Claudio Tamburrino

Cellulari e salute, dieci anni non bastano

La pubblicazione di uno studio coordinato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità è stata rinviata: i risultati sono univocamente interpretati dalla comunità scientifica. Un'altra ricerca non risolutiva

Roma - Un nuovo studio sui possibili danni causati dai telefoni cellulari e sui loro presunti effetti cancerogeni sta per essere divulgato: i risultati, tuttavia, non sono ancora chiarificatori.

Coordinato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e durato dieci anni, l'Interphone report doveva essere pubblicato nel 2006, ma fu allora bloccato perché non vi era concordanza tra gli scienziati sui risultati e sulle possibili avvertenze da lanciare: si aggiunge, in pratica, agli altri studi che hanno fornito risultati non risolutivi sull'annosa questione dei possibili danni causati dall'utilizzo del cellulare.

Più di 5mila fra uomini e donne con tumori al cervello e altrettanti soggetti sani sono stati intervistati circa l'utilizzo che negli anni hanno fatto del telefonino. Il raffronto tra le testimonianze dei due gruppi avrebbe dovuto sottolineare l'esistenza o meno di una relazione tra i due fenomeni.
Non sarebbero tuttavia state trovate prove concrete dell'incidenza dell'utilizzo dei cellulari sui tumori del cervello, anche se un rischio lievemente maggiore tra coloro che usano più intensamente gli apparecchi sarebbe stato rilevato. Secondo lo studio, infatti, il 10 per cento di coloro che usano di più i cellulari hanno un 15 per cento in più di possibilità di sviluppare un meningioma o un glioma. Nel caso di utilizzo intenso crescono anche le possibilità di tumore proprio dal lato dove si accosta l'apparecchio.

C'è però disaccordo circa i difetti dello studio che potrebbe aver artificialmente elevato la solidità della correlazione da indagare: innanzitutto le persone non ricordano facilmente quante chiamate hanno fatto, ancor più difficile è poi ricordare per quanto sono stati in linea. Alcuni degli intervistati, per esempio, hanno riferito di passare al cellulare più di 12 ore al giorno: un dato quantomeno improbabile, che potrebbe essere stato influenzato dalla volontà dei malati di trovare una causa alla loro condizione. Alcuni dei quali, è intuibile, si sarebbero messi volontariamente a disposizione per la statistica perché già convinti del ruolo svolto dagli apparecchi mobile.
Lo studio, inoltre, nessun aiuto avrebbe fornito nel chiarire come, biochimicamente, il funzionamento dei cellulari influenzerebbe lo svilupparsi di cellule tumorali.

Insomma tali difetti, e le statistiche non inequivocabili, avrebbero spinto gli scienziati a definire questo studio non conclusivo sulla questione.

Occorrerà ancora attendere e procedere negli studi adeguandosi alle nuove abitudini degli utenti nella speranza che effettivamente gli apparecchi mobile non facciano male (a meno che - naturalmente - non esplodano in faccia all'utente).
E sarà magari l'ambizioso COSMOS, lo studio che coinvolgerà 250mila persone in almeno 30 anni, a chiarire una volta per tutte se i cellulari fanno male.

Claudio Tamburrino
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