Alessandro Del Rosso

IBM svecchia anche i server dual core

Lo fa rimpiazzando i precedenti processori con i nuovi Xeon 5600 a 32 nanometri ed elevando i quantitativi di memoria RAM e di archiviazione

Roma - Con il lancio del nuovo Xeon 5600 da parte Intel, IBM ha colto l'occasione per aggiornare la propria linea di server x86 a doppio processore e, in particolare, le famiglie System X M3 e Blade Center. Oltre ad impiegare la nuova e più efficiente CPU di Intel, i nuovi server forniscono un maggiore quantitativo di RAM e storage.

Secondo Big Blue, i suoi rinnovati sistemi forniscono performance dal 40 al 60 per cento superiori a quelle fornite dalla precedente generazione, e aiutano le aziende a "sfruttare meglio la virtualizzazione e supportare carichi di lavoro più sofisticati".

I nuovi sistemi System x M3 e Blade Center comprendono:
- due server rack, il x3650 M3 e il x3550 M3, con una capacità di memoria superiore del 50 per cento, nonché il 60 per cento in più di storage interno rispetto alla precedente generazione. L'x3650 M3 promette inoltre di dimezzare i consumi energetici;
- due server tower enterprise, l'x3500 M3 e l'x3400 M3, con una capacità di storage doppia e costi energetici più bassi;
- i BladeCenter HS22 e HS22V, ottimizzati per la virtualizzazione e accreditati di "reggere" il 30-50 per cento in più di macchine virtuali. Sono entrambi dotati di memoria con consumi energetici ridotti del 15 per cento. Il BladeCenter HS22V è accreditato di eseguire applicazioni Java fino a 1,5 volte più velocemente rispetto ai predecessori;
- un server iDataPlex, il dx360 M3, che secondo IBM aumenta le prestazioni di calcolo del 50 per cento per i carichi di lavoro HPC. "╚ il primo server a due socket a effettuare 3mila operazioni per watt" ha spiegato il produttore. La nuova alimentazione ridondante consente al nuovo server iDataPlex di rimanere in funzione anche durante le operazione di manutenzione agli alimentatori.
Tutti i nuovi server utilizzano processori Xeon della neonata serie 5600, contraddistinti dall'impiego di 4 o 6 core, da un'architettura Westmere a 32 bit e dall'integrazione di nuove istruzioni dedicate ad accelerare la cifratura dei dati.
BigM sostiene che in certe circostanze i suoi nuovi sistemi dovrebbero consentire alle aziende di consolidare fino a 20 server in uno soltanto, e di recuperare il costo dell'hardware in tre soli mesi di utilizzo. Questo è soprattutto merito dei nuovi processori six-core di Intel, capaci di eseguire fino a 12 thread simultaneamente e di fornire un elevato rapporto tra performance e consumo energetico.

I nuovi modelli System X M3 e Blade Center si vanno ad aggiungere ai nuovi server eX5 introdotti da IBM lo scorso mese e basati anch'essi sulla piattaforma x86.

Alessandro Del Rosso
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