Mauro Vecchio

Canada, diffamazione con un link?

A deciderlo sarÓ la Corte Suprema: se basti pubblicare un collegamento ad un articolo diffamatorio per stabilire una responsabilitÓ legale del giornalista. Quello che linka

Roma - Era stata definita come un'importante vittoria per la libera espressione online. Evidentemente si trattava di esultanza prematura. La Corte Suprema canadese dovrà ora decidere se linkare possa o meno risultare diffamatorio, in una delle sue prime sentenze legate alla pubblicazione di materiale a mezzo Internet.

Alla fine del 2008, Wayne Crookes - esponente del Green Party canadese - si era scagliato con fermezza contro numerosi protagonisti della Rete, da MySpace a Wikipedia, da Yahoo! al sito P2P.net, in particolare contro la figura di Jon Newton. Tutti colpevoli di aver inserito nei rispettivi articoli un collegamento ad alcuni articoli del sito openpolitics.ca, ritenuti diffamatori nei confronti del politico.

Il caso era finito in tribunale, conclusosi in appello con una sentenza precisa da parte del giudice: un link sarebbe equivalente ad una comune nota a piè di pagina, una sorta di consiglio per approfondire meglio un determinato argomento. Nessuna diffamazione da parte di Jon Newton, dal momento che non erano stati espressi pareri sul contenuto a cui puntava il link.
Ma Wayne Crookes aveva deciso di contestare ulteriormente la sentenza, chiamando in causa il giudizio finale della suprema corte canadese. "L'idea che qualcuno venga considerato un editore semplicemente inserendo un link - ha spiegato Michael Geist, esperto di diritto online e professore all'Università di Ottawa - potrebbe avere un impatto enorme, agghiacciante sul futuro della Rete in terra canadese".

Mauro Vecchio
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