Alfonso Maruccia

Australia: porno da dichiarare?

Chi viaggia verso l'Australia deve prepararsi a dichiarare qualsiasi contenuto scabroso presente sulle proprie appendici digitali. Scegliendo tra privacy violata e potenziale imbarazzo per il controllo

Roma - Nel paese dei filtri Internet e dei canguri attraversare la dogana costringe un qualsiasi cittadino a spogliarsi di ogni riservatezza per comunicare alle autorità le proprie abitudini sessuali, anche le più pruriginose. Tra i campi da compilare della "Carta del Passeggero" ce n'è infatti uno dedicato espressamente al trasporto di materiale pornografico, e il viaggiatore/turista dovrà rispondere "Sì" se non vuole rischiare di violare la legge.

Lo ha denunciato un minuscolo partito politico locale, che non a caso si chiama Australian Sex Party, e che è incappato nella nuova regola attiva già da mesi nei controlli sui viaggiatori in ingresso. Pare che rispondere affermativamente alla richiesta sulla presenza di pornografia sull'hard disk di un portatile porti dritta allo screening da parte del personale, apparentemente alla ricerca di contenuti illegali o illeciti.

Per Fiona Patten, presidente di ASP, si tratta di una inconcepibile intromissione nella privacy delle persone. "Se voi e il vostro partner vi siete filmati o fotografati mentre facevate l'amore in un luogo esotico o anche mentre vi facevate un bagno", dice Pattern, "dovrete rispondere alla domanda o infrangerete la legge". "╚ accettabile - si chiede ancora il politico - che gli ufficiali della Dogana frughino nei bagagli di qualcuno e tirino fuori una rivista maschile legale o una pubblicazione per lesbiche di fronte ai suoi figli o alla propria suocera?".
Pattern contesta poi il fatto che la "clausola pornografica" non è attualmente prevista dalle leggi che regolamentano l'ingresso in Australia, e rappresenterebbe quindi un eccesso di controllo da parte delle autorità di un paese che negli ultimi anni si è costruito la fama di paradiso dei bacchettoni eccessivamente interessati ai passatempi privati più pruriginosi. Di parere diametralmente opposto Jim Wallace, presidente della Australian Christian Lobby, che giustifica la presenza della clausola pornografica con un parallelo alquanto malizioso sulla contraffazione di "prodotti in legno". Come tali prodotti in legno vanno controllati alla Dogana per verificarne la liceità, dice Wallace, così sarebbe necessario fare con la pornografia digitale.

Alfonso Maruccia
Notizie collegate
  • AttualitàUSA contro i filtri tra i canguriL'ambasciatore statunitense critica le misure predisposte dal governo australiano: gli stessi obiettivi possono essere perseguiti con mezzi meno invasivi
  • AttualitàGoogle contro i filtri australianiIl setaccio aussie dei contenuti online potrebbe convincere altri governi del mondo a fare altrettanto. E la censura Ŕ sempre arma a doppio taglio, dice BigG
  • AttualitàAustralia, censure e censoriSul sito ufficiale del ministro Conroy, sparito ogni riferimento al piano di filtraggio della Rete. Le autoritÓ hanno puntato anche Facebook e alcune riviste di videogiochi. Le proteste non si placano
137 Commenti alla Notizia Australia: porno da dichiarare?
Ordina
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | Successiva
(pagina 1/6 - 26 discussioni)