Mauro Vecchio

Per chi suona il Creative Commons

Dopo le recenti vicissitudini finanziarie di Jamendo, un viaggio nel futuro della creatività libera. Dal modello di Beatpick al nuovo mecenatismo di Buskerlabel

Per chi suona il Creative CommonsRoma - Alla fine delle scorse festività natalizie, un cinguettio su Twitter aveva accennato ad un bisogno disperato da parte di Jamendo. La comunità online - legata alla distribuzione legale di musica in Creative Commons - non era riuscita a trovare una seconda infusione di investimenti, attesi per la cifra di circa 1,5 milioni di euro. Jamendo aveva quindi bisogno di vendere o di fondersi per sopravvivere.

Cattive acque, per qualcuno agitate dalle stesse scelte strategiche di Jamendo. La startup lussemburghese si sarebbe posizionata su un terreno commerciale parecchio ostico, sì rigoglioso - dal 2000 sono state raggranellate circa 200mila canzoni - ma nella sostanza poco fruttuoso. Perché foriero di artisti non di primo piano, dall'appetibilità piuttosto bassa per un pubblico mainstream.

L'originario entusiasmo del CEO di Jamendo Laurent Kratz era sembrato un pallido ricordo. Quando veniva annunciato un modello di business basato sulla distribuzione gratuita di brani all'utente finale e una quantità sempre crescente di partnership e accordi di licenza. All'inizio dello scorso gennaio, il servizio di musica online cercava 1,5 milioni di euro per la ricapitalizzazione.
Alcune proposte avevano preso piede. Una di queste era stata portata avanti da Daniela Vivarelli, moderatore del forum italiano di Jamendo. Un'associazione di artisti e utenti, da fondare presso un notaio del Lussemburgo, per racimolare l'intera quota attraverso un sistema di versamenti. In pratica, 20 euro a testa per un totale di 75mila membri, per costituire l'associazione e dare Jamendo ai jamendiani. Non a fondi d'investimento o finanziarie.

Una petizione online era stata annunciata, fornendo alla stessa comunità del servizio musicale lussemburghese uno strumento per far sentire la propria voce. Una petizione dal titolo Save Jamendo! che è attualmente giunta ad una cifra di poco inferiore alle mille firme. Sylvain Zimmer, tra i fondatori della piattaforma, era a quel punto direttamente intervenuto sulla questione, facendo luce su alcuni dettagli relativi alla crisi.

Non ci sarebbero state interruzioni al normale servizio, ma la ricerca di un partner sarebbe continuata. I vertici di Jamendo avevano in tasca i soldi necessari per gestire i server, ma non quelli per mantenere attivo uno staff di circa 20 persone. Le donazioni sarebbero state ben accette, ma non da annunciare in via ufficiale, come un modo per risollevare definitivamente le sorti di Jamendo.

Come spiegato alla fine di gennaio dalla stessa Daniela Vivarelli a Punto Informatico, doveva essere l'intera comunità orbitante intorno al sito a compattarsi, a serrare le fila. Ad esempio mantenendo i legami attraverso le principali piattaforme social come Facebook. "La comunità jamendiana è grande - spiegava Vivarelli - nel caso, un altro Jamendo lo si rifà". Per il moderatore, la vera questione in ballo era un valore da preservare al di là delle sorti finanziarie. Il valore di una grande comunità in Creative Commons.

Poi, verso la fine di febbraio, un particolare messaggio è apparso sul forum di Jamendo, indirizzato a tutta la comunità da parte di Sylvain Zimmer. "Abbiamo trovato un partner in grado di garantire il futuro finanziario di Jamendo - si legge nel post - È stato difficile e abbiamo dovuto licenziare alcuni dipendenti. Presenteremo i nostri soci e la nuova squadra nel corso delle prossime settimane".

E Zimmer ha riportato alla comunità una serie di annunci, in modo da iniziare in maniera programmatica il nuovo viaggio di Jamendo. Una piattaforma che non si baserà più sugli annunci pubblicitari (i cui ricavi venivano divisi 50/50 con gli artisti), perché poco remunerativi e molto pesanti per le performance della navigazione. Jamendo sembra dunque pensare soprattutto agli utenti.

Per esempio attraverso il Jamendo Community Group, nato dalle ceneri dell'iniziativa Save Jamendo! per fornire un ambiente aperto di discussione, per entrare in contatto diretto con i responsabili del sito. Si tratta quindi di una maggiore apertura per il servizio musicale lussemburghese, a base di API per gli sviluppatori e una più coraggiosa filosofia open source, a partire dalla possibilità di intervenire sulle formule di ranking e sul sistema di traduzione.

Ma i seri rischi corsi da Jamendo sembrano aver minacciato in qualche modo lo stesso futuro del modello economico e culturale legato alla musica in Creative Commons. Una crisi probabilmente frutto di un generale approccio approssimativo alle licenze libere, almeno secondo Davide D'Atri, CEO di Beatpick.com, piattaforma musicale online che gestisce i rapporti tra gli artisti e brand come Ralph Lauren, Toyota e 20th Century Fox.

Nel corso di un'intervista con Punto Informatico, D'Atri sottolinea come oggi il Creative Commons debba essere sfruttato più come uno strumento che come un vero e proprio modello di business. Quest'ultimo dovrebbe in sostanza possedere caratteri più simili agli approcci tradizionali. "Jamendo è stato per tre anni con la pubblicità - spiega il CEO di Beatpick - creando un enorme database di musica che non serve a molto".

Il servizio musicale lussemburghese avrebbe in pratica peccato d'ambizione, volendo accettare chiunque sulla propria piattaforma. Con un risultato decisamente pericoloso, stando alle parole di D'Atri: cioé costi di gestione enormi e musica non sempre valida, difficile da piazzare in ambito commerciale. D'Atri ha inoltre parlato di una joint-venture annullata tra Beatpick e Jamendo, annunciando inoltre che il suo servizio andrà presto a fare concorrenza alla piattaforma di Zimmer in Francia.
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22 Commenti alla Notizia Per chi suona il Creative Commons
Ordina
  • "sono state raggranellate circa 200mila canzoni - ma nella sostanza poco fruttuoso. Perché foriero di artisti non di primo piano, dall'appetibilità piuttosto bassa per un pubblico mainstream."

    ci vuole qualcuno che faccia selezione, che aiuti gli artisti a produrre affiancandoli a produttori e professionisti del settore… ...
    MeX
    16897
  • - Scritto da: MeX
    > "sono state raggranellate circa 200mila canzoni -
    > ma nella sostanza poco fruttuoso. Perché foriero
    > di artisti non di primo piano, dall'appetibilità
    > piuttosto bassa per un pubblico mainstream."

    > ci vuole qualcuno che faccia selezione, che aiuti
    > gli artisti a produrre affiancandoli a produttori
    > e professionisti del settore…

    Perche' non cel'ha anche un fruttivendolo quando apre il negozio un consulente che faccia selezione, lo produca e lo affianchi all'uomo del monte ?
    krane
    22544
  • pensi che un fruttivendolo non selezioni i suoi fornitori? pensi che un fruttivendolo mette un'annuncio sul giornale "contadini, se avete frutta da vendere portatela a me…accetto tutto"
    MeX
    16897
  • - Scritto da: MeX
    > pensi che un fruttivendolo non selezioni i suoi
    > fornitori? pensi che un fruttivendolo mette
    > un'annuncio sul giornale "contadini, se avete
    > frutta da vendere portatela a me…accetto
    > tutto"

    Penso che un fruttivendolo debba fare tutto da lui, cercarsi spazi, fornitori, agganci; invece secondo te per qualche strano motivo l'artista dovrebbe semplicemente lasciarsi cadere nelle mani di questi tutor che fanno tutto loro e gli puliscono anche il popo' fregandogli poi il 90% dei guadagni.
    krane
    22544
  • ehm… l'artista è il contadino che fa la frutta, il fruttivendolo è il distributore
    MeX
    16897
  • - Scritto da: MeX
    > ehm… l'artista è il contadino che fa la frutta,
    > il fruttivendolo è il distributore

    Un fruttivendolo che impone al contadino di non vendere da solo la frutta al mercato e ti multa se provi a coltivarti due fragole sul balcone. Bella roba !
    krane
    22544
  • perché tu pensi che siano i contadini o il carrefour a fare le scelte?
    MeX
    16897
  • Attento, hanno già bloccato un post a causa degli eccessivi paragoni ortofrutticoli...
    non+autenticato
  • sono proprio alla frutta!A bocca aperta
    MeX
    16897
  • Cito: "Una crisi probabilmente frutto di un generale approccio approssimativo alle licenze libere, almeno secondo Davide D'Atri, CEO di Beatpick.com".
    Non sono assolutamente d'accordo con questa affermazione. L'approccio di Jamendo alle licenze libere è solo diverso rispetto a quello di D'Atri, non bisogna dimenticare che Jamendo è nata come una organizzazione e non come una società commerciale. In Jamendo chiunque può caricare la sua musica e condividerla, ed è libero di accettare o meno proposte commerciali.
    Non tutti sono interessati a vendere la propria musica, anzi la maggior parte fa musica a livello amatoriale senza chiedere altro che di poter esprimere la propria personalità artistica e condividere con gli altri le sue creazioni.
    Non tutto può essere visto in un'ottica commerciale di convenienza economica, ci sono altri valori forse più importanti che meritano di essere presi in considerazione.
    Ma faccio osservare a D'Atri che diversamente da tante altre aziende in crisi che hanno semplicemente dovuto chiudere bottega senza che nessuno muovesse un dito per salvarle. Jamendo, se non avesse trovato una soluzione nel mercato, avrebbe comunque potuto contare sul sostegno economico della sua comunità di ascoltatori e artisti, ognuno secondo le prorie possibilità.
    Qundi non approcci ma punti di vista diversi signor D'Atri.
    Daniela Vivarelli
    non+autenticato
  • "Non tutti sono interessati a vendere la propria
    musica"
    Vero, soprattutto quella inascoltabile...A bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: pippO
    > "Non tutti sono interessati a vendere la propria
    > musica"
    > Vero, soprattutto quella inascoltabile...A bocca aperta

    Ci sono molte zone di grigio, come ad esempio delle band che rilasciano in cc una parte delle loro opere per ritorno pubblicitario

    btw, se un artista rilascia musica sotto licenza libera deve far necessariamente cagare?
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 13 aprile 2010 12.49
    -----------------------------------------------------------
  • Dove è la tua che la vado subito ad ascoltare?
    Poi ti dico.Ficoso
    non+autenticato
  • > Dove è la tua che la vado subito ad ascoltare?
    > Poi ti dico.Ficoso
    Parlo per esperienza, sono un ex dj, tuttora grande appassionato di musica Innamorato
    Purtroppo di musica di me@@a ne ho sentita veramente TANTADeluso
    non+autenticato
  • Cara Daniela,

    penso che Lei abbia ragione.

    Chiarisco:
    Mi riferivo all'approccio di Jamendo per quanto concerne la vendita delle licenze per scopi commerciali. Quindi la vendita di musica per film, tv e pubblicità. A mio parere per questo scopo non serve la struttura di Jamendo. é una struttura dal punto di vista del business debole perchè ha costi troppo alti senza offrire i servizi che i professionisti a mio avviso cercano.

    Non si discute invece il valore culturale dell'iniziativa di Jamendo che considero splendida. E spero che sempra esistano e, anzi crescano con successo, iniziative simili.
    ciao,
    Davide d'Atri
    non+autenticato
  • Caro Davide,
    credo di averla messa in luce non buona, le dichiarazioni sulla scarsa qualità della musica in Jamendo e la critica al fatto che tutti possono pubblicare sulla piattaforma ha sucitato, oltre alla mia contestazione, un vespaio fra gli artisti Jamendiani.
    A chi interessa può leggere sia la nota con i commenti su FB:
    http://www.facebook.com/note.php?saved&&suggest&no...
    Che i medesimi commenti che ho riportato sul forum italiano Jamendo per permettere a chi non è su FB di dire la sua:
    http://www.jamendo.com/it/forums/discussion/2915/h...
    Ci tengo solo a citare un fatto. Durante la crisi Jamendo dalla stessa community era partita l'idea che si potesse pagare, artisti e ascoltatori, un canone anche modesto. La risposta del team tramite Amélie è stata: non possiamo c'è chi non se lo può permettere.
    In effetti i 30/40 euro che sembrava fossero una sciocchezza, in alcuni paesi sfamano una famiglia per almeno un paio di settimane. E così la possibilità di poter pubblicare a una parte, anche se minima degli utenti, sarebbe stata preclusa. Quindi idea cestinata.
    Quanto alla parte commerciale è necessaria in quanto con gli ideali non si pagano nè i server, nè i tecnici nè la banda.
    Non so se quando sarà a regime la parte Pro (commerciale) farà arricchire qualcuno, io glielo auguro, ma essenzialmente permette la spravvivenza della community e permette di accogliere chiunque abbia qualche cosa da dire in musica, bella o brutta che sia, ovunque abiti, avrà le stesse possibilità di accesso delle famose Millionaire Blonde e di altri che hanno trovato la via del successo in CC e su Jamendo.
    un saluto
    Daniela Vivarelli
  • ma vitaminic non vi ha insegnato niente?
    MeX
    16897
  • chiedo scusa per l'interruzione, ma noterete che sono spariti alcuni commenti: c'era stato segnalato un piccolo inghippo, abbiamo proceduto a sistemarli ma ci sono stati degli strascichi a causa della natura del database

    mi scuso con i partecipanti alla discussione, che è molto interessante

    buon proseguimentoOcchiolino
  • Sono notizie come queste che mi fanno pensare d'avere esattamente ciò che meritiamo...

    Forza Jamendo cmq...
    non+autenticato
  • ...questi personaggi (ivi compresi gli artisti) ancora non hanno capito che l'open source/CC ed Internet sono strumenti per abbattere le barriere (come ad esempio i concentratori).

    LA PROPRIA MUSICA VA GESTITA IN PROPRIO !

    In sostanza gli artisti devono capire che il sito giusto da cui far scaricare la musica è quello della band !!!

    Sveglia ragazzi !
    non+autenticato
  • > ...questi personaggi (ivi compresi gli artisti)
    > ancora non hanno capito che l'open source/CC ed
    > Internet sono strumenti per abbattere le barriere
    > (come ad esempio i
    > concentratori).

    Già che distribuiscono mooooolta roba di qualità veramente infima, vedi cd baby

    > LA PROPRIA MUSICA VA GESTITA IN PROPRIO !
    >
    > In sostanza gli artisti devono capire che il sito
    > giusto da cui far scaricare la musica è quello
    > della band
    > !!!
    Basta esserne capaciA bocca aperta
    non+autenticato
  • nemmeno i radiohead son riusciti a farsi pagare l'album dal loro sito… frammentare la disponibilità delal musica su n siti non è una strategia vincente.

    Servono piattaforme di distribuzione come iTunes, Amazon… il digitale abbatte i costi della distribuzione, ma tutto ciò che è il concetto di "distribuzione" continua a restare valido
    MeX
    16897