Alfonso Maruccia

Rame a 300 Mbps, quanta vita in quel doppino

Ricercatori statunitensi annunciano di aver raggiunto un nuovo traguardo di trasmissione dati su rete DSL tradizionale. In attesa della fibra, restano da risolvere i problemi legati alla distanza dalla centrale

Roma - Le connessioni Internet superveloci viaggiano su fibra ottica, mentre ancora si attende quella che dovrebbe essere la "rivoluzione" wireless delle reti 4G WiMAX (2) e LTE da 100 Gbps. Non disperi comunque chi è attualmente limitato alla scelta di una rete (A)DSL da pochi Megabit, perché dai Bell Labs di Alcatel-Lucent arriva la notizia dello sviluppo di una nuova tecnologia di connessione su doppino di rame, capace di far schizzare verso l'alto la banda (teoricamente) disponibile agli utenti.

Il vecchio doppino non è morto, suggeriscono dai Labs statunitensi, anzi ha ancora parecchia vita davanti prima di lasciare (finalmente?) il posto ai network di nuova generazione: i ricercatori sono riusciti a raggiungere i 300 Mbps di velocità usando contemporaneamente due linee di rame DSL, assieme a una serie di accorgimenti tecnici tesi a ottimizzare lo scambio di informazioni e il flusso della corrente sul (doppio) doppino.

I succitati accorgimenti comprendono il vectoring (tecnologia che scherma i cavi dalle interferenze di quelli vicini) e un innovativo "phantom mode", il quale prevede "la creazione di un canale virtuale o fantasma in supplemento ai due cavi fisici presenti nelle configurazioni standard delle linee di trasmissione in rame".
Unendo assieme queste tecnologie, i Bell Labs hanno sperimentato la ragguardevole velocità di 300 Mbps in condizioni di laboratorio, e stimano che il data rate possa mantenersi tale senza problemi all'interno dei primi 400 metri dal più vicino nodo di connessione al network del provider. Oltre il chilometro di distanza, dicono ancora i Bell Labs, la velocità degrada sino a 100 Mbps - cifre pur notevoli per gli standard delle reti digitali domestiche statunitensi o di altre parti del mondo.

Pur considerando questi limiti, a ogni modo, la prospettiva di "spremere" ulteriori Mbps dal doppino di rame farà certamente gola ai provider e agli incumbent delle telecomunicazioni tradizionali, tra i meno propensi a spendere milioni per la posa di costosi cavi in fibra ottica sin dentro il fatidico "ultimo miglio" dalla presa domestica.

Non è un caso che Gee Rittenhouse, a capo della divisione ricerca dei Bell Labs, sottolinei come il "DSL Phantom Mode" sia un progresso importante perché "combina una tecnologia all'avanguardia con un interessante modello di business che aprirà opportunità commerciali completamente nuove per i service provider, permettendo loro in particolare di offrire gli ultimi servizi IP in banda larga usando le infrastrutture di rete già esistenti".

Alfonso Maruccia
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