Mauro Vecchio

File sharing, Confindustria contro Maroni

Critiche verso un silenzio definito assordante che avrebbe fatto seguito alle dichiarazioni del ministro. Per gli industriali le parole di Maroni rischiano di far abbassare la guardia sulla pirateria e le sue conseguenze economiche

Roma - Un silenzio assordante. In seguito alle recenti dichiarazioni del ministro dell'Interno Roberto Maroni, che aveva ammesso di scaricare gratuitamente musica dalla Rete, non ci sarebbe stata reazione alcuna. Una stasi preoccupante, almeno secondo un comunicato stampa di Confindustria Cultura Italia.

"A nome delle imprese, degli autori, degli artisti e dei lavoratori della musica, messi in profonda crisi dalla pirateria, Confindustria Cultura Italia ricorda in un comunicato che il P2P non è illecito di per sé, ma lo diventa se oggetto di condivisione sono opere protette dal diritto d'autore copiate illegalmente, e quindi altrettanto illegalmente condivise".

L'intervento del ministro Maroni sarebbe dunque stato inopportuno, rischiando di incoraggiare un'attività illecita come la pirateria audiovisiva, che avrebbe provocato in un solo anno una perdita complessiva di quasi 190mila posti di lavoro a livello globale. Nel Belpaese - definito dal comunicato stampa all'avanguardia nell'illegalità - l'occupazione perduta si sarebbe aggirata sulle più di 22mila unità.
Confindustria Cultura Italia ha così citato una ricerca della società francese indipendente - TERA Consultants - che ha mostrato come nell'anno 2008 le varie industrie creative dell'Unione Europea (cinema, musica, televisione e software) abbiano contribuito per 860 miliardi di euro al totale del PIL del Vecchio Continente. Con circa 14 milioni di posti di lavoro e una quota pari al 6,5 per cento dell'occupazione totale.

"Sarebbe dunque opportuno - ha continuato il comunicato - che il livello di dichiarazioni pubbliche, soprattutto se vengono da uomini delle istituzioni, superasse la superficialità dell'aspetto ludico della vicenda e approfondisse le implicazioni economiche e sociali di un via libera allo spensierato furto collettivo".

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