercatori giapponesi sostengono di aver trovato il modo di fondere insieme silicio e grafene. Aprendo la strada a una potenziale nuova industria capace di andare molto oltre i limiti delle attuali tecnologie elettroniche