Claudio Tamburrino

I videogame non producono geni?

Uno studio confuterebbe l'efficacia dei videogiochi-allenamento per il cervello. Polemiche sulle metodologie, ma non c'Ŕ accordo neppure sui giochi da testare

Roma - Un nuovo studio ha dimostrato che, come qualsiasi altro gioco che promette di allenare il cervello, i videogiochi farebbero bene solo a migliorare le proprie capacità nel gioco stesso: tengono ciò in allenamento il cervello né più né meno di Call of Duty.

Già altre ricerche avevano criticato la valenza degli allenamenti mnemonici a mezzo videogiochi e degli studi che lo sostengono e che spingono all'utilizzo dei nuovi mezzi nelle scuole.

L'ultima è una ricerca, pubblicata da Nature, e che ha testato un totale di oltre 11mila persone tra i 18 e i 60 anni prese tra gli spettatori dello spettacolo scientifico della BBC (che ha finanziato il progetto) Bang goes the Theory: le cavie sono stati divise in tre gruppi, e al primo è stato chiesto di giocare a videogame sviluppati per allenare il ragionamento, la memoria o altre facoltà mentali per almeno 10 minuti al giorno per tre volte a settimana. Un altro veniva sottoposto ad una serie di test che secondo i ricercatori poteva contribuire all'esercizio cerebrale. Un terzo, infine, è stato utilizzato come campione e invece di essere messi alla prova con i videogame, gli veniva chiesto di utilizzare lo stesso tempo per navigare su Internet e rispondere a domande di cultura generale.
Tutti i gruppi venivano quindi sottoposti a test di intelligenza prima e dopo l'allenamento.

I risultati non hanno rilevato differenze sostanziali tra i diversi gruppi: "Non fanno alcun danno, ma gli utenti potrebbero fare altro per stimolare il cervello come imparare una lingua o un nuovo sport" ha spiegato il dottor Adrian Owen che ha diretto la ricerca. Seppur piccoli miglioramenti sono stati riscontrati nel gruppo messo alla prova dei videogiochi, essi potrebbero diventare evidenti solo dopo quattro anni di gioco-allenamento. E in alcune prove sono addirittura migliorati maggiormente i non-giocatori.

Uno dei produttori di tali giochi, Posit Science, ha tuttavia criticato i risultati affermando che essi non riguarderebbero i suoi videogame, cofinanziati dall'Istituto Nazionale Statunitense della Salute e secondo alcuni studi scientifici sarebbero dimostrati utili a migliorare il cervello. "Le conclusione (dello studio della BBC, ndr) hanno la valenza di una frase del genere Non posso fare un miglio in meno di quattro minuti quindi è impossibile farlo".

Anche alcuni esperti, tra cui il professore di psicologia e neuroscienza all'Università dell'Illinois Art Kramer, riconoscerebbero a tali forme di intrattenimento una (seppur minima) influenza sull'attività cerebrale. L'ultimo studio portato a confutazione del loro valore, poi, viene messo in discussione anche per alcune mancanze metodologiche: occorrerebbe, per esempio, distinguere tra gioco e gioco, tra le attività svolte dalle cavie anche nella vita di tutti i giorni o in ogni caso prendere in considerazione un maggior periodo di tempo. Anche il livello di difficoltà contribuirebbe a determinare l'efficacia dell'esercizio: "Più difficile e frustrante" è, meglio è per il cervello, spiega il professor Philip Adey del King's College di Londra.

Claudio Tamburrino
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