Claudio Tamburrino

Il caso Telecom unisce dividendo

FAPAV e SIAE si rallegrano per la sentenza del giudice definita innovativa: eppure rifiuta quasi tutte le istanze dell'accusa, ribadendo semplicemente la normativa vigente

Roma - La sentenza del caso Telecom emessa dal Tribunale di Roma non sembrava poter prestare il fianco a differenti interpretazioni. Eppure, alle prime impressioni degli osservatori hanno idealmente risposto i comunicati stampa di SIAE e FAPAV, che sembrano offrire un punto di vista opposto e un'interpretazione della decisione del giudice "innovativa".

SIAE sottolinea che il giudice "ha ordinando a Telecom Italia di comunicare alla Procura della Repubblica ed al Ministero delle Comunicazioni tutte le informazioni ricevute da FAPAV relative alle violazioni a mezzo web dei diritti d'autore su opere cinematografiche. Tali informazioni devono essere corredate dei dati in possesso di Telecom, diversi da quelli identificativi dei destinatari del servizio". E questo sarebbe, secondo SIAE, importante per Internet e il diritto d'autore, addirittura innovativo dal momento che stabilisce che nel caso in cui "viene a conoscenza di attività illecite a danno degli autori, il prestatore dei servizi Internet (ISP) ha l'obbligo di informare senza indugio l'Autorità Giudiziaria o Amministrativa di Vigilanza, affinché possano essere attivati gli ulteriori obblighi di protezione ad essi spettanti".

Sulla stessa linea, nei giorni scorsi, FAPAV, che esprime il suo apprezzamento per la sentenza e si rallegra del "fatto che il Tribunale di Roma ha incontestabilmente riconosciuto che l'attività di downloading e/o streaming non autorizzato costituisca un reato", e che afferma che la disposizione sancirebbe "il principio secondo cui i fornitori di accesso a Internet (come Telecom Italia) sono tenuti a cooperare in tale direzione senza nascondersi dietro schermi di pretesa non responsabilità e, peggio, dietro una malintesa protezione della privacy".
L'apprezzamento e i comunicati che accolgono come un successo la conclusione del caso Telecom-Fapav hanno preso in contropiede gli osservatori, tra cui Marco Pierani di Altroconsumo, che leggendo la sentenza del giudice non avevano certo pensato ad un successo di FAPAV (e di SIAE che ne aveva appoggiato le istanze), le cui richieste sono state respinte (dichiarate addirittura inammissibili nella misura in cui volevano imporre responsabilità maggiori agli intermediari) tranne (parzialmente) per quanto riguarda una di esse: per cui tuttavia il giudice sembra essersi semplicemente limitato a ribadire il principio espresso nell'art. 17 del D.lgs. 70/2003 in materia di commercio elettronico e responsabilità degli intermediari, ma che viene sottolineato nel comunicato SIAE come "innovativo".

L'unica mancanza riscontrata nei confronti di Telecom è l'aver omesso di "trasmettere all'Autorità giudiziaria ed amministrativa le informazioni ottenute attraverso la diffida di FAPAV corredate dei dati in possesso di Telecom Italia s.p.a., diversi dai dati identificativi dei destinatari del servizio, che possano eventualmente essere utili, ad integrare le notizie contenute nella diffida".

SIAE e FAPAV, dunque, sembrano voler andare oltre il senso di una sentenza che di per sè non sembrava rappresentare una vittoria, che ha rifiutato le loro istanze più rilevanti limitandosi a ribadire la disciplina vigente che riconosce obblighi di collaborazione per gli intermediari, e che ribadisce, apparentemente in contrasto di quanto affermato nel comunicato FAPAV, la tutela della privacy: il giudice ha potuto giudicare non illeciti i dati portati da FAPAV a Telecom solo perché aggregati ed epurati di informazioni riconducibili a singoli utenti (indirizzi IP oscurati in alcune loro cifre). Tuttavia a tal proposito c'è da notare che il Garante per la Privacy non ha ancora ultimato le proprie verifiche nell'ambito del procedimento, avviato anche a seguito della segnalazione di Altroconsumo.

Claudio Tamburrino
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27 Commenti alla Notizia Il caso Telecom unisce dividendo
Ordina
  • ...c'era un articolo sulla sentenza a questo link:
    http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/04/16/new.../

    solo che ora a quell'url corrisponde un articolo tutto diverso... confermato da google cache che non ho avuto le traveggole
    non+autenticato
  • ...la mia domanda era: perché prima c'era una cosa a quell'url che ho postato prima ed ora ce n'è un'altra? visto che l'url è http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/04/16/new.../ mi aspetto quantomeno un articolo che parli di fapav e non di smartphone e musei...
    non+autenticato
  • Tanto non condannano i preti pedofili, i politici corrotti e collusi con le organizzazioni criminali, ecc... Di certo non vengono a rompere l'anima a noi che scarichiamo 4 film. E se mai succedesse Telecom difenderebbe i consumatori, perchè è risaputo che la gente paga l'ADSL solo per scaricare materiale illegale.
    non+autenticato
  • - Scritto da: proboscide inguinale
    > Tanto non condannano i preti pedofili, i politici
    > corrotti e collusi con le organizzazioni
    > criminali, ecc... Di certo non vengono a rompere
    > l'anima a noi che scarichiamo 4 film. E se mai
    > succedesse Telecom difenderebbe i consumatori,
    > perchè è risaputo che la gente paga l'ADSL solo
    > per scaricare materiale
    > illegale.

    Quoto.
    Tranne per il numero 4 che forse è un po' sottostimato...
    non+autenticato
  • > perchè è risaputo che la gente paga l'ADSL solo
    > per scaricare materiale
    > illegale.

    Eh già, hai detto una scomoda verità.
    Il grande boom di contratti internet a inizio millennio (a 56k) è stato soprattutto per chattare con C6 e LiberiTutti.
    Il successivo boom della banda larga (256k) è stato per scaricare musica e quello dopo (7MB e oltre) per i film. Piaccia o no, sono stati questi gli "incentivi" dei consumatori, con o senza quelli statali. Con buona pace della cultura, della tv-on-demand e di mille altre cavolate a pagamento che i provider hanno tentato inutilmente di propinarci.
    Il sottoprodotto invece sono le pagine pesantissime, 4mila plugin, il meraviglioso flash, lo spam isterico ecc. ecc.
  • > è stato soprattutto per
    > chattare con C6 e LiberiTutti.

    Li usavi solo tu.
    non+autenticato
  • All'inizio del boom si usava ICQA bocca aperta
    Sgabbio
    26178
  • Eh sì, ICQ, davvero una bella rete e client molto completi. Anche Fidonet e le varie BBS, ma almeno qui in Italia (era il '93) non me la sento di parlare di boom. La prima esplosione che io ricordi, c'è stata con il famoso "mese gratis" di Niki Grauso (ricordi?), che di fatto portò internet in casa.
  • Hnmmm son troppo giovane, non ho vissuto l'era delle BBS (uccise barbaramente in italina con la falsa scusa della pirateria nel 1994).

    Ho cominciato intorno ai 2000A bocca aperta
    Sgabbio
    26178
  • - Scritto da: Sgabbio
    > All'inizio del boom si usava ICQA bocca aperta

    ICQ ... che ricordi In lacrime

    e che belle le chat all'epoca, poche persone, tutte registrate col loro nick, senza il casino e i deficienti di oggi Angioletto
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mastro Geppetto
    > - Scritto da: Sgabbio
    > > All'inizio del boom si usava ICQA bocca aperta
    >
    > ICQ ... che ricordi In lacrime

    Lo uso ancora... anche se solo più per motivi sentimentali per brevi chattate con la moglie dal lavoroA bocca aperta

    > e che belle le chat all'epoca, poche persone,
    > tutte registrate col loro nick, senza il casino e
    > i deficienti di oggi
    >Angioletto

    Il casino c'era anche allora, nei gruppi più frequentati da pseudo-cuccatori e finte-fanciulleA bocca aperta
    Funz
    12995
  • - Scritto da: Mastro Geppetto
    > - Scritto da: Sgabbio
    > > All'inizio del boom si usava ICQA bocca aperta
    >
    > ICQ ... che ricordi In lacrime
    >
    > e che belle le chat all'epoca, poche persone,
    > tutte registrate col loro nick, senza il casino e
    > i deficienti di oggi
    >Angioletto

    Perchè non esistevano troll e utonti.
    Ed erano quasi tutti veri appassionati di elettronica e informatica, non i minchioni ipodcoglionaxxi di oggi .....
    non+autenticato
  • - Scritto da: N&C
    > > è stato soprattutto per
    > > chattare con C6 e LiberiTutti.
    >
    > Li usavi solo tu.

    Io usavo IRC. Continuato ad usare fino agli inizi del 2006.
    non+autenticato
  • Torrent non e' web.
    eMule non e' web.
    telnet non e' web.
    ftp non e' web.
    pop3/imap non e' web.
    usenet non e' web.

    basta non usare http su porta 80 e siamo a posto! A bocca aperta
  • hai dimenticato IRC e DC++, che pure loro non usano la porta 80Occhiolino
    non+autenticato
  • > hai dimenticato IRC e DC++, che pure loro non
    > usano la porta 80Occhiolino

    Nonchè tutti i servizi che volendo usano la porta 80 ma non sono web,
    tipo Skype ... Sorride
    non+autenticato
  • La realtà è che la sentenza gli ha dato torto su tutta la linea, ha respinto tutte le richieste e ha accolto parzialmente una richiesta completamente inutile.

    Parlano genericamente di obbligo dell'intermediario di informare l'autorità giudiziaria, peccato che la sentenza dica espressamente che tra i dati da trasmettere sono esclusi quelli identificativi degli utenti. In pratica, la trasmissione dei dati sarà solo uno spreco di carta. Bisognerà fare processi civili (media 10 anni) o penali (media 6-7 anni), poi si passerà ad eventuali sanzioni civili o penali, che all'epoca saranno quasi certamente prescritte. Sempre che i limiti della data retention non rendano inutili i processi stessi, ben prima dello scattare dei termini di prescrizione.

    Secondo me diramano questi comunicati perchè hanno il terrore che la gente pensi che condividere opere protette in rete sia solo teoricamente illegale, ma sostanzialmente non perseguibile, come viene fuori (implicitamente) da questa sentenza.

    Ficoso
    non+autenticato
  • Non possono ammettere la sconfitta , se no come giustificano la loro esistenza
    non+autenticato
  • ....per fare delle intercettazioni "fatte in casa" a uso e consumo loro: tale compito spetta solo alla magistratura e le forze dell' ordine e questo lo ha ribadito il giudice rigettando le tesi sostenute dall' accusa.
    Loro possono solamente spingere per maggiori controlli e andare a sporgere denuncia contro "ignoti" altrimenti la domanda sarà "chi vi ha autorizzati a intercettare privati cittadini nelle loro privatissime attività di vita quotidiana?".

    O deve forse passare il concetto "chido scaccia chiodo" ovvero che il crimine (anche se si debba stabilire se di crimine si tratta e qui ci sono forti dubbi) si combatte con altro crimine?

    E' incredibile come la lingua italiana possa essere sempre interpretata ad uso e consumo di chiunque si scervelli un po' anche quando ci si sforzi nell' impedire che possa dare adito ad altre interpretazioni.
    non+autenticato
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