Roma - Per quelli che lo spazio su supporti ottici non basta mai, men che meno ci si può accontentare dell'
evoluzione dei Blu-ray a 128 Gigabyte, ricercatori dell'Università di Tokyo comunicano di aver messo a punto una tecnologia in grado di
nullificare la già notevole capacità di storage dei dischi a luce blu imposti al mercato da Sony.
Stando a quanto sostiene il professore di chimica Shin-ichi Ohkoshi, utilizzando un nuovo materiale cristallino formato da ossido di titanio come
dye per la scrittura e lettura dei bit di informazione digitale è possibile immagazzinare una quantità di dati 1.000 volte superiore a quella attualmente registrabile su un singolo disco Blu-ray (25 Gigabyte nel taglio a singolo strato).
Il materiale è infatti in grado di
mutare colore e stato quando colpito da un laser, passando dal nero metallico di un conduttore al marrone di un semiconduttore a temperatura ambiente. La capacità di mutazione scoperta dai ricercatori giapponesi costituisce
la base fondamentale per una tecnologia di archiviazione dati digitali su supporto ottico.
Un ulteriore vantaggio della suddetta tecnologia è dato dalla notevole convenienza del prezzo dell'ossido di titanio, caratterizzato da un valore di mercato pari a un centesimo di quello dei componenti attualmente impiegati nei dischi BD e DVD riscrivibili (germanio-antimonio-tellurio).
L'ossido di titanio viene correntemente
usato in prodotti di consumo che vanno dalla cipria alla vernice bianca, dice Ohkoshi-san, mentre per quanto riguarda i nuovi dischi ottici
made-in-Japan i ricercatori si dicono pronti a tessere rapporti con le aziende del settore privato interessate alla commercializzazione.
Alfonso Maruccia