L'informatica moderna guarda sempre più a nuove forme di distribuzione dei carichi di lavoro all'interno delle reti, sia per consentire il massimo utilizzo di ogni singola risorsa, sia per economizzare la gestione ed i costi latenti dei mezzi a disposizione.
Per questo motivo oggi si usa, e si abusa, di termini tecnici quali
Cloud Computing e
Virtualizzazione, spesso senza essere effettivamente consci del loro significato profondo, delle implicazioni e dei benefici tecnologici che queste metodologie apportano.
I benefici della virtualizzazioneConcentrandosi sul solo aspetto della
virtualizzazione, è innegabile che attualmente si tenda a pensare a questa nuova soluzione informatica a solo ed esclusivo appannaggio della sfera dei server e degli alti processi che avvengono in queste macchine. In realtà, l'azione del "virtualizzare", quindi l'applicazione del principio per cui si genera una versione simulata di una risorsa effettivamente esistente dal punto di vista fisico, non è da riferirsi solo all'hardware di un server. Quest'ultima è una declinazione specifica del principio e non una sua definizione. Si capisce facilmente che qualsiasi sia la risorsa a disposizione, questa possa essere teoricamente virtualizzata, sia essa software ed hardware. Partendo da questo presupposto, diverrà ancora più semplice comprendere le differenti forme di virtualizzazione oggi esistenti, che coinvolgono diversi tipi di risorse.
Microsoft ha ben presente quest'ultimo concetto ed ha per questo proposto
differenti soluzioni tecnologiche studiate per declinare l'atto della virtualizzazione in tutte le forme oggi possibili, proponendo così differenti livelli di
virtualization, tali da massimizzare la flessibilità e l'avanzamento delle strutture IT, riducendo costi e tempi di fermo.
Di seguito, proponiamo un percorso video formativo che approfondirà alcuni interessanti aspetti legati alla virtualizzazione e ai vantaggi che derivano dalla sua corretta attuazione negli ambienti IT.
Il primo video mostrato nel player(a cura di
Manuel Maina ,
Product Marketing Manager Microsoft) - dedicato a CIO e IT Manager - affronta il tema della virtualizzazione per la sostenibilità dell'IT e illustra le differenti soluzioni di virtualizzazione e i vantaggi che è possibile ottenere sia riguardo alla riduzione dei costi sia riguardo alla capacità di adattamento rapido alle nuove esigenze di business che via via si presentano in aziende e strutture IT particolarmente dinamiche che non vogliono sottrarsi ai ritmi incalzanti dell'innovazione nel settore dell'ICT.
Il secondo video (a cura di
Piergiorgio Malusardi,
IT Pro Evangelist) mostra come utilizzare Windows Server 2008 per la creazione di datacenter dinamici. Rendere dinamica un'organizzazione IT - infatti - è
una condicio sine qua non per rispondere tempestivamente alle sempre nuove esigenze strategiche e di mercato, con l'obiettivo di ottenere il massimo dalle risorse già disponibili all'interno della propria infrastruttura e ridurne i costi di gestione. La virtualizzazione dei server - in tal senso - è la via maestra (il video spiega il come e il perché).
Il terzo video, dedicato anch'esso a CIO e IT Manager -mostra i diversi scenari di ottimizzazione di un'infrastruttura IT attraverso differenti soluzioni di virtualizzazione.
Il quarto video (a cura di
Piergiorgio Malusardi) - dedicato alla gestione degli ambienti virtualizzati - mostra come sia possibile assicurare il corretto esercizio di un datacenter virtualizzato facendo operare in perfetta sinergia
System Center Virtual Machine Manager 2008 e
System Center OperationsManager 2007. Implementazione di un datacenter virtuale.
Il quinto video ( a cura di
Piergiorgio Malusardi) - dedicato a sistemisti aziendalie consulenti IT - presenta gli strumenti per progettare e implementare nella maniera più opportuna un datacenter virtuale basato su
Windows Server 2008 e
Hyper-V.
Nel sesto video,
Luca De Angelis -
Product Marketing Manager Infrastructure Server - illustra gli scenari di utilizzo di Windows Server 2008 R2 in ambienti virtualizzati e il licensing di prodotto associato.
I livelli di virtualizzazione proposti da Microsoft, sono così riassumibili:
VIRTUALIZZAZIONE STATO UTENTE
Può essere realizzata ricorrendo alle tecniche del
Roaming Profile e del
Folder Redirection. La prima modalità di virtualizzazione permette di salvare in rete il profilo dell'utente avendo cura di memorizzare tutte le preferenze di configurazione, come ad esempio l'immagine del desktop, il colore dello sfondo, le cartelle di rete, i link preferiti, le stampanti configurate e tutte le altre opzioni utente impostate, in modo tale che queste sia disponibili indipendentemente dal PC di accesso.
Il metodo del
Folder Redirection, permette, invece, di rendere fruibile all'utente i propri documenti da qualsiasi computer della rete aziendale in modo assolutamente semplice ed efficiente. Tutti i processi di scrittura e lettura dei file che sono destinati ad una cartella locale, vengono in realtà reindirizzate in modo trasparente verso una cartella di rete, che si occupa di effettuare lo storage di tutti i documenti. Insomma, l'utilizzo contemporaneo delle due modalità di virtualizzazione finora descritte permetterebbero a qualsiasi utente di accedere alle proprie impostazioni ed ai propri documenti, indipendentemente dal PC consegnatoli: questo significherebbe, ad esempio, un'assoluta assenza di complicazioni qualora un dipendente debba consegnare il proprio notebook in assistenza, in quanto qualsiasi sia il muletto fornitogli, troverebbe lì, sempre a sua disposizione, i dati a lui necessari e le impostazioni a lui care, permettendogli di lavorare in modo continuo, senza perdere tempo nel trasferimento dei dati o nell'acquisizione di feeling con il nuovo ambiente.
VIRTUALIZZAZIONE APPLICATIVA
Per capire il significato di virtualizzazione applicativa è necessario sfatare un mito: rendere virtuale un'applicazione, non significa installare una macchina virtuale. Infatti, si tratta di due concetti differenti, che giocano un ruolo complementare. Virtualizzare una macchina significa rendere disponibile un sistema hardware emulato creando uno strato astratto fra l'hardware reale ed il sistema operativo posto su di esso. Virtualizzare un'applicazione significa, invece, rendere accessibile un ben determinato software da un qualsiasi computer sulla quale, però, il software non si trova fisicamente installato. Insomma, nelle soluzioni apps-virtualization come
Microsoft App-V, l'applicativo viene trasformato in una serie di bit che vengono scaricati dal server nel momento in cui l'applicazione stessa viene eseguita. L'elaborazione e l'esecuzione avviene in locale, sfruttando l'hardware del PC che ha accesso all'app, senza però che questa sia fisicamente installata su di essa. Quindi, l'applicazione viene eseguita in una piccola bolla virtuale che contiene le voci di Registro, i file, gli oggetti COM e gli altri componenti di cui ha bisogno per essere eseguita, agendo come un "sottile" ambiente virtuale di livello tra l'applicazione e il sistema operativo. I vantaggi di questo tipo di virtualizzazione sono tanti ed indiscutibili: nessun problema di aggiornamento software da distribuire su computer dei dipendenti (è sufficiente aggiornare l'applicativo lato server), nessuna necessità di perdere tempo nei setup di nuove postazioni con la classica trafila di installazione degli applicativi aziendali, possibilità dell'utenza di ritrovare i propri software da qualsivoglia computer si acceda, completa compatibilità dei software con il PC di installazione e pochi problemi di gestione delle licenze di utilizzo.

VIRTUALIZZAZIONE DEL DESKTOP UTENTE (
Presentazion virtualization)
La virtualizzazione del desktop permette a chiunque di accedere in remoto ad un'istanza di esecuzione di un sistema operativo installato su un server, utilizzando un apposito protocollo, definito semplicemente come RDP -
Remote Desktop Protocol. L'assoluto vantaggio di questa tipologia di virtualizzazione si realizza nella possibilità di eseguire su hardware minimo ed eventualmente anche vetusto (come dispositivi leggeri, thin client o portatili) qualsiasi sistema operativo e software, facendo girare in locale solamente un OS minimo, necessario per garantire il corretto funzionamento del solo software di connessione. Nessun problema di ingenti investimenti per riattrezzare l'hardware dei differenti reparti o dei dipendenti in sede ed in mobilità, qualora si voglia offrire un sistema operativo più innovativo ed una nuova versione di un determinato applicativo.
VIRTUALIZZAZIONE DEL CLIENT (
Virtual Desktop Infrastructure e local desktop virtualization)
Tale virtualizzazione sembra molto simile alla precedente. In realtà, si differenzia in quanto l'utente accede da remoto tramite protocollo RDP dedicato a delle macchine virtuali che vengono eseguite su di un server, ma che contengono un sistema operativo client. Tali ambienti sono completamente separati l'uno dall'altro. Questa virtualizzazione può essere realizzata anche su macchine client invece che su server, grazie a sistemi di virtualizzazione client-oriented come
Virtual PC o come la modalità di esecuzione
XP-Mode, disponibile in Windows 7. Per le aziende che decidono di implementare questa soluzione di virtualizzazione su differenti macchine client, è possibile ricorrere ad una gestione centralizzata di tutte le virtual machine in esecuzione, attraverso piattaforme come
MED-V (Microsoft Enterprise Desktop Virtualization).
VIRTUALIZZAZIONE DEL SERVER
La virtualizzazione di server, normalmente riferita con il solo termine di virtualizzazione, permette di emulare l'hardware di un server, consentendo l'esecuzione di differenti sistemi operativi server in macchine virtuali. Tramite
Hyper V, è possibile, quindi, ottimizzare e massimizzare l'utilizzo delle periferiche presenti nei server, che normalmente vengono usate in una percentuale che si attesta intorno al 20-30% delle reali prestazioni raggiungibili. Tutto ciò consente di sfruttare un server al massimo delle potenzialità, risparmiando costi di acquisto, installazione, gestione e tutti i costi indotti, dovuti all'acquisizione di un nuovo server. L'obiettivo è quindi di eseguire sullo stesso hardware differenti OS, consolidando in un unico server tutto il workload suddiviso normalmente su server differenti.