Claudio Tamburrino

Viacom e YouTube, sfida all'ultimo insulto

Il carteggio tra il Tubo e Viacom scivola su toni accesi: fendenti verbali e ruvidi epiteti sono materiale per la corte che deve giudicare

Roma - Lo sontro Viacom-YouTube, già nel momento in cui è arrivato in tribunale, ha assunto forme non propriamente eleganti, con i due a rinfacciarsi basse accuse, minacce e invidie. Ma lo scontro ora ha raggiunto un nuovo livello. Caratterizzato da improperi e dal più colorito turpiloquio.

Viacom cita la dipendente YouTube Maryrose Dunton, che avrebbe detto ad un ingegnere "di dimenticarsi dell'email con gli avvisi relativi al copyright" dal momento che "non vogliamo rendere la vita più facile" a quegli "asshole" e che "stiamo semplicemente provando a salvarci il c**o da una causa legale".
Il linguaggio terra terra, secondo Viacom, sarebbe proprio dei dipendenti YouTube ogniqualvolta ci sia da riferirsi ai detentori dei diritti, apostrofati nei modi più triviali.

Google, però, ha subito rispedito l'accusa al mittente, dichiarando che quelli di Viacom sono gli ultimi a poter parlare di terminologia: riferendosi ai Googler con l'epiteto di "bastardi" e mandandoli fragorosamente a quel paese.
Insomma lo scontro legale tra le due concorrenti sarebbe diventato uno scambio indiretto di "f**k those mother f****r" "fu****ing a****le". Un carteggio che rischia di diventare un'esasperante sequela di asterischi.

Anche perché, sottolinea Google, l'interesse di Viacom per il Tubo avrebbe assunto forme ossessive. In una mail il tono Judy McGrath (vertice della rete MTV e di Viacom) assume connotati poco professionali: "Voglio possedere YouTube" si legge seguito da un numero spropositato di punti esclamativi. La stessa dibatteva animatamente con il CEO di Viacom Tom Freston su chi dovesse poi gestire la piattaforma: "Se acquistiamo UTube - scrive Freston - voglio guidarlo io", "Prima mi devi uccidere", rispondeva McGrath.

Entrando un minimo nel merito oltre la forma, Google sottolinea anche che prima di prendersela con YouTube e con le sue policy, anche Viacom affermava che prerogativa dello user generated content era quella di non essere monitorato.
Fra le due, tuttavia, lo scontro appare ormai estremizzato e, apparentemente, anche lontano dalle consuete logiche del procedimento legale.

Claudio Tamburrino
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