massimo mantellini

Contrappunti/ Gogol non è il problema

di M. Mantellini - Una serie di piccoli passi. Interlocutori che diventano credibili, anche se vengono dal web. Giornalisti che si liberano, tra le pagine del sito del proprio giornale

Roma - È sufficiente osservare alcuni piccoli segnali per accorgersi del mondo che cambia ed inizia a considerare la Rete come parte naturale di sé. Sabato scorso Beppe Severgnini, noto giornalista del Corriere della Sera, al seguito della squadra dell'Inter a Madrid in occasione della finale di Champsion League, ha aggiornato il suo profilo su Twitter e il sito web del Corriere ha dato grande evidenza all'iniziativa, linkando direttamente Twitter. RCS avrebbe potuto chiedere al giornalista di scrivere per la propria piattaforma ma ha accettato - per una volta - la logica del link e dell'apertura verso il mondo fuori dai muri invisibili del proprio sito web.

Qualche giorno fa il presidente del Consiglio Berlusconi, durante una conferenza stampa in occasione della visita del Presidente egiziano, si è avventurato, con qualche esitazione, in un discorso sulla centralità delle nuove tecnologie e ha storpiato il nome del più utilizzato motore di ricerca al mondo chiamandolo "Gogol". Un motore californiano trasformato in un romanziere russo non è cosa di tutti i giorni. Molti si sono giustamente domandati, anche fra quel 50 per cento di italiani che non conoscono i segreti di Internet, come sia possibile che il Premier non sappia pronunciare un termine che conoscono perfino le pensionate del circolo dell'uncinetto. Mai letto un articolo di giornale? Mai ascoltato qualcuno che citava Google? Mai avuto una curiosità seppur minima e occasionale per una delle parole centrali della società contemporanea da almeno 10 anni a questa parte? Anche questo è un segno del mondo che cambia: inevitabilmente, anche nei fondamentali, qualcuno resta indietro. C'è da restare meravigliati nello scoprire che fra gli irrecuperabili vanno compresi i vertici decisionali del Paese.

La pagina della cultura più interessante fra quelle che ho letto nell'ultima settimana, comunque, non l'ho trovata su un quotidiano cartaceo. L'ho letta sul web, su Wikinews, ed è una intervista di Aubrey ad Umberto Eco, dove si parla di Internet, collaborazione e libri. È interessante già dalla premesse: un intervistatore dotato di solo nickname pone domande ad un anziano grande professore universitario e talentuoso romanziere. Gli argomenti trattati sono quelli centrali nello scenario culturale attuale: il punto di vista di Eco, per una volta, è espresso con ampiezza e configura un ottimo esempio del giro di boa dell'orizzonte culturale prima e dopo Internet. Ognuno di noi sceglierà quello che più gli aggrada: la mia impressione è che, a un certo punto, qualcuno provi a spiegare le meraviglie dell'hip-hop ad un amante delle mazurke di Secondo Casadei. In ogni caso un altro specchio interessante del mondo che cambia per colpa/merito di Internet.
La Rete Internet libera l'informazione e la carica di maggiore responsabilità individuale. Qualche volta succede. Ci pensavo qualche giorno fa guardando il video di Paolo Ottolina sul sito del Corriere, alle prese con il booklet Nokia 3G. Una recensione senza peli sulla lingua, impossibile da leggere sulla versione cartacea di un qualsiasi quotidiano italiano. Esiste un diffuso preconcetto secondo il quale ciò che viene pubblicato in Rete è meno importante di quello che leggiamo sui quotidiani cartacei. Questo da un lato ci racconta di formidabili miopie, dall'altro libera energie sotterranee e rinsalda i rapporti fra la scrittura per la Rete ed i suoi lettori. Dopo decenni in cui siamo stati abituati a cercare fra le righe inchiostrate qualche segnale in codice del non detto giornalistico, decenni nei quali tutte le auto erano a loro modo da acquistare, ogni disco almeno ascoltabile e tutti i film francamente godibili, di tanto in tanto si incrina quel velo di rappresentazione impersonale che il giornalismo ci ha sempre venduto come fosse senso di imparzialità, quando spesso si trattava invece di amichevole altrui collaborazione.

I prodotti non sono tutti buoni e la Rete da tempo è il vorticoso serbatoio dei mille differenti punti di vista. Siamo forse passati dal troppo poco al troppo, ed uno dei compiti della mediazione giornalistica sul web è oggi proprio quello di mediare fra gli estremi, recuperando una reputazione che su carta ha smarrito da tempo. Anche questo, come gli altri, un piccolo segno del mondo che cambia.

Massimo Mantellini
Manteblog

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28 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Gogol non è il problema
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  • Caro Massimo, grazie per l'articolo interessante. Soprattutto per i tuoi toni pacati e moderati. E' cosa rara in un'era di technoesaltati in grado di gridare alla scoperta e alla novità epocale e salvifica per qualunque innovazione, anche piccola, nasca in/dalla rete.
    Ti pongo però una domanda: se il lessico del gioralismo classico (cartaceo) era troppo prudente fino al limite dell'ipocrisia, chi ci dice che la nuova comunicazione schietta, friendly, easy going, (forzatamente?) colloquiale, rappresenti comunque una conquista in termini di chiarezza e qualità dell'informazione?
    La chiarezza dei contenuti ne guadagna certamente, ma la leggibilità degli intenti sottostanti anche? Stroncare francamente un prodotto, non potrebbe essere operazione altrettanto subdolamente "guidata", quanto le paludate e falsamente equilibrate recensioni di un tempo?
    Cambia il vestito, ma il contenuto e gli obiettivi? Allora, quell'equilibrio di maniera, forse era garanzia di maggiore (anche se apparente) imparzialità del giornalista.

    E poi, non rischiamo di trovarci un giorno a rimpiangere una generazione di giornalisti/scrittori in grado di un periodare più ricco di quello consentito dalla comunicazione in internet, così spontanea da essere a volte semplicistica?

    Te lo dico, da fan della rete e della sua freschezza, ovviamenteSorride
    Ciao
    Stefano
    non+autenticato
  • Certo Stefano,
    hai ragione. La differenza sta nel fatto che oggi tu puoi in una certa misura decidere autonomamente la reputazione del messaggio informativo al quale accedi. Puoi averlo selezionato in base alle esperienze precedenti o a quelli dei tuoi amici. Ovviamente esiste una quota ampia di comunicazione che resta esposta ad una qualche contaminazione. Ma e' comunque un miglioramento significativo, specie per quella piccola quota di persone che dedicano tempi e voglia alla selezione informativa.
    saluti
  • è questa:
    Goooooooooooooooo-g-l-e

    Come ha fatto a sconfondursi!? non guarda neppure i programi delle sue tv!

    (viva le dopie)
    non+autenticato
  • non il problema, appunto. È come se, mentre si parla di psicologia, qualcuno leggesse all'italiana Freud. È sintomo di una grave malattia: l'ignoranza. Purtroppo, a determinate età e con determinate abitudini non si può guarire.
    non+autenticato
  • «I prodotti non sono tutti buoni e la Rete da tempo è il vorticoso serbatoio dei mille differenti punti di vista.»

    ...e di bufale, di catene di S.Antonio e di mille differenti siti fuffari, da cui i novelli internauti penderanno dalle labbra perché "è scritto su Internet". Naturalmente col tipico atteggiamento acritico che ci ha insegnato qualche decennio di televisione e la cultura del merito per chi crede senza vedere, non come quello stolto di S.Tommaso.

    «Siamo forse passati dal troppo poco al troppo, ed uno dei compiti della mediazione giornalistica sul web è oggi proprio quello di mediare fra gli estremi, recuperando una reputazione che su carta ha smarrito da tempo.»

    ... e che sul web ha smarrito del tutto.
    Prendono per buone ogni stupidata senza verificare oppure non gliene frega, basta che faccia notizia e che clicchino i banner pubblicitari?
    http://attivissimo.blogspot.com/2010/05/repubblica...
    Bella mediazione davvero...
    A sto punto meglio la mediazione di un blogger con un po' di sale in zucca.

    «Anche questo, come gli altri, un piccolo segno del mondo che cambia.»

    Più che segno, un augurio o una speranza In lacrime
    non+autenticato
  • "Questo da un lato ci racconta di formidabili miopie, dall'altro libera energie sotterranee e rinsalda i rapporti fra la scrittura per la Rete ed i suoi lettori."
    ah, quanto e' vero. noi nonni ricordiamo quando non c'erano 'formidabili miopie'...
    non+autenticato
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