Claudio Tamburrino

Editoria, Times per il paywall

La svolta di Murdoch si è compiuta: entro quattro settimane, pedaggio su tutti i contenuti del Times e del Sunday Times. Solo la home sarà accessibile dai motori di ricerca

Roma - I siti del Times e del Sunday Times entro quattro settimane diventeranno a pagamento. E i loro contenuti saranno protetti da un rigido paywall che non permetterà neanche di vedere anteprime degli articoli o di cercarli con la mediazione dei search engine.

Le due testate si rifanno il trucco proponendo una nuova impaginazione, che sembra pensata per il formato iPad, con foto più grandi e maggiori contenuti multimediali. Rinnovata anche l'organizzazione generale: salta subito agli occhi a coloro che hanno avuto modo di vedere le nuove versioni in anteprima il fatto per esempio che non saranno più permessi commenti anonimi o anche l'utilizzo di pseudonimi, ma che sarà possibile interagire per i lettori solo utilizzando nomi veri (o - in mancanza di un efficace sistema di controllo - quanto meno verosimili).

Una delle maggior novità è però costituita dal blocco all'indicizzazione degli articoli da parte dei motori di ricerca: solo la sua home page potrà apparire tra i risultati. "La chiarezza è molto importante: dal momento che chiediamo ai lettori di pagare, vogliamo che tale richiesta sia del tutto chiara", spiega Tom Whitwell, assistant editor del Times. Inoltre i link porteranno sempre al paywall (a differenza di siti come il Wall Street Journal e il Financial Times che offrono un'anteprima dell'articolo).
News Corporation, che nell'ultimo anno finanziario (caratterizzato dalla crisi economica che si è abbattuta pesantemente sugli introiti pubblicitari) ha perso 3,4 miliardi di dollari, ha deciso di tentare una strada diversa rispetto ai contenuti liberamente accessibili fondati sulla pubblicità.

Gli osservatori, per il momento, non hanno espresso commenti categorici: il numero degli utenti diminuirà di sicuro, così come - di conseguenza - gli introiti pubblicitari. Ma calcolando che attualmente il Times incasserebbe 20 milioni di sterline all'anno in pubblicità, e si medita di far pagare 2 sterline a settimana, basterebbero 175 mila abbonati per rifarsi completamente. Oppure 50 mila lettori del quotidiano cartaceo in più. Tale cifra non appare irraggiungibile, ammesso che l'editoria con i nuovi mezzi non si sia ormai definitivamente trasformata: basti pensare che dal 2006, quanto ha ampliato la sua presenza sul Web, il giornale ha perso circa 80mila utenti paganti.

Il nuovo sito sarà attivo entro quattro settimane, mentre la vecchia edizione rimarrà online e visibile anche attraverso i motori di ricerca per un periodo ancora da determinare. "Stiamo cercando di far pagare le persone per il giornalismo" spiega l'executive editor del Times Danny Finkelstein.

Diversa strada è invece quella tentata dal New York Times che, con l'obiettivo di incrementare le visite aumentando i lettori di passaggio, sta pensando a meccanismi di paywall più blogger friendly. Riconoscendo un valore ai re-indirizzamenti ottenuti da miriadi di blog (il NYT è oltretutto il più citato) la testata statunitense sembra infatti orientata all'incoraggiare i link al proprio sito. In particolare nel suo modello di paywall a livello, che si attiva solo dopo una quota di letture, gli accessi tramite i link dei blogger non dovrebbero contare nel numero di accessi da calcolare.

Claudio Tamburrino
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15 Commenti alla Notizia Editoria, Times per il paywall
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  • Ok, se solo la home page potrà essere visibile senza pagare, come faccio a sapere se pagando potrò leggere un determinato articolo?
    Se pago e quell'articolo non esiste?
    Non avendo l'anteprima devo comprare a scatola chiusa.
    No ben!
    Cazzi loro, cercherò come al solito da altre parti, tanto non sono MAI stato sul Times.
    Wolf01
    3342
  • > Non avendo l'anteprima devo comprare a scatola
    > chiusa.
    > No ben!
    Quando compri una rivista, sai già che c'è scritto dentro?
    Leggi La Stampa prima di comprarla? O__o

    Non si può andare avanti con l'editoria che lavora gratis per i pirati.
    Ora siamo in una condizione in cui ognuno fa, dice e scrive quello che gli pare, copiando chi gli pare, il che non è corretto.
    Le notizie costano ed è giusto che chi le crea (e non chi le copia) venga remunerato.
    non+autenticato
  • > Quando compri una rivista, sai già che c'è
    > scritto
    > dentro?
    > Leggi La Stampa prima di comprarla? O__o

    No, non li compro proprio.

    >
    > Non si può andare avanti con l'editoria che
    > lavora gratis per i
    > pirati.

    E allora, che non lavori più. Per pagare, e leggere delle ca22ate, preferisco leggermele gratis. L'editoria ha fatto il suo tempo, e può andare a fare la fine di Blockbusters

    > Ora siamo in una condizione in cui ognuno fa,
    > dice e scrive quello che gli pare, copiando chi
    > gli pare, il che non è
    > corretto.

    Certo che lo è: è la libertà di parola. Se non vuoi esere copiato, non scrivere.

    > Le notizie costano ed è giusto che chi le crea (e
    > non chi le copia) venga
    > remunerato.

    "Creare" le notizie? Una notizia è ciò che è accaduto, il giornalista deve riportarla, non crearla. Altrimenti ci troviamo nella situazione attuale, con gossip e casi "montati" dalla stampa per riempire i giornali. Quelli che lavorano così possono proprio andare a zappare, almeno farebbero qualcosa di utile.
    non+autenticato
  • Secondo me qui si fa confusione (e mi sembra che la facciano anche gli editori stessi) su quello che si dovrebbe andare a pagare....
    Io sono favorevole al modello a pagamento, anche perché la storia del gratis ripagato con la pubblicità è una grande bufala: quando io uso Google (e lo uso tantissimo) pago e come! pago con la mia privacy... Quanto poi ciascuno di noi sia sensibile a questo tipo di costo è un'altra storia. Ma tutti stiamo pagando: cediamo qualcosa di nostro ad un'azienda.
    Per quanto mi riguarda, ben venga un modello di pagamento più esplicito: paghi X € per avere una certa cosa. punto.
    Detto ciò, vediamo cosa mi offri per X € e ne parliamo. Se questi pensano di farsi pagare le "notizie", sono fuori di testa; le notizie non sono di nessuno, sono del mondo che le ha generate.
    Se mi fai pagare i commenti, le chiavi di lettura delle notizie, gli spunti di riflessione sulle notizie, allora perché no? Certo, andiamo a vedere la qualità di questo cose che mi vuoi vendere e il prezzo a cui me le vuoi vendere.
    Io concordo con l'approccio, spero solo (per loro) che si rendano conto di dove stanno realmente andando.
    Per il momento mi limito ad ammirare il coraggio di una posizione fuori dal coro e certo non semplice da assumere.
  • Concordo in pieno.
    Se avessero tenuto le news in chiaro ed i reportage seri, le inchieste eccetera a pagamento avrebbe avuto senso - sarebbe il vero valore aggiunto del giornalismo, perchè altrimenti mi fai pagare per la TUA interpretazione di una Reuters.
  • > Secondo me qui si fa confusione (e mi sembra che
    > la facciano anche gli editori stessi) su quello
    > che si dovrebbe andare a
    > pagare....
    > Io sono favorevole al modello a pagamento, anche
    > perché la storia del gratis ripagato con la
    > pubblicità è una grande bufala: quando io uso
    > Google (e lo uso tantissimo) pago e come! pago
    > con la mia privacy...

    Quando usi Google, quale privacy viene violata? È vero, Google viene a sapere quello che stai cercando (e questo potrebbe fornire parecchie informazioni "imbarazzanti": ad esempio, se cerchi informazioni sui sintomi di una malattia, ciò suggerisce che potresti averla). Ma ci sono alternative? Google deve sapere cosa cerchi, per cercarlo. E lo verrebbe a sapere anche se tu pagassi in contanti. Quindi, se comunque paghi con la tua privacy, perchè dovresti voler pagare anche con dei soldi?



    > Per quanto mi riguarda, ben venga un modello di
    > pagamento più esplicito: paghi X € per avere una
    > certa cosa.
    > punto.
    > Detto ciò, vediamo cosa mi offri per X € e ne
    > parliamo. Se questi pensano di farsi pagare le
    > "notizie", sono fuori di testa; le notizie non
    > sono di nessuno, sono del mondo che le ha
    > generate.
    > Se mi fai pagare i commenti, le chiavi di lettura
    > delle notizie, gli spunti di riflessione sulle
    > notizie, allora perché no?

    Perchè poi tu le riporti nel tuo blog, e io vengo a leggermele lì (così non pago nulla). Non puoi far pagare ciò che è replicabile a costo zero.



    > Per il momento mi limito ad ammirare il coraggio
    > di una posizione fuori dal coro e certo non
    > semplice da
    > assumere.

    Non è coraggio, è follia.
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros
    > > Secondo me qui si fa confusione (e mi sembra che
    > > la facciano anche gli editori stessi) su quello
    > > che si dovrebbe andare a
    > > pagare....
    > > Io sono favorevole al modello a pagamento, anche
    > > perché la storia del gratis ripagato con la
    > > pubblicità è una grande bufala: quando io uso
    > > Google (e lo uso tantissimo) pago e come! pago
    > > con la mia privacy...
    >
    > Quando usi Google, quale privacy viene violata? È
    > vero, Google viene a sapere quello che stai
    > cercando (e questo potrebbe fornire parecchie
    > informazioni "imbarazzanti": ad esempio, se
    > cerchi informazioni sui sintomi di una malattia,
    > ciò suggerisce che potresti averla). Ma ci sono
    > alternative? Google deve sapere cosa cerchi, per
    > cercarlo. E lo verrebbe a sapere anche se tu
    > pagassi in contanti. Quindi, se comunque paghi
    > con la tua privacy, perchè dovresti voler pagare
    > anche con dei
    > soldi?

    Beh, un momento, Google mica si limita a questo...
    Intanto anche sulla ricerca semplice, io dico a Google cosa cercare, lui potrebbe cercarlo e poi scordarselo. Il modello di business, invece, lo sappiamo tutti: lui se lo ricorda e lo associa ad un profilo unico. Poi ti fornisce tanti (splendidi) servizi che ti fornisce "gratuitamente", con cui raccoglie sempre più informazioni e costruisce profili sempre più precisi e remunerativi (in termini pubblicitari) dei propri utenti.
    Ora, in linea di principio, non c'è nulla di sbagliato in tutto questo, basta esserne consapevoli. Però poi c'è il mondo reale in cui le persone (e io tra queste) così consapevoli non sono oppure alla fine ti viene da fregartene perché intanto non hai cose da nascondere, etc. etc.
    Comunque il punto che qui mi interessa è dire che personalmente tendo a preferire la chiarezza: in generale preferisco sapere esattamente quanto pago e, in questo caso, in che termini pago. Per me Google lo pago, anche se è più difficile valutare esattamente il costo. Se uno mi dice che lo devo pagare in soldi, va bene. Poi andiamo sempre a vedere cosa mi vendi e quanto me lo fai pagare.
    >
    > > Per quanto mi riguarda, ben venga un modello di
    > > pagamento più esplicito: paghi X € per avere una
    > > certa cosa.
    > > punto.
    > > Detto ciò, vediamo cosa mi offri per X € e ne
    > > parliamo. Se questi pensano di farsi pagare le
    > > "notizie", sono fuori di testa; le notizie non
    > > sono di nessuno, sono del mondo che le ha
    > > generate.
    > > Se mi fai pagare i commenti, le chiavi di
    > lettura
    > > delle notizie, gli spunti di riflessione sulle
    > > notizie, allora perché no?
    >
    > Perchè poi tu le riporti nel tuo blog, e io vengo
    > a leggermele lì (così non pago nulla). Non puoi
    > far pagare ciò che è replicabile a costo
    > zero.
    >

    Copiare di sana pianta un contenuto è un reato. Riportare un contenuto (a maggior ragione un commento, un editoriale) aiuta invece la discussione e dovrebbe far piacere anche agli editori. Anche io se leggo un giornale di carta, poi parlo di quello che c'era scritto su quel giornale. Ma di questo, chi scrive il giornale, è ben contento.
    Se poi la mettiamo sempre in termini di cosa è possibile fare tecnicamente, allora poi non ci dobbiamo lamentare delle risposte che le aziende trovano: i DRM. Hanno ragione loro.

    >
    >
    > > Per il momento mi limito ad ammirare il coraggio
    > > di una posizione fuori dal coro e certo non
    > > semplice da
    > > assumere.
    >
    > Non è coraggio, è follia.

    Gli do il beneficio del dubbio. Se mettono a pagamento i contenuti a valore aggiunto, può essere coraggio. Se pensano di vendere le notizie secche, hai ragione tu, sono folli.
    Per me l'importante era ragionare sul fatto che farmi pagare qualcosa, di per sé, non è sbagliato. E che anche chi mi dice che non mi fa pagare nulla, alla fine, se lo fa di mestiere, o è un benefattore o è uno un po' furbetto...Occhiolino

    Ciao!
  • > Beh, un momento, Google mica si limita a questo...
    > Intanto anche sulla ricerca semplice, io dico a
    > Google cosa cercare, lui potrebbe cercarlo e poi
    > scordarselo.

    Ma chi ti garantirebbe una cosa del genere? Scroogle, ad esempio, dice di non tenere il log; ecosia dice di tenerlo solo per 24 ore. Ma come fai a sapere se è vero? Se ci credi, vuol dire che ti fidi: ma se ti fidi, cosa ti importa se hanno i tuoi dati? E se non ti fidi, come fai a essere sicuro che ti dicano la verità?


    > Il modello di business, invece, lo
    > sappiamo tutti: lui se lo ricorda e lo associa ad
    > un profilo unico.

    Patti chiari, amicizia lunga.

    > Poi ti fornisce tanti
    > (splendidi) servizi che ti fornisce
    > "gratuitamente", con cui raccoglie sempre più
    > informazioni e costruisce profili sempre più
    > precisi e remunerativi (in termini pubblicitari)
    > dei propri
    > utenti.

    Ti offre anche il modo di usare il suo software senza fornire nessuna informazione: da Chrome puoi ricavare Iron, da Android puoi ricavare Replicant. Cosa si può fare di piu'?

    > Ora, in linea di principio, non c'è nulla di
    > sbagliato in tutto questo, basta esserne
    > consapevoli.

    Ti viene detto nei termini di servizio.


    > Però poi c'è il mondo reale in cui
    > le persone (e io tra queste) così consapevoli non
    > sono oppure alla fine ti viene da fregartene
    > perché intanto non hai cose da nascondere, etc.
    > etc.

    È una tua scelta, quella di fregartene.

    > Comunque il punto che qui mi interessa è dire che
    > personalmente tendo a preferire la chiarezza: in
    > generale preferisco sapere esattamente quanto
    > pago e, in questo caso, in che termini pago.

    Consultando Punto Informatico quanto paghi? E se ti venisse richiesto un abbonamento mensile per leggerlo, non pagheresti di piu'?


    > Per
    > me Google lo pago, anche se è più difficile
    > valutare esattamente il costo.

    Pagheresti anche se non lo usassi, perchè i soldi a Google arrivano dagli inserzionisti, che ricaricano le spese sui loro prodotti. Se tu compri tali prodotti una percentuale va a Google, che tu l'abbia usato o no.

    > Se uno mi dice che
    > lo devo pagare in soldi, va bene.

    Ma questo farebbe forse diminuire i prezzi dei prodotti sponsorizzati? Non credo proprio. Pagheresti una seconda volta, per niente.



    > Copiare di sana pianta un contenuto è un reato.
    > Riportare un contenuto (a maggior ragione un
    > commento, un editoriale) aiuta invece la
    > discussione e dovrebbe far piacere anche agli
    > editori.

    Ma puoi definire la differenza tra le due cose? Se traduci in un'altra lingua, o se usi dei sinonimi, è ancora copiare?


    > Se poi la mettiamo sempre in termini di cosa è
    > possibile fare tecnicamente, allora poi non ci
    > dobbiamo lamentare delle risposte che le aziende
    > trovano: i DRM. Hanno ragione
    > loro.

    No, hanno torto, e dimostrano solo la loro assoluta idiozia, perchè il vero DRM non è possibile tecnicamente. Se dimostrano una tale incompetenza, meritano solo di andare in rovina.

    > > Non è coraggio, è follia.
    >
    > Gli do il beneficio del dubbio. Se mettono a
    > pagamento i contenuti a valore aggiunto, può
    > essere coraggio. Se pensano di vendere le notizie
    > secche, hai ragione tu, sono
    > folli.


    I contenuti a valore aggiunto sono come le notizie, alla fine: qualcosa di duplicabile e riferibile.
    non+autenticato
  • Va bene, credo che ci siamo chiariti, poi ognuno ovviamente può rimanere delle proprie idee.
    Comunque il punto che ho cercato di spiegare non è che Google faccia qualcosa di sbagliato, bensì che Google ti fa pagare. Non sono soldi ma ti chiede comunque qualcosa. Non è vero che Google offre i servizi "gratis".
    Se qualcun altro decide di farmi pagare in soldi, pertanto, non sbaglia nel metodo. Google mi fa pagare con i miei dati, Murdock mi fa pagare con i soldi. Va benissimo per me.
    Poi, come sempre, andiamo a vedere quanto mi fai pagare e cosa mi dai per quella cifra.
    Il fatto che i contenuti siano poi tecnicamente copiabili, per me non c'entra molto con il discorso: se tutti provano a copiarli, fanno bene loro a cercare di proteggerli. Se non riescono tecnicamente a proteggerli, falliranno e tutti noi perderemo la possibilità di avere contenuti a valore aggiunto.
    non+autenticato
  • > Se qualcun altro decide di farmi pagare in soldi,
    > pertanto, non sbaglia nel metodo. Google mi fa
    > pagare con i miei dati, Murdock mi fa pagare con
    > i soldi. Va benissimo per
    > me.

    Chiediti solo una cosa: paghi con i soldi invece che con i dati, oppure paghi con i soldi e i dati?
    non+autenticato
  • Visto che ha tirato in ballo Murdock non ci sarebbe nemmeno da chiederselo, basta guardare Sky: per avere accesso alle sue reti devi pagare salato E subirti una sovrabbondante dose di spot e pubblicità varie
  • Il conto della serva dice che, parole loro, bastano 175.000 che pagano per farli rientrare nelle spese.

    Invece io dico che oltre un miliardo di internauti (ragionando solo al presente e quindi non considerando la cosa nel tempo) non ascolteranno piu' quella voce, non potranno verificarla quando sara' usata come fonte, non potranno paragonarla ad altre.

    Si stanno chiudendo nella loro torre e butteranno via loro stessi la chiave.

    Se non sono destinati alla morte, saranno comunque destinati all'oblio (che nell'epoca della comunicazione globale e' la stessa cosa).
  • E meno utenti significa meno gente che segnala gli errori, quindi meno affidabilità.

    Le noizie importanti saranno riportate altrove, e le notizie riportate in esclusiva dal times saranno solo quelle che non interessano a nessuno.

    Continuate a scavarvi la fossa, buona fortuna!
    non+autenticato