Alfonso Maruccia

Rapidshare e le pulizie di primavera

Il servizio di file hosting ha deciso di cambiare politica nei confronti di chi distribuisce contenuti protetti dal copyright. Le indiscrezioni parlano di un vero e proprio repulisti di account poco virtuosi

Roma - È forse la fine di un'epoca: RapidShare, il colosso del file hosting su web che attualmente ospita (a dire della società responsabile) 10 Petabyte di dati e offre casa alle necessità di condivisione di centinaia di milioni di utenti al mese (3 milioni dei quali attivi contemporaneamente), ha dichiarato guerra alla "pirateria" telematica. Gli insider parlano di una caccia al condivisore, mentre gli utenti riportano cancellazioni di account. Convitato di pietra l'industria dell'intrattenimento, a cui la mossa non dispiacerà senz'altro.

Non è certo un mistero che la crescita esplosiva conosciuta in questi anni da RapidShare e servizi similari corrisponda a un utilizzo crescente del file hosting come alternativa alla condivisione di materiale "pirata" sui network di file sharing. È altrettanto vero che i gestori non hanno mai preso alla leggera l'idea di essere accostati a un servizio pirata a costo zero, fatto che comporta notevoli controindicazioni: buon ultimo l'obbligo stabilito per legge di controllare in maniera preventiva l'upload di testi commerciali da parte degli utenti.

L'implementazione coatta dei filtri anti-ebook è stata dunque la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza del management di RapidShare, i bene informati confermano a TorrentFreak, che hanno dunque deciso di agire in maniera più aggressiva contro gli utenti che "non agiscono in accordo con le nostre condizioni contrattuali".
Oltre alle indiscrezioni provenienti dall'interno, a confermare il cambiamento nella politica di RapidShare ci sarebbero le email di utenti imbufaliti per essersi visto l'account "terminato" a causa delle loro operazioni di upload. Gli utenti-condivisori si lamentano mentre si preparano (molto probabilmente) a migrare altrove il proprio "sharing", la società tedesca non si esprime ufficialmente, ma di certo a rallegrarsi del nuovo corso saranno i proprietari dei contenuti "piratati" sul network web da 10 Petabyte.

Alfonso Maruccia
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