Alfonso Maruccia

Una cipolla su Android

Tor, il network anonimizzatore per eccellenza, è approdato sul sistema operativo mobile di Mountain View. Promettendo navigazione e accesso ai servizi di rete, a volte con qualche limitazione

Roma - Non sarà forse la tanto attesa versione nativa del player Flash, ma una nuova conversione per Android farà certamente felici i più attenti alla privacy online. Tor, il network a forma di cipolla pensato per l'anonimizzazione del traffico di rete è infine disponibile anche per il sistema operativo sviluppato da Google, con una pluralità di opzioni per l'installazione e qualche controindicazione in merito alla versione dell'OS presente sul dispositivo che si desidera "anonimizzare".

La versione Android di Tor si chiama Orbot, un'applicazione che "permette agli utenti di smartphone e cellulari di accedere al web, all'instant messaging e alla posta elettronica senza essere monitorati o bloccati dal loro provider di servizi Internet mobile", sostanzialmente portando nell'ecosistema Android le stesse funzionalità che l'Onion Network già offre sui sistemi operativi desktop.

Orbot contiene in realtà tre diverse applicazioni (Tor, libevent e privoxy), fornisce un proxy HTTP locale e può, con gli opportuni permessi di accesso al sistema, "torificare" in maniera trasparente tutto il traffico TCP in entrata e uscita dal dispositivo.
Multiple le possibilità di installazione del pacchetto su Android, inclusi la lettura del "QR code" presente sulla homepage del progetto con lo scanner integrato sullo smartphone, l'acquisizione dal marketplace (su cui sarà presto disponibile) e l'installazione manuale con download diretto dal sito. L'efficacia dei filtri anonimizzatori varia poi se si installa Orbot su Android 1.x o sulla seconda versione dell'OS, dove i migliori risultati si ottengono facendo il "rooting" del dispositivo.

È utile, viene da chiedersi, adoperare strumenti pro-privacy sofisticati come Tor su uno smartphone? Stando a certi numeri forniti da Google potrebbe essere persino indispensabile, visto che in 25 dei 100 paesi in cui offre i suoi servizi il colosso di rete ha sperimentato blocchi, censure e richieste di restrizioni o rimozioni di contenuti da parte delle autorità governative.

Alfonso Maruccia
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