Alfonso Maruccia

Church, l'intelligenza artificiale a due facce

Una nuova ricerca dell'MIT mira all'evoluzione e alla fusione dei tradizionali algoritmi di simulazione dell'intelligenza per una IA più efficiente. Per l'autoconsapevolezza passare in seguito

Roma - Accorpare i due approcci tradizionali e contrapposti all'implementazione dell'intelligenza artificiale in una "grande teoria unificata" dell'IA, unendo gli aspetti positivi di entrambi e limando la tecnologia fino a renderla meno esosa di capacità computazionale. È quello a cui sta lavorando Noah Goodman, ricercatore del MIT che dice di aver trovato la strada maestra capace di portare allo sviluppo di un'intelligenza artificiale di nuova generazione.

Gli approcci sin qui seguiti per la creazione di algoritmi intelligenti si dividono in due: da un lato c'è quello "classico" della compilazione di uno schema composto da regole ben precise, attraverso le quali la macchina "intelligente" dovrebbe essere in grado di dedurre logicamente quello per cui non è stato espressamente programmata; dall'altro c'è quello più moderno del calcolo probabilistico, dove il computer è lasciato solo nella creazione delle sue regole comportamentali in base a una lunga serie di esempi forniti dai suoi creatori.

Seguendo i dettami dello schema di regole fisse, dicono i ricercatori, una macchina non potrebbe mai ipotizzare l'esistenza di uccelli che non possono volare se qualcuno non provvedesse a comunicarglielo con apposita programmazione.
Nel caso delle probabilità, invece, il sistema funziona bene quando si tratta di estrapolare fatti abbastanza concreti (com'è appunto l'esistenza di uccelli che non sono in grado di volare) ma fallisce miseramente nel caso dei concetti astratti ("volo", "grammatica", "supereroi" e via elencando).

Se l'IA abbandona del tutto un sistema di regole basilari perde davvero troppo, dice Goodman, secondo la cui opinione una "teoria unificata" dell'intelligenza artificiale non può che prendere il meglio dei due mondi antitetici per raggiungere un nuovo livello di sofisticazione. Questo livello di sofisticazione si chiama Church, un linguaggio di programmazione in grado di auto-generare regole basate sulle probabilità via via che incontra situazioni nuove e inaspettate.

Secondo quanto prevede il nuovo paradigma, un software "intelligente" è convinto al 99,99% che gli uccelli possono soltanto volare. Man mano che l'agente entra in contatto con animali come pinguini e pettirossi feriti, poi, quella soglia di probabilità si abbassa fino a inglobare - di sua volontà e iniziativa - tutte le eccezioni che secondo il modello classico si sarebbero dovute codificare all'interno del programma originario.

Secondo quanto sostiene Goodman, nelle prove sin qui sostenute Church si è già dimostrato molto più adatto a mimare l'intelligenza umana rispetto alle IA di precedente generazione. Non che il lavoro sia già concluso, dicono dal MIT, perché il nuovo linguaggio di programmazione deve essere ulteriormente raffinato e migliorato. E per chi già cominciasse a preoccuparsi della sollevazione di un esercito di macchine senz'anima, i ricercatori assicurano che Church necessita ancora di troppa potenza elaborativa per permettersi di simulare realmente l'intelligenza dei suoi sviluppatori umani.

Alfonso Maruccia
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13 Commenti alla Notizia Church, l'intelligenza artificiale a due facce
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  • Ma siamo sicuri che senza un linguaggio di comunicazione(banalmente la capacità di parlare) l'uomo si sarebbe evoluto fino a questo punto? Immaginate come sarebbe "pensare" senza un linguaggio con cui farlo, semplicemente non ci riusciremmo. E' un aspetto che secondo me viene sempre trascurato quando si trattano questi argomenti.
    non+autenticato
  • Non viene trascurato: la capacita di usare un linguaggio parte ovviamente prima dal saperlo capire e tantissimi sforzi vengono spesi nello svilupapre strumenti di comprensione del linguaggio, umano e non.
    Poi che li si etichetti AI o altro poco importa.
    non+autenticato
  • La consapevolezza è nata dall'evoluzione, forse su un piano solo meccanico materiale, forse da un atto cosciente (religioni) o da un processo che coinvolge il piano fisico insieme ad altri piani che la scienza non può rilevare o non ha ancora studiato.

    Essere autoconsapevole implica essere vivo e sapere di esserlo. Possiamo quindi aspettarci che ciò emerga da esperimenti di vita artificiale. Noi spesso restringiamo il concetto di vita artificiale alla nostra esperienza, se quindi ho ricreato il modo di camminare di una formica da poche regole (cosa interessantissima peraltro) potrei illudermi di fare passi verso la vita artificiale. Peccato che la formica si è formata dopo miliardi di anni di massicce interazioni in un universo praticamente infinito. Meglio se scegliamo sistemi più semplici. L'esperimento del game of life di conway mi sembra un primo passo migliore. Creare un universo virtuale con delle regole, arbitrarie, vedere se i suoi elementi spontaneamente (dopo numerosissime interazioni) crescono moltiplicano e si adattano a condizioni - virtuali - differenti ("il crescete e moltiplicatevi e popolate la terra" della Genesi, tanto per esser chiari), vedere se la competizione tra loro rende complessi le loro reazioni fino a farle considerare ragionamenti, vedere se tra questi ragionamenti qualcuno riesce ad avere per oggetto sé stessi, vedere se diventa dominante creando l'IO.

    Per me ci si può arrivare, e lo troverei molto utile a capire cosa vuol dire essere dei (meglio, semidèi, visto che la creazione dividerebbe o stesso piano di realtà del creatore e che il creatore non ha il pieno controllo di ogni aspetto della creazione: mettiamo che per simulare il mondo virtuale usi windows...).

    Molto altro però non si concluderebbe. Mi spiego meglio.

    Se ci si riesce: "Vita virtuale spontaneamente dalla materia virtuale!" "vita è organizzazione della materia!" "Il rasoio di occam, dio inutile quindi..."...
    In realtà l'universo come creazione è concetto compatibile con la vita come proprietà emergente della materia. Ad esempio,l'uomo come creazione della volontà del Geova/Allah e l'uomo come evoluzione da un ammasso di materia che ha formato cellule pluricellulari bestie primati e infine noi: contraddizione? Mica tanto ("polvere eri..."). Se il tecnico di laboratorio finalmente scorge una cellula di vita artificiale, è nascita spontanea. Se il dio ipotetico che sta al di la' del tempo e ha percezione infinita crea l'universo con determinate caratteristiche piuttosto che altre ha già creato passato presente e futuro, uomo compreso.
    Parentesi: in un mondo virtuale si può esplorare il rapporto tra emergenza di vita ed eventuali casualità all'interno della simulazione, ovvero implementare o studiare il libero arbitrio. Nel nostro, invece, fino a che non si trova una formula non solo per descrivere la realta' ma anche per predirla, l'impredicibilità implica una possibilità di libero arbitrio anche se tutto per l'ipotetico dio è già scritto. Esempio: se invento la macchina del tempo e torno dal futuro posso vincere al lotto o dirti che tizio ha sposato tizia. Vuol dire che l'estrazione era truccata? che il matrimonio non è stato libero? Diciamo di no - o almeno, non necessariamenteSorride Se torno dal futuro sono costretto a non uccidere mio nonno quindi non sono libero, o sono libero e sceglierò liberamente ma invariabilmente di non ucciderlo perche' se lo facessi non sarei neanche partito non essendoci, o magari esiste il multiverso senza libero arbitrio e uccidendolo creerò/entrerò in un universo parallelo per un semplice meccanismo tra i neuroni?

    In più finché non si scopre se altri piani di realtà influenzano il nostro non sappiamo se possono influenzare anche il nostro mondo virtuale.

    Cosa affascinante: sia per lo scienziato di vita artificiale che per l'ipotetico Dio, la creazione non è un oggetto, ma è in esso contenuta. È l'Astrazione che sta nella testa del creatore. Se muore lo scienziato, rimangono elettroni nei circuiti che simulano l'universo di cui era creatore, rimangono, forse, le coscienze artificiali... ma arriva la donna delle pulizie e stacca la spina senza commettere genocidio perché si è perso il significato. Se lo scienziato fa un backup dello stato della simulazione e lo sposta su altra infrastruttura, le creature non sono in grado di dirlo. Non sono neanche in grado di dire se sono ospitate da un "mac" o un "pc". Inoltre, quello che per lo scienziato è "simulazione" o meglio "processo", nell'ambito della creazione stessa è definibile correttamente "realtà" e le creature potranno definire dei criteri "di oggettività" che rispecchieranno i loro modelli che noi sappiamo essere un'astrazione, e su di quelli potranno costruire sistemi logici simili o dissimili al nostro ma internamente validi. Facendo lo stesso discorso all'interno di questo mondo, quindi, dire La realtà è sogno, la realtà è simulazione, la realtà è oggettiva, il solipsismo, sono tutti concetti equivalenti ed equamente sbagliati. La realtà è, per definizione di esistere, punto.

    Cosa affascinante: a un creatore potrebbe venir voglia di portare le creazioni al suo stesso livello di realtà. Nel nostro caso dar loro collegamenti con webcam, attuatori. Lo darà a tutte le creature? solo a quelle coscienti? solo a quelle "buone?". In più c'è da convincere le creature che quello che mostriamo è il nostro livello di realtà, qualitativamente tutto quello che vogliamo mostrare loro deve entrare nel loro mondo. Se ho un universo 2D devo spiegare la terza dimensione alla creatura che dovra' fidarsi di me quando le dico che qualcosa si sta avvicinando piuttosto che ingrandendo senza spostarsi. Se ho un universo virtuale di 42 dimensioni con logica a 5 stati, sono io a non capire quello che mi mostra la creatura. Le rogne di essere solo un semidìo.

    A proposito, nell'universo creato nulla mi vieta di usare logica ternaria invece che scopiazzare da questo dove A e not(A) si escludono a vicenda. Eventuali forme di vita artificiale in quell'ambiente dovranno modellare la loro logica in maniera diversa dalla nostra e probabilmente faranno come noi cercando di applicarla fuori dal suo contesto anche alla metafisica. Sbagliando clamorosamente, come facciamo noi:
    "Dio esiste", è asserzione di natura religiosa. Come Dio è "uno", "buono", "cattivo", etc... "Dio non esiste", anche, si puo' dire "Io [non] ci credo", "Non è scientificamente dimostrato..." e va bene (per me "non è dimostrabile" e rimane una questione di coscienza o dono di fede a seconda della scelta di campo). "Io non so", va bene, ma caspita, meglio scegliere di aderire a una visione religiosa, o da atei costruirsi o far proprio un sistema etico: se no ci si svuota di tutto in nome di una tolleranza che invece di vietare dovrebbe permettere!

    (continua prossimo mess.)
    non+autenticato
  • Un dio trascendente non esiste per definizione, un dio immanente esiste per definizione. Perche' "esistere" vuol dire appartenere al mondo, in un qualche insieme di dimensioni fisiche o altro. Non si può parlare del resto, definizioni estese sono illogiche. Filosoficamente parlando: il concetto di esistenza, (o unità, bontà) non è necessariamente definito nell'ambito della trascendenza. La domanda filosoficamente più corretta quindi è "Data la definizione di Dio come soggetto trascendente e di metaesistenza come arbitraria analogia nell'ambito trascendente dell'esistere sul piano immanente: Dio metaesiste o no, o entrambi, o qualcos'altro?". La risposta filosoficamente corretta è:"Andiamo a prenderci qualcosa da bere". Buone Feste.
    non+autenticato
  • Attualmente nessuna macchina può esprimere il seguente
    concetto:

    "Cogito ergo sum"

    Quindi l'Intelligenza Artificiale non è nient'altro che una
    fandonia, poiché sarebbe meglio studiare dapprima la stupidità
    naturale prima di affrontarla.
  • personalmente tendo piu' verso il "Sum ergo cogito".
    non+autenticato
  • > si è perso il significato. Se lo scienziato fa un
    > backup dello stato della simulazione e lo sposta
    > su altra infrastruttura, le creature non sono in
    > grado di dirlo. Non sono neanche in grado di dire
    > se sono ospitate da un "mac" o un "pc".

    Beh se le creature vedono le finestre pixelose allora sono su un pc
    non+autenticato
  • Premetto che il discorso che hai fatto è interessante.
    Solo che vedo diversa confusione e piani diversi mischiati assieme.

    Scrivo alcuni dubbi, non mi esprimo meglio perché c'é molta confusione anche nel mio pensiero.

    - "La consapevolezza è nata dall'evoluzione..." Questo non implica che non possa nascere da un piano non evolutivo.
    Potrà un programma binario o quantistico un giorno essere autoconsapevole? Questo è il punto, e non le speculazioni correlate.
    - "Essere autoconsapevole implica essere vivo e sapere di esserlo." Si ritiene che alcune forme animali non siano autoconsapevoli.
    Anzi, se non ricordo male, si ritiene che poche forme animali siano autoconsapevoli. Vivo diverso da autoconsapevole.
    - "Peccato che la formica si è formata dopo miliardi di anni di massicce interazioni in un universo praticamente infinito."
    Questo rientra nel primo errore logico. Semplifichiamo per un attimo. Ammettiamo che l'evoluzione sia dovuta a mutamenti casuali dei geni (+ selezione naturale).
    Per provare una nuova combinazione servono determinate condizioni che richiedono tempo. Se diminuisco questo tempo e provo miliardi di combinazioni al secondo,
    i "miliardi di anni" da te ipotizzati possono diventare giorni. Questo è un percorso casuale... e in un percorso metà casuale e metà guidato (come quello di cui parla l'articolo) che succederebbe?
    - "Per me ci si può arrivare..." Ecco, per te. Per gli altri invece è irrilevante questo tuo pensiero. Volendo essere più precisi, il fatto che per te qualcosa va fatto in un certo modo, non implica che sia un modo intelligente (né stupido) di procedere.
    - "... fino a che non si trova una formula non solo per descrivere la realta' ma anche per predirla, l'impredicibilità implica una possibilità di libero arbitrio anche se tutto per l'ipotetico dio è già scritto."
    In questo pragrafo (non solo nella frase da me citata) trovo diversa approssimatività. Ammetto che alcuni significati mi sfuggono perché sono abituato a termini scientifici e non filosofici e questo nulla toglie a quelli filosofici.
    Ad ogni modo: mai sentito parlare di modelli non deterministici? E di Heisenberg? L'idea di formula predittiva è abbandoanta, a meno che non intendi predizione con affiancata una certa probabilità. Determinismo ormai abbandonato.
    Comunque la questione "libero arbitrio" è interessante e ne poni diverse sfumature che danno spunto di riflessione.
    - "Se torno dal futuro..." I viaggi nel tempo sono un'altra questione. Un certo Stephen Hawking sostiene che i viaggi nel tempo potrebbero esistere (anche se probabilmente non esistono) e che i paradossi sono un problema logico nostro.
    - "In più finché non si scopre se altri piani di realtà influenzano il nostro non sappiamo se possono influenzare anche il nostro mondo virtuale"
    Un po' troppo speculativo... come dire "finché non so tutto, non posso dire niente"?
    - "La realtà è sogno, la realtà è ..." Espongo il punto di vista opposto. Della realtà non me ne frega niente, nella scienza. Mi interessa solo ciò che è rilevabile (anche indirettamente) della realtà.
    La materia oscura non è rilevabile direttamente, ma i suoi effetti gravitazionali si... per cui mi interessa.
    Viceversa, se esistesse una entità suprema che non ha mai interferito col nostro universo, una entità la cui esistenza non alteri il nostro universo... allora non esiste.
    Sarò ancora più preciso. Se tutto, qualunque interferenza, viaggia alla velocità della luce, allora le parti di universo che non possono interferire con noi non esistono. Se c'è stato un altro big bang, ma a causa del limite sulla velocità della luce, non ha interferito con il nostro universo... allora non esiste.
    E' solo una posizione estrema volutamente contrapposta al concetto di "matrix" da te esposto.
    - "...sistemi logici simili o dissimili al nostro ma internamente validi..." Una funzione (come un sistema logico) è definita (internamente) nel suo dominio. Chiedersi cosa fa una funzione al di fuori del dominio è metafisica... a meno che non si indaghi il comportamento nei punti di accumulazione... i punti di accumulazione sono il massimo di metafisica concessa ad una teoria scientifica.
    - Un essere bidimenzionale che vive su di una sfera, ad un certo punto capirà che esiste la 3za dimensione a causa del fatto che i triangoli non hanno somma interna di 180°. Così come noi capiamo che lo spazio a causa della gravità si curva.

    Concludo dicendo il tuo discorso mi è piaciuto (forse più del mio), ma che prefersico i discorsi meno citati e più esplicativi. Mentre non mi piacciono quelli che vogliono solo dire "E' talmente complicato che non si può dire niente".
    non+autenticato
  • Ti credo che ho mischiato piani, ho condensato.

    > Potrà un programma binario o quantistico un
    > giorno essere autoconsapevole? Questo è il punto,
    > e non le speculazioni
    > correlate.

    Ma lo vedo come traguardo di enorme ma minore portata. O la nostra consapevolezza è frutto di creazione, e allora una consapevolezza creata è potenzialmente equivalente e traguardo di tutto rispetto, o la nostra è frutto di caso, e allora una consapevolezza "ingegnerizzata" non ci dice niente riguardo a noi stessi e molti aspetti del mio commento non si applicano neanche.

    > - "Essere autoconsapevole implica essere vivo e
    > sapere di esserlo." Si ritiene che alcune forme
    > animali non siano
    > autoconsapevoli.

    infatti e' condizione sufficiente non necessaria e sufficiente.

    > Anzi, se non ricordo male, si ritiene che poche
    > forme animali siano autoconsapevoli. Vivo diverso
    > da
    > autoconsapevole.

    D'accordo, anche certi uomini in determinate condizioni forse non sono consapevoli...

    > - "Peccato che la formica si è formata dopo
    > miliardi di anni di massicce interazioni in un
    > universo praticamente
    > infinito."
    > Questo rientra nel primo errore logico.
    > Semplifichiamo per un attimo. Ammettiamo che
    > l'evoluzione sia dovuta a mutamenti casuali dei
    > geni (+ selezione
    > naturale).
    > Per provare una nuova combinazione servono
    > determinate condizioni che richiedono tempo. Se
    > diminuisco questo tempo e provo miliardi di
    > combinazioni al
    > secondo,
    > i "miliardi di anni" da te ipotizzati possono
    > diventare giorni.

    Faresti gia' qualcosa di piu' profondo che ricreare la rete neurale di una formica, quindi va bene.

    > Questo è un percorso casuale...
    > e in un percorso metà casuale e metà guidato
    > (come quello di cui parla l'articolo) che
    > succederebbe?

    Che rischi di determinare in base a parametri sbagliati o a tuo gusto quello da selezionare piuttosto che lasciare il caso macinare stati dell'universo virtuale. Giocheremmo a fare quello che critichiamo da atei negli Dei altruiA bocca aperta

    > - "Per me ci si può arrivare..." Ecco, per te.

    Senz'altro, indicavo solo una mia opinione soggettiva.

    > - "... fino a che non si trova una formula non
    > solo per descrivere la realta' ma anche per
    > predirla, l'impredicibilità implica una
    > possibilità di libero arbitrio anche se tutto per
    > l'ipotetico dio è già
    > scritto."
    ...
    > Ad ogni modo: mai sentito parlare di modelli non
    > deterministici? E di Heisenberg? L'idea di
    > formula predittiva è abbandoanta, a meno che non
    > intendi predizione con affiancata una certa
    > probabilità. Determinismo ormai
    > abbandonato.

    E' esattamente questo il problema. Un modello non deterministico basta a descrivere perfettamente un tipo che va un giorno in posizione A e l'altro giorno in posizione B. Solo che sta andando in pizzeria da esposito piuttosto che al vesuvio per suo "libero arbitrio". Senza predizione non puoi dir molto al guru indiano che asserisce che la coscienza esiste anche a livello di particelle. D'altra parte magari riusciamo a tornare al determinismo in un futuro remoto.

    > - "In più finché non si scopre se altri piani di
    > realtà influenzano il nostro non sappiamo se
    > possono influenzare anche il nostro mondo
    > virtuale"
    > Un po' troppo speculativo... come dire "finché
    > non so tutto, non posso dire
    > niente"?

    E' come dire, conquistata una vetta se ne scorgono altre cinque ben piu' alte. Ma intanto quella vetta e' conquistata.

    > - "La realtà è sogno, la realtà è ..." Espongo il
    > punto di vista opposto. Della realtà non me ne
    > frega niente, nella scienza. Mi interessa solo
    > ciò che è rilevabile (anche indirettamente) della
    > realtà.
    > La materia oscura non è rilevabile direttamente,
    > ma i suoi effetti gravitazionali si... per cui mi
    > interessa.
    > Viceversa, se esistesse una entità suprema che
    > non ha mai interferito col nostro universo, una
    > entità la cui esistenza non alteri il nostro
    > universo... allora non
    > esiste.
    > Sarò ancora più preciso. Se tutto, qualunque
    > interferenza, viaggia alla velocità della luce,
    > allora le parti di universo che non possono
    > interferire con noi non esistono. Se c'è stato un
    > altro big bang, ma a causa del limite sulla
    > velocità della luce, non ha interferito con il
    > nostro universo... allora non
    > esiste.
    > E' solo una posizione estrema volutamente
    > contrapposta al concetto di "matrix" da te
    > esposto.

    Non la vedo contrapposta, la vedo coerente. Punzecchiavo chi è meno coerente.
    Il trascendente non esiste per definizione come ho detto pure io.
    Il creatore di un sistema di cellular automata non esiste dal punto di vista del sistema stesso e se consideriamo il sistema come astrazione della mente del creatore, egli non fa assolutamente parte di quella astrazione, assolutamente non esiste. Finche' le creature dicono "all'interno dell'universo non c'è alcun creatore", sono perfettamente corrette, anzi io dico che anche se vedessero "miracoli" non potrebbero dimostrare che non si tratti in realtà di insufficiente comprensione dei meccanismi che regolano il loro universo. Ma se dicono che "non esiste niente altro in grado di intervenire sul nostro universo" sbagliano perché la necessità di essere presenti in un livello di realtà per poterla influenzare è un'assunzione che come si vede non è valida neanche per i semidei, figuriamoci per eventuali dei.

    (continua)
    non+autenticato
  • > - "...sistemi logici simili o dissimili al nostro
    > ma internamente validi..." Una funzione (come un
    > sistema logico) è definita (internamente) nel suo
    > dominio. Chiedersi cosa fa una funzione al di
    > fuori del dominio è metafisica

    Centro, torniamo al problema della coerenza.

    > - Un essere bidimenzionale che vive su di una
    > sfera, ad un certo punto capirà che esiste la 3za
    > dimensione a causa del fatto che i triangoli non
    > hanno somma interna di 180°. Così come noi
    > capiamo che lo spazio a causa della gravità si
    > curva.

    Eh ma parli sempre di aspetti fisici. Se noi fossimo cellular automata, parleresti di scoprire le regole. Teoricamente ci si arriva ed il tuo e' un buon esempio perché come l'essere bidimensionale ha i suoi problemi a modellare la sfera, noi abbiamo problemi a modellare uno spazio tridimensionale ma curvo. Io pero' parlavo di andare oltre la scoperta delle regole (compito della scienza) e di scoprire dettagli dell'implementazione. Come se i cellular automata si rendessero conto di girare su una piattaforma intel piuttosto che powerpc. Come se un programma si rendesse conto di girare in una macchina virtuale che simula al 100% l'hardware di un pc piuttosto che nello stesso pc.

    > Concludo dicendo il tuo discorso mi è piaciuto
    > (forse più del mio)

    L'importante è tentare di essere coerenti non belli.

    , ma che prefersico i discorsi
    > meno citati e più esplicativi. Mentre non mi
    > piacciono quelli che vogliono solo dire "E'
    > talmente complicato che non si può dire
    > niente".

    A me basta incasinare la vita a chi fa troppe assunzioni, non mi pare che sia il caso tuo.
    non+autenticato
  • > > - Un essere bidimenzionale che vive su di una
    > > sfera, ad un certo punto capirà che esiste la
    > 3za
    > > dimensione a causa del fatto che i triangoli non
    > > hanno somma interna di 180°. Così come noi
    > > capiamo che lo spazio a causa della gravità si
    > > curva.

    dimenticavo di ricordare che nel mio esempio l'essere bidimensionale vive in un mondo bidimensionale. E' come se vivessimo in un universo dove la geometria euclidea basti a modellare perfettamente lo spazio, e che qualcuno ci dicesse che un metauniverso presenta curvatura dello spazio. Potremmo fidarci o no ma comunque mai avere alcuna utilità nel ritenere l'asserzione valida o meno.
    non+autenticato
  • ...poi gli umani saranno obsoleti Cylon
    non+autenticato
  • lo siamo gia
    non+autenticato