Verso la civiltà digitale, il modello UK

di Enzo Mazza - L'approvazione della cosiddetta cura Mandelson per il rilancio dell'economia digitale nel Regno Unito scatena polemiche e plausi. La prospettiva dell'industria discografica italiana

Roma - Con la firma apposta dalla Regina Elisabetta, poche ore dopo il voto parlamentare, il Digital Economy Bill è diventato legge nel Regno Unito.
Non è un caso che la prima economia digitale europea, solo nella musica online rappresenta più del 50% del mercato EU, si doti di un complesso normativo di ampio respiro per sostenere lo sviluppo dei contenuti digitali, un messaggio fondamentale lanciato alla comunità internazionale sul valore della rete come strumento per la diffusione della creatività britannica e non solo.

Dopo la Francia dunque anche il Regno Unito avvia quel processo di civilizzazione del web necessario per consentire alle imprese che producono creatività e a quelle che realizzano innovazione di disporre di un framework certo e sicuro dove operare.
Sia la Francia, sia il Regno Unito sono tra le economie europee più avanzate nel mercato dell'offerta di contenuti digitali, in particolare della musica, e sono anche le prime realtà a porsi il problema e ad individuare una soluzione per proteggere la nuova economia digitale dei contenuti.
La frattura già evidenziata, ad esempio sulla penetrazione della broadband e nella diffusione di PC nelle famiglie, tra Regno Unito e Francia da una parte e Spagna ed Italia dall'altra si accentua ancora di più senza che i Paesi mediterranei facciano nulla per colmare il gap.

Ci si avvia così verso una fase nella quale alcuni Paesi dell'Unione Europea si collocano già nella cosiddetta "civiltà digitale" ed altri che restano nel medioevo tecnologico con tutte le pesanti conseguenze che questo causerà allo sviluppo dell'economia.
L'Italia fa di tutto per restare indietro. Mentre governi progressisti o conservatori, come in UK e Francia, lavorano con uno spirito orientato all'innovazione, in Italia non si riescono nemmeno a sbloccare i fondi per la banda larga (che poi larga non è...) ma si spara a pioggia qualche incentivo inutile per cambiare il frigorifero (a meno di considerare innovazione epocale l'incentivo per la banda larga di ben 20 milioni di euro ai giovani tra i 18 e 30 anni che potrà essere sfruttato forse dal 4 % dei giovani aventi diritto). Anzi, nel nostro Paese, un Ministro della Repubblica confida di scaricare musica abusivamente invece di proporre un progetto di legge, magari per modificare anche l'attuale assetto normativo, ma almeno nel rispetto delle regole. Le leggi si cambiano, non si violano, questo dovrebbe valere anche per un ministro.
Se osserviamo nel dettaglio il Digital Economy Bill, superando per un momento l'acceso dibattito sulle norme relative al copyright possiamo individuare le linee di sviluppo di una politica digitale che considera il web come un settore trainante per l'economia britannica del futuro.
Siamo in presenza di un modello legislativo che stabilisce priorità ed obiettivi per far sì che l'economia digitale diventi l'economia del Paese. Questo è un momento chiave nell'era di Internet, si sta passando dal far west all'economia delle regole che attrarrà investimenti e proteggerà gli innovatori.
Certo, c'è ancora chi vende libertà digitali come il diritto di saccheggiare la proprietà intellettuale e c'è chi vende il contrasto alla diffusione di contenuti illegali come censura, ma sempre meno i governi saranno solleticati da queste affermazioni, come dimostra anche l'andamento del trattato ACTA.

La stessa amministrazione USA, e lo confermano anche le recenti dichiarazioni del Presidente Obama, ha ben chiaro che la lotta alla contraffazione digitale e la libertà di espressione o di accesso alla rete sono cose ben distinte e come tali devono rimanere.
Chi cerca di buttare tutto nello stesso calderone si sta accorgendo che la cosa non funziona più.
Se guardiamo alle reazioni di fronte alla presentazione della norma francese e poi di quella britannica i presunti difensori delle libertà digitali hanno sfoderato tutto l'anacronistico armamentario di argomentazioni che alla fine non si è rivelato tecnicamente solido. Sventolare genericamente la bandiera della libertà di espressione, diritto alla privacy, diritto all'esenzione di responsabilità degli ISP, senza corroborarlo con elementi di prova giuridicamente sostenibili si è rivelato un boomerang che i governi hanno respinto al mittente.

Ma torniamo alla questione della tutela dei contenuti. Francia e Regno Unito hanno lanciato un forte messaggio al mondo. I contenuti creativi e la tutela degli stessi vengono posti in cima alla piramide. Solo con una tutela forte della produzione digitale si può credere nell'affermazione di un'economia digitale. Tutta la filiera tecnologica deve essere funzionale allo sviluppo ed alla distribuzione del contenuto. Mai come nel Digital Economy Bill si conferma l'assunto "the content is king", che qualcuno dava per spacciato con l'affermarsi della rete.
Vedremo ora se l'Italia, di fronte a questa ulteriore dimostrazione di progresso normativo offerta dal Regno Unito intende fare dei passi nella direzione di un'economia digitale civilizzata o se preferirà rimanere nel buio della caverna analogica.

Enzo Mazza
presidente
FIMI, Federazione industria musicale italiana

www.fimi.it
Confindustria

presidente
Comitato IPR - American Chamber of Commerce in Italy
Notizie collegate
  • AttualitàUK, la cura Mandelson è leggeUna quasi deserta House of Commons ha approvato il disegno di legge che introdurrà in terra d'Albione disconnessioni e blocco dei siti. Il fuoco delle proteste è divampato, chiamando in causa l'Unione Europea
  • AttualitàUK, il provider non collaboreràDopo l'approvazione ai Comuni del contestato Digital Economy Bill si scatena la reazione dell'ISP TalkTalk. Solo una corte potrà obbligarlo a disconnettere i suoi utenti. Nel frattempo, i fautori della cura Mandelson si mostrano confusi
  • AttualitàFrancia, la ghigliottina non cala sulla leggeLe disconnessioni incombono sui cittadini francesi. Il Consiglio Costituzionale ha dato via libera alla dottrina Sarkozy. Con l'obiettivo, spiega il Presidente, di tutelare una Internet civilizzata
  • AttualitàACTA e i bagagli del copyrightSfuggito online un nuovo documento contente la versione consolidata del trattato anticontraffazione. Quattro le posizioni in campo per regolamentare il controllo delle valigie ai confini
  • AttualitàUE, il Pacchetto Telecom è chiusoLa riforma delle telecomunicazioni è stata approvata. Tra le tutele previste per il cittadino, conferma il Commissario Reding, un giusto processo prima della disconnessione per violazione del copyright
47 Commenti alla Notizia Verso la civiltà digitale, il modello UK
Ordina
  • Lei che è un grande sostenitore del futuro trattato ACTA, sostiene anche la partre che tratta dei brevetti sui farmaci?
    non+autenticato
  • credo che sia ora di cambiare il vostri calendari sono ancora quelli del 800
    non+autenticato
  • MILANO - Non può esistere "la 'sconfinata' prateria di internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato": lo scrive il giudice di Milano, Oscar Magi, nelle motivazioni della sentenza di condanna di tre dirigenti di Google, per violazione della privacy, in relazione ad un filmato che riprendeva un minore disabile insultato in una classe. Filmato che venne caricato sul famoso motore di ricerca.

    Il giudice, nelle 111 pagine di motivazioni, spiega che "esistono, invece, leggi che codificano comportamenti e che creano degli obblighi; obblighi che, ove non rispettati, conducono al riconoscimento di una penale responsabilità". Dunque, per il giudice monocratico della quarta sezione penale, "non esiste" la "sconfinata prateria di internet (...) pena la scomunica mondiale del popolo del web". Il 24 febbraio scorso tre dirigenti di Google vennero condannati a sei mesi, con la sospensione condizionale della pena, per violazione della privacy, mentre vennero assolti dal reato contestato di diffamazione. Un quarto dirigente, accusato solo di diffamazione, venne assolto. Al centro del processo, c'era un video che mostrava un ragazzino disabile insultato e picchiato da alcuni compagni di scuola di un istituto tecnico di Torino.

    Il filmato venne realizzato dagli studenti nel maggio 2006 e da loro caricato su Google Video l'8 settembre, dove rimase cliccatissimo per circa due mesi. L'inchiesta a carico dei dirigenti di Google è stata coordinata dai pm di Milano Alfredo Robledo e Francesco Cajani. La condanna dei tre dirigenti era stata criticata duramente dall'ambasciata Usa a Roma, la quale aveva sostenuto che "il principio fondamentale della libertà di internet è vitale per le democrazie".
    non+autenticato
  • Rotola dal ridere Rotola dal ridere Rotola dal ridere Rotola dal ridere Rotola dal ridere Rotola dal ridere Rotola dal ridere Rotola dal ridere

    Quella sentenza darebbe ragione a mazza???

    Rotola dal ridere Rotola dal ridere Rotola dal ridere Rotola dal ridere Rotola dal ridere Rotola dal ridere Rotola dal ridere Rotola dal ridere
    non+autenticato
  • Un conto è scaricare una canzone, un software, film, un conto è postare un video dove si fa del male a una persona disabile (vantandosene pure!)...Sono due cose ben distinte!
    Inoltre gli obblighi ci sono anche per l'industria, la quale invece viola normative della privacy intercettando abusivamente il traffico degli utenti e non può imporre misure in assenza di leggi come nell'ultimo caso FAPAV-Telecom, con dati raccolti abusivamente,con ammissione della stessa FAPAV.
    Quel giudice farebbe bene ad informarsi meglio di cosa sia la rete e come funzioni e valutare meglio le posizioni singole di ogni caso e non generalizzare...
    non+autenticato
  • "Le leggi si cambiano, non si violano,questo dovrebbe valere anche per un ministro". Lo ha detto lei, lo vediamo tutti i giorni in Italia. Questo fa parte della vosta cultura del "fare"...quello che vi pare e piace e non essere mai processati. Per quando riguarda lei perche dovrei pagare cosi tanto un cd originale? Perche devo pagare in Italia una sovvratassa sui supporti magnetici che i vostri amici della siae non riversano ai musicisti?
    Per fortuna che c'é chi si opponne al progetto Acta.
    http://www.laquadrature.net/fr
  • "Le leggi si cambiano, non si violano..."

    Giusto! Quindi lei [Enzo Mazza] e company non violi la legge sulla privacy...e poi dipende come si vorrebbero cambiare le leggi...
    non+autenticato
  • Chi non rispetta il copyright sarà preso a fucilate! Vediamo quanti politici faranno una legge simile...ACTA e legge francese non sono niente di meno di questo...

    La proprietà intellettuale non è un bene e un valore esclusivo di chi è autore professionale, produttore professionale, editore professionale. Esiste anche la proprietà intellettuale degli utenti, i quali hanno tutto il diritto di essere considerati, i quali non devono subire le volontà delle grandi major che si comportano come se fossero un Dio onnipotente sul mondo politico e che se non vengono accolte le loro richieste, allora tutti sono e devono essere considerati "pirati" e favorire la presunta distruzione del comparto digitale!

    Non è civile disconnettere o negoziare un trattato escludendo tutte le parti interessate ma solo una parte, non è civile che una legge mondiale sia imposta con uno stile di "take-down" così la legge deve cambiare per forza per consentire l'adeguamento a quel trattato, non è civile che si debbano riconoscere sopra ogni altro diritto solo quelli della proprietà intellettuale e di chi crea contenuti, non è civile imporre leggi o ordinare certe operazioni ad aziende terze di consegnare dati o minacciare l'utenza e altre aziende per presunte violazioni derivanti da una vostra idea di non rispetto del copyright.

    E' civile trovarsi a un tavolo e discutere tutti assieme di un trattato mondiale con tutte le parti in causa, che si conoscano i contenuti di quel trattato e che quel trattato non violi la legislazione in essere in un dato continente e che non venga spacciato per qualcosa che non è.

    Se guardiamo alle reazioni di fronte alla presentazione della norma francese e poi di quella britannica i presunti difensori delle libertà digitali hanno sfoderato tutto l'anacronistico armamentario di argomentazioni che alla fine non si è rivelato tecnicamente solido. Sventolare genericamente la bandiera della libertà di espressione, diritto alla privacy, diritto all'esenzione di responsabilità degli ISP, senza corroborarlo con elementi di prova giuridicamente sostenibili si è rivelato un boomerang che i governi hanno respinto al mittente.

    Bene, allora lei dia elementi di prova che un download sia un furto e che si possa equiparare al furto fisico prima di dire che sono gli altri ad essere confusi...
    E' lei che dovrebbe smettere di vendere argomentazioni confuse...la tutela degli autori non è che la tutela degli intermediari e il suo non rispondere a certe domande o cambiare discorso, come in questo caso, sono più che una conferma.

    Le leggi si cambiano, non si violano, questo dovrebbe valere anche per un ministro

    Bravo, ma non lo sta facendo neanche lei, ne l'industria nel suo complesso Mazza!Lo sta imponendo con ACTA con il 'take down'!Ben diverso...E poi le leggi si discutono con tutti gli attori pubblicamente, non in gran segreto come invece è stato fatto con ACTA...(il che è tutto dire...)
    Prima di dire cosa dovrebbero fare gli altri e un Ministro, guardi ciò che ha e che sta facendo lei!(ne ha già abbastanza)
    non+autenticato
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
1 | 2 | 3 | 4 | 5 | Successiva
(pagina 1/5 - 23 discussioni)