Roma - Dal momento del suo insediamento alla Casa Bianca, il Presidente statunitense Barack Obama si è fatto promotore di una significativa apertura delle attività governative verso le vaste distese della partecipazione online. Una serie di siti - tra cui
data.gov,
apps.gov e
recovery.gov - hanno così cercato di offrire ai netizen a stelle e strisce la facoltà di
interagire meglio col potere centrale.
E pare che questa specifica strategia stia raccogliendo i suoi frutti. Almeno secondo
un recente studio pubblicato dal
Pew Internet & American Life Project. Nell'ultimo anno, l'
82 per cento degli utenti statunitensi connessi ha cercato vari tipi d'informazione o portato a termine una qualche transazione su uno dei siti collegati al governo di Washington.
La ricerca di
Pew è stata condotta tra la fine dello scorso novembre e il successivo 27 dicembre, partendo da un campione di 2258 cittadini statunitensi maggiorenni. Quasi la metà di questi ha per esempio dichiarato di aver ricercato informazioni online su tematiche riguardanti
le public policy dei governi locali, statali e federali.
Il
46 per cento ha poi spiegato di aver spesso cercato di capire in Rete quali tipologie di servizio fossero offerte dalle varie agenzie governative. E poi altre percentuali piuttosto significative hanno riguardato lo scaricamento di documenti online, la ricerca di numeri statistici o il rinnovamento della patente di guida.
Tra gli
heavy user individuati da
Pew, più della metà ha dichiarato di
preferire il web o l'email per entrare in contatto con il governo, andando così a costituire lo zoccolo duro di quei netizen statunitensi soddisfatti delle strategie dell'amministrazione Obama sul campo dell'apertura e dell'accessibilità. Più accesso,
sembra mostrare lo studio, significa opinioni migliori sul governo stesso.
Ma un paradosso attende al varco l'osservatore delle risultanze
di un altro studio condotto da Pew.
Solo il 22 per cento degli intervistati ha dichiarato di fidarsi delle istituzioni di Washington. Quasi come se queste siano completamente slegate dai rispettivi (e apprezzati) siti web.
Mauro Vecchio