Roma - Evitare di prestare il fianco al malware che viaggia su chiavette USB con un
software in grado di rilevarne all'istante l'inserimento. Si tratta di un tool chiamato
USBDetect 3.0 sviluppato nel 2008 dalla NSA e distribuito successivamente ad altre agenzie e dipartimenti dell'amministrazione statunitense per rafforzare la sicurezza delle rispettive reti interne.
I
rischi derivati dall'utilizzo di dispositivi USB infetti sono stati più volte evidenziati dagli esperti di sicurezza e l'ultimo ente a farne le spese era stata la polizia di Manchester, in Gran Bretagna, che proprio a causa di una chiavetta
ha visto il proprio network invaso da Conficker: per ripulire tutti i sistemi sono stati necessari tre giorni di stop e le autorità USA, la cui
nomea in fatto di tutela dei propri database
non è proprio brillante, intendono dotarsi di ogni mezzo per proteggersi.
Il progetto della NSA, tuttavia, non sembra fermarsi al rilevamento di dispositivi USB: seguendo di pari passo l'evoluzione delle tecnologie di rete l'agenzia di sicurezza nel 2009 ha creato una piattaforma denominata
Secure Mobile Environment-Portable Electronic Device (SME-PED), in sostanza un cellulare abilitato alla gestione di conversazioni top secret sia vocali che di testo.
Inoltre, con un occhio agli alleati, per il 2011 si intende migliorare gli standard di crittografia PKI (Public Key Infrastructure) e migliorare l'interoperabilità tra i sistemi di sicurezza statunitensi e quelli dei collaboratori. Il tutto nell'ambito del
Cryptographic Modernization Program varato dal Department of Defense e gestito proprio dalla NSA il cui obiettivo è la
modernizzazione delle infrastrutture di difesa della rete USA, per cui è stato
creato nel 2009 il primo "cyber-commando".
L'amministrazione Obama ha intenzione di affidare alla NSA un ruolo ancora più importante di quelli ricoperti finora per la difesa del cyberspazio statunitense. Il direttore dell'agenzia, il generale a tre stelle Keith Alexander,
verrà presto ascoltato dal Senato USA, il quale si riserverà in seguito di decidere per la sua nomina a comandante dell'unità militare per la guerra informatica voluta dal governo, ponendo di fatto
nelle mani della NSA il controllo delle operazioni di cyberwar.
Giorgio Pontico