Alfonso Maruccia

Wall Street ostaggio delle macchine

Il mercato azionario statunitense fa registrare perdite da panico. L'errore iniziale sarebbe umano, ma il peggio lo avrebbero fatto i sistemi di transazione automatizzati

Roma - Wall Street, 6 maggio alle 2:47 P.M. ora locale: un banalissimo errore umano (una lettera digitata al posto di un'altra) dà il via a una reazione a catena che fa precipitare di 1.000 punti l'indice azionario. In seguito la borsa si riprende, ma montano le polemiche su un sistema di scambi sin troppo dipendente dai computer, e da meccanismi di sicurezza che non hanno funzionato come invece avrebbero dovuto.

Questa volta il web ha retto l'impatto della notizia, ma le note positive finiscono qui: un trader, probabilmente impegnato sulle azioni di Procter & Gamble, ha premuto il tasto "b" di "billion" (miliardi) al posto di "m" di "million", facendo crollare in maniera sostanzialmente automatizzata l'indice del Dow Jones per un breve periodo di tempo.

Se l'ignoto operatore di borsa ha la colpa originaria di aver dato il là al disastro, le critiche più aspre sono quelle che si levano contro le "macchine" che controllano il cuore pulsante della finanza americana: un cuore elettronico fatto di transistor e software senza la benché minima consapevolezza della dimensione delle ricchezze bruciate a causa di una lettera sbagliata.
"Il potenziale che giganteschi computer ad alta velocità hanno di generare scambi azionari falsi e creare il caos nel mercato ha oggi sollevato la testa", commenta caustico il senatore democratico Ted Kaufmann. Che accusa apertamente quel genere di "transazioni ad alta frequenza" reso possibile dagli algoritmi di trading automatizzati, algoritmi che andrebbero messi sotto la stretta osservazione della Securities and Exchange Commission (SEC) e opportunamente ingabbiati in uno schema regolatorio adeguato.

"Le macchine hanno semplicemente preso il controllo" dice Charlie Smith di Fort Pitt Capital Group, "non c'è molta interazione umana" e sono gli algoritmi al cuore delle succitate macchine a decidere cosa venderà e cosa no, e a che prezzo. Si stima che questo tipo di transazioni automatiche riguardi tra il 60 e il 70 per cento del volume complessivo degli scambi sul mercato statunitense.

Certo, c'erano meccanismi preposti a frenare gli algoritmi e individuare questo genere di errori banali per intercettare il panico prima che questo diventasse diffuso, ma a quanto pare non hanno funzionato come avrebbero dovuto: finendo invece per esacerbare il problema e mettendo a nudo l'inadeguatezza della finanza automatizzata in mano alle macchine.

Alfonso Maruccia
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45 Commenti alla Notizia Wall Street ostaggio delle macchine
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  • che il denaro non è un concetto astratto.
    Il denaro rappresenta cose concrete: merci, lavoro ...
    ╚ insensato pensare di poter moltiplicare il denaro senza che questo sia basato sulla moltiplicazione del valore che rappresenta.

    Se si continua a gonfiarne virtualmente il valore, appena qualcuno si accorge di trovarsi in mano dell'aria fritta, inizia a vendere, e parte la reazione a catena, fino a quando il denaro non torna ad avere il valore reale di ciò che rappresente.

    Il bilancio finale è sempre quello del valore reale.
    Il risultato finale tuttavia può essere quello di persone con due cosce di pollo in mano, ed altri senza pollo in assoluto.
  • Analisi perfetta, da incorniciare. ╔ quello che dico anch'io.
    In pratica si dß l'autorizzazione a fregare il prossimo con valori non corrispondenti alla realtß. Quasi una truffa se non fosse che acquirente e venditore si trovano d'accordo sul prezzo.
  • basta andare short
    e i soldi si guadagnano uguale!
    non+autenticato
  • Sono un OT, ma pensate all'esempio che vado a proporvi, e provate a rispondere al quesito che poi vi pongo.

    Supponiamo che vi sia una persona, un professionista, che sia in grado di garantirvi l'interesse del 10% sulla somma che gli date da investire.
    Supponiamo anche che questa persona sia in realtà così brava da essere capace di portare a casa più del 10%, diciamo il 15%, tanto per fare un numero.

    Voi gli date 100 Soldi da investire, e questa persona, correttamente, ve ne restituisce 110.
    Ma se questa persona ha fatto ciò che sà fare, in realtà ha incassato 115 Soldi, e quindi ha potuto trattenerne 5.
    Che voi lo sappiate o meno, non conta: lui ha rispettato i patti; il 10% vi aveva promesso, ed il 10% vi ha fatto guadagnare.
    Nessuno può mettere in dubbio che il 5% in eccesso sia di proprietà di questa persona.

    Ed ora viene il bello: ecco il quesito.
    E se questa persona fosse in realtà un computer?
    Può un computer possedere dei soldi?

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    Precisazione
    provo a creare un caso più definito.

    Scenario:
    - una stanza con due feritorie per inserire ed estrarre soldi.
    - da un lato della stanza c'è l'investitore, che inrisce i suoi soldi, ed estrae quelli guadagnati;
    - dall'altra parte della stanza il 'service provider': una persona che ha messo a disposizione la stanza con ciò che c'è dentro, e che riceve mensilmente del denaro per questo (un canone fisso, senza percentuali sulle transazioni - un po' come chi fornisce la corrente, la connettività ed i panini del bar);

    Chi investe non può sapere se nella stanza ci sia una persona o un computer.
    A chi fornisce il servizio non interessa cosa ci sia nella stanza, purché tutti i mesi riceva i soldi del canone.
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    Modificato dall' autore il 10 maggio 2010 14.27
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  • Vedesi 2 thread più in su, dove si parla di Ghost in the Shell: Stand Alone Complex...

    Sinceramente i soldi dovrebbero passare in mano al proprietario del computer, ma la questione legalmente è mooooooolto fumosa, non mi pronuncio in merito.
    Aspetto la prossima carta dei diritti inalienabili dell'uomo e del robot.
    Wolf01
    3342
  • io investo per terzi, anzi il mio computer investe per terzi e io guadagno dal margine... pero' io ho programmato il mio computer e guadagna sempre non ha mai fallito potrei vendere il mio software per migliaia di euro ma preferisco guadagnarne milioni e mantenere il potere nelle mie mani!
    non+autenticato
  • > Ed ora viene il bello: ecco il quesito.
    > E se questa persona fosse in realtà un computer?
    > Può un computer possedere dei soldi?

    computer = macchina, ferraglia
    software = programma scritto da un UOMO e fuzionante su un computer

    soft+hard sono solo componenti elettromeccaniche e' eseguono una sequenza deterministica di azioni, concettualmente lo stosso programma potrvve essere eseguito da logica cablata.

    il soft piu intelligente del mondo non e' piu' furbo di un topolino dei campi.

    Tutto quello che viene fatto dal computer potrebbe essere altresi fatto, piu' lentamente, da un essere umano, il plusvalore di 5 soldi e' pertanto proprieta' del proprietario del pc.

    Altrimenti, la casa costruita sarebbe proprieta' della betoniera e non del tipo che ha pagato il padrone della betoniera....
    non+autenticato
  • - Scritto da: andy61
    > Ed ora viene il bello: ecco il quesito.
    > E se questa persona fosse in realtà un computer?
    > Può un computer possedere dei soldi?

    Un computer no. Cosa se ne farebbe ?!!
    Ma il proprietario del computer, o meglio, del SW che ha eseguito la transazione o del servizio, si.

    A meno che non si ipotizzi che i computer si autoriproducano e che abbiano acquisito una propria consapevolezza della loro esistenza pretendendo la carta dei diritti del computer come forma vivente ed autonoma.
    non+autenticato
  • Oh bhe, se un pc vuole upgradarsi l'hardware da solo avrà bisogno della paghetta, no?
    E per acquistarsi software via internet in modo da essere ancora più performante nei suoi calcoli avrà bisogno di pagarlo in qualche modo...
    Wolf01
    3342
  • La questione non verte sul cosa possa farsene del denaro un computer.

    Il problema proposto è diverso: se i diversi attori che interagiscono con un computer che investe denaro non hanno titolo per 'mettere le mani' sul denaro prodotto, si può ritenere che questo sia nelle disponibilità / proprietà del computer che lo ha realizzato?

    In sintesi: data all'investitore la percentuale dovuta, e pagato il canone di funzionamento al provider (corrente, connettività, manutenzione, etc.), il delta di denaro rimanente di chi è?

    Inoltre il computer può sapere cosa farsene: se è stato programmato per fare investimenti, continuerà ad investire il denaro che 'ha in pancia', procucendo (ci si augura!) altro denaro.

    Nel momento in cui uno degli attori vuole il benefit del denaro in eccesso, deve anche assumersi i corrispondenti rischi (e cioè il fatto che gli investimenti possano perdere denaro, invece che guadagnarlo).
  • come da oggetto...
    non+autenticato
  • che l'errore sia stato al 100% casuale ? io indagherei l'operatore per vedere se ha a che fare con qualche cellula terroristica, e soprattutto verificherei con attenzione le sue 5 generazioni precedenti se hanno a che fare con l'oriente.
    non+autenticato
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