Roma - Avrebbero contribuito a creare uno scenario da
selvaggio west, dove a scarseggiare sarebbe in primis una precisa regolamentazione della privacy degli utenti/consumatori. I responsabili sarebbero alcune aziende protagoniste del web, del calibro di Google e Yahoo!.
Recentemente nel mirino di alcuni gruppi a difesa della privacy a mezzo elettronico.
Per la precisione, di tre organizzazioni statunitensi - il
Center for Digital Democracy (CDD),
US PIRG e il
World Privacy Forum - che hanno spedito
un documento all'attenzione della
Federal Trade Commission (FTC). 32 pagine per puntare il dito contro la pratica nota come
behavioral advertising, la pubblicità cucita su misura grazie alle informazioni personali rilasciate online dai vari netizen.
Si tratterebbe -
stando al documento - di una pratica scorretta, basata su una
massiccia violazione della privacy da parte dei vari vendor pubblicitari. Che utilizzano in sostanza le preferenze e le abitudini di navigazione degli utenti per costruire messaggi commerciali
ad hoc, fatti appunto su misura.
"Gli utenti vengono comprati e venduti per gli usi del
targeting e del
retargeting - ha spiegato Jeffrey Chester, direttore esecutivo di CDD - il tutto senza il loro consenso". Stando al documento per FTC, editori ed inserzionisti ruberebbero agli utenti stessi
la possibilità di sfruttare economicamente i propri dati. All'interno di una sorta di sistema invisibile che raccoglie dati in maniera fraudolenta per poi venderli al miglior offerente.
Per Mike Zaneis, vicepresidente di
Interactive Advertising Bureau (IAB), si tratterebbe di false accuse, dal momento che gli utenti già raccolgono i frutti del
behavioral advertising (e quindi delle loro inconsapevoli cessioni) in quanto
consumatori attivi di contenuti online, pagati proprio con la pubblicità. Ma i tre gruppi non ci stanno, chiedendo a FTC regole più precise.
Come
ad esempio quella che dovrebbe creare un meccanismo di autorizzazioni a procedere, una sorta di patente per poter vendere e comprare dati personali. Le varie aziende dovrebbero quindi includere nelle loro
privacy policy informazioni più trasparenti, prevedendo inoltre delle
giuste ricompense per gli utenti che diano il consenso al trattamento commerciale dei loro dati.
In un comunicato ufficiale, Yahoo! ha sottolineato il suo impegno per la trasparenza online, in modo da stabilire un contatto sempre degno di fiducia con la propria platea connessa. Google ha inoltre fatto sapere che a Mountain View è proibita la commercializzazione di dati sensibili come quelli legati alle sfere della salute e della finanza.
Mauro Vecchio