Mauro Vecchio

USA, il cinema contro Time Warner

Lo U.S. Copyright Group punta il dito contro l'ISP, che potrebbe essere accusato di violazione del diritto d'autore. Dal momento che si ostina a ribadire di non poter consegnare più di 30 indirizzi IP al mese

Roma - C'è chi ha parlato di una vera e propria minaccia, indirizzata all'attenzione dei responsabili del provider statunitense Time Warner Cable. Thomas Dunlap, consigliere legale dello U.S. Copyright Group, ha recentemente risposto ad una precedente presa di posizione da parte dell'ISP a stelle e strisce, che si era in pratica rifiutato di consegnare migliaia di indirizzi IP.

Indirizzi che servirebbero ai detentori dei diritti per identificare più di 6mila utenti, tutti accusati di aver attinto all'illecita fonte del P2P. 6mila utenti per più di mille indirizzi, ovvero numeri giudicati eccessivi e particolarmente gravosi da parte di Time Warner Cable.

La battaglia legale era iniziata alla fine dello scorso marzo, quando un gruppo di produttori cinematografici indipendenti si era appellato allo U.S. Copyright Group dopo il downloading ripetuto di film come Far Cry, Gray Man e Call of the Wild 3D. Gli utenti erano quindi stati identificati come clienti di Time Warner Cable, grazie ad una tecnologia tedesca di monitoraggio in tempo reale dei vari canali BitTorrent.
Ma il provider statunitense aveva in seguito contestato l'obbligo legale di consegnare i suoi utenti, sostenendo nello specifico di non essere in grado di snocciolare più di 28 indirizzi IP al mese. I numeri indicati dai detentori dei diritti sarebbero quindi più che eccessivi, e soprattutto costringerebbero lo staff dell'ISP a lavorare di straordinari per un troppo lungo periodo di tempo.

Una posizione duramente contestata da Dunlap, che ha dunque sottolineato come Time Warner Cable abbia registrato introiti per circa 4,6 miliardi di dollari nel primo trimestre di questo 2010. Soldi che potrebbero tranquillamente servire a fare uno sforzo in più per dare un nome a più di 28 indirizzi IP al mese. Ma il consigliere dello U.S. Copyright Group non si è fermato ad una questione meramente economica.

Secondo Dunlap, il provider a stelle e strisce avrebbe approfittato della vicenda per affermarsi agli occhi del pubblico come un baluardo della privacy e della violazione dei diritti d'autore. Una sorta di mossa strategica per attirare una fetta più ampia di clienti, che tuttavia potrebbe portare ad una poco gradita nomea tra i massimi paladini del copyright statunitense.

Dunlap ha ricordato il caso Grokster, quando nel giugno 2005 la Corte Suprema dava ragione alle major sostenendo che che il servizio di P2P avesse distribuito i software allo scopo specifico di lucrare sulle violazioni del copyright. "Time Warner Cable - ha spiegato Dunlap - si esporrebbe così all'accusa di violazione diretta e volontaria del copyright".

Mauro Vecchio
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